Le straordinarie vicissitudini del dipinto di Donna Franca Florio – negli hotel siciliani di GAETANO BELLAVISTA CALTAGIRONE

Ritratto di Donna Franca Florio del 1924

In occasione della mostra dedicata a Giovanni Boldini al Vittoriano ho scoperto la straordinaria storia del dipinto di Donna Franca Florio, esposto in via del tutto eccezionale perché coinvolto nella procedura giudiziaria che ha interessato il suo proprietario, il Gruppo Acqua Marcia di Bellavista Caltagirone. Il dipinto è stato messo all’asta ed aggiudicato lo scorso maggio da un acquirente la cui identità è rimasta riservata, nonostante una mobilitazione collettiva e un crowdfunding affinché l’opera potesse essere acquistata e rimanere nella città del suo committente, Palermo. La recente asta tuttavia è stato solo l’ultimo atto di una vicenda davvero incredibile, cominciata con la commissione dell’opera a Giovanni Boldini da parte del magnate siciliano Ignazio Florio nel 1901.

Donna Franca Florio

Don Ignazio era l’erede di una delle più ricche dinastie italiane fin de siècle (la famiglia aveva interessi in ogni settore dell’economia siciliana, e soprattutto deteneva la partecipazione di maggioranza della Società di Navigazione italiana, che vantava una delle più vaste flotte di navi a vapore del Mediterraneo), e intendeva affidare al più apprezzato ritrattista dell’alta società europea il compito di effigiare la splendida moglie, celebrando al contempo lo status elitario della propria illustre famiglia. Boldini dunque si recò a Palermo e – dopo aver scelto insieme a Donna Franca l’abito da sera più adeguato nel suo guardaroba – iniziò il dipinto. Il lavoro procedeva alternato a ricevimenti, serate di gala e gite, in un clima di grande sfarzo e vivacità intellettuale.

Giovanni Boldini ritratto nel suo atelier davanti al dipinto di Donna Franca Florio realizzato nel 1901. Foto di proprietà dell’Archivio Boldini di Bologna

Quando però l’opera fu infine conclusa e consegnata, scatenò un putiferio, perché il pittore aveva interpretato la ieraticità e staticità di Donna Franca conferendole un atteggiamento più spontaneo e spregiudicato, molto sensuale, ritenuto inaccettabile da Don Ignazio: Boldini aveva modificato profondamente il vestito scelto rappresentando uno scollo vertiginoso, lo aveva accorciato per mostrare le gambe della donna e aveva calato sul suo braccio una spallina dell’abito. La libera interpretazione del pittore è evidente se si confronta il dipinto – testimoniato da una foto in cui Boldini posa di fronte ad esso – e il vestito indossato per l’occasione del ritratto da Donna Franca, oggi esposto alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze.

Vestito di Donna Franca Florio conservato alla Galleria del costume di Palazzo Pitti a Firenze © ilovegreeninspiration.com

Ignazio Florio si rifiutò di pagare il quadro al pittore, che nel frattempo era tornato a Parigi, perché lo riteneva oltraggioso delle qualità morali della moglie. Boldini chiese per ben quattro volte il pagamento della somma pattuita, senza esito, se non quello di rientrare in possesso del dipinto per custodirlo nel suo studio, disponibile – a tempo debito – ad apportare le modifiche ritenute necessarie dal committente.

Ritratto di Donna Franca Florio presentato da Boldini nella Biennale di Venezia del 1903

Nel frattempo, nel 1903, espose alla V Biennale di Venezia un quadro rappresentante Donna Franca a figura intera, suscitando grande scalporeperché la donna esibiva un sautoircomposto da 365 perle, ben più lungo di quello posseduto dalla Regina Margherita. In questa versione, Donna Franca indossava un ricco abito di velluto nero lavorato ad intaglio, del tutto simile – tranne per lo scollo – al vestito conservato alla Galleria del Costume. Questo secondo dipinto, realizzato sempre su commissione di Don Ignazio, scomparve nel corso della seconda guerra mondiale, e di esso si sono perse le tracce.

Braccio destro del dipinto di Donna Franca, nella versione del 1924

Intanto con il passare degli anni i rapporti tra Boldini e i Florio si erano mantenuti buoni, e Don Ignazio decise di acquistare anche la versione del 1901, una volta apportati gli opportuni aggiustamenti: Boldini modificò lo scollo del vestito alzandone lo spallino destro, allontanò il braccio destro dal corpo e portò la lunghezza dell’abito fino alle caviglie, ripensando infine la posizione del piedi per avvicinarli l’uno all’altro. Inserì infine una sedia nell’angolo in basso a destra, non visibile nella versione del dipinto del 1901, e la data, 1924.

L’opera andò ad adornare le pareti della dimora romana di Donna Franca, ma in seguito al fallimento della Società di Navigazione Florio fu acquistata nel 1927-28 dal Barone Maurice de Rothschild, che nel 1933 l’espose a New York in occasione della retrospettiva su Boldini alla Galleria Wildestein.

Firma del pittore e data apposte sul quadro del 1924

I discendenti del Barone la misero in vendita nel 1992 presso Christie’s a New York, poi il dipinto ricomparve in asta a Sotheby’s nel 2005, quando fu acquistato dalla Società Acqua Marcia di Bellavista Caltagirone, che lo conservò ed espose al pubblico nell’Hotel Villa Igiea di Palermo, antica dimora dei Florio, da essa gestito. Qui il dipinto – un’opera senza pace! – è rimasto per pochi anni, perché la società Acqua Marcia è stata dichiarata fallita dopo il coinvolgimento in un’inchiesta dalla quale Bellavista Caltagirone è uscito indenne, con due assoluzioni e un’archiviazione, secondo le notizie che si possono reperire in rete. Prima che giungessero le assoluzioni, però, proprio a causa delle inchieste il gruppo è fallito ed è stato posto in liquidazione. Tra i beni messi all’asta anche la celebre tela di Boldini.

Il dipinto di Donna Franca non solo ha attraversato le vicissitudini dei suoi proprietari – le cui fortune hanno tutte conosciuto una parabola discendente – ma è stato anche interessato dalle peripezie che hanno riguardato la sua genesi, e che solo ultimamente stanno giungendo a una chiarezza di interpretazione.

Braccio sinistro del dipinto di Donna Franca, nella versione del 1903

Nel 2015 la Soprintendenza dei Beni Culturali ed Artistici di Palermo ha effettuato un’indagine diagnostica sui diversi strati pittorici del dipinto del 1924, dimostrando che esso non è una replica, realizzata ex novo, dell’opera rifiutata da Florio nel 1901, ma è lo stesso quadro, conservato da Boldini nel proprio studio per oltre un ventennio e poi modificato secondo la richiesta del suo committente.

Braccio sinistro del dipinto di Donna Franca, nella versione del 1924. All’altezza del dorso della mano si nota la manica nera del vestito presente nella versione del 1903

Infine secondo gli esperti della Casa d’aste Bonino, che ha curato l’asta del maggio scorso, non esiste alcuna distinzione fra il quadro del 1901-1924 e quello del 1903 che è ritenuto disperso, perché si tratta – sempre e soltanto – della stessa opera, in tre versioni diverse: non più due quadri distinti, ma tre versioni sovrapposte sulla stessa tela, quella del 1901, del 1903 e infine del 1924. Secondo gli esperti di Bonino la versione esposta alla Biennale, in cui il vestito di Donna Franca termina con una ricca gonna, fu coperta da Boldini con ampi ritocchi di pittura, visibili ad esempio sotto l’incarnato delle braccia, e con l’introduzione dello sgabello in basso a destra.

Etichetta della partecipazione alla Biennale di Venezia rinvenuta sul retro del telaio © Casa di Vendite Bonino

A ulteriore conferma di questa teoria inoltre, nel corso della predisposizione dell’asta i tecnici hanno rinvenuto, sul retro del telaio, l’etichetta che segnala la partecipazione alla Biennale di Venezia con il numero 725.

Speriamo dunque che questa opera straordinaria, dalla storia così intricata e al contempo stimolante, possa tornare presto al pieno godimento del pubblico.

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