BANCHE VENETE -I liquidatori in Commissione banche: notizie su crediti in rianimazione e risarcimenti

Luca Erzegovesi – Prof. finanza aziendale

Università di Trento

Oggi, con inizio alle 10:30, si è tenuta in Commissione banche la seconda audizione dei responsabili della Vigilanza Banca d’Italia e Consob, su cui relazionerò nei prossimi giorni. Voglio invece parlare delle cose dette due giorni fa nell’audizione dei Commissari liquidatori delle ex-banche venete (qui il video). La riunione è durata più di tre ore. Prima di tutto riprendo dal resoconto i nomi dei professionisti che sono intervenuti:

Svolgono la propria esposizione, per quel che concerne Veneto Banca, l’avvocato LEPROUX, il dottor VIOLA e la professoressa SCOGNAMIGLIO e, per quanto riguarda la Banca Popolare di Vicenza, il dottor VIOLA e il professor DI CECCO.

Non lo dico per formalità. Come a volte succede, quando si crea una squadra per affrontare una massa di problemi con un mandato di pubblico interesse, senza facili glorie o guadagni, si trovano persone con certe qualità che insieme si impegnano per dare il meglio. Dalla prima impressione, mi pare che ciò stia succedendo nelle due liquidazioni coatte amministrative (LCA). Gli auditi hanno fornito un quadro informativo onesto e aggiornato. Lo hanno fatto con tono professionale e rispettoso, ma fermo quando necessario (e gli spunti polemici non sono mancati, soprattutto con Fabrizio Viola – ex capoazienda delle stesse banche e di MPS – ma non solo con lui).

Ho ascoltato l’audio della seduta ed estraggo due insiemi di informazioni che meritano di essere fissati perché fanno luce su questioni lasciate aperte dal DL 99/2017, sulle quali numerosi ex-clienti delle due banche non dormono sonni tranquilli.

Note
Non mi soffermo sulle altre questioni emerse in audizione, legate alla genesi della soluzione LCA, alla trasparenza del relativo processo e alle alternative che non si sono esplorate. Penso di averle già preventivamente indagate ai tempi. A parte le dietrologie (legittime) e le assunzioni controfattuali dei commissari inquirenti, non ho raccolto spunti nuovi dalle risposte dei liquidatori i quali, nell’attuale veste, sono comprensibilmente saturati dall’oggi e dall’immediato domani.

In termini di tempistica delle procedure, non si può essere precipitosi ma si fanno dei passi avanti. Entro novembre dovrebbe essere completata la due diligence dei crediti per delimitare il perimetro delle posizioni di qualità insufficiente che sarà lasciata o ritrasferita alle LCA. Pare che nel frattempo ci siano anche rientri in bonis per qualche centinaio di milioni che prenderanno il percorso inverso. Bene. È ad uno stadio avanzato anche la stesura dell’accordo di “cessione” del portafoglio Npl a SGA (in realtà è un affidamento del servicing mantenendo il rischio di recupero in capo alle ex banche, come spiego qui).

I crediti deteriorati risanabili: che fine faranno?

I consulenti della Commissione banche fanno bene il loro lavoro e confezionano a beneficio dei membri della stessa i temi da porre sul tavolo. Nell’audizione in oggetto è andato forte il tema degli Npl diversi dalle sofferenze dati in carico alle liquidazioni. Si tratta di esposizioni non ancora in degrado irreversibile, vantate verso imprese in attività, con una probabilità di ritorno in bonis non irrilevante. Fin dai primissimi annunci sulla soluzione LCA, alcuni commentatori (ricordo Carlo Di Foggia sul Fatto quotidiano il 28 giugno) hanno visto un buco nella filiera comprendente good bank ceduta, bad bank liquidata e SGA gestore in service degli Npl della seconda. Il buco è appunto la cura dei deteriorati risanabili. C’era e rimane il timore che le LCA chiedano ai debitori incagliati di restituire tutto e subito non avendo alternative al recupero per vie giudiziarie o con accordi a stralcio. Timore fondato, perché farebbe chiudere molte attività ancora in piedi (faticosamente), e abbatterebbe anche il valore recuperato del credito. Tutti ci perderebbero.

In proposito, diversi membri della Commissione hanno chiesto ai liquidatori che si pensa di fare per evitare il massacro degli unlikely to paynella fase transitoria in corso e soprattutto dopo che la gestione degli Npl sarà trasferita alla SGA. I loro consulenti hanno fatto girare la voce che la SGA è un intermediario vigilato privo di una piena licenza bancaria (aggiungo che è abilitato a un’attività di servicing). La LCA oggi e la SGA domani non possono erogare nuova finanza, né tanto meno offrire un conto corrente di appoggio sul quale attivare linee di credito, o cose del genere.

I liquidatori hanno riposto: (a) abbiamo ben presente il problema e la sua importanza; (b) non è ancora implementata una soluzione a regime; (c) si sono comunque assicurate delle soluzioni tampone in collaborazione con Banca Intesa che continua ad assicurare il servicing delle posizioni non in sofferenza ai sensi del contratto di cessione; (d) la LCA non è limitata ad azioni di recupero per vie legali o con accordi a stralcio che presuppongono l’estinzione del rapporto, può infatti concordare riduzioni o moratorie del debito; (e) le azioni sub (d) non bastano, per renderle più efficaci nella gestione SGA saranno previste convenzioni con banche [presumo con Intesa in via preferenziale, ma anche con altre] per assicurare l’apporto di nuova finanza e più in generale l’accompagnamento di un piano di ristrutturazione laddove sia funzionale al risanamento della gestione [lo desumo dalla risposta di Di Cecco al minuto 02:48 circa].

Ne concludo che l’impianto della liquidazione non include dispositivi preconfezionati per gestire proattivamente gli incagli. Questi crediti però non sono stati automaticamente ibernati né messi in recupero coattivo. Nella prima fase si sta cercando di dare continuità coinvolgendo Intesa. A regime, l’attività sarà riorganizzata nella filiera LCA-SGA-Intesa-altri (banche e servicer). Nella fase iniziale le imprese “incagliate” hanno faticato a trovare un interlocutore nelle filiali ex-BPVi/VB con cui lavoravano (non tutti sono al corrente degli impegni presi da Intesa, forse). Le cose dovrebbero migliorare, ma serviranno processi efficaci e tanta collaborazione.

Le attese di risarcimento di subisti e azionisti (truffati e no)

Su questo fronte la situazione è più incerta da tutti i punti di vista, sia in merito sia all’ammontare dei claim, sia alla probabilità di soddisfarli con la liquidazione degli attivi. La LCA è subentrata nelle azioni risarcitorie contro amministratori e dipendenti delle due banche, ma al di là del petitum miliardario non si sa quanto sarà monetizzato. Qualcosa (forse nell’ordine delle centinaia di milioni) andrà nella massa a servizio delle passività, ma prima delle obbligazioni subordinate e del capitale proprio si devono rimborsare (sommando le due ex banche) 10 miliardi di debiti prededucibili e privilegiati (finanziamento dello sbilancio di cessione da Intesa e anticipi dal MEF). L’attivo da cui estrarre i soldi che servono cuba 12 miliardi a valori di libro (escludendo i suddetti claim attivi per risarcimenti). Il ricavato dipenderà dai tassi di recupero, qui trovate le mie grezze simulazioni di giugno.

I liquidatori sono stati sinceri: ci vorrà tempo per raggiungere volumi alti dei flussi recuperati e per abbattere la massa che incombe sopra i crediti chirografari, per la maggior parte formati dalle pretese risarcitorie dei clienti che hanno a loro volta avviato azioni contro le due banche per vari motivi. I principali sono il cattivo collocamento di azioni e obbligazioni subordinate (con forzatura dei profili MIFiD, in collegamento con finanziamenti “baciati” oppure no), e gli ordini di vendita delle azioni non eseguiti per mancato rispetto della cronologia dovuto a “scavalcamento”. In questo mare magnum occorre distinguere tra:

  1. chi aveva aderito alle proposte transattive lanciate dalle ex banche prima della messa in liquidazione, ottenendo in cambio un credito quantificato nell’ordine del 15% (mis-selling) e del 50% (scavalcamento, se ho inteso bene);
  2. chi non aveva aderito, avviando un’azione legale a fini risarcitori.

I membri di entrambe le categorie devono fare richiesta di insinuazione al passivo. Nell’audizione del 2 novembre hanno parlato i legali delle associazioni che li stanno assistendo (parliamo di decine di migliaia di ricorrenti, pensate che i soci delle due banche sono circa 200 mila).

Seguono in coda nella payment waterfall i titolari di obbligazioni subordinate, e dopo di loro gli azionisti, se non già insinuati al passivo con azioni risarcitorie.

Con riferimento agli azionisti “baciati” che sono nel contempo debitori delle due LCA possono esserci due fattispecie:

  1. possono detenere un credito chirografario per pretesa risarcitoria (se accolta in giudizio o con accordi transattivi); questo tipo di crediti non è compensabile (purtroppo) con il debito per il finanziamento ottenuto per comprare i titoli, ai sensi dell’art. 83 del Testo unico bancario; è una cosa discutibile sotto il profilo dell’equità, ma non intacca glia ttivi e quindi va a beneficio dei creditori privilegiati della liquidazione;
  2. posso ottenere la sentenza di nullità dell’acquisto dell’azione e del finanziamento relativo ai sensi dell'[art. 2358 del codice civile] che considera illecite tali congiunzioni se non nei casi di deroga dallo stesso articolo espressamente normate; in questo caso il cliente risolve due problemi in un colpo solo, ma la liquidazione viene a perdere una parte dell’attivo.

Le posizioni non sono ancora tutte chiaramente classificate in una di queste due categorie. Un’ulteriore caso, ancora più spinoso, è quello dei clienti ancora classificati in bonis il cui debito potrebbe essere finito nel compendio ceduto a Intesa Sanpaolo, mentre la posizione in azioni è rimasta presso la bad bank. Presumo che questi casi, se di importo non esiguo, saranno intercettati e risolti in qualche modo, se danno titolo per pretendere l’annullamento della coppia di rapporti finanziari.

C’è infine il gruppo degli obbligazionisti subordinati che hanno diritto al rimborso forfettario del Fondo di solidarietà creato presso il Fitd per le quattro banche ed esteso alle Venete. Al momento è questa l’unica forma di ristoro al di fuori di azioni legali. Riguarda una popolazione limitata (dalla quale sono esclusi gli azionisti), la quale dovrebbe ottenere il 100% delle somme perse, di cui l’80% dal Fitd e il resto a valere sullo stanziamento volontario di Intesa. La liquidazione ha però disattivato i fondi stanziati per i soci in condizioni disagiate, come questo di BPVi.

Ho fin qui riportato il discorso in “legalese” nelle sue linee essenziali. C’è poi un tema di ricadute personale e sociali, di cui i liquidatori avvertono la pressione. Come si è detto, non sono ancora definiti (né definibili) i tempi e le quote di un eventuale risarcimento o rimborso. Tuttavia, decine di migliaia di persone si sono mosse per ottenere soddisfazione, sostenendo ulteriori costi legali, oltre che emotivi. Al momento hanno come interlocutori i due Comitati dei liquidatori, i quali non possono che indicare il calderone fumante dell’attivo, dal quale si spera di scodellare due ricche porzioni a rientro dell’esposizione verso ISP e lo Stato per poi cominciare la distribuzione al popolo. Le LCA hanno tutti gli strumenti legali per contenere le attese e le pretese di questa massa di ex clienti in stato di agitazione (con buone ragioni per la maggior parte). Tuttavia, sono due realtà fragili rispetto a cotanta pressione politica e sociale.

Pertanto si levano istanze di ristoro in via privilegiata o parallela rispetto alla cascata della liquidazione, che scende da più di 11 miliardi di altezza e chissà mai se arriverà a valle. Se arriverà, questo accadrà dopo non mesi, ma anni (anche qui Viola e i suoi colleghi sono stati sinceri). I risparmiatori organizzati hanno approcciato il governo nella persona del sottosegretario Baretta, incontrato in più occasioni prima e dopo la messa in liquidazione. Non c’è nulla di garantito, se non l’ascolto e la promessa di fare qualcosa. Un punto dirimente è il trattamento degli azionisti, che in una prima risposta (si era detto) dovevano restare fuori da eventuali ristori fuori sacco (come si è fatto per le quattro banche, il caso di Mps è più complesso non essendoci stato azzeramento ma diluizione). Il numero di soci truffati, che tali non erano fino alle nefaste campagne di arruolamento del 2013-2014, è tuttavia molto più alto, così come la rabbia per le pratiche scorrette di collocamento, utilizzate su scala più vasta a quanto pare. Le associazioni degli ex piccoli clienti battono su un tasto: non siamo speculatori, siamo risparmiatori. I rappresentanti degli ex soci di taglia patrimoniale più robusta, alcuni dei quali attivi nelle liste dei candidati agli ultimi CdA, aspirano a una compensazione in quota ridotta.

La questione rimane aperta. Per fare un paragone, mi viene in mente il caso del gruppo spagnolo Bankia. Nel 2011 aveva effettuato un aumento di capitale finalizzato alla quotazione in borsa sulla base di bilanci che occultavano perdite. Caduto in dissesto, è stato salvato dallo Stato spagnolo nel 2012. I soci entrati l’anno prima avevano perso tutto. Di fronte a uno tsunami di azioni risarcitorie fondate sulle evidenze emerse di falsificazione dei conti, nel 2016 la banca ha deciso di rifondere le perdite agli azionisti entrati con l’IPO del 2011. Costo: 1,8 miliardi di euro. In questa news trovate esempi di mis-selling aventi ad oggetto azioni, altri strumenti di capitale, derivati e piani assicurativi associati ai prestiti

C’è però un enorme differenza tra la situazione dei soci di Bankia e quella degli azionisti veneti: i primi ricorrono contro una banca nel frattempo risanata e rilanciata (con massicce iniezioni di denaro pubblico), i secondi interloquiscono con due gestioni liquidatorie nelle quali non entra un soldo, se non quelli che si realizzeranno dall’attivo. Il DL 99/2017 ha eretto una muraglia che protegge Intesa (il pianeta dove sono migrate le parti sane delle due banche) dalle azioni dei clienti maltrattati dalle ex-banche.

Lo ribadisco, sul piano legale è tutto regolare, la partita si chiude come al rinfresco della festa per il nuovo parroco:

Finché ce n’è, viva il Re.
Quando non ce n’è più, viva Gesù.

Sul piano della rotazione di parti sensibili, tuttavia, il discorso è lontano dall’essere chiuso, o almeno questa è la mia percezione in questo momento, vista anche l’attenzione della politica, confermata dall’audizione dei risparmiatori in Commissione banche. Come, quando (e soprattutto quanto) si potrà mettere sul tavolo non sono in grado di dirlo. Forse si vuole aspettare che SGA faccia il business plan del recupero Npl in modo da capire l’eventuale ammanco che si dovrebbe, sotto varie condizioni, coprire. Se però la relazione finale della Commissione d’inchiesta sulle banche metterà sotto accusa i Supervisori, allora la politica dovrà rispondere. E mettere mano al portafoglio.

Sui titoli di coda: arriva il fondo per gli azionisti truffati

Ho finito il post prima di cena, tornato a casa ho intercettato questa nota sul profilo Facebook di Matteo Renzi

postrenzi

Questa è telepatia! Panem et circenses. Il ristoro ai risparmiatori traditi e i ludi gladiatorum tra Autorità visti oggi in Commissione banche.

Ma di questo parleremo la prossima volta.