SETTEMBRE – 2014 – E’ DURATA POCO PIÙ DI 21 MESI L’ERA CUCCHIANI A INTESA. MA L’IDILIO CON ABRAMO BAZOLI È DURATO ASSAI MENO – DA MICCICHE’ A CASTAGNA, ECCO COSA NON HA FUNZIONATO…

Che cosa non ha funzionato nel rapporto tra Bazoli e Cucchiani, tanto da determinare la defenestrazione di quest’ultimo a pochi mesi dalla conferma per un altro triennio? Una visione opposta di mission aziendale e qualche siluramento di troppo alla base dello strappo finito in dimissionamento”…
E’ durata poco più di 21 mesi l’era Cucchiani a Intesa Sanpaolo. Ma l’idilio con Giovanni Bazoli è durato assai meno. Già dieci mesi dopo l’arrivo in Via Monte di Pietà dell’ex uomo forte di Allianz, vale a dire tra ottobre e novembre 2012, il professore bresciano meditava la sua sostituzione.
E a dicembre confidava ai suoi più stretti collaboratori che con l’imminente assemblea di primavera il cambio della guardia sarebbe stato «molto opportuno». E proprio per quella ragione si era sentito in obbligo di tradire ciò che si era ripromesso pochi anni prima: lasciare la presidenza dell’istituto al compimento dell’ottantesimo anno. Sicché aveva accettato l’offerta dei grandi azionisti di Intesa di restare al vertice per un altro triennio.

Che cosa non ha funzionato nel rapporto tra Bazoli e Cucchiani, tanto da determinare la defenestrazione di quest’ultimo a pochi mesi dalla conferma per un altro triennio? La domanda non è banale, perché di norma strappi tanto violenti a pochi mesi dalla nomina sono la conseguenza di comportamenti gravemente scorretti nella gestione dell’azienda oppure il prezzo di operazioni sbagliate che possono compromettere il patrimonio della società. Ma agli atti non risulta nulla di ciò, anzi Cucchiani viene semmai segnalato per essersi tenuto a distanza da operazioni a gestione complicata.

Lo stesso Giuseppe Guzzetti, presidente di Cariplo, nei giorni scorsi non ha esitato a sottolineare che «Cucchiani ha ottenuto buoni risultati, che ci vanno bene come azionisti». Del resto, nell’ultimo anno e mezzo il titolo di Intesa non ha sfigurato rispetto al settore, recuperando valore fino al punto da intravedere quota 30 miliardi in termini di capitalizzazione.

Dunque, che cosa non ha funzionato? Di là delle versioni ufficiali, probabilmente la risposta è nell’idea di banca che da anni anima le scelte di Bazoli – fu lui a coniare insieme all’ex consigliere delegato Corrado Passera la definizione di «banca di sistema» – fin dal primo momento rivelatasi diversa da quella che invece ha in mente Cucchiani, ossia di un’azienda che risponde anzitutto agli azionisti e quindi deve tenersi alla larga da operazioni a rischio-perdite.
Una visione profondamente lontana da quella di Bazoli, dalla quale sono discese scelte organizzative che hanno probabilmente spiazzato la prima linea dell’istituto. Di qui alcune decisioni (per esempio il siluramento di Giuseppe Castagna candidato alla direzione generale del gruppo oppure le limitazioni al direttore del corporate Gaetano Miccichè) che evidentemente i grandi soci non hanno gradito fino al punto da fare massa con Bazoli nell’operazione di dimissionamento