ANNO 2014 – BANCO POPOLARE – FALLITE LE TRATTATIVE PER RELEASE – ARTICOLO COLLEGATO A QUELLO DA ME PUBBLICATO IN DATA ODIERNA – “BANCO BPM VERSA 150 MILIONI NELLA EX ITALEASE”

Ieri Saviotti ha annunciato in un’intervista che le trattative per la cessione di Release, la bad bank di Italease, sono sfumate in quanto le offerte pervenute non sono state soddisfacenti. Evidentemente vi è ancora un gap tra valori di libro e di mercato di incagli e sofferenze.

La notizia del fallimento delle trattative per la cessione di Release, la bad bank del gruppo Italease, è stata accolta molto negativamente dal mercato, che ha spinto al ribasso le quotazioni del Banco Popolare fino al 4,8%, per poi in parte recuperare fino a -3,5% intorno alle ore 15.30. In effetti la notizia testimonia il fatto che il livello di copertura delle posizioni deteriorate di Release, pari a circa il 29% su un valore lordo di 3,2 miliardi, non sarebbe ancora sufficiente per rendere tali crediti appetibili per controparti di mercato, per cui si renderanno molto probabilmente necessarie ulteriori svalutazioni. Abbiamo calcolato che ogni punto percentuale di aumento dei coefficienti di copertura di Release ha un impatto patrimoniale sul Banco Popolare di circa 7,5 centesimi per azione pari allo 0,6% del valore del titolo, per cui la reazione attuale del mercato starebbe scontando un aumento dei coefficienti di copertura di circa 6 punti percentuali.

Nell’ambito del progetto di riorganizzazione di Banca Italease, che entro fine anno sarà fusa nel Banco Popolare, Release (controllata da Banca Italease all’80%) era stata costituita con l’obiettivo di concentrare la maggior parte dei crediti deteriorati del settore leasing del Banco Popolare esistente al 31 dicembre 2009, con lo scopo di realizzare le migliori condizioni per un’efficiente amministrazione del portafoglio di leasing e mutui deteriorati, predisponendo gli interventi necessari per la gestione di tali posizioni, con particolare attenzione a quelle di importo più rilevante, e, con riferimento alle esposizioni in fase avanzata di contenzioso, attivandosi per il recupero del credito direttamente e tramite legali o società esterne. In sostanzia stiamo parlando di una bad bank all’interno del gruppo Banco Popolare

La creazione di una bad bank è senza dubbio un’operazione di efficientamento nella gestione di posizioni deteriorate, tuttavia non rappresenta di per sé una soluzione al problema, in quanto la bad bank continua ad essere consolidata nei conti del gruppo e tutte le sue posizioni deteriorate continuano dunque ad impattare sulla qualità dell’attivo consolidato. La vera soluzione al problema è rappresentata dal passo successivo, vale a dire quello della cessione della bad bank a terzi, o almeno del suo controllo.

Da alcuni mesi il Banco Popolare aveva in corso contatti per la cessione del controllo di Release, che ha impieghi lordi per 3,2 miliardi, pari a circa l’80% del totale delle posizioni deteriorate del gruppo Italease ed al 16% di quelle del Banco Popolare. Lo scorso febbraio erano state identificate 5 possibili controparti che avevano manifestato interesse verso l’operazione, che secondo indiscrezioni erano: Apollo Global Management, Blackstone, Cerberus, Fortress-Prelios e Lone Star. Successivamente è iniziata una due diligence con 4 di esse che avrebbe dovuto concludersi entro la prima decade di giugno.

Ieri l’AD Pier Francesco Saviotti ha ufficialmente dichiarato in un’intervista che il piano di cessione di Release si è interrotto in quanto non si sono verificate le condizioni per una positiva conclusione. In sostanza le offerte ricevute non erano soddisfacenti in termini di prezzo. (sara’ vero????????)

Il coefficiente di copertura dei crediti deteriorati di Release, di natura prevalentemente immobiliare, si aggira intorno al 29%, quindi il valore netto di tali crediti è pari a circa 2,3 miliardi. Un coefficiente di copertura così basso sarebbe giustificato dal fatto che circa il 74% dell’ammontare dei crediti sarebbe coperto da garanzie reali che incorporano mediamente un haircut (sottovalutazione) del 24%, che rappresenterebbe dunque un ulteriore margine di copertura dei rischi in essere. Dobbiamo desumere che le offerte ricevute abbiano valorizzato i crediti di Release per un importo inferiore al loro valore di libro, altrimenti il Banco Popolare non le avrebbe sicuramente rigettate.

L’informazione che emerge da questa vicenda è che, benché le garanzie reali e le svalutazioni sembrerebbero coprire ampiamente i rischi, nel momento in cui si cerca di cedere delle posizioni deteriorate il mercato attribuisce alle garanzie un haircut significativamente superiore rispetto a quello utilizzato per svalutare i crediti stessi. Questo significa, nel caso specifico, che gli accantonamenti già realizzati da Release risultano troppo bassi rispetto a quanto sarebbe necessario per portare le posizioni deteriorate a valore di mercato.

La reazione negativa del mercato alla notizia della sfumata cessione di Release è dunque motivata dal fatto che molto probabilmente la bad bank del gruppo dovrà effettuare delle svalutazioni più pesanti per portare il valore netto dei suoi crediti a livelli compatibili con quanto il mercato è disposto a pagare. Per dare un’idea quantitativa dell’effetto valutativo, si tenga presente che ogni punto percentuale di aumento del coefficiente di copertura avrebbe un impatto patrimoniale su Release di circa 32 milioni e sul Banco Popolare di circa 25,6 milioni (considerato il controllo all’80%), vale a dire 7,5 centesimi per azione, pari allo 0,6% del prezzo di chiusura di venerdì scorso (12,42 euro). Attualmente il titolo sta perdendo il 3,5%, e questa reazione equivarrebbe, se essa fosse dovuta unicamente alla notizia su Release, ad una svalutazione implicita di quasi 6 punti percentuali dei crediti deteriorati della controllata.

P.S. LEGGERE L’ARTICOLO PUBBLICATO IN DATA ODIERNA