La falsa residenza in Ticinonell’inchiesta su Campione

MAURO SPIGNESI caffe.ch 30.5.20

Accuse a ex comandante polizia e una funzionaria

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Due anni di lavoro, di indagini e di accertamenti. Tutto racchiuso in 43 faldoni, zeppi di documenti, fotocopie, estratti e conti. È praticamente qui, in queste carte che sostengono l’accusa, un’accusa articolata e pesante contro 19 persone, tra politici, funzionari e consulenti, il riassunto degli ultimi dieci anni della tormentata storia di Campione d’Italia e del devastante fallimento del suo casinò. Dentro gli scatoloni, che i militari del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza e i magistrati di Como coordinati dal procuratore capo della Repubblica Nicola Piacente, hanno riempito giorno dopo giorno, emerge un po’ di tutto.
Compresa una vicenda di false residenze che porta sino a Mendrisio. Una vicenda sulla quale sono incappati gli investigatori che cercavano di far luce su conti, presunti abusi e bilanci ritenuti alterati del Comune di Campione d’Italia e del Casinò. Un retroscena sicuramente minore rispetto alla mole di contestazioni che i magistrati hanno inserito in un impressionante quadro accusatorio dove ballano spostamenti di milioni, false attestazioni, omissioni e un’altra sfilza di reati. Tutti elementi che, per la Procura, hanno scatenato il terremoto a Campione d’Italia trascinandolo inevitabilmente nel baratro in cui si trova ancora oggi.
Si tratta, come ha scritto il quotidiano La Provincia di Como, di “uno scambio di favori che avrebbe avuto per protagonisti il capo della polizia locale, Maurizio Tumbiolo, e l’ex dirigente comunale Emanuela Radice”. Quest’ultima è stata a lungo capo dell’area economica e finanziaria con compiti di vigilanza e ha avuto un ruolo di primo piano sia nell’amministrazione guidata dalla giunta di Maria Paola Piccaluga sia da quella, successiva, dell’ex sindaco Roberto Salmoiraghi. Tumbiolo, capo della polizia dell’enclave per molti anni, ha doppio passaporto italiano e svizzero, e nel 2011 è stato candidato alle elezioni cantonali nelle liste della Lega dei ticinesi. A gennaio, inoltre, il console generale italiano a Lugano, Mauro Massoni, lo ha nominato corrispondente consolare per il Canton Ticino. Un incarico onorario, non retribuito, con funzioni principalmente amministrative e d’anagrafe.
Ma cosa sarebbe accaduto, esattamente? Secondo l’accusa, che ipotizza a carico dei due, tra gli altri, il reato di corruzione, Radice “avrebbe attestato (falsamente, sostengono gli inquirenti) di risiedere a Campione d’Italia, così da ottenere tutti i vantaggi economici previsti per i residenti dell’enclave, in un’abitazione di proprietà di Tumbiolo quando, in realtà, abitava a Cornaredo e quella campionese sarebbe stata una residenza fittizia”, scrive sempre la Provincia. Ma tra le pieghe delle oltre 20 pagine dell’avviso di conclusione delle indagini, con le accuse comunicate alle parti (ora gli indagati potranno presentare memorie e chiedere d’essere interrogati per chiarire la propria posizione), c’è anche un retroscena ticinese.
Perché oltre la prima residenza di Radice che secondo l’accusa (naturalmente tutta da dimostrare sia nella fase d’inchiesta che eventualmente in quella di dibattimento) sarebbe appunto falsa e che risalirebbe al 2004, ci sarebbe una seconda residenza. Stavolta non più in Italia, ma a Mendrisio, in un’abitazione che secondo i magistrati sarebbe stata di Tumbiolo (non si sa se in affitto o di proprietà) e il fatto contestato sarebbe più recente, visto che risalirebbe, almeno così sembra di capire, agli anni che vanno dal 2016 al 2018.
Inoltre non è chiaro se la funzionaria per giustificare la residenza, andando per logica, abbia chiesto, come peraltro è imposto dalla legge svizzera, un permesso B di dimora. E che controlli siano stati fatti dalle autorità come avviene per prassi. Sempre secondo la Provincia, “Tumbiolo, nel 2018, avrebbe omesso – in qualità di capo della polizia locale – di controllare l’effettiva residenza della dirigente comunale e, in cambio, Emanuela Radice avrebbe archiviato un procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti sul doppio incarico ricoperto sia a capo dei vigili che come direttore dell’Autorità di bacino del Ceresio. Per questa vicenda i due sono indagati anche per falso”.
Chiaramente, come ha sottolineato la Procura di Como, per tutti vale presunzione d’innocenza. E ora, alla fine delle indagini preliminari, potranno chiarire la propria posizione e ottenere attraverso i loro avvocati tutti gli atti con le contestazioni.