La riconferma di Visco dimentica i soci delle ex BPVi e Veneto Banca ridotti sul lastrico anche dalle carenze della Vigilanza: l’opinione in esclusiva di Giovanni Schiavon

Esclusiva: l’opinione di Giovanni Schiavon, già vicepresidente di Veneto Banca ed ex presidente del tribunale di Treviso

Il recentissimo dibattito che ha accompagnato la riconferma di Ignazio Visco alla carica di governatore della Banca d’Italia offre l’occasione per svolgere alcune considerazioni, soprattutto perché esso – con tuti i suoi delicati profili istituzionali – si inserisce nel contesto di un disastro economico, che, improvvisamente, ha messo sul lastrico quasi 220.000 famiglie e piccole imprese. Un disastro i cui effetti nocivi (soprattutto sul territorio del Veneto) non sono ancora finiti, per le tante espropriazioni e per i fallimenti che ancora ne deriveranno.

Alla base dei dubbi sulla riconfermabilità di Visco c’era il diffusissimo convincimento che le cause delle crisi bancarie fossero, in vario modo, riconducibili non solo ai materiali autori di cattive gestioni, ma anche (e soprattutto) a gravi carenze strutturali del sistema ed alla criticità dell’operato della Vigilanza, che non è mai intervenuta tempestivamente e con adeguatezza. E pochissimi studiosi e politici (di ogni schieramento) erano disposti a dubitare che Banca d’Italia non avesse avuto le sue colpe per non aver adeguatamente controllato e per essere intervenuta spesso a sproposito e quasi sempre in ritardo.

Le funzioni che l’Ordinamento (a partire dalla legge istitutiva n. 375/1936) attribuisce a Banca d’Italia rientrano, a grandi linee, in poteri di indirizzo e in poteri di vigilanza bancaria e finanziaria.

È in virtù dei primi che l’Istituto centrale si ritiene legittimato ad intervenire nelle crisi, indicando, fra quelle di elevato standing, le banche in grado di assorbire gli Istituti in difficoltà o, comunque, portatori di problematicità gestionali; ed è in virtù dei secondi che essa esercita un controllo generale o specifico su tutti gli intermediari bancari e non bancari, per prevenire la crisi e porre le basi delle virtuose gestioni.

Le strategie risanatorie degli intermediari in crisi passano anche attraverso delicati piani di fusioni interbancarie, autorizzate, vagliate e spesso suggerite (o caldamente raccomandate) proprio dalla Banca Centrale che, dopo aver individuato un partner di elevato standing, si propone di risolvere eventuali criticità di un altro Istituto attraverso la fusione del secondo nel primo. Con questo sistema Banca d’Italia ha tentato di intervenire in talune situazioni di difficoltà, suggerendo le opportune aggregazioni fra banche, dopo averne individuata una, appunto, di elevato standing.

Fra le tante suggerite, è rimasta come massimo esempio di miopia quella di Veneto Banca in Banca Popolare di Vicenza, rimasta senza esito ma fortemente ed insistentemente voluta dalla Vigilanza di Banca d’Italia anche se, poco dopo, gli stress test europei di ottobre 2014 avrebbero rivelato che, tra le due Popolari venete, proprio quella di Vicenza era la più debole e la più problematica (anche se, improvvidamente, la BPVI era stata indicata come meritevole di svolgere il ruolo aggregante pure per Etruria, il cui CdA ha respinto il progetto, con conseguente commissariamento da parte di Bankitalia). Dunque, non si può dimenticare che la Banca centrale italiana ha commesso clamorosi errori non solo sul piano della vigilanza vera e propria, ma anche per ciò che riguarda i suoi compiti di indirizzo.

È in questo quadro di riferimento che i cittadini devono valutare la vicenda della riconferma del Governatore Visco. Egli aveva sempre rassicurato i cittadini italiani che il nostro sistema bancario era solido, anche se così non era; aveva sempre assolto il suo apparato di vigilanza, nonostante le sue evidenti falle, di cui, peraltro, tutti ora mostrano di essere consapevoli; non ha mai manifestato un vero rammarico per il dramma di migliaia di disperati, messi sul lastrico da quel sistema che proprio l’Istituto da lui guidato avrebbe dovuto proteggere. Sono stati, dunque, commessi molti errori, su diversi piani, che hanno minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni ed hanno creato gravi conseguenze per i risparmiatori e per il mercato.

In questi giorni non c’è stato uomo politico che, sia pure in diversa misura, non abbia manifestato riserve (quantomeno) sull’efficienza della Vigilanza della Banca d’Italia, che non ha reso un adeguato servizio ai cittadini. E, allora, ci si deve chiedere perché mai sia montata un’indignazione per quella “mozione” (definita impropriamente “contra Visco“) presentata dal partito di maggioranza relativa, nella quale si sono espresse riserve sull’opportunità di riconfermare l’incarico al Governatore in scadenza.

La mozione ha, addirittura, scosso il governo, facendo indignare importanti protagonisti della più recente scena politica, quali Napolitano e Dini, per lo strappo istituzionale e per la forzatura dei regolamenti parlamentari, nonché per l’asserito attacco all’indipendenza di Banca D’Italia.

È davvero singolare che nessuno, ma proprio nessuno, abbia invece avuto un pensiero per quelle migliaia di cittadini che in un sol colpo – e anche per le colpevoli distrazioni della Vigilanza di Bankitalia – sono finiti sul lastrico. Essi non hanno dubbi sulla necessità che le Istituzioni debbano essere salvaguardate e che la loro indipendenza corrisponda ad un valore irrinunciabile per lo stesso nostro Paese. Ma si domandano anche perché mai non possa essere messa in discussione, se non nelle forme sacrali previste dai Regolamenti, la composizione di quell’Authority – pur in sé indipendente – che non è stata all’altezza del suo compito e non li ha difesi. I cittadini sono indignati non per la lesione degli equilibri politici o per la violazione delle norme del fair play istituzionale, ma anche per la povertà che il sistema bancario, non adeguatamente controllato e guidato dal Capo di Bankitalia, ha loro inflitto.

Il vero scandalo è proprio questo: la spogliazione economica di migliaia di persone, famiglie, imprese, seguita dalle lacrime di coccodrillo di tutti, Visco compreso.

Giovanni Schiavon