ANNO 2009 – ITALEASE QUATTRO MILIARDI DI INCAGLI E DI IMBECILLI.

Italease viaggia ad un ritmo elevato di incagli immobiliari oggi giunti a circa 4 miliardi,mattoni acquistati durante il boom immobiliare a seguito dei faraonici progetti dei  furbetti del quartierino ,che sul mercato compravano a qualsiasi prezzo senza tener conto di alcuna analisi fisiologica della redditività dell’investimento immobiliare.Erano gli Statuto,i Ricucci,i Coppola e gli Zunino,immobiliaristi più o meno brutti,venuti fuori dal nulla,capaci di volare a mezz’aria per le arie che si davano,quasi fossero i conquistatori del tempo.Erano insieme nella scalata addirittura al Corriere della Sera.Se si fosse immaginato che le loro gambe erano fatte di argilla,sai che risate anche all’epoca .

Oggi miseramente cadono tra le macerie del mercato che hanno contribuito a drogare ,grazie alla facinoleria con la quale banche come Italease concedevano i finanziamenti.

Ci domandiamo come mai alla guida di Italease vi siano stati amministratori senza controllori,le cui gesta pur riempiendo le pagine dei giornali ,nessuno si accorgeva dell’estrema gravità dei fatti,eppure proprio io qualche anno fà comunicavo all’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e alla Banca d’Italia che stavamo correndo il rischio dello sgonfiamento del mercato immobiliare,con tutto quello che comporta oggi.Gli azionisti di Italease sono altri bifolchi massacrati dalla ingiustizia di un paese di delinquenti.

Questa è un’altra lezione di come in Italia l’equilibrio,la qualità professionale e sopratutto il merito della conoscenza siano inascoltate.Ma adesso gli Dei dell’Abbuffata immobiliare ,piangono lacrime amare,noi che andiamo piano ci godiamo queste belle giornate di sole,sperando che nel prossimo futuro,le banche affidino a società serie il controllo e le analisi anche del settore immobiliare.

L’amaro in bocca me lo lasciano i giornali e Nomisma,quasi tutte le analisi tecniche del mercato,se andate a rileggere titoli e dichiarazioni,sembrano le parole stonate di un manipolo di folli senza alcuna idea di cosa sia la prospettiva economica del settore in cui immaginano di lavorare.

 

Per due anni il nuovo management ha tenuto insieme i pezzi del gruppo, tentando di porre rimedio ai danni della vecchia gestione. Ma ora Banca Italease sembra giunta al capolinea: il portafoglio crediti ereditato dalla gestione di Massimo Faenza registra incagli per quasi 4 miliardi di euro. Un fenomeno esploso nei primi mesi del 2009 che riguarda in particolare i leasing erogati a una trentina di immobiliaristi. Per adesso le rate dei leasing non pagate alla banca valgono 190 milioni di euro, ma le rettifiche decise su quel portafoglio crediti superano gli 800 milioni e la società – che nel 2007 ha già varato un aumento di capitale da 700 milioni per compensare le perdite nel settore dei derivati – è pronta a lasciare Piazza Affari. 
Salvo ulteriori rinvii, domenica pomeriggio il Banco Popolare convocherà d’urgenza i consigli di gestione e di sorveglianza per deliberare il salvataggio della partecipata presieduta da Lino Benassi. 

Come ha spiegato nei giorni scorsi l’amministratore delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, «si è molto vicini alla soluzione di una lunga e complessa trattativa per la definitiva sistemazione di Italease». Un salvataggio di sistema voluto dalla Banca d’Italia e reso possibile «in tempi brevissimi» grazie alla «professionalità e disponibilità di tutte le banche pattiste». Insomma, in vista del consiglio d’amministrazione di Italease sui conti del 2008 (convocato al momento per il 19 marzo) i grandi soci bancari si apprestano ad annunciare lo smembramento in tre parti della società di leasing e il suo delisting da Piazza Affari. Al salvataggio, guidato dal Banco Popolare e dalla Bper, con il contributo di Popolare di Sondrio e Bpm, non dovrebbe partecipare la Reale Mutua, cui inizialmente era stata offerta una quota della Newco in cui verranno scorporati parte degli attivi di Italease. Un’impasse parzialmente attesa che aumenterà l’impegno del Banco Popolare nel salvataggio, ma senza conseguenze sostanziali per il gruppo di Verona. Saviotti ha già spiegato in settimana che «qualunque sia la soluzione finale, il Banco Popolare ha la forza patrimoniale e finanziaria per fronteggiarla». Rassicurazioni – «non avrei mai portato a termine una trattativa del genere se non avessi avuto la capacità di poterla gestire oggi, domani e dopodomani con assoluta tranquillità» – che hanno contribuito a spingere al rialzo le quotazioni del Banco Popolare: +31% nelle ultime quattro sedute. Ieri il titolo di Verona ha chiuso in progresso del 2,93%, a 2,46 euro.

Domenica, presumibilmente, si conosceranno le quote esatte con cui i grandi soci di Italease si divideranno le attività e le passività dell’istituto di leasing. Il piano messo a punto con la consulenza di Mediobanca prevede che il Banco Popolare acquisti il 100% del capitale di Banca Italease. Ma il leader italiano del leasing, guidato in questi due anni di emergenza da Massimo Mazzega, scorporerà prima in una newco una parte delle attività (5,9 miliardi di asset) così come conferirà ad una bad bank tutti i crediti problematici. Il Banco Popolare, che ha già fatto richiesta al Tesoro di 1,45 miliardi di euro di “Tremonti bond” per rafforzare i ratio patrimoniali, sarà dunque chiamato ad acquistare metà dei 20 miliardi di attività di Italease – circa 10 miliardi di euro che diventeranno 8 dopo la prevista vendita della società di factoring – e il 70% del capitale della “bad bank”.
Ieri un consiglio straordinario di Italease, cui è seguito in tarda notte la riunione del patto di sindacato, ha valutato il deterioramento degli attivi della banca. L’esplosione degli incagli di Italease è importante. Nonostante la riduzione delle attività nel settore immobiliare, voluta dal nuovo management a partire dal 2007, i finanziamenti della vecchia gestione a un gruppo ristretto di immobiliaristi hanno creato una concentrazione di rischi che con la crisi finanziaria di questi mesi ha deteriorato rapidamente il portafoglio crediti. Gli incagli per quasi 4 miliardi di euro fanno capo per il 90% a poche società attive nel settore immobiliare. Fra i nomi dei debitori ci sono le società di Danilo Coppola e la Risanamento di Luigi Zunino.