LIBRO CONSIGLIATO -“Tra loro” di Richard Ford

Tra loro

DESCRIZIONE

Nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra i ruggenti anni venti e gli anni desolati della Grande Depressione, una strana coppia percorre le strade assolate del Mississippi e dell’Arkansas su una Ford a due porte. Lui è il rappresentante di una ditta di amido per il bucato. Lei è sua moglie. Si sono conosciuti giovanissimi, si sono sposati, si amano e hanno deciso di viaggiare insieme per non doversi separare. E così, per una ventina d’anni, passeranno da un grossista all’altro, da un albergo all’altro, da un ristorante all’altro (festeggiando ogni tanto con qualche bevuta, alla faccia del Proibizionismo), felici di una vita che non potrebbe essere migliore.
L’imprevista gravidanza della moglie cambia tutto. L’arrivo di un figlio inatteso separa inevitabilmente quella coppia così unita, costringendo l’uno a un pesante lavoro solitario, l’altra a una vita stanziale in città.
Ma quel figlio, peraltro graditissimo e accolto con immensa gioia da entrambi i genitori, non è un ragazzo qualunque, e nel corso degli anni si affermerà come uno dei più importanti scrittori americani contemporanei: l’autore di questo libro, Richard Ford.

Dall’autore premio Pulitzer Richard Ford, un intimo ritratto della vita americana della metà del Ventesimo secolo, una celebrazione dell’amore famigliare.

CONOSCI L’AUTORE

Richard Ford

Richard Ford

Richard Ford, nato nel 1944 a Jackson (Mississippi), è considerato uno dei più grandi scrittori americani contemporanei. Con Il giorno dell’Indipendenza (1995; Feltrinelli, 1996) ha vinto i due premi più prestigiosi d’America, il Pen/Faulkner Award e il Pulitzer Prize. Feltrinelli ha pubblicato anche: Rock Springs (1989), Incendi (1991), Sportswriter (1992), Il donnaiolo (1993), Donne e uomini (2001), Infiniti peccati (2002), Lo stato delle cose (2008), Canada (2013), premio Femina 2013, Tutto potrebbe andare molto peggio (2015), finalista al premio Pulitzer 2015, e Tra loro (2017). Nel 2016 gli è stato conferito il Premio Principessa delle Asturie per la Letteratura.

VIDEO:

 

PRIMA AL TEATRO ALLA SCALA DI MILANO IN SCENA ANDREA CHENIER: VIDEO INTERVISTE

Giorno di festa in tutta la città che oggi festeggia il suo patrono, Sant’ambrogio. 
Un centro  cittino blindato quello di questo Natale: new jersey, controlli con i metaldetector e agenti in tutti i punti sensibili del centro storico. 
Stamane, come tradizione al Teatro dal Verme sono state consegnate le civiche benemerenze, mentre, in serata, alla ore 18.00, l’attesa apertura della stagione lirica del Teatro alla Scala. 
In scena la «prima» di Andrea Chénier di Umberto Giordano, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Mario Martone, che si  è conclusa con oltre con oltre dieci minuti di applausi.
“E’ dal 1963 – ha detto il Maestro Riccardo Chailly che la Scala non apriva una sua stagione con un’opera del periodo verista, che è un periodo importantissimo della musica italiana e al suo tempo fu un’evoluzione”.
Alle 18.00, prima dell’inizio dell’Andrea Chenier è stato eseguito l’Inno di Mameli, mentre fuori dal Piermarini, come ogni anno, manifestazioni di protesta dei centri sociali, antagonisti, CUB, Unione Inquilini.  Come gli altri anni, gli attivisti del centro sociale Cantiere hanno organizzato la sfilata del “Mutuo soccorso”: in passarella tutti le povertà e precarietà della città.
Il tutto si è svolto pacificamente, alcuni petardi e fuochi d’artificio sono state esplosi, dopo l’apertura delle porte del teatro. Esplosi anche qualche petardo e fuochi d’artificio. Gli antagonisti del centro sociale Cantiere propongono una sfilata alternativa, del `Mutuo soccorso´: sulla passerella studenti, precari, comitati degli inquilini, tra i simboli, della Milano colpita dalla crisi che ancora stenta a riprendersi, oltre a raccontare «le nostre buone pratiche». 

Presenti i ministri Dario Franceschini, Piercarlo Padoan, Ivan Scalfarotto e Claudio De Vincenti, il sindaco Giuseppe Sala, il governatore lombardo Roberto Maroni, l’ex premier Mario Monti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi,
l’Assessora alla Cultura della Regione Lombardia, Cristina Cappellini, l’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Giulio Gallera, il vice presidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, Filippo del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente di Consob Giuseppe Vegas, il presidente di Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna, Emma Marcegaglia e Diana Bracco.

“Ogni 7 dicembre tutto il mondo guarda Milano, tutti i riflettori sono accesi su Milano”, ha detto il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini
“Ci siamo noi ed e’ quello che conta. Roma ci snobba? Va bene cosi’, viva Milano”. Cosi’ il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, questa sera, al suo arrivo al Teatro alla Scala, in occasione della Prima, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle assenze del presidente Sergio Mattarella e del premier Paolo Gentiloni.

“Un’opera stupenda, eccezionali gli interpreti e insuperabile il maestro Riccardo Chailly, che aveva gia’ diretto l”Andrea Chenier’ nel 1985 sempre qui alla Scala: non c’e’ al mondo un evento culturale che possa essere paragonato alla Prima della Scala”. Cosi’ il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha commentato, durante l’intervallo, il primo atto dell’opera ‘Andrea Chenier’, con cui, questa sera, a Milano, si sta inaugurando la stagione del Teatro alla Scala. 
“Milano e la Lombardia si confermano il top anche dal punto di vista culturale” ha concluso il presidente.Ho molto apprezzato la scenografia e la voce della protagonista, una voce incredibile, la piu’ quotata del momento”. Lo ha detto il vice presidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala, durante l’intervallo dell’opera ‘Andrea Chemier’, questa sera, alla Prima del Teatro alla Scala. “Anche i temi sono particolarmente significativi – ha aggiunto -: nobilta’, poverta’ e rivoluzione rimandano alla nostra attualita’”.
“Ho particolarmente apprezzato l’allestimento e i costumi, che segnano un ritorno alla tradizione”. E’ il commento di Cristina Cappellini, assessore alle Culture, Identita’ e Autonomie della Regione Lombardia, dopo il primo atto dell”Andrea Chenier’, che apre, questa sera, a Milano, la stagione del Teatro alla Scala. Dopo alcuni allestimenti sperimentali non eccezionali, ha rilevato l’assessore, “siamo tornati all’opera tradizionale e questo e’ apprezzabile”.
Vittorio Aggio

Poteri forti (o quasi) – LEGGI

 

 

Ferruccio de Bortoli

Ferruccio de Bortoli è nato a Milano il 20 maggio 1953. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano, è giornalista professionista dal 1975. Ha cominciato a lavorare al “Corriere della Sera” nel 1979 come cronista per poi passare alle pagine economiche. È stato caporedattore dell’“Europeo” e del “Sole 24 Ore”. Nel 1997 viene nominato direttore del “Corriere della Sera”; lo lascia nel 2003. Dal 2003 al 2005 è stato amministratore delegato di RCS Libri e presidente della casa editrice Flammarion. Dal 10 gennaio 2005 al marzo del 2009 è stato direttore responsabile del “Sole 24 Ore” e direttore editoriale del Gruppo Il Sole 24 Ore. Dall’aprile 2009 all’aprile 2015 dirige per la seconda volta il “Corriere della Sera”. Dal 2015 è presidente della casa editrice Longanesi e dell’associazione Vidas. Collabora al “Corriere della Sera” e al “Corriere del Ticino”.

Ecco i prestiti di Etruria a Boschi: fino a 9 milioni a società collegate

La Finanza: non risultano anomalie. Ma una è in sofferenza.

Una serie di società riferibili a Pier Luigi Boschi ha ricevuto in totale affidamenti da Banca Etruria tra 9,1 milioni e 6,3 milioni nel periodo nel quale il padre del sottosegretario Maria Elena Boschi era consigliere della banca.  

Pier Luigi Boschi – ls tampa

Una informativa della Guardia di finanza che analizza le posizioni conclude però che le posizioni esaminate «non presentano profili di criticità». L’informativa, che utilizza anche le risultanze di un esame delle strutture interne della banca, analizza 43 posizioni in totale di società e persone fisiche. Di queste, 17 risultano «non censite» nei sistemi della banca mentre delle restanti 26 sono 13 quelle che hanno affidamenti in essere. Una di queste, la cooperativa Zootecnica del Pratomagno, è classificata in sofferenza dal 13 febbraio del 2015, subito dopo il commissariamento di Etruria da parte di Bankitalia.

La posizione era però classificata in bonis almeno fino al 31 dicembre 2014, poche settimane prima del commissariamento. In questa società, Boschi è diventato consigliere il 26 giugno del 2014 – poco dopo essere diventato vicepresidente della banca- mentre l’ultima pratica di affido, per un totale di 253 mila euro, è del 6 agosto dello stesso anno. La pratica è però stata gestita dal responsabile territoriale del credito mentre un affido precedente, nel 2012, era passato dal cda. L’apertura della pratica di affidamento è del 2010. Al 31 dicembre 2015, annota la Gdf, la società non è più censita tra le sofferenze ma non chiarisce quando e perché esce. 

Tra le altre posizioni anomale c’è la Immobilare Casabianca, dove Boschi è azionista (con il 16,67%) e consigliere. La posizione è classificata come «past due» (crediti scaduti o sconfinati da più di 90 giorni, la categoria meno grave dei crediti deteriorati). Ma l’ammontare del fido è di poche migliaia di euro. Due persone fisiche collegate a Boschi per questa pratica – entrambe socie di Immobiliare Casabianca – hanno avuto un fido di 101 mila euro nel 2007, poi ridotti a 10.400 nel 2012.  

Per la Valdarno Superiore, una cooperativa agricola dove Boschiè stato consigliere e presidente, i prestiti di Etruria sono molto più grandi. La coop di San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, è affidata per 1,483 milioni di euro ed è classificata come «anomala» e «sotto controllo centrale» – la soglia che precede la classificazione a credito deteriorato – a più riprese tra il 2012 e la fine del 2013. Controllata della Valdarno è la Società agricola la Treggiaia, nella quale Boschi è stato presidente. La società ha un debito di 250 mila euro, erogato per la prima volta nel luglio del 2014 ed è classificata come «anomala» fino al 3 giugno del 2015. 

C’è poi il caso della M.e. spa, una società che ha affidi con Etruria per 3,2 milioni di euro classificati «in bonis». In questa società non risultano cariche di Boschi, neppure per il periodo precedente al suo ingresso nel cda della banca. Ma nelle anagrafiche dell’istituto aretino figura una pratica cointestata alla società e a Boschi. Mentre un’altra persona fisica collegata alla stessa pratica e cointestataria della posizione con Boschi risulta avere un debito di 90 mila euro passato a incaglio nell’ottobre del 2014.  

Boschi ha dichiarato la consiglio il proprio conflitto d’interesse per le pratiche di nove società e due persone fisiche, tra le quali figura la Zootecnica ma non la Valdarno Superiore.  

Banche, ora si balla col Creval. Lo spettro del “paracadute” di Stato.

Banche, ora si balla col Creval. Lo spettro del "paracadute" di Stato

Credito Valtellinese
Miro Fiordi Creval
Da investireoggi.it
 

Banca Carige, la Borsa e il sistema bancario tirano un sospiro di sollievo dopo che l’aumento di capitale da 500 milioni di euro è stato sottoscritto, come ampiamente previsto, per circa i due terzi del suo ammontareMa se l’istituto ligure ha visto il valore del proprio titolo evaporare per aver proposto un aumento da 500 milioni a fronte di una capitalizzazione che si era ridotta a poco più di 200 milioni prima dell’avvio dell’operazione, giustamente definita “iperdiluitiva” (e infatti ad oggi la capitalizzazione non arriva a 510 milioni di euro), quale potrà essere la reazione di Creval a un’operazione che parte da una capitalizzazione inferiore a 150 milioni e si propone di aumentare il capitale di 700 milioni?

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Credito Valtellinese
 

Nella sua nota Fitch sottolinea l’atteso indebolimento delle condizioni della banca alla luce delle perdite attese con le vendite degli Npl, perdite che l’istituto conta di coprire appunto con laricapitalizzazione e con altre iniziative di rafforzamento patrimoniale e mette le mani avanti, spiegando che solo se “le annunciate operazioni verranno concluse con successo.

Il che si tradurrebbe in una migliore qualità degli asset e migliori prospettive di redditività”, il merito di credito dell’istituto potrebbe nuovamente essere migliorato. Mentre se ciò non dovesse accadere “aumenterebbe, a nostro avviso, il rischio di fallimento della banca data la sua più limitata flessibilità finanziaria”.

Insomma: l’aumento di capitale di Creval è, come per Carige e prima ancora per Mps, una condizione indispensabile per evitare di portare i libri in tribunale o dover ricorrere ad eventuali aiuti di stato.
 

BORSA KO/ Tonfo del Credito Valtellinese in Borsa all’indomani della decisione di Fitch. Le azioni hanno chiuso con una flessione considerevole del 6,6%

Del resto la Bce non sembra intenzionata a fare più che tanto sconti, essendosi posta l’obiettivo di far calare l’Npe ratio (il rapporto tra crediti deteriorati su crediti totali, ndr) al di sotto della soglia del 10% nel giro di due o al massimo tre anni (e con la scadenza del mandato di Draghi il 31 ottobre 2019 è difficile che verranno concesse ulteriori proroghe).

Creval ufficialmente si è già posto l’obiettivo di ridurre il proprio Npe ratio dal 20% attuale al 9,6% entro il 2020, ma quanto impatterà questo sulla solidità patrimoniale, ossia sull’indice Cet1?

miro fiordi ape
 

Per centrare l’obiettivo e rassicurare gli investitori il management vuole tagliare i costi operativi per 63 milioni entro il 2019 in particolare chiudendo 88 filiali (cosa che genererà 400 nuovi esuberi, da gestire attraverso il fondo di solidarietà) così da far calare il rapporto costi/ricavi al 57,5% mentre l’utile salirebbe a 150 milioni nel 2020.

Se andrà così il Cet 1 ratio dovrebbe salire all’11,01% a fine 2018 e all’11,64% a fine 2020, ma il rischio di esecuzione del piano e in particolare dell’aumento è molto alto.

A questo punto è indispensabile per far decollare l’operazione, che dovrebbe vedere la luce a inizio febbraio prossimo, che Mediobanca e Citigroup, unici istituti ad aver già sottoscritto un accordo di pre-underwriting come global coordinator e co-global coordinator e joint bookrunnertrovino altri istituti e investitori istituzionali disposti a correre il rischio (si è parlato ad esempio di un potenziale interesse da parte del fondo Cerberus) e pertanto trasformino il pre-accordo in un accordo di underwriting che le impegni a garantire comunque l’esito positivo dell’aumento, proprio come fatto da Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank non senza molti tentennamenti iniziali.

Passate le feste di fine anno, insomma, per il settore bancario italiano il principale problema resterà come procedere lungo un sentiero stretto e accidentato che dovrà condurre ad una pulizia di bilancio che non schianti la già modesta redditività degli istituti italiani ed eviti ulteriori massicci ricorsi ad aumenti di capitale.

Uno scenario che sembra indicare come unica possibilità l’ulteriore compressione dei costi, centinaia se non migliaia di esuberi da gestire e forse qualche fusione e acquisizione.

Certo, se si guarda allo scenario che si presentava anche solo dodici mesi or sono alcune nubi si sono diradate, ma il tempo non volge ancora al bello stabile: in simili condizioni prevedere una forte volatilità sui titoli più esposti al problema Npl, come Creval ma non solo, è fin troppo facile.

 

Crac Banca Marche : sequestri per 15 milioni agli ex vertici di Medioleasing. Ma nessuno ha patrimoni per pagare

Crac Banca Marche e Medioleasing, la Nuova Banca Marche ha ottenuto dal tribunale di Ancona il sequestro conservativo di 15 milioni di euro, tra beni mobili, immobili e crediti, nei confronti di sei ex dirigenti di Medioleasing. Si tratta di Michele Ambrosini, Giuseppe Barchiesi, Massimo Bianconi, Lauro Costa, Claudio Dell’Aquila e Tonino Perini. La sezione imprese del tribunale di Ancona ha accolto l’istanza di Nbm, dove è confluita Medioleasing al termine del periodo di amministrazione straordinaria che è seguito al crac miliardario di Banca Marche. Contro il provvedimento del tribunale non è possibile fare ricorso, ma potrà essere revocato dalla magistratura se cambieranno le condizioni. La richiesta si inserisce nell’ambito dell’azione di responsabilità da 87 milioni di euro intrapresa dall’amministrazione straordinaria di Medioleasing nei confronti degli ex vertici della società. L’ordinanza per il sequestro è stata emessa dai giudici Francesca Miconi, Francesca Ercolini e Maria Letizia Mantovani, del collegio che ha preso in considerazione il reclamo di Nbm (in origine proposto da Medioleasing) nei confronti della decisione del giudice Alessandro Di Tano che lo scorso marzo aveva rigettato il ricorso proposto per il sequestro conservativo.

Le argomentazioni accolte in questo caso derivano da quelle supportate già nella prima fase cautelare, basate su contestazioni relative alle carenze «nell’istruttoria, erogazione, gestione e controllo del credito» e «inadeguatezza dell’assetto contabile» attribuibili, secondo il reclamante, all’ex direttore generale, agli ex presidenti del cda e agli ex amministratori di Medioleasing. In base alla documentazione prodotta, il tribunale ha ravvisato una serie di criticità per quanto riguarda i leasing concessi (28 quelli presi in esame). Tra questi, la mancanza di «valutazioni analitiche della capacità/modalità di rimborso», l’espressione di pareri favorevoli «pur in presenza di valori irrisori in capo alla richiedente e in assenza delle dovute garanzie».

Per il collegio i patrimoni dei sei ex vertici, però, sono per consistenza e valore insufficienti a garantire il credito risarcitorio. Ad esempio, Lauro Costa (presidente cda dal 2006 al 2009 e poi componente del consiglio fino al 2012) non risulta il proprietario di beni capienti.

Bianconi, invece, è proprietario di due immobili a Norcia, pesantemente lesionati dal sisma.  Barchiesi (ex dg) risulta proprietario di un’abitazione, un ufficio, 2 rimesse e 4 terreni in comproprietà a Castelfidardo, Perini (ex presidente cda) comproprietario per un sesto di un’abitazione di categoria popolare e comproprietario di 2 aree urbane in provincia di Ancona. Dell’Aquila (ex consigliere) , proprietario per metà e 1/20  di 2 case ad Ancona e Roma, Ambrosini (ex componente cda) ha un appartamento a Pesaro. Il ricorso è stato comunque accolto. Capitolo a parte rappresenterà l’esecuzione dell’ordinanza.

Milano, il sogno interotto delle palazzine di Porta Vittoria: l’imputato Coppola contro le banche

 

 

BEIC LA BIBLIOTECA CHE NON C’E’

Milano, il sogno interotto delle palazzine di Porta Vittoria: l'imputato Coppola contro le bancheDanilo Coppola – la repubblica 

 

L’immobiliarista romano, che deve rispondere di bancarotta, passa al contrattacco. Per la difesa, il disastro si sarebbe potuto evitare, sarebbe bastato aspettare la vendita degli immobili. I lavori avrebbero dovuto trasformare e riaqualificare l’area dell’ex scalo ferroviario ma negli anni si sono arenati più volte.

L’immobiliarista romano Danilo Coppola passa al contrattacco. E se la prende con l’ex Banco Popolare, maggiore finanziatore del progetto milanese (arenato) di Porta Vittoria. Nel processo in corso a Milano che vede Coppola imputato per la bancarotta di Porta Vittoria Spa, ha infatti riferito in aula il consulente della difesa Gian Gaetano Bellavia, commercialista ed esperto in reati finanziari. La tesi di Bellavia – contenuta in una relazione di 105 pagine depositata all’ottava sezione penale del tribunale – è che al fallimento di Porta Vittoria Spa abbiano concorso le condotte del Banco Popolare (nel frattempo fusosi con l’ex Popolare di Milano in Banco Bpm) e dell’Agenzia delle Entrate. Vale a dire, i due grandi creditori della società oggi in fallimento. La difesa di Coppola, sostenuta dall’avvocato Luca Ricci, sostiene infatti che il disastro si sarebbe potuto evitare, se la banca e l’erario avessero aspettato la vendita degli immobili, da cui il gruppo guidato da Coppola contava di trarre la liquidità necessaria a pagare i debiti.

Milano, il sogno interotto delle palazzine di Porta Vittoria: l'imputato Coppola contro le banche

I palazzi incompiuti

In attesa che il processo chiarisca le responsabilità del fallimento, l’enorme area di Porta Vittoria rimane un progetto incompiuto nel cuore di Milano. I lavori che avrebbero dovuto trasformare e riaqualificare i 151mila metri quadrati dell’ex scalo ferroviario negli anni si sono arenati più volte, al ritmo dei guai giudiziari del costruttore, arrestato nel maggio 2016 proprio nell’ambito dell’inchiesta dei pubblici ministeri milanesi Mauro Clerici e Giordano Baggio da cui è nato il processo ora in corso. Solo una piccola parte degli immobili previsti dal progetto iniziale è stata venduta e utilizzata. Altri edifici sono prossimi a essere completati, ma il cantiere non si muove.

A chiedere il fallimento è stato l’allora Banco Popolare, nei cui confronti il gruppo di Coppola è ancora esposto per 219 milioni, rispetto a un indebitamento iniziale di circa 800. L’asta fallimentare degli immobili di Porta Vittoria Spa un mese fa è andata deserta. E nel frattempo i commissari liquidatori hanno avanzato rilievi sulla condotta della stessa banca, derubricando i crediti vantati dall’istituto da privilegiati a “chirografari”. In pratica, l’ex Banco Popolare scala in fondo alla lista di chi nel fallimento dovrà avere indietro i suoi soldi.

Nel motivare la retrocessione dei crediti dell’ex Banco Popolare, i curatori sottolineano come “al momento dell’erogazione del finanziamento Porta Vittoria si trovava in una situazione di manifesto squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto e in uno stato di dipendenza finanziaria da terzi”. Vale a dire, soprattutto l’istututo bancario stesso e il fisco, a cui Coppola – protagonista delle scalate bancarie dei “furbetti del quartierino” nei primi anni dopo il 2000 – ha a più riprese restituito circa 200 milioni. In questo contesto di sofferenza da parte di Porta Vittoria Spa, la banca (che sugli immobili in costruzione vantava un’ipoteca) avrebbe esercitato “una forte influenza e attività di indirizzo sulle scelte operative della società determinandone condotte anche di politica societaria”.

Questi passaggi, richiamati nella relazione di Bellavia, illustrano le stesse dinamiche per cui Francesco Saviotti, ex amministratore del Banco Popolare, è stato iscritto nel registro degli indagati dagli stessi pubblici ministeri che hanno ottenuto che Coppola andasse a processo. Ad avere denunciato il banchiere è lo stesso Coppola.

Immobiliare: Porta Vittoria, Bpm all’angolo (MF)

MILANO (MF-DJ)–Il livello dello scontro tra il BancoBpm e Danilo Coppola, in merito al fallimento della societa’ Porta Vittoria, proprietaria dell’omonima area nel comune di Milano si alza ancora di piu’. Perche’, scrive MF, ora emerge una relazione di 105 pagine stilata per conto degli avvocati dello stesso Coppola dal commercialista Gian Gaetano Bellavia, uno dei consulenti piu’ ascoltati in Procura, e depositata all’ottava sezione del Tribunale fallimentare di Milano, dalla quale emerge di fatto il ruolo decisivo dell’istituto di credito oggi guidato dall’ad Giuseppe Castagna nel fallimento di Porta Vittoria. Anche perche’, come gia’ evidenziato da questo giornale dapprima lo scorso 1 settembre e poi il 29 novembre, il Banco Bpm  , esposto per 220 milioni nei confronti della societa’ di Coppola a fronte di un debito totale di 400 milioni, per il giudice del tribunale fallimentare e anche per l’immobialiarista avrebbe avuto un ruolo di direzione e coordinamento sul gruppo che doveva realizzare l’insediamento residenziale e commerciale su un’area di 142mila metri quadrati.

 

VIDEO GIAN GAETANO BELLAVIA:

Pubblicato il 2 lug 2016

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