Mps e lo spottone in stile Minculpop

Raramente è dato assistere a messaggi così fuorvianti e sbagliati nei tempi come quelli veicolati dal nuovo spot pubblicitario sparato dal Monte dei Paschi di Siena urbi et orbi. Il focus, come sempre, è incentrato sul valore insostituibile – così afferma la banca – rappresentato dalle persone dei clienti e dei dipendenti.

I responsabili della campagna mediatica nel celebrare la fede delle persone che hanno aiutato il Monte a rialzarsi hanno forse voluto esaltare le decine di migliaia di mamme e padri di famiglia casalinghe, pensionati e piccoli depositanti che hanno acquistato obbligazioni subordinate Antonveneta per 2,1 miliardi pur essendo privi dei profili di rischio adeguato e senza che fossero edotti dell’alea cui andavano incontro?

La banca che ha così avuto tanta cura di quelle persone sarà costretta, per poterli rimborsare con 1,5 miliardi di euro messi a disposzione dallo Stato, a dichiarare pubblicamente di aver violato i principi di correttezza, diligenza e trasparenza nei loro confronti, cioè ad ammettere di averli “raggirati”?

O forse i creativi pubblicitari quando hanno piazzato alcuni dipendenti sorridenti in chiusura dello spot (a dire il vero il sorriso sembrava alquanto stentato) hanno preso come riferimento il “giubilo” manifestato dai 1006 esternalizzati al momento del loro ingresso in Fruendo, sulla base di presupposti non veri creati ad arte dal Monte con la gentile collaborazione offerta dai sindacati? Quei “figli di nessuno” che non riescono a rientrare alla Casa Madre nemmeno sulla base di sentenze che impongono a Rocca Salimeni un loro reintegro immediato?

Tutte le belle espressioni, gli “omaggi” rivolti ai clienti e ai dipendenti, che leggiamo con malcelato disappunto nel lancio pubblicitario, sono solo un profluvio di ipocrisia che segna una perfetta continuità con il passato.

Dottor Palocci, finiamola di raccontarci le favole. Il Monte dei Paschi non si è salvato per la fiducia da parte dei clienti o dei dipendenti, ma soltanto perché è intervenuto il Governo a tappare i buchi che non finivano di spuntare uno dopo l’altro, quell’Esecutivo che, guarda caso, è guidato dallo stesso partito che a Siena ha contribuito al dissesto della banca.

Ma quale linguaggio immediato, onesto e trasparente che non nasconde le difficoltà del passato ma quale Banca completamente rinnovata nei vertici. Sopra il passato è stata messa una pietra tombale fin dall’inizio e mai vi è stata la tanto proclamata discontinuità, mentre l’humus compromesso è sempre lì abbarbicato ai dirigenti della vecchia guardia che mantengono funzioni apicali.

Con quale coraggio si riferiscono simili notizie disinformative quando l’attuale numero uno di Rocca Salimbeni – il suo amministratore delegato e direttore generale – ricopriva la carica di vicedirettore generale e CFO nel periodo dell’acquisizione Antonveneta e nel post?

I vertici attuali alzino una volta per tutte il velo sull’affare Antonveneta, ammettano finalmente le responsabilità di tutto il management dell’epoca nella tragedia del Monte senza rimuoverne la verità e senza scaricare ogni colpa su Mussari, Vigni e Baldassarri.

Solo così potrà ritornare la fiducia nella banca da parte di quelle “persone” che hanno subito i contraccolpi e le ferite degli “errori” del Monte dei Paschi di Siena.

P. S. Il viandante e la verità (Esopo)

Un tale che attraversava una landa deserta incontrò una donna sola e piena di vergogna e le chiese:”Chi sei?”. La verità” rispose la donna. “E per quale ragione hai lasciato la città e sei venuta a vivere nel deserto?” E quella:“Perché nei tempi antichi la falsità dimorava in pochi; ora, pervade tutti gli uomini, sia che si ascolti sia che si parli”.

La vita è brutta e penosa per l’uomo, quando si preferisce la menzogna alla verità.