B.Mps: da Bastianini al Mef piano stand alone (fonti)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il futuro di B.Mps ha contorni ancora non così scontati. Nelle scorse settimane l’a.d. dell’istituto senese, Guido Bastianini, secondo quanto risulta a MF-Dowjones avrebbe proposto al Mef, primo azionista del Monte, un piano stand alone per permettere alla banca di stare sul mercato da sola oltre la scadenza del 31 dicembre 2021 individuata dall’Europa per la privatizzazione. 

Questo business plan prevederebbe circa 3 mila esuberi e non 6/7 mila come quelli ipotizzati in caso di fusione con un’altra banca come Unicredit e un numero più ridotto di chiusure di sportelli (40-50 circa). Una volta che Mps si sarà così alleggerita si potrebbe individuare con più precisione – in un arco temporale più ampio – la direzione da prendere per l’istituto e il partner migliore con cui maritarsi. 

Nei giorni scorsi un’idea alternativa alle nozze di Siena con Unicredit è stata lanciata dal segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni: “Il denaro dello Stato deve essere speso oculatamente e, in questo senso, potrebbe essere valutata la possibilità di aggregare, assieme a Mps, altre banche che stanno uscendo da situazioni di debolezza, creando così un nuovogruppo di dimensioni in linea con le indicazioni della Bce”. Sileoni si è successivamente spinto a ipotizzare un matrimonio tra Mps, B.Carige e B.P.Bari. 

In quest’ottica non è passato inosservato un passaggio dell’intervista di Giorgio Fracalossi, presidente di Cassa Centrale Banca, all’edizione odierna dell’Economia del Corriere. “Consideriamo Carige un’opportunità di mercato. Siamo attualmente del tutto fuori dalla gestione ed è una fase di approfondimento: è in corso una lunga due diligence. L’opzione call con il Fondo (Fitd) che controlla Carige ci offre ancora tre finestre. Posso assicurare che non decideremo nulla entro fine 2020. Vi è anche l’incognita Covid, di cui dobbiamo valutare le conseguenze. Ci restano le finestre del 30 giugno e del 31 dicembre 2021 per decidere di un intervento di circa altri 300 milioni che ci porterebbe a controllare Carige. Siamo rurali e cooperativi, aggiungo che abbiamo anche il passo dell’alpino, vogliamo andare in fondo alle cose, con serietà e senza fretta”. Tale passaggio è stato letto da alcuni osservatori come una frenata sull’opzione che permetterebbe al gruppo trentino attivo sull’intero territorio nazionale di salire nel capitale della banca ligure. 

L’unione di tre banche in difficoltà difficilmente creerebbe una forza, ma questa soluzione potrebbe trovare la sponda di una parte dei Cinquestelle e anche di una sponda minoritaria del Pd. E secondo una parte del sindacato questa soluzione potrebbe anche contenere il numero degli esodi. 

Il disegno B.Mps sembra appeso alla dilazione della scadenza per l’uscita del Mef dal capitale: una dilazione che non è scontata visto che l’Europa insiste per una privatizzazione entro il 2021. Il 2 ottobre MF scriveva che Mps, assistita dall’advisor Oliver Wyman, era al bivio tra l’aggiornamento del Piano e la stesura di un nuovo business plan per individuare due scenari strategici: uno in modalità stand-alone e uno in previsione di M&A. Quello in modalità stand-alone ha ormai preso contorni definiti ma la sua realizzazione dipende oltre che dalle propensioni politiche nostrane anche dalla trattativa con l’Ue sulla privatizzazione. 

claudia.cervini@mfdowjones.it 

cce 

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November 30, 2020 07:10 ET (12:10 GMT)