DALL’ACQUA MARCIA AI CREDITI MARCI: IL BUCO DA UN MILIARDO DI BELLAVISTA CALTAGIRONE – L’IMPRENDITORE, ANCORA A PROCESSO PER IL CRAC DELLE SUE 25 SOCIETÀ, ORA SONO IN MANO ALLE BANCHE, CHE IN 4 ANNI SONO RIUSCITE A RECUPERARE SOLO IL 10% DI QUEL MILIARDO, CHE ORA SONO RIPIANATI DAI CONTRIBUENTI

il sole 24 ore

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Il nuovo grande scoglio che rende difficile la navigazione delle banche italiane nel mare magnum delle sofferenze ha un nome altisonante di antico lignaggio, così come la sua società andata a gambe all’aria e in liquidazione da tempo. Lui è Francesco Bellavista Caltagirone, cugino del liquidissimo Francesco Gaetano e i guai per le banche (tutte) arrivano dal crac di Acqua Marcia, crollata definitivamente nel 2012 sotto il peso di oltre un miliardo di debiti con le banche.

Da allora è in corso un complicato e difficile processo di liquidazione per ognuna delle 25 società (una selva) di cui era composto il gruppo dell’imprenditore finito agli arresti nel marzo del 2012 (e assolto in primo grado e che attende l’Appello) a seguito di un’inchiesta sul buco del Porto di Imperia. Per l’ex patron di una delle più antiche società italiane, ma in realtà per i 25 liquidatori, va in scena da tempo lo stesso film che ha visto coinvolti i grandi debitori bancari: dalla Tassara di Zaleski, alla Risanamento dell’ex Zunino; ai crac delle società della famiglia Ligresti e ai vari Coppola e Casale.

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Il copione è noto: le banche che da creditori ingenti diventano loro malgrado azionisti costretti a cedere ogni asset di valore (se ne rimane) sperando così di rientrare in possesso dei loro prestiti miliardari finiti in sofferenza. Per Acqua Marcia quel percorso avviato con fatica ha permesso finora il recupero di soli 100 milioni dalle cessioni a fronte di un’esposizione che al momento del crollo superava il miliardo.

Francesco Bellavista Caltagirone Francesco Bellavista Caltagirone

Ci vorranno anni, quindi, come è già accaduto per le storie amare degli ex immobiliaristi rampanti, perchè le banche possano (forse) rientrare di parte dei loro prestiti. E tra le banche per Acqua Marcia ci sono anche quelle salvate e in crisi. Da Etruria che ha dato 60 milioni mai rientrati per il Porto di Imperia a Mps a Veneto Banca e Pop Vicenza.

Tra le banche ci cascano pressoché tutte. Del resto Bellavista Caltagirone, noto alle cronache economiche ma anche a quelle giudiziarie (il primo arresto nel lontano ’79 per il crac Italcasse da cui risulterà poi assolto in Appello) fa il giro delle sette chiese per finanziare i suoi alberghi, i suoi aeroporti privati e i suoi porti turistici. Dalla ricostruzione dei rapporti bancari risulta che Mps lo finanzia per 60 milioni per il Porto di Imperia e un albergo di Catania. Etruria altri 60 milioni (ora sofferenze) sempre per il porto ligure. La piccola Carife concede crediti per 70 milioni per l’acquisto di alberghi.

IL PORTO DI FIUMICINO IL PORTO DI FIUMICINO

La malandata Carige risulta esposta per 70 milioni per l’iniziativa immobiliare di via Calchi Taeggi a Milano; Veneto banca, salvata da Atlante, presta soldi per 65 milioni sia per i porti che per iniziative immobiliari e poche decine di milioni li mette anche la consorella di Vicenza. Poi ci sono i big: da Bnl che tuttora vanta un’esposizione di 120 milioni, al Banco Popolare che con la ex Lodi finisce per concedere a Bellavista Caltagirone 110 milioni.

FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE

E ciliegina sulla torta il maxi-esborso da 240 milioni coordinato in un pool guidato da UniCredit e Rbs per l’acquisizione del Grand Hotel Molino Stuky di Venezia. L’operazione, almeno questa, ha avuto un esito positivo per le banche che hanno ceduto i crediti vantati nei confronti di Acqua Marcia al gruppo Marseglia che è subentrato.

Di quel malloppo da oltre un miliardo qualche soldo è stato recuperato dai liquidatori giudiziari. È stata ceduta la partecipazione in Ata Ali servizi , lo scalo privato di Linate ceduto per 25 milioni alla Sea di Milano. È andata in porto la vendita di Villa Aventino a un fondo di Sorgente per 24 milioni e Giuseppe Statuto ha rilevato l’anno scorso l’Hotel San Domenico di Taormina per 53 milioni. Cento milioni recuperati, un decimo dell’esposizione bancaria a 4 anni dall’arresto di  Bellavista.

SCAJOLA CON BELLAVISTA CALTAGIRONE TAGLIA IL NASTRO ALLAVVIO DEL CANTIERE DEL PORTO SCAJOLA CON BELLAVISTA CALTAGIRONE TAGLIA IL NASTRO ALLAVVIO DEL CANTIERE DEL PORTO

Servono tutti a ristorare i creditori (banche in testa) dato che la società dopo l’uscita di Bellavista Caltagirone è stata gestita da un pool di professionisti, che ha promosso l’azione di responsabilità contro Bellavista, capitanati da Tiziano Onesti con l’unico obiettivo di cedere gli asset per ripagare i debiti.

Il problema che rende difficile il cammino è che ognuna delle 25 società del gruppo fallito ha un suo concordato liquidatorio con un suo commissario liquidatore. Un ginepraio che ha dilatato i tempi già lunghi delle possibili vendite. Poi c’è il peccato originale. Aver concesso tanto, troppo credito a un soggetto che metteva a garanzia immobili e faraonici progetti di sviluppo turistico. Quelle garanzie e quelle ipoteche non hanno salvato le banche dalla montagna di sofferenze.

 FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA

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CHE BELLAVISTA AI CARAIBI – IL PREMIER DI TURKS & CAICOS, ATOLLO TROPICALE, AVREBBE RICEVUTO TANGENTI DA DUE FIGLI DI BELLAVISTA CALTAGIRONE

Ignazio e Gaetano Bellavista Caltagirone (che non sono in società col padre) hanno fatto a Michael Misick un “prestito” da 250mila $ per poter costruire un resort nel paradiso tropicale – Lui poi è scappato in Brasile con un bottino di 180 milioni costruito con le mazzette che incassava da americani ed europei (ma ora sarà estradato)…

FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONEFRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE

Il pirata dei Caraibi tornerà presto sull’isola del tesoro. E, come accade al cinema, scenderà dalla nave con i ceppi ai polsi e un drappello di guardie inglesi a scortarlo in gabbia. Michael Misick non avrà le fattezze di Jack Sparrow, ma la sua storia è assai simile a quella del bucaniere interpretato da Johnny Depp.

Potente premier di Turks and Caicos, minuscolo atollo e paradiso fiscale a un’ora di volo dalla Florida, il giovane leader del Partito nazionale progressista, che prima di entrare in politica vantava un conto in banca da 50 mila dollari, nel 2009 è scappato in Brasile con un mega bottino da 180 milioni. Soldi sottratti allo Stato (un protettorato britannico) grazie a tangenti, concussioni e ruberie che Misick ha messo a segno tra il 2003 e il 2009, quando era primo ministro in carica.

FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONEFRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE

Qualche giorno fa la Corte costituzionale brasiliana ha però dato l’ok definitivo alla sua estradizione, e Michael dovrà lasciare le spiagge di Ipanema e tornare in patria davanti ai giudici. Che, come ha scoperto “l’Espresso”, gli chiederanno conto anche dei soldi ricevuti dai figli di Francesco Bellavista Caltagirone, il costruttore romano che controlla il gruppo Acqua Marcia.

La storia del novello pirata (che non rischia la forca, ma solo qualche lustro di galera) ha sconvolto il tranquillo tran-tran dell’arcipelago tropicale, patria di finanziarie offshore e di vip come Bruce Willis e Bill Clinton, che amano svernare sulle spiagge coralline. La vicenda è iniziata nel 2008, quando il ministero degli Esteri di Londra diede il via a un’indagine (pubblicata nel 2011 con il nome di “The Auld report”, dal nome del capo della commissione d’inchiesta sir Robert Auld) sui presunti abusi di Misick e di altri colleghi del suo esecutivo.

Michael MisickMichael Misick

Gli inglesi scoprono di tutto: il primo ministro e suo fratello Chal si sarebbero fatti pagare da aziende americane ed europee per favorire i loro business sull’isola, mentre i fondi pubblici dell’ex colonia venivano utilizzati per gli aerei privati di Michael e per la Rolls-Royce Phantom che il premier regalava a sua moglie (un’attrice di soap a cui l’ufficio del turismo girò 300 mila dollari per diventare “testimonial” di Turks and Caicos). Anche altri ministri hanno partecipato al banchetto, che ha portato l’arcipelago e la sua banca più importante, la Tci, sull’orlo della bancarotta.

Tra le varie accuse da cui Misick dovrà difendersi c’è anche quella di aver intascato una tangente da 250 mila dollari da Ignazio e Gaetano Bellavista Caltagirone, due dei cinque figli di Francesco, finito nei guai, in Italia, per evasione fiscale e per le indagini giudiziarie sui porti di Imperia e di Fiumicino. Negli atti della commissione di inchiesta di sir Auld si legge che il 29 luglio 2005 Misick ha ottenuto un «presunto prestito dai fratelli Caltagirone (che vivono tra Roma e Miami ma sono fuori dall’azienda del padre, ndr.) di 250 mila dollari, denaro transitato sul conto bancario del fratello dell’allora primo ministro, Chal».

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Secondo gli inglesi la somma potrebbe essere «un possibile pagamento corruttivo» per favorire gli «interessi immobiliari dei fratelli Caltagirone»: il “prestito”, infatti, non sarebbe mai stato restituito, né Misick lo avrebbe mai dichiarato alle autorità. Gli inglesi ipotizzano che l’ex premier fosse in affari con i Caltagirone e che avesse chiesto la tangente per autorizzare gli imprenditori italiani a costruire un albergo di lusso nella cittadina di Providenciales, zona in cui papà Francesco possiede da tempo una villa vista mare.

In effetti – come confermano fonti dell’attuale governo – la famiglia romana progettava tramite una società estera di edificare un residence a cinque stelle, dotato di piscina, ristorante, bar, sauna e spa. I lavori del resort, però, terminarono quasi subito per mancanza di soldi. Se il pirata di Turks and Caicos è alla sbarra, a Roma Acqua Marcia ha rischiato il fallimento ed è oggi in concordato preventivo.

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CASO BANCA ETRURIA , BELLAVISTA CALTAGIRONE : “IL MIO NOME NON E’ ASSIMILABILE AI DEBITORI

L’imprenditore ricorda che la Procura di Arezzo lo ha escluso dai nomi delle persone da rinviare a giudizio.

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