26 gennaio 2012 -Diario Vaticano / Viganò, l’intoccabile L’attuale Nunzio a Washington non sopporta d’essere stato cacciato da Roma. E reagisce contro il suo arcinemico, il Cardinale Bertone. In curia ha molti sostenitori. E lo scontro lambisce il papa di ***

CITTÀ DEL VATICANO, 26 gennaio 2012 – il testo  riprodotto integralmente più sotto e’:

–  una lettera del 7 luglio 2011 a Benedetto XVI dall’allora segretario generale del governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Carlo Maria Viganò, oggi nunzio negli Stati Uniti, resa pubblica nel corso della trasmissione televisiva “Gli intoccabili”, la sera del 25 gennaio, sul canale italiano “la 7”;

La lettera di Viganò a Benedetto XVI è stata il pezzo forte di questa puntata de “Gli intoccabili”. È stata esibita dal curatore della trasmissione, Gianluigi Nuzzi, assieme a un fascio di altre lettere scritte dallo stesso Viganò al papa e al segretario di Stato Tarcisio Bertone. Nella nota di padre Lombardi si esprime “amarezza per la diffusione di documenti riservati” ma non si accusa nessuno.

A dar più sostegno alla trasmissione c’è stato il fatto che vi abbiano partecipato tre esponenti della Santa Sede. Due intervistati nelle rispettive residenze: il vescovo Giorgio Corbellini e il cardinale Velasio de Polis. Uno ospite in studio: il direttore de “L’Osservatore Romano” Giovanni Maria Vian.

Corbellini, che è stato vicesegretario generale del governatorato dello Stato della Città del Vaticano dal 1993 al 2011 ed iniziò la sua carriera ecclesiastica all’ombra del cardinale salesiano Rosalio Castillo Lara (che a sua volta fece molto per aprire la strada all’allora semplice sacerdote Tarcisio Bertone), è apparso ai telespettatori il più disposto, con silenzi e sorrisi piuttosto che con affermazioni nette, a convalidare la tesi di fondo della trasmissione: secondo la quale Viganò, il moralizzatore solitario, sarebbe stato cacciato, soprattutto per volere del cardinale Bertone, per la sua intransigenza nel far osservare norme di trasparenza e onestà. Ma nella nota di padre Lombardi si parla di “informazione faziosa”. E  comprensibilmente non si fa cenno alla presenza nella trasmissione di esponenti della Santa Sede.

La nota riconosce i risultati “molto positivi” ottenuti da Viganò, ma li relativizza, ricordando che sono stati ottenuti anche grazie ad altri fattori “durante la presidenza del cardinale Lajolo”. Il cui ruolo, però, è valutato negativamente dallo stesso Viganò nella sua lettera al papa resa pubblica da Nuzi.

Può essere significativo che la nota faccia esplicitamente cenno, come concausa importante del risanamento dei conti dello Stato della Città del Vaticano, ai risultati “notevolissimi” conseguiti dai Musei vaticani. È infatti con il delegato amministrativo dei Musei, monsignor Paolo Nicolini, che Viganò ha avuto uno degli scontri più aspri durante il suo mandato, con gravi accuse reciproche.

La nota rivela inoltre che il “Comitato Finanza e Gestione” composto dai banchieri Pellegrino Capaldo, Carlo Fratta Pasini, Massimo Ponzellini ed Ettore Gotti Tedeschi (quest’ultimo successivamente passato a presiedere l’Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana) fa capo non solo al governatorato ma anche alla segreteria di Stato. Ciò però non vuol dire che si tratti di una struttura “bertoniana” in tutto. Ponzellini fu chiamato a farne parte per raccomandazione del cardinale Giovanni Battista Re, uno dei capofila in curia della fronda anti Bertone. Lo stesso Re che poi si recò in udienza dal papa per perorare la permanenza di Viganò al governatorato.

L’argomento più forte opposto dalla nota contro la tesi della trasmissione è il fatto che al posto di Viganò Benedetto XVI ha nominato non qualcuno con fama di affarista ma un ecclesiastico di grande competenza giuridica e di indiscussa onestà personale: il vescovo Giuseppe Sciacca, conosciuto e apprezzato sì da Bertone, ma anche personalmente stimato da Benedetto XVI e dal suo segretario personale Georg Gänswein.

La nota termina definendo “indubitabile” la stima e la fiducia del Papa nei confronti di Viganò. Un modo, forse, per chiedere all’ecclesiastico, palesemente amareggiato per il suo allontanamento da Roma, di mettere da parte da lì in avanti i propri risentimenti.

D’altra parte la nota non poteva ricordare a Viganò che non gli è lecito lamentare il mancato adempimento della promessa di succedere a Lajolo come governatore dello Stato della Città del Vaticano, ammesso che tale promessa gli sia stata fatta. Né la nota poteva mettere nero su bianco che non spetta fare simili promesse a chi, come il segretario di Stato, non ha il potere di farle. Tali nomine infatti le dispone solo il papa.

Senza contare, poi, che nessuno dei predecessori di Viganò ha fatto il salto da segretario a governatore. Non lo fece Bruno Bertagna. Non lo fece Gianni Danzi. Non lo fece Renato Boccardo, il quale anche lui dovette lasciare anzitempo l’incarico, per la non prestigiosissima sede vescovile di Spoleto-Norcia. E se ne andò senza protestare e senza inviare lettere a destra e a manca. Con ben altro stile rispetto all’attuale nunzio a Washington.

Il nipote di Viganò, monsignor Carlo Maria Polvani, 47 anni, guida l’ufficio informazioni della segreteria di Stato che sovrintende a “L’Osservatore Romano”, alla Radio Vaticana e anche alla sala stampa diretta da padre Lombardi.

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“CON PROFONDO DOLORE E AMAREZZA…”

Stato della Città del Vaticano
Governatorato
Il Segretario Generale

A Sua Santità
Papa Benedetto XVI

Città del Vaticano, 7 luglio 2011

Beatissimo Padre,

con profondo dolore e amarezza ho ricevuto dalle mani dell’Em.mo Cardinale Segretario di Stato la comunicazione della decisione di Vostra Santità di nominarmi Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America. In altre circostanze tale nomina sarebbe stata motivo di gioia e segno di grande stima e fiducia nei miei confronti ma, nel presente contesto, sarà percepita da tutti come un verdetto di condanna del mio operato e quindi come una punizione.

Nonostante la grave lesione alla mia fama e gli echi negativi che questo provvedimento provocherà, la mia risposta non può essere che di piena adesione alla volontà del papa, come sempre ho fatto durante il mio ormai non breve servizio alla Santa sede. Anche di fronte a questa dura prova, rinnovo con profonda fede la mia obbedienza assoluta al Vicario di Cristo.

L’incontro concessomi da Vostra Santità il 4 aprile scorso mi aveva recato grande conforto, così come la successiva notizia che il Papa aveva istituito una speciale Commissione “super partes”, incaricata di chiarire la delicata vicenda in cui sono stato coinvolto; e così pure mi era sembrato ragionevole sperare che ogni eventuale provvedimento a mio riguardo sarebbe stato preso solo a conclusione dei lavori di detta Commissione, anche perché non apparisse punito chi, per dovere d’ufficio, aveva segnalato al suo immediato Superiore, il Card. Giovanni Lajolo, fatti e comportamenti gravemente riprovevoli che, del resto, S.E. Mons. Giorgio Corbellini, Vice Segretario Generale, aveva invano più volte già riportato e documentato al medesimo Superiore – molto prima della mia venuta al Governatorato – e che, in mancanza di un intervento del medesimo Cardinale, si era sentito in dovere di riferire anche in Segreteria di Stato.

Mi ha poi ancor più addolorato il sapere, a seguito dell’udienza con l’Em.mo Cardinale Segretario di Stato il 2 luglio corrente, che Vostra Santità condivide il giudizio sul mio operato nei termini in cui era stato anticipato il 26 giugno scorso in un blog di Andrea Tornielli, che cioè io sarei colpevole di aver creato un clima negativo al Governatorato, rendendo sempre più difficili le relazioni tra la Segreteria generale e i responsabili degli uffici, tanto da rendere necessario il mio trasferimento.

Al riguardo, desidero assicurare Vostra Santità che ciò non corrisponde minimamente alla verità. Gli altri Cardinali membri della Pontificia Commissione del Governatorato, che sanno bene come ho agito in questi due anni, potrebbero informarLa con maggiore obiettività, non essendo essi parte in causa in questa vicenda, e provare facilmente quanto siano lontane dal vero le informazioni che Le sono state riferite sul mio conto, che sono state il motivo della Sua decisione nei miei confronti.

Mi angustia poi il fatto che, dovendo purtroppo prendermi cura personalmente di un mio fratello sacerdote più anziano, rimasto gravemente offeso da un ictus che lo sta progressivamente debilitando anche mentalmente, io debba partire proprio ora, quando ormai intravedevo di poter risolvere in pochi mesi questo problema familiare che tanto mi preoccupa.

Santità, per le ragioni sopra esposte, mi rivolgo a Lei con fiducia per chiederLe, a tutela della mia buona fama, di rinviare per il tempo necessario l’attuazione della decisione da Lei già presa, che in questo momento suonerebbe come un’ingiusta sentenza di condanna nei miei confronti, basata su comportamenti che mi sono stati falsamente attribuiti, e di affidare il compito di approfondire la reale situazione di questa vicenda, che vede coinvolti anche due Em.mi Cardinali, ad un organo veramente indipendente, quale ad esempio la Segnatura Apostolica. Ciò permetterebbe di far sì che il mio trasferimento possa essere percepito come un normale avvicendamento e di consentirmi, altresì, di trovare più facilmente una soluzione per mio fratello sacerdote.

Qualora Vostra Santità me lo concedesse, desidererei ardentemente, ad onore del vero, poterLe fornire personalmente gli elementi, necessari a chiarire questa delicata vicenda, di cui certamente il Santo Padre è stato tenuto all’oscuro.

Con profonda venerazione, rinnovo a Vostra Santità sentimenti di filiale devozione

in X.to Signore

+ Carlo Maria Viganò