L’INCOMPIUTA DI PORTA VITTORIA-Asta deserta su Porta Vittoria: York verso richiesta di concordato

IL SOLE 24 ORE

Sarebbe andata deserta, secondo le indiscrezioni, l’asta fallimentare prevista ieri per l’area di Porta Vittoria a Milano, l’ex proprietà dell’immobiliarista Danilo Coppola collassata sotto il peso di 400 milioni di debiti: la base di partenza per l’asta era di 152 milioni. Nell’asta sarebbero stati venduti solo alcuni garage sotterranei.
Ora sarebbe pronto a muoversi il fondo internazionale York Capital, che è stato tra i primi a guardare il dossier di Porta Vittoria.
York avrebbe già acquisito una parte del debito di BancoBpm, il maggiore creditore dell’area con un’esposizione di 220 milioni di euro, dopo che sono fallite le trattative tra la stessa banca e il fondo King Street. Ora proprio York Capital sarebbe pronto a presentare una domanda di concordato fallimentare. Ma anche altri fondi di private equity sarebbero pronti ad entrare in partita, archiviata questa prima fase dell’asta: come il gruppo finanziario Apollo, che sarebbe ancora pronto a giocare le sue carte. In ogni caso la vicenda appare complessa. Da una parte ci sono da sciogliere i dubbi sul ruolo passato del Banco Popolare sull’area immobiliare, finita in fallimento, con un’indagine della Procura per una presenta attività di direzione e coordinamento su Porta Vittoria Spa. Dall’altra ci sono da sciogliere alcune controversie con proprietari di immobili vicini: come la Tecnilens, società che possiede una discoteca (il Black Hole) adiacente all’area di Porta Vittoria, e che ha fatto causa, vincendola, sulla base del non rispetto delle distanze tra edifici

BOMBE DI LUCIANO BENETTON SUI VECCHI MANAGER (TRA CUI IL FIGLIO ALESSANDRO?): ‘I NEGOZI CHE ERANO POZZI DI LUCE SONO DIVENTATI BUI E TRISTI. IL PECCATO PIÙ GRAVE È STATO SMETTERE DI FABBRICARE MAGLIONI. BILANCI IN ROSSO ED ERRORI INCOMPRENSIBILI. COME SE CHI GOVERNAVA L’AZIENDA L’AVESSE FATTO APPOSTA’

da fashionntwork.com

LUCIANO BENETTON TOSCANILUCIANO BENETTON TOSCANI

Luciano Benetton, uno dei quattro fratelli fondatori del gruppo trevigiano di abbigliamento Benetton, ha annunciato che tornerà, alla bella età di 82 anni, a guidare la società nel tentativo di risollevarne le sorti.

“Nel 2008, avevo lasciato l’azienda con 155 milioni di euro di attivo e la riprendo con 81 milioni di passivo nel 2016 (per un fatturato di 1,376 miliardi di euro, -8,5% in un anno, ndr.). E quest’anno sarà peggio. Per me è un dolore intollerabile”, ha dichiarato Luciano Benetton in una lunga intervista a “La Repubblica”. “È per questo che torno in campo insieme a mia sorella Giuliana, che ha 80 anni, e ad Oliviero Toscani”, ha affermato.

luciano benettonLUCIANO BENETTON

“Mentre gli altri ci imitavano, United Colors spegneva i suoi colori. Ci siamo sconfitti da soli. I negozi, che erano pozzi di luce, sono diventati bui e tristi”, tanto che addirittura “abbiamo chiuso il Sud America e gli Stati Uniti”, si è rammaricato.

Secondo lui, il “peccato più grave” è stato “smettere di fabbricare i maglioni, come se avessimo tolto l’acqua da un acquedotto”, con Benetton che ha fatto notare, arrabbiatissimo, come i dirigenti della società abbiano progressivamente addirittura “chiuso le tin-to-rie!”. “La gestione è stata malavitosa, ma non in senso criminale. Il bilancio è in rosso e gli errori sono incomprensibili. Come se chi governava l’azienda l’avesse fatto apposta”, ha aggiunto nell’intervista.

luciano benetton imago mundiLUCIANO BENETTON IMAGO MUNDI

La gestione dell’azienda era prima stata affidata a suo figlio Alessandro, che fu presidente del gruppo dal 2012 al 2014 e poi membro del CdA aziendale, fino alle sue dimissioni nel novembre dello scorso anno, poi a dei manager esterni alla famiglia.

Considerando che il numero dei dipendenti di Benetton è passato da 9.766 nel 2008 a 7.328 oggi, il quotidiano ha chiesto all’imprenditore veneto (che ha parlato anche di riorganizzazione generale, restyling dei negozi e dei prodotti) se dei posti di lavoro fossero a rischio, e Luciano Benetton ha così risposto: “daremo una possibilità a tutti, ma abbiamo bisogno di alleggerire l’azienda”, e così “in poco tempo torneremo a colorare il mondo”.

gilberto benettonGILBERTO BENETTONfratelli benettonFRATELLI BENETTONGIANNI MIONGIANNI MION

LA VOLKSWAGEN PRONTA A PAPPARSI IL GRUPPO CHE ERA DI TORINO, MA SOLO DOPO L’USCITA DI MARCHIONE. CIOE’ NEL 2019 – I TEDESCHI, AMMACCATI DAL DIESELGATE, PUNTANO SULLE AUTO ELETTRICHE E VOGLIONO FRONTEGGIARE L’OFFENSIVA GIAPPO-FRANCESE SUL MERCATO MONDIALE – DE MEO PROSSIMO AD: VIENE DALLA SEAT, GRUPPO ISPANO TEDESCO –

 

fiat volkswagenFIAT VOLKSWAGEN

L’ Alitalia sotto l’ ala di Lufthansa, la Fiat nel motore di Volkswagen. Potrà anche finire diversamente in entrambi i casi, ma lo scenario che si prospetta sembra questo: tra un anno, forse anche meno, saremo tutti un po’ più tedeschi. Tecnicamente Fiat “italiana” non lo è più dalla fusione con Chrysler, ufficializzata nell’ ottobre 2014. Ma lo è ancora, e molto, dal punto di vista occupazionale, attraverso i 67mila dipendenti e i 4 stabilimenti sul territorio che producono più di 1 milione di auto su 4,7 totali del Gruppo.

MERKEL MARCHIONNE MARANELLOMERKEL MARCHIONNE MARANELLO

 

Sul futuro del quale da mesi si rincorrono le voci di possibili alleati o compratori: dalla General Motors ai cinesi di Geely e Great Wall, che hanno fatto gonfiare il titolo in Borsa e nascosto le reali trattative alle quali Sergio Marchionne sta puntando. Quelle che portano a Wolfsburg, quartier generale del gigante tedesco.

 

Pesantemente colpita ma tutt’ altro che affondata dal “dieselgate”, Volkswagen sta scommettendo decisamente sull’ elettrificazione dei suoi 10 marchi per mettersi definitivamente alle spalle lo scandalo delle emissioni sui motori diesel. Investirà infatti 34 miliardi di euro entro il 2022 nella macchina del futuro: elettrica e ibrida plug-in, e dotata di evoluti sistemi per la guida assistita e autonoma. Nel frattempo però ha perso il primato dei produttori globali, superata dall’ Alleanza Renault-Nissan che dopo l’ annessione di Mitsubishi guida la classifica con 5,27 milioni di vetture immatricolate nel primo semestre 2017. E sta rischiando di perdere anche quello di leader di vendite in Europa, dopo la fusione di Opel nel Gruppo PSA.

volkswagen fiatVOLKSWAGEN FIAT

 

Tecnologie e piattaforme in ogni segmento non mancano certo a Volkswagen che però ha bisogno di recuperare terreno, soprattutto sul mercato americano. Le sinergie, gli stabilimenti Usa e la forte rete di vendita Jeep e Chrysler sarebbero l’ ottima dote portata da Fca, che resta la preda strategica più ambita dai tedeschi, anche per toglierla alla concorrenza. Soprattutto ora, con il valore in crescita dei suoi brand di lusso Maserati e Alfa, e con quest’ ultima rilanciata anche dall’ annuncio del ritorno in Formula 1 nel pros- simo Mondiale (vedi box in pagina, ndr).

 

MATTHIAS MULLERMATTHIAS MULLER

L’ operazione – decisamente e a più riprese smentita in passato dai vertici tedeschi e dall’ ad Matthias Muller – potrebbe essere conclusa entro il 2019, quando saranno maturate tre nuove condizioni. La prima è l’ azzeramento del debito di Fiat-Chrysler, atteso a fine 2018, quando capitalizzerà di più e sarà più appetibile. La seconda è il risanamento contemporaneo dei conti Volkswagen, che a quel punto non dovrebbero più essere gravati in modo consistente dalle multe del dieselgate: vicenda questa tutt’ altro che chiusa al momento, con la stessa Fca alle prese con altre accuse e un’ inchiesta in corso in Francia, e Volkswagen che potrebbe dover fronteggiare anche la class action di risarcimento promossa in Italia da 90mila suoi clienti e recentemente dichiarata ammissibile dal tribunale di Venezia.

 

JOHN ELKANNJOHN ELKANN

Il terzo tassello che andrà a incastrarsi – non meno importante dei primi due – è l’ addio di Marchionne, che per allora non sarà più il ceo di Fiat-Chrysler. Tecnicamente l’ abbandono del manager con il maglione arriverà nella primavera del 2019 nel corso dell’ assemblea degli azionisti che approverà il bilancio del 2018. In quel momento Marchionne – che non rinuncerà comunque al suo ruolo di numero uno in Ferrari – avrà trascorso 15 anni alla guida del Gruppo dopo averlo salvato e rilanciato.

 

Il passaggio della maggioranza di Fca ai tedeschi rappresenterebbe l’ atto finale per metterla in “sicurezza”, assecondando così la volontà dismissiva del presidente John Elkann e della famiglia Agnelli che da tempo considerano l’ automobile tutt’ altro che intoccabile per la galassia Exor che ne detiene il 29,2 % e pesa per il 22% del suo portafoglio.

 

Qualora Fiat-Chrysler entrasse nell’ orbita Volkswagen potrebbe però recuperare parte della propria italianità proprio nella poltrona di vertice. La logica, prima ancora che indiscrezioni insistenti, portano a credere che il candidato ideale per sostituire Sergio Marchionne sia Luca De Meo. Quello del manager di origine pugliese ma milanese d’ adozione, attualmente presidente di Seat (uno dei marchi targati VW), che ha lavorato per anni in Abarth, Lancia, Alfa Romeo ed ex amministratore delegato proprio di Fiat prima di essere degradato a responsabile del marketing, sarebbe un clamoroso ritorno.

luca de meoLUCA DE MEO

 

Per comprendere quanto pesasse De Meo dopo aver ideato il fortunato lancio della nuova 500, la notizia del suo improvviso divorzio dal Lingotto nel gennaio 2009 fece perdere a Fiat il 4% in Borsa. In Volkswagen dal 2009, ne ha scalato i ruoli diventando numero uno di Seat due anni fa. Dire che ha lavorato bene è riduttivo: nel 2017 le vendite sono cresciute del 13% facendo diventare Seat uno dei marchi con il maggior incremento in Europa e facendo segnare il primo bilancio in attivo della sua storia. L’ ex pupillo di Marchionne ora è pronto a prenderne il posto.

Alberto Caprotti per Avvenire

Futuro incerto per Porta Vittoria. L’asta fallimentare del 29 novembre 2017 ?

L’ asta fallimentare del 29 novembre 2017 ha portato all’aggiudicazione dell’area di Porta Vittoria?

Il fondo York ha acquisito il credito di Banco Bpm creditore postergato rispetto a tutti crediti ammessi ?

Gli azionisti vorrebbero conoscere l’evolversi della vicenda dopo gli articoli pubblicati da vari quotidiani in questi giorni.

Speriamo in un comunicato stampa da parte di Banco Bpm nelle prossime ore che spieghi come si sta evolvendo la vicenda dei 220 milioni di Euro.

Grazie

Immobiliare: Nomisma, compravendite rallentano in 2017 (+5% a/a) Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Dopo la variazione annua del +16% registrata a fine 2016, si stima una significativa riduzione della crescita (delle compravendite ndr) che dovrebbe attestarsi nell’ordine del +5% ad esito delle dinamiche che hanno interessato il segmento abitativo (+5,5%) e quello terziario e commerciale (+2,2%)”.

E’ quanto emerge dall’Osservatorio sul Mercato Immobiliare, Novembre 2017. Secondo l’Istituto bolognese “nel 2017 l’euforia si è leggermente affievolita, lasciando spazio ad una maggiore oculatezza nelle scelte che scaturisce dalla valutazione dei fattori di debolezza ancora presenti sul mercato”.

Per Nomisma le compravendite di abitazioni in Italia si attesteranno poco sotto le 545mila; considerando come termine di paragone il 2006 – ultimo anno della fase espansiva – il mercato residenziale si è ridimensionato di circa il 36,6%, pari a oltre 300 mila contratti stipulati in meno.

Nello specifico i 13 mercati monitorati riflettono il trend nazionale con un incremento del 5,7% nel 2017 (considerando gli ultimi 11 anni, il calo si attesta in questo caso al 20,4%); più pesante lo scotto per gli immobili per l’impresa (-45,6% al di sotto dei livelli pre-crisi).

Passando alle locazioni, Nomisma rileva un crescente ottimismo da parte degli agenti interpellati; il settore è trainato dalla domanda di locazioni brevi (temporanee), da parte di lavoratori in mobilità sul territorio oltreché di giovani (per motivi formativi o esigenze lavorative).

L’offerta di immobili in vendita e locazione si conferma rilevante e ovunque in crescita, salvo per l’ambito della locazione residenziale, dove il quadro appare più stabile e Nomisma non esclude possibili cali nel prossimo semestre.

Per Nomisma, in caso di aumento della cultura della locazione come scelta di residenzialità, si porrebbe il problema di un’offerta esigua e spesso di scarsa qualità, acuito dal perdurante modesto interesse degli investitori istituzionali per il comparto. Considerando i valori immobiliari, la variazione percepita dagli operatori si sta progressivamente avvicinando alla variazione reale; il sentiment degli operatori immobiliari – per Nomisma – asseconda i trend di prossima ripresa per il segmento abitativo e di difficoltà per gli immobili per l’impresa.

Nomisma rileva come per effetto della pressione della domanda “i prezzi risultino in media ormai prossimi all’invarianza” per questo i cambiamenti registrati potrebbero indurre la componente d’investimento -pressoché scomparsa dal mercato al dettaglio – “a riattivarsi”.

L’Istituto bolognese evidenzia come il ritorno in territorio positivo della variazione dei prezzi, per ora circoscritto al solo ambito milanese, sia destinato ad ampliarsi conferendo così “ulteriore slancio alla ripresa”.

Rispetto ai canoni, oltre Milano anche Bologna presenta variazioni positive; Nomisma rileva come il mercato dell’affitto abbia accusato in misura minore gli effetti della crisi rispetto alla proprietà (la flessione si attesta rispettivamente al -20% per i canoni e al -25% per i prezzi).

Per Nomisma la ritrovata apertura degli Istituti di credito nei confronti del settore non è tanto basata sulla presunta capacità di copertura delle garanzie immobiliari, quanto su un’attenta valutazione delle effettive capacità di rimborso dei richiedenti. Per il Centro studi bolognese il ritorno a una normalità allocativa è stato favorito dal processo di dismissione dei crediti deteriorati, rivelatosi particolarmente intenso nel corso di quest’anno, che ha portato a 79 miliardi di euro lo stock di sofferenze rilevate da investitori opportunistici.

Nomisma segnala infine che “un’accelerazione del processo di dismissione degli NPL che comporti un aumento della quota di mercato immobiliare di origine distressed rischia di produrre effetti depressivi più marcati rispetto al prospettato e, per certi versi, temuto esaurimento del programma di immissione di liquidità nel sistema finanziario continentale”. Pur a fronte dell’effervescenza del mercato nell’ultimo quadriennio le possibilità – per Nomisma – di assorbimento di un’ingente parte dell’offerta, soprattutto degli immobili corporate, si mantengono “tuttora modeste, con conseguenti inevitabili ricadute sui valori di riferimento”.

DALL’INCOMPIUTA DI PORTA VITTORIA – ALLA MERAVIGLIOSA COMPIUTA DI CITY LIFE.

Nel 2004 la Fiera di Milano decide di spostarsi fuori città, avviando un bando di gara per l’assegnazione di un’area che oggi copre oltre 360.000 mq. Un’area da riqualificare, al centro della città, da rendere vivibile, verde e da regalare alla cittadinanza dopo quasi due secoli di cementificazione dovuta all’Arsenale prima e alla Fiera poi. “COSTRUIRE MILANO: CITYLIFE” racconta la storia e il progetto attraverso interviste, dichiarazioni dei protagonisti e immagini del cantiere e dell’area. Le opportunità progettuali e costruttive sono descritte sul campo dall’AD di CityLife Armando Borghi, dal direttore tecnico Marco Beccati, dall’architetto Andrea Maffei, dal responsabile autorizzazioni edilizie ed urbanistiche Roberto Russo e dall’archistar Daniel Libeskind, che, oltre alle residenze situate in via Spinola, ha firmato anche una delle tre torri, che è in fase di costruzione insieme a Torre Generali, andando così a completare il prestigioso Business District.

 

FILMATI CONSECUTIVI

 

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UNICREDIT MOLLA LA ZAVORRA (CON LO SCONTO) – LE SOFFERENZE SU MEDIOBANCA AL 13% , PIMCO E FORTRESS (QUELLE DI BANCA ETRURIA CEDUTE AL 16%) – I CREDITI DUBBI TRASFERITI IN SOCIETA’ VEICOLO E LA MAGGIORANZA DI QUESTE PASSATA DI MANO

R.Dim per il Messagero – Unicredit spinge sulla riduzione degli Npl ed è pronto a fare un passo indietro dal progetto Fino, la maxi-cartolarizzazione da 17,7 miliardi lordi realizzata a dicembre 2016 nell’ambito del piano industriale Transform 2019, attraverso due accordi distinti con Fortress e Pimco. Trattative serrate sarebbero corso anche su Sandokan, il nome di un altro progetto dove è confluito un portafoglio di immobili di importo di 1,4 miliardi: della newco, la maggioranza è finita a Gwm e Pimco, mentre la minoranza è rimasta all’istituto.

Dopo aver ceduto due giorni fa 715 milioni di crediti dubbi a Mediobanca, il team di Jean Pierre Mustier ha in dirittura d’arrivo il completamento del progetto Fino 1, newco dove sono confluiti 15,5 miliardi di crediti dubbi: del veicolo, il 51% è stato venduto a Fortress e il 49% è rimasto a Piazza Gae Aulenti. Gli altri 2,2 miliardi sono stati trasferiti a Fino 2 in un’operazione-fotocopia dove Pimco ha rilevato il controllo e l’istituto milanese ha conservato la minoranza. Le due transazioni sono avvenute a un valore del 13%, quindi per complessivi 2,3 miliardi circa, di cui circa 2 miliardi è stato il controvalore pagato dal gigante americano e 300 milioni il prezzo di Pimco.

Nelle ultime ore ci sarebbe stata un’accelerazione del negoziato su Fino 1: ad acquistare fino al 49% potrebbe essere Eurocastle, veicolo della galassia Fortress. Unicredit, interpellata, ha risposto no comment. I valori economici dovrebbero ricalcare quelli della prima transazione.

Qualche settimana fa il gruppo milanese ha dovuto far chiarezza rispetto alle indiscrezioni di Bloomberg riguardo un faro acceso dalla Bce su Fino. «La seconda fase di Fino sta procedendo come da piano – diceva la nota – e Unicredit si aspetta di ridurre la propria quota al di sotto del 20 per cento entro fine anno». La banca faceva riferimento al progetto complessivo da 17,7 miliardi nel quale si diluirà sotto la soglia del 20% totale, senza scendere dei dettagli dei due accordi separati che comunque hanno una loro importanza.

Unicredit «ha già selezionato una controparte per un portafoglio (il riferimento è a Eurocastle, ndr) e ha individuato alcuni offerenti per un altro portafoglio». Non appena la banca avrà ridotto la sua quota al di sotto del 20%, «Unicredit applicherà un significant risk transfer alla Bce», cioè chiederà di deconsolidare i crediti dal bilancio, con un impatto sul Cet1 fully loaded (con gli effetti di Basilea 3 al 2018) di circa 10 pb.

Porta Vittoria, rischio asta deserta Sfida tra i fondi York e Apollo (il sole 24 ore)

Dovrebbe prendere avvio oggi, se tutto andrà secondo le attese, l’asta fallimentare per l’area di Porta Vittoria a Milano, l’ex proprietà dell’immobiliarista Danilo Coppola collassata sotto il peso di 400 milioni di debiti: la base di partenza per l’asta è di 152 milioni. Pronti all’offerta sarebbero grandi fondi internazionali come York Capital, ma anche Apollo. Ma, secondo alcuni addetti ai lavori, c’è il rischio che l’asta vada deserta e che i potenziali compratori si mostrino con le loro carte in una fase successiva, in modo da contrattare sul prezzo.

In pole position ci sarebbe il fondo York Capital, che come anticipato dal Sole 24 Ore a inizio novembre, è stato tra i primi a guardare il dossier di Porta Vittoria. York sarebbe in trattativa con Banco Bpm per acquisire l’esposizione di circa 220 milioni di euro, dopo che sono fallite le trattative tra la stessa banca e il fondo King Street. Ma anche Apollo sarebbe pronto a giocare le sue carte.

Proprio sul ruolo passato del Banco Popolare sull’area immobiliare, finita in fallimento, si è aperta negli ultimi mesi una controversia, sulla quale ha aperto un faro la Procura di Milano. Così il ruolo del Banco, a quel tempo, è sotto indagine per una presenta attività di direzione e coordinamento su Porta Vittoria Spa. Il credito del Banco Popolare su proposta del curatore, è stato ammesso in coda rispetto agli altri creditori privilegiati.

Immobiliare: guerra sul debito di Porta Vittoria (MF)

La guerra di Porta Vittoria. Il futuro dell’area nel centro di Milano, ancora in gran parte da sviluppare, è sempre più nebuloso.

Il Banco Bpm, ossia il principale creditore con oltre 220 milioni sui 400 di esposizione totale, scrive MF, sabato scorso ha concesso un’esclusiva di 60 giorni al fondo York per l’acquisto del medesimo credito, rendendo di fatto inutile l’asta che si terrà oggi al Tribunale di Milano (rischia di andare deserta per mancanza di offerte concrete), ma ora spunta una nuova grana legale sull’intera vicenda. All’indomani della decisione dell’istituto di credito guidato dall’ad Giuseppe Castagna di impugnare, come riferito da questo giornale lo scorso 1 settembre, il provvedimento dei giudici sulla definizione dello stato passivo del gruppo immobiliare (fatto fallire dalla stessa banca due anni fa), ora è Danilo Coppola, l’immobiliarista già proprietario di Porta Vittoria spa, a scendere nuovamente in campo e a mettere all’angolo il Banco Bpm .

Questo perché, come si legge nel ricorso presentato lo scorso 23 novembre dalla lussemburghese Tikal Prima Sa, che fa riferimento all’ex furbetto del quartierino, la finanziaria estera ha impugnato lo stato passivo relativo al fallimento della società proprietaria dell’area di 142 mila metri quadrati e oggetto di un articolato processo di riqualificazione ed edificazione, fermo però da tempo per le vicissitudini giudiziarie di Coppola e della medesima Porta Vittoria. In particolare, nell’atto presentato dagli avvocati romani Matteo Ghisalberti e Marco De Rossi, si chiede al tribunale di riformare lo stato del passivo impugnato “e di postergare il credito del Banco Bpm rispetto a tutti i crediti ammessi”, senza che ci sia quindi la possibilità per l’istituto bancario di “avvalersi della garanzia ipotecaria tra i creditori postergati”.

Manovra, nella notte il via libera in commissione, oggi il provvedimento nell’aula del senato. Un fondo per i risparmiatori danneggiati (Italia oggi)

Manovra, nella notte il via libera in commissione, oggi il provvedimento nell'aula del senato. Un fondo per i risparmiatori danneggiati

Via libera della commissione Bilancio del Senato alla manovra. Dopo una seduta a oltranza nella notte, è stato votato il mandato al relatore per riferire all’Aula dove il provvedimento approderà questa mattina e, appare scontato, il ricorso al voto di fiducia del governo. Tra le ultime novità approvate, il Fondo ristoro da 50 milioni in 2 anni per il risarcimento dei risparmiatori che hanno subito danni ingiusti dalle banche. L’emendamento, a prima firma del capogruppo Dem in commissione Bilancio, Giorgio Santini, è stato riformulato e approvato da tutti i gruppi con l’astensione solo di Forza Italia e Lega. Via libera anche alla stabilizzazione degli ex Lsu di Palermo che da decenni svolgono mansioni importanti con contratti a tempo. Ieri, nel corso delle votazioni, la Commissione ha dato il via libera ad alcune importanti misure. Tra le novità, l’abolizione del superticket sanitario per i minori che frequentano la scuola dell’obbligo e le famiglie con redditi bassi (Isee non superiore a 15.000 euro). In particolare, lo stanziamento complessivo previsto è di 240 milioni: 60 milioni nel 2018, 80 milioni nel 2019 e 100 milioni nel 2020. Disco verde dei senatori, poi, ad un primo pacchetto di modifiche per gli enti locali che recepiscono l’accordo con l’Anci, tra cui nuovi spazi finanziari per la messa in sicurezza del territorio, aiuti sui crediti esigibili e sulle fusioni. Ok della commissione di palazzo Madama al pacchetto di emendamenti presentato dal Governo. Intregrazione di 40 carabinieri per rafforzare la sicurezza nei musei e negli altri luoghi di cultura statali; via libera dal 2018 anche allo stanziamento di poco meno di 2 milioni alle capitanerie di porto per l’emergenza migranti e ok alla vendita, dal 2020, di radio dotate esclusivamente di un’interfaccia digitale. Le proposte emendantive riformulate che rimangono da votare riguardano, invece,  il riconoscimento di voucher fino a 250 euro ai clienti finali per l’ativazione della banda ultralarga; il conferimento di più poteri al commissario per la realizzazione dei mondiali di Sci di Cortina d’Ampezzo; l’istituzione di un Fondo con una dotazione di 5 milioni per il 2018, 10 milioni per il 2019 e 20 milioni per il 2020 e il 2022, per la partecipazione italiana alle spese di costruzione e manutenzione di immobili di proprieta’ pubblica in uso alle organizzazioni internazionali site in Italia e un contributo ad Anas, pari a 32 milioni annui per ciascuno degli anni dal 2018 al 2022,  per il completamento del quadrilatero Umbria-Marche. Quanto al rifinanziamento del bonus bebe’, un emendamento riformulato dai relatori che dovrà essere votato dalla commissione Bilancio, prevede per i nati nel 2018 un assegno di 80 euro al mese, che viene però dimezzato a 40 euro a partire dal 2019. Il bonus, inoltre, verra’ corrisposto esclusivamente per il primo anno di età del bambino e non piu’ fino al terzo anno, come tradizionalmente concepito. “E’ sicuramente un fatto positivo la stabilizzazione del bonus bebe’ in legge di Bilancio, decisamente  meno positivo il suo dimezzamento per gli anni 2019 e 2020.
Nel  passaggio del provvedimento alla Camera lavoreremo per trovare le  risorse che servono a un suo rifinanziamento totale”, ha commentato Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di  Alternativa popolare. Inoltre, taglio strutturale del superticket regionale da 10 euro per i soggetti vulnerabili, ovvero redditi bassi, anziani e minori. Lo prevede una riformulazione dell’emendamento alla manovra, a prima firma Luciano Uras (Campo progressista), approvato dalla commissione Bilancio del Senato, che istituisce un fondo da  60 milioni di euro annui, a partire dal 2018, per agevolare l’accesso alle prestazioni sanitarie a “specifiche categorie di soggetti vulnerabili”. Con soggetti vulnerabili, spiega il senatore Uras (Cp), si fa riferimento alle vulnerabilita’ sociali, legate al reddito, e anche quelle legate a patologie o a soggetti vulnerabili come i minori e gli anziani.

Borse: occhio al Banco Bpm, potrebbe aver ceduto esposizione suCoppola -fonte Gooruf

BANCO BPM CEDE CREDITI COPPOLA?

Banco Bpm in moderato rialzo a Piazza Affari nelle ultime fasi della giornata, col titolo che sfiora i 2,77 euro per azione dopo che sono passati di mano oltre 16 milioni di pezzi. A riportare interesse sul titolo, che comunque oscilla circa il 15% al di sotto dei livelli di tre mesi fa (ma conserva un guadagno a 12 mesi del 45% abbondante) è la voce di una cessione dei crediti vantati verso il gruppo immobiliare Coppola, relativi allo sviluppo dell’area di Porta Vittoria a Milano, al fondo americano York Capital.

DOMANI SI TERRA’ L’ASTA FALLIMENTARE

L’esposizione di Banco Bpm sarebbe pari a circa 220 milioni di euro su un totale di 400 milioni. York Capital avrebbe anche rilevato crediti di altri soggetti per un totale di 300 milioni lordi. Il fondo americano punterebbe infatti ad essere ammesso dal Tribunale alla procedura di concordato preventivo. Da ricordare che oggi scadevano i termini per la presentazione delle offerte per la partecipazione all’asta fallimentare che si terrà domani, la cui base d’asta è fissata a 152 milioni.

NOTIZIA POSITIVA MA INVESTITORI PRUDENTI

Se la notizia trovasse conferma per Banco Bpm sarebbe uno sviluppo positivo, rappresentando un ulteriore passo verso l’obiettivo di riduzione dei crediti deteriorati di 8 miliardi entro il giugno 2018. L’assenza di qualsivoglia indicazione circa il valore della possibile transazione non consente al momento agli analisti di stimare l’eventuale impatto sul conto economico e induce anche gli investitori a mantenere una certa cautela.

PESA GIUDIZIO SEVERO DI MOODY’S

Per l’agenzia Moody’s, in ogni caso, la banca guidata da Giuseppe Castagna dovrà procedere a ulteriori cessioni di Npl così da ridurre lo stock di crediti deteriorati e ridurre come previsto, entro il giugno 2018, la Npl ratio al 16,1% contro il 22,6% di fine settembre scorso. Anche così, sottolineano inoltre gli esperti di Moody’s, il rapporto rimarrebbe troppo elevato sia in assoluto sia rispetto ad altre banche concorrenti, cosa che induce a pensare che seguiranno altre cessioni e quindi porterà a ulteriori accantonamenti o a perdite su crediti, cui solo in parte potrà ovviare l’ancora modesta redditività espressa dall’istituto.

Npl: agenzie di rating contro Banco Bpm e Ubi – da Finanza Report

Moody’s e Dbrs lanciano stoccate alla due banche per l’elevata esposizione agli Npl. Serve una riduzione sia per Banco Bpm che per Ubi.

Due agenzie di rating lanciano critiche a due delle maggiori banche italiane, Banco Bpm e Ubi Banca, per i loro elevati stock di Npl.

Moody’s ha per esempio lanciato una stilettata alla banca lombardo-veneta per il problema delle sofferenze mentre DBRS ha perfino tagliato il rating dell’istituto bergamasco.

Nello specifico l’agenzia americana ha evidenziato come Banco Bpm, per quanto sia riducendo la sua esposizione agli Npl a ritmo più rapido del previsto, sconti ancora un livello di crediti deteriorati superiore alla media del settore bancario italiano. La banca deve quindi procedere con ulteriori riduzioni degli Npl anche a costo di pagare amare conseguenze. Nel report dell’agenzia si legge infatti che la cessione delle sofferenze “metterà pressione sulla solvibilità della banca in quanto dovrà o aumentare ulteriormente i suoi accantonamenti per facilitare la vendita degli npl oppure accusare perdite sulla vendita a prezzi scontati dei medesimi Npl”.

Banco Bpm, tra le maggiori protagoniste di operazioni di dismissione di sofferenze negli ultimi mesi, ha in programma di cedere 8 miliardi di euro di Npl entro il mese di giugno dell’anno prossimo, con oltre un anno di anticipo rispetto all’obiettivo iniziale. Tale ritmo rischia, però, di avere effetti negativi pesanti sui bilanci dell’istituto. Moody’s avverte, infatti, che “la modesta redditivita’ di Banco Bpm limita la sua capacità di compensare l’impatto negativo sul capitale attraverso una maggiore generazione interna” di utili.

Intanto è notizia di oggi che Banco Bpm avrebbe ceduto il proprio credito verso il gruppo Coppola, relativo allo sviluppo dell’area di Porta Vittoria a Milano, al fondo Usa York Capital. Una conferma quindi dell’impegno dell’istituto a bruciare le tappe sul fronte Npl.

Dbrs ha invece limato il rating sul debito di lungo termine di Ubi Banca da “BBB (high)” a “BBB” per tener conto della revisione annuale del profilo di credito della banca. L’agenzia canadese ha inoltre rivisto il giudizio di breve termine da “R-1 (low)” a “R-2 (high)” mentre il Trend, precedentemente “negativo”, è divenuto ora “stabile” per tutti i giudizi. Il downgrade è legato all’elevata esposizione ai crediti non performing con la crescente pressione delle autorità di regolamentazione e degli operatori di mercato per accelerare la riduzione degli stock di sofferenze nonché ai problemi nel miglioramento della redditività. Per Dbrs la redditività di UBI rimane infatti generalmente modesta ma la banca pu’ contare comunque su una rete di filiali localizzata in aree ricche del Nord Italia e su una buona liquidità. L’agenzia si aspetta progressi graduali nella riduzione delle sofferenze, nella semplificazione dell’organizzazione e nell’integrazione delle recenti acquisizioni.

A tal proposito, secondo quanto comunicato dalla stessa Ubi, si sono concluse le operazioni di migrazioni dei sistemi informativi di Banca Tirrenica (ex Nuova Banca Etruria) e della sua controllata Banca Federico Del Vecchio. Le migrazioni hanno riguardato un 141 filiali e coinvolto circa 1.452 dipendenti. Entro il prossimo febbraio avverrà la migrazione di Banca Teatina, la ex Carichieti, con 58 filiali.

ANNO 2016 – La villa dei misteri da Preziosi a Coppola.

A Lugano c’è una residenza di lusso che negli ultimi cinque anni ha cambiato diversi proprietari. Tra loro il patron del Genoa e Silvia Necci, ex moglie e socia in affari dell’immobiliarista romano da poco di nuovo arrestato. E prima ancora la casa era stata comprata dal magnate kosovaro Pacolli.

La villa dei misteri da Preziosi a Coppola

Nelle giornate di sole il panorama è incantevole: a sud il lago di Lugano, a nord le vette innevate delle Alpi. Non è un caso che qui, nel comune svizzero di Porza, si trovino alcune delle ville più belle e costose delCanton Ticino. Una di queste – tremila metri quadrati di superficie, contornati da siepi e cipressi – ha una storia molto particolare. Negli ultimi cinque anni ha cambiato diversi proprietari. Tutti finiti sotto i riflettori delle cronache per inchieste giudiziarie, successi politici e grandi colpi finanziari.

Si parte con l’ex presidente del Kosovo, Behgjet Pacolli. Si passa per la figlia del dittatore kazako, Nursultan Nazarbaev. Poi per il patron del Genoa, Enrico Preziosi. Infine si arriva a Silvia Necci, ex moglie e socia in affari di Danilo Coppola, l’imprenditore italiano arrestato poche settimane fa  fa per bancarotta fraudolenta. Un vortice di acquisizioni talmente rapido da far girar la testa.

Danilo Coppola

L’imprenditore romano, salito alla ribalta ai tempi dei “furbetti del quartierino”, è accusato di bancarotta fraudolenta. Era già stato condannato a nove anni di reclusione per altri reati

Il primo a mettere le mani sulla villa dei misteri è stato appunto Pacolli, famoso in Italia soprattutto per aver sposato la cantante Anna Oxa. Kosovaro con cittadinanza svizzera, 64 anni, Pacolli è uno degli uomini più ricchi della repubblica balcanica. E anche uno dei più controversi. Ha ricevuto onorificenze dai governi di Stati Uniti e Russia, è stato ringraziato pubblicamente dall’Onu per aver permesso la liberazione di un ostaggio in Afghanistan. Per poco più di un mese, nel 2011, ha ricoperto persino la carica di presidente del Kosovo. Sull’origine delle sua fortuna, però, negli anni si sono susseguite parecchie accuse. Tutte rivelatesi finora infondate.

A partire dal “Russiagate”, il presunto scandalo per cui Pacolli, alla fine degli anni ’90, avrebbe pagato tangenti al clan dell’allora presidente russo Boris Eltsin in cambio di appalti edilizi, come quello per la ristrutturazione del Cremlino. L’attività principale del milionario kosovaro è infatti quella immobiliare, realizzata soprattutto attraverso Mabetex Group. Una multinazionale da 14mila dipendenti, con sede fiscale nel Canton Ticino, ma con interessi concentrati soprattutto in Kazakistan. Attiva nel Paese dalla metà degli anni ’90, la Mabetex ha realizzato gran parte delle opere pubbliche della capitale Astana ed è oggi uno dei principali costruttori dell’Expo in programma in Kazakistan per il prossimo anno.

D’altronde, il legame con Nursultan Nazarbaev, presidente dell’ex repubblica sovietica da 25 anni, emerge anche guardando la lista degli inquilini succedutisi nella magione di Porza. Per qualche tempo ad abitarla è stata infatti Dinara Nazarbaev, una delle figlie del presidente kazako. Com’è stato possibile? Merito della Viled International, società elvetica con sede a Paradiso, in via Cattori 7. Lo stesso indirizzo dove è registrato il gruppo di Pacolli. La Viled ha assunto alle proprie dipendenze Dinara, permettendole così di ottenere il permesso di soggiorno in Svizzera. E la residenza nella villa di Porza, dove la donna ha abitato tra il 2008 e il 2009. Un’operazione realizzata attraverso la Darley Investment Services, società registrata a Tortola, nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche.

Nel 2006 la compagnia offshore ha prestato 5,6 milioni di franchi (5 milioni di euro al cambio attuale) alla Mabco, una delle tante aziende di Pacolli. Che, in garanzia, ha ceduto alla Darley l’ipoteca sull’immobile in cui poco dopo è andata ad abitare la figlia di Nazarbaev. Oggi l’ereditiera del presidente kazako ha cambiato aria. Abita a Ginevra, dove ha acquistato una villa ancora più sfarzosa, pagata la bellezza di 74,7 milioni di franchi. Pacolli, invece, è sempre in Canton Ticino, ma da qualche anno ha lasciato tutte le cariche societarie ai familiari e all’italiana Lucina Maesani Gaiatto. L’ex presidente del Kosovo ha venduto pure la sua casa di Porza, che nel frattempo ha cambiato per due volte proprietario.

Nel 2011, secondo i documenti del registro svizzero, l’ha comprata Enrico Preziosi, all’epoca presidente del Lugano. L’attuale patron del Genoa e del gruppo Giochi Preziosi, tuttavia, non dev’essere rimasto incantato dalla vista del lago. Nell’aprile del 2014 l’immobile è infatti passato ancora una volta di mano. Ed è allora che entra in gioco Danilo Coppola. A comprare la villa è stata infatti Silvia Necci, ex moglie e madre dei due figli del costruttore romano. Il quale, da qualche tempo, è tornato sotto la lente della magistratura italiana per il fallimento di diverse società

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Terreni. Cambiali. Alberghi. Negli affari del finanziere spuntano uomini legati al gruppo criminale della Magliana. E un vicino di casa ingombrante: Nicoletti

Lo scorso 24 maggio il “furbetto del quartierino” – soprannome guadagnato all’epoca delle scalate bancarie – è stato arrestato su richiesta della procura di Milano con l’accusa di evasione fiscale e bancarotta fraudolenta di alcune sue aziende. Al centro dell’attenzione dei magistrati c’è la società Porta Vittoria, che da anni dovrebbe riqualificare l’omonimo quartiere meneghino. Dovrebbe, appunto, perché i lavori vanno a rilento a causa della difficile situazione finanziaria. Il crack è stato evitato solo grazie al concordato preventivo, cioè al sacrificio dei creditori di Coppola, in particolare del Banco Popolare, esposto per 227,4 milioni, che dopo aver chiesto ufficialmente il fallimento ha scelto di dare altro tempo all’immobiliarista. Per il Banco Popolare, alle prese con un aumento di capitale da un miliardo in vista della fusione con la Popolare Milano, la grana di porta Vittoria è una delle più complicate da gestire.

Alle accuse dei pm milanesi si aggiungono quelle della procura di Roma, che è già riuscita a ottenere una condanna in primo grado a nove anni per Coppola: il tribunale della Capitale,ad aprile di quest’anno, ha infatti dichiarato l’imprenditore colpevole per la bancarotta di alcune società del suo gruppo. L’idea dei magistrati è che il costruttore romano abbia distratto fondi dalle sue aziende, in qualche caso causandone il fallimento. Per questo da anni stanno cercando di ricostruire i mille rivoli in cui sono stati incanalati i denari. Intanto, il primo aprile del 2014 la villa di Porza è stata acquistata dalla Necci. Sul suo sito internet, Coppola tiene a ricordare che i due non sono più sposati.

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‘In cella sto morendo. Ma se esco mollo tutto e lascio l’Italia’. Incontro shock in carcere con l’immobiliarista

Va detto inoltre che la donna è stata assolta dal tribunale di Roma nel processo da cui è invece scaturita la condanna a nove anni dell’ex coniuge. I legami affaristici fra i due, tuttavia, non sembrano essere stati recisi del tutto. Lo dimostra il fatto che a fine 2014, quindi dopo l’acquisto della casa nel Canton Ticino, Porta Vittoria è stata ricapitalizzata da una società lussemburghese chiamata Estrella 27, divenuta così proprietaria del 100 per cento del gruppo immobiliare italiano. Chi c’è dietro la Estrella 27? La Necci, appunto, che secondo il registro societario del Granducato l’ha costituita il 21 maggio dello stesso anno

LUCIANO BENETTON INSIEME A OLIVIERO TOSCANI PER IL RILANCIO DEL MARCHIO DI PONZANO VENETO – AI PRIMI DI DICEMBRE PARTIRÀ LA NUOVA CAMPAGNA PUBBLICITARIA PER IL GRUPPO – “TORNIAMO A DIVERTIRCI”, LE PAROLE DEL FOTOGRAFO – IL RUOLO CREATIVO DEL MAGGIORE DEI BENETTON (CHE NON AVRA’ CARICHE FORMALI) E L’ESPERIENZA DI “IMAGO MUNDI”

 

L’ idea l’ accarezzava da qualche anno e già in quella festa in famiglia il giorno del suo 80 esimo compleanno, il 13 maggio del 2015, avrebbe voluto forse parlarne con fratelli, figli e nipoti. Anche se nessuno di loro ha mai davvero creduto Luciano Benetton fuori da giochi né ha sottovalutato le energie del capostipite. Uno che ha cominciato a lavorare a 14 anni come commesso di un negozio di stoffe della sua città, Treviso. E da allora non ha mai smesso sognare a colori «e di spingere le cose nella direzione dei sogni», come lui stesso ha spesso raccontato.

 

Ecco perché il rientro in Benetton di Luciano difficilmente riuscirà a sorprendere il «clan» di Ponzano Veneto. Il progetto è quello del «ritorno al futuro» della Benetton come il laboratorio di innovazione che ha reso celebre il marchio in tutto il mondo. E certo il sodalizio ritrovato con Oliviero Toscani ne è un passaggio assai importante. La nuova campagna pubblicitaria firmata Toscani partirà tra pochi giorni, ai primi di dicembre.

 

BENETTON TOSCANIBENETTON TOSCANI

L’ attesa è alta, anche sul livello della provocazione del lavoro fotografo il cui intento è stato sempre quello di anticipare i cambiamenti sociali. «Torniamo a divertirci», erano state le parole dello stesso Toscani, 75 anni, all’ annuncio del suo ritorno (anche) a Fabrica, il cantiere della creatività voluto dalla famiglia Benetton e che Toscani aveva contribuito a far crescere. Oggi Fabrica è guidata da Carlo Tunioli che del fotografo è un amico di antica data e al quale pare si debba il riavvicinamento professionale a Luciano Benetton.

 

Nel gruppo di abbigliamento fondato nel 1965 con i fratelli Gilberto, Giuliana e Carlo, il maggiore dei Benetton non avrà cariche formali. L’ azienda continuerà a essere amministrata dai manager, secondo le scelte assunte a suo tempo e che, dopo l’ uscita di Alessandro Benetton, figlio di Luciano, hanno portato nella primavera scorsa all’ avvicendamento alla guida operativa tra Marco Airoldi e il ticket formato dal chief operating officer Tommaso Brusò e il presidente con poteri esecutivi Francesco Gori.

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Il rilancio della catena che conta oggi su una rete di cinque mila negozi passerà dunque dal «ritorno a divertirsi» della coppia Benetton-Toscani e dalla voglia di dar nuovi contenuti all’ antico motto «United Colors». I colori Luciano Benetton non ha mai smesso di coltivarli, anche fuori dall’ azienda della quale vuole tornare a disegnare le strategie.

 

Imago Mundi è stata la sua impresa negli ultimi anni: una collezione di oltre 18 mila opere, commissionate o raccolte, di altrettanti artisti in tutto il mondo incontrati viaggiando e visitando gallerie d’ arte. Sono quasi 100 i Paesi e le popolazioni rappresentate nel progetto non profit che vuole «portare nel futuro una mappa visiva delle culture umane».

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Veneto Banca, case a Cortina e terreni in Puglia. Il tesoro dei banchieri – due articoli

In 19 sono esposti per aver guidato Veneto Banca verso il precipizio. E in 11 hanno tutta l’aria di aver reagito allo stesso modo: cercando di mettere i propri beni al riparo. Terreni in Puglia e case a Cortina, appartamenti a Treviso e Roma, uffici a Padova. Sono decine i beni che gli ex amministratori dell’istituto di Montebelluna oggi in liquidazione hanno cercato di sottrarre alle richieste di risarcimento, per lo più creando dei fondi patrimoniali o tramite compravendite e cessioni di immobili in famiglia. Il meccanismo è simile a quello utilizzato dai manager di Popolare di Vicenza per cercare di sfuggire ai sequestri. Ma in questo caso il rischio che alcuni patrimoni non siano più aggredibili è più concreto, perché vari manager e consiglieri di amministrazione si sono mossi per tempo. In molti casi mancano pochi mesi alla scadenza dei cinque anni concessi dalla legge per rendere inattaccabile un fondo patrimoniale, di fronte a una richiesta di sequestro in sede civile legata a un’azione di responsabilità. Quest’ultima è stata mossa all’inizio dell’estate da Veneto Banca sotto la guida di Fabrizio Viola, quando l’istituto era in mano al fondo Atlante. La causa serve per reclamare un indennizzo di 2,2 miliardi di euro dagli amministratori che hanno portato l’istituto al dissesto. Eppure lo stesso Viola, ora incaricato dal governo di gestire la liquidazione, non ha ancora chiesto i sequestri. Proprio per questo, ora il tempo gioca a favore di chi spera di sottrarre i propri patrimoni alla responsabilità civile una volta per tutte.
L’unico ad aver subito finora il blocco dei beni è l’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli: i due provvedimenti notificati prevedono che si arrivi a indennizzi fino a 45,4 milioni di euro. Il provvedimento però non riguarda l’azione civile di responsabilità: è legato a un’inchiesta penale per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, partita su segnalazione della Banca d’Italia. Caso esemplare è quello dell’ex presidente Flavio Trinca che già il 19 dicembre 2013 vincola in un fondo gli immobili che possiede a Montebelluna e Jesolo, lasciandone fuori uno di Roma. Il tempo ora gioca anche per lui, se i liquidatori nominati dal Tesoro non chiederanno il sequestro dei suoi beni in tempo. Procedura diversa ha scelto invece il suo vice Franco Antiga: il 27 maggio di quattro anni fa vende due appartamenti che aveva con la moglie e nel 2016 accende un mutuo sull’abitazione a garanzia di un finanziamento da 250mila euro. Più articolato il meccanismo scelto dal consigliere Paolo Rossi Chauvenet che il 24 dicembre 2013 pone «un vincolo di interesse storico e artistico» sugli appartamenti di cui era proprietario con la moglie e i figli. Due anni dopo effettua una donazione ai figli degli stessi beni mantenendo la nuda proprietà e nel 2016 completa l’operazione di dismissione. Accende infatti un mutuo con la moglie e i figli da due milioni di euro «per il sostentamento di spese personali» e dà a garanzia un appartamento a Cortina e tre uffici a Padova.
Il consigliere Vincenzo Chirò possiede più di 60 immobili e terreni ma ha vincolato tutto in un fondo patrimoniale costituito il 14 novembre del 2016. Più previdente sembra essere stato Gian Quinto Perissinotto: ha «vincolato» in vari fondi numerose case e garage che possedeva con moglie e fratelli, mentre una nuda proprietà proveniente da un’eredità l’ha donata alla figlia. Ma la parte più consistente l’ha fatta confluire nei fondi creati fino al 2010 e così ha cercato di mettere al riparo il patrimonio. Proprio come Diego Xausa che ha vincolato tutti gli immobili di Asiago, Capoliveri e Vicenza nei due fondi costituiti nel 1999 e nel 2010. E come Alessandro Gallina che ha una situazione chiusa e ormai consolidata. Più rischiosa quella di Marco Pezzetta, che invece il fondo lo ha aperto solo nel 2015. C’è anche chi ha preferito monetizzare. Francesco Biasia ha venduto un appartamento a Milano per 575mila euro mantenendo alcune case a Vicenza. Attilio Carlesso ha invece preferito disfarsi dell’intero patrimonio: sei appartamenti, due garage e un ufficio a Verona. Gianfranco Zoppas ha venduto alcuni immobili a Maria Teresa Zoppas mentre altri glieli ha donati.

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Veneto Banca, case a Cortina e terreni in Puglia. Il tesoro dei banchieri

 

Le manovre degli ex vertici di Veneto Banca per occultare i patrimoni aggredibili dall’azione di risarcimento da 2,2 miliardi chiesta per il risarcimento
Veneto Banca, case a Cortina e terreni in Puglia. Il tesoro dei banchieri

Case a Cortina, garage, ville di lusso, proprietà a Roma, uffici a Padova e Treviso e terreni in Puglia. Una lunga lista di beni che gli ex vertici di Veneto Banca, l’istituto di credito nordestino salvato dal crac grazie all’intervento del Fondo Atlante e di Banca Intesa sotto la regia del governo e oggi in liquidazione, hanno sottratto al perimetro del futuro risarcimento per l’indennizzo di 2,2 miliardi di euro richiesto dall’ex amministratore delegato Fabrizio Viola contro gli amministratori passati che hanno portato l’istituto al dissesto. A partire dall’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli.

Lo rivela il Corriere della Sera che spiega come dei 19 banchieri coinvolti nella gestione fallimentare di Veneto Banca, in 11 hanno reagito in modo simile a quello messo in atto dagli ex vertici dei cugini di Banca Popolare di Vicenza, cercando cioè di mettere i propri beni al riparo. Il meccanismo, spiega il quotidiano di via Solferino, è quello della creazione di fondi patrimoniali o delle compravendite-cessioni di immobili in famiglia

Manovre che rischiano di risultare vincenti visto che in molti casi mancano pochi mesi alla scadenza dei cinque anni concessi dalla legge per rendere inattaccabile un fondo patrimoniale, di fronte a una richiesta di sequestro in sede civile legata a un’azione di responsabilità e Viola non ha ancora ancora chiesto i sequestri.

L’unico ad aver subito finora il blocco dei beni, spiega sempre il CorSera, è Consoli: i due provvedimenti notificati prevedono che si arrivi a indennizzi fino a 45,4 milioni di euro. Il provvedimento però non riguarda l’azione civile di responsabilità: è legato a un’inchiesta penale per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, partita su segnalazione della Banca d’Italia.

Alcuni casi di “occultamento”? Il primo è quello dell’ex presidente Flavio Trinca che il 19 dicembre 2013 ha vincolato in un fondo gli immobili che possiede a Montebelluna e Jesolo, lasciandone fuori uno di Roma. Un altro è quello del suo vice Franco Antiga che a maggio dello stesso anno ha venduto due appartamenti che aveva con la moglie e nel 2016 ha acceso un mutuo sull’abitazione a garanzia di un finanziamento da 250 mila euro.

Poi ci sono, sempre ad esempio delle confezionate ad hoc per mettere in sicurezza i patrimoni personali, altre azioni più articolate come quella del consigliere Paolo Rossi Chauvenet che a fine 2013 ha posto “un vincolo di interesse storico e artistico” sugli appartamenti di cui era proprietario con la moglie e i figli. Due anni dopo ha effettuato una donazione alla prole degli stessi beni mantenendo la nuda proprietà e nel 2016 completa l’operazione di dismissione.