Mps, l’80% delle filiali chiuse nel ricco Centro-Nord

Il file interno visionato da Affaritaliani.it sul taglio dei 50 sportelli. Scoppia la grana “antisindacale” del “contratto di rete”

di Andrea Deugeni

Mps, l'80% delle filiali chiuse nel ricco Centro-Nord

Nessun incrocio fra le esigenze di Mps e dei soggetti candidati a rilevare le 1.418 filiali che compongono la rete di Rocca Salimbeni ovvero UniCredit e il Mediocredito Centrale. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it pertagliare le 50 filiali che il Montepaschi, la banca controllata al 64,2% dal Tesoro e che il Mef deve privatizzare, ha deciso di chiudere “nell’ambito del piano di ristrutturazione 2017/2021 approvato dalla Commissione Europea”, l’istituto di credito senese si è fatto guidare nella razionalizzazione principalmente da considerazioni territoriali di prossimità delle filiali incorporanti al fine di ridurre gli impatti finali sulla clientela. Come riporta un documento interno di cui Affari ha preso visione e che pubblica in esclusiva, la distanza in km fra la “filiale cessante” e quella “incorporante” non va oltre i 18 km ed è in media di circa 5 km.

Alcune fonti interne a UniCredit, poi, fanno sapere che sul tema non c’è stato alcun contatto con la banca senese. Inoltre, scorrendo il documento interno si può notare come oltre il 60% delle filiali su cui il Monte abbasserà le serrande si trovano in Toscana e nel Nord(percentuale che sale all’80% se si considera anche le chiusure nel Lazio), ricca area su cui il Ceo di Piazza Gae Aulenti Andrea Orcel ha messo gli occhi per massimizzare la redditività prospettica dell’operazione per la propria banca: 10 filiali appartengono infatti all’area commerciale Nord-Ovest (8 in Lombardia, una in Piemonte e una in Liguria), 13 al Nord-Est (3 in Friuli Venezia Giulia, 4 in Veneto e 6 in Emilia Romagna), 8 in Toscana, 11 nell’area commerciale Centro e Sardegna (9 nel Lazio, una nell’Umbria e una nelle Marche) e 8 al Sud-Sicilia.

In quest’ultima area commerciale ci sono, sulla carta, le maggiori sovrapposizioni sia con UniCredit (in Sicilia, dove il gruppo di Orcel è presente con gli sportelli dell’ex Banco di Sicilia) sia con il Mediocredito che controlla la Banca Popolare di Bari (in Puglia): le filiali che però Mps ha deciso di tagliare sono la maggior parte in Campania (4), due in Calabria e soltanto una in Sicilia e in Puglia

Le associazioni di rappresentanza dei bancari di Mps rivelano che il consiglio di amministrazione presieduto da Patrizia Grieco intende attivare un “contratto di rete” e “una sorta di alleanza di Mps con Fruendo e Accenture” per le attività di back office che distaccherà per 10 anni 270 lavoratrici in mansioni da svolgere anche per altri committenti. Termini che, alla vigilia dell’operazione straordinaria di acquisizione del gruppo da parte di UniCredit, appaiono “sospetti”.

I sindacati si chiedono quale sia il senso dei 10 anni (e non uno e due) di durata del contratto, durata che potrebbe “nascondere la volontà di creare un contenitore per futuri esuberi”, visto che le indiscrezioni parlano di 7.000 bancari da mettere fuori perimetro per abbassare il rapporto cost/income con la media del settore prima dell’integrazione da parte di UniCredit. Un’integrazione che se andasse in porto (verrà alzato il velo sull’esito delle trattative fra Tesoro e Piazza Gae Aulenti dopo inizio ottobre) il deal sarebbe gestita dall’ex capo di UniCredit Italia Remo Taricani.