«Veneto Banca è persa, ce la siamo mangiati per strada»

Sono state rese pubbliche le intercettazioni telefoniche della primavera 2015 di Vincenzo Consoli, quando Veneto Banca stava crollando e i risparmiatori inferociti avevano appena scoperto il deprezzamento delle azioni. Il 31 marzo parla al telefono con un consigliere del Cda intenzionato a dimettersi. Il dg lo dissuade, poi il discorso si sposta su di lui. Consoli dice che ha sempre lavorato per spirito di servizio e non per predominare o prevaricare, che si è sempre comportato in maniera rispettosa e che adesso sembra sia il peggiore degli individui, che viene continuamente delegittimato. Poi precisa: «ragazzi, io ero il padrone di questa banca».

Il giorno dopo, in un’altra conversazione telefonica, Consoli ammette che la banca si sta dissolvendo. «La nostra banca è una banca persa, quindi, prima la mettiamo in buone mani meglio è. Questo è il mio pensiero. Questa qui è una banca che non ha più una via di fuga perché ce la siamo mangiati per strada. Io non ho più voglia di stare qui, quindi dobbiamo trovare un’intesa perché voglio andare via. C’è molta confusione, molto casino, ci sono dei pierini, c’è una banca allo sbando, questa è la verità. C’è una banca allo sbando dove c’è un presidente che non è forte, un vice che non l’aiuta, un direttore che si è rotto le palle e che è stato delegittimato. Questo è il quadro».