ANNO 2013 -INTESA SUL CREDITO ROMAIN ZALESKI – LUIGI ZUNINO

 

VIDEO REPORT DEL 28.10.2013

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-32d202a7-2b42-4749-bee6-4524104a5fcf.html

Intesa sul credito

Romain Zaleski e Luigi Zunino sono grandi debitori delle banche, capofila, per entrambi, Intesa San Paolo. Hanno ognuno, all’incirca, 2mld di debito. Zaleski è un finanziere francese, di origini polacche, che arriva in Italia perché deve riscuotere un credito da un’acciaieria della Val Camonica, lui la rileva e si stabilisce nel bresciano. Specula in borsa, le banche lo finanziano, nel 2007 fino a 9 miliardi, e circa 2 glieli ha dati Intesa guidata da Giovanni Bazoli. Si conoscono nella finanziaria Mittel, di cui Zaleski diventa azionista nel 1996, e Bazoli è stato a lungo presidente. Zaleski nel 2007 ha anche un patrimonio di titoli bancari e quando Intesa si fonde con San Paolo Imi, la Tassara di Zaleski arriva al 5,9% della nuova banca, diventandone il secondo azionista. Nel 2008 crolla, insieme ai mercati finanziari. Da allora le banche, da Intesa a UniCredit, gli ristrutturano il debito. Più o meno lo stesso vale per l’immobiliarista Luigi Zunino: nel 2008 aveva più di 3 miliardi di debiti, e la procura di Milano aveva chiesto il fallimento della sua società Risanamento. Ma anche in questo caso, si fa un accordo con le banche che si prendono quote della società e gli iniettano liquidità. Oggi ha ancora 1,8mld di debito con le banche e vorrebbe riprendersi Risanamento, che ha in pancia immobili prestigiosi a Parigi. Il Banco Popolare è disponibile a rifinanziarlo.

A coloro invece che non hanno amici nelle banche, chiudono i fidi e di conseguenza devono chiudere le loro imprese. Poi ci sono anche quelli che, con la crisi, comprano a rate. Il credito al consumo ormai serve per mangiare. Ma è difficile sapere quanto si paga di interessi, come è il caso delle carte revolving… Istruzioni per l’uso.

 

Banche e mattone, Luigi Zunino è tornato e trova 180 milioni di credito

Dopo il quasi fallimento da 3 miliardi del 2009, l’immobiliarista piemontese rivuole la sua Risanamento e lancia un’Opa. Lo finanzierà uno storico creditore: il Banco Popolare.

A volte ritornano. E, cosa ancor più stupefacente, coi tempi che corrono trovano pure le banche disposte a finanziarli nonostante i loro trascorsi. L’ultimo in ordine cronologico è Luigi Zunino, l’immobiliarista di Nizza Monferrato noto alle cronache finanziarie e giudiziarie per le scorribande che lo hanno visto spesso in compagnia di Danilo Coppola. Ma anche e soprattutto per le vicissitudini della “sua” Risanamento.

Quella dell’indagine sul presunto avvelenamento delle falde acquifere dell’area Montecity- Santa Giulia di Milano, che la Procura del capoluogo lombardo ha chiuso nelle scorse settimane e che lo vede indagato insieme ad altre 10 persone. Sul fronte finanziario, poi, il gruppo immobiliare è stato uno dei primi casi italiani di “too big to fail” (troppo grande per fallire).

Nell’estate del 2009 i magistrati milanesi ne avevano chiesto il fallimento a fronte di una posizione debitoria vicina ai 3 miliardi. Da qui un lungo braccio di ferro con le banche creditrici e, quindi, lo stop del Tribunale che aveva respinto la richiesta davanti a un piano di salvataggio da realizzare tra il 2009 e il 2014, con il sostegno da mezzo miliardo messo sul piatto dagli istituti creditori: Intesa San Paolo, Unicredit, Banco Popolare, Bpm e Mps, in seguito all’operazione diventate azioniste di maggioranza della società di cui sono ancora creditrici per oltre 1 miliardo.

Da allora Risanamento ha accumulato nuove perdite per 271 milioni di euro e ha chiuso il 2012 con un debito netto di 1,9 miliardi in attesa di chiudere una serie di complesse partite, come la vendita di Santa Giulia e di un importante pacchetto di immobili francesi, che sembrano vicine al dunque dopo numerosi rinvii. Ed ecco che il Cavaliere del Lavoro – titolo che Zunino conserva ancora nonostante la condanna per il caso Antonveneta e di cui ama molto fregiarsi – si è risvegliato.

Ieri, sollecitato da un’insolitamente solerte Consob, ha confermato le indiscrezioni del Messaggero secondo le quali sarebbe pronto a ricomprarsi Risanamento. Un’operazione da quasi 180 milioni. Somma che l’immobiliarista che in gioventù si era guadagnato il suo primo milione di lire come fantino al Palio di Asti, si farebbe finanziare dalle banche con un’operazione di cui si starebbe occupando il Banco Popolare, storico creditore di Zunino che evidentemente crede ancora in lui. O forse non crede negli altri istituti della partita.

La mossa a sorpresa dell’immobiliarista affonda infatti le radici in una spaccatura tra le banche azioniste maturata lo scorso febbraio nell’ambito della cessione degli immobili francesi, valutati circa 1,3 miliardi. La dismissione, fortemente sostenuta da Intesa e Unicredit, cui piacerebbe cedere i palazzi parigini al fondo delQatar, non è invece gradita al Banco di Pier Francesco Saviottiche forse crede, come Zunino, che i palazzi francesi valgano molto di più. Dal mal comune, quindi, il mezzo gaudio.

 

Risanamento di nome e di fatto grazie all’accordo con Lendlease (novembre 2017)

SULLA CARTA, ENTRO UNA QUINDICINA DI GIORNI POTREBBE ESSERE DEFINITIVAMENTE RISOLTA L’ANNOSA STORIA DELLA SOCIETÀ CHE UN TEMPO FU DI LUIGI ZUNINO: IL 31 OTTOBRE SI CONCLUDE IL PERIODO DI ESCLUSIVA CONCESSA AL COLOSSO AUSTRALIANO.

S ulla carta, entro un paio di settimane potrebbe essere chiusa anche l’ultima partita di Risanamento e la società, un tempo di Luigi Zunino, potrebbe essere definitivamente risanata di nome e di fatto e la mission sostanzialmente portata a termine, anche se ci vorranno ancora anni per passare dalla fase dei progetti a quella della definitiva realizzazione. Il 31 ottobre si conclude infatti il periodo di esclusiva concesso dalla società al colosso australiano Lendlease, per arrivare ad un accordo per lo sviluppo dell’immenso progetto di Milano Santa Giulia: un’area di oltre 400 mila metri quadrati, di cui il 50% ad uso residenziale e il resto diviso in parti uguali tra area commerciale e uso terziario e ricettivo. Non è detto che la scadenza del 31 ottobre sia scritta nella pietra, le trattative con Lendlease potrebbero protrarsi ancora un po’, ma al quartier generale di Risanamento circola un certo ottimismo: se tutto va bene, per fine anno si brinda all’accordo, al massimo in gennaio. Niente a che vedere con i faraonici progetti di Norman Foster ai tempi in cui Zunino non era ancora stato costretto a farsi da parte per la montagna dei debiti accumulati (convertiti in parte dalle banche creditrici in azioni Risanamento). Ora il progetto di sviluppo parla di una divisione dell’area in dieci lotti, da sviluppare congiuntamente in successione (ma con mezzi finanziari reperiti da Lendlease). Il percorso per sviluppare i lotti nord di Santa Giulia non è certo semplice né rapido. Ad esempio deve essere ancora concluso l’iter per avere la variante sull’intera area: un mese e mezzo fa c’è stato l’ok del Comune, ma tocca alla Regione dare il suggello definitivo e per avere tutte le autorizzazioni potrebbero volerci ancora 18 mesi. Così come bisogna realizzare le opere di bonifica, una settantina di milioni previsti, che partiranno solo a valle delle autorizzazioni degli enti locali. Insomma, se tutto andasse per il verso giusto, prima di vedere i primi cantieri a Santa Giulia bisognerà comunque aspettare il primo trimestre del 2020, ma ci vorranno poi 12-15 anni per veder completato l’intero sviluppo dell’area.

 

Però quando si arriverà alla firma del contratto il percorso, per quanto lungo, sarà tracciato in ogni dettaglio. La struttura dell’operazione di cui Risanamento sta trattando con Lendlease non è stata per ora resa nota, ma a grandi linee dovrebbe prevedere il finanziamento dello sviluppo fornito dagli australiani, e poi un percorso congiunto di sviluppo/commercializzazione e vendita, tra Lendlease e Risanamento, dei vari lotti. Di sicuro Risanamento resterà coinvolto nel progetto, ma secondo una tabella di marcia – e con modalità di incassi – predefinita. Dovrebbe essere qualcosa sulla falsariga dell’altro accordo firmato da Risanamento, sempre con Lendlease, per la joint venture paritetica sui lotti Sud di Santa Giulia, a ridosso della stazione Rogoredo e adiacenti al complesso delle torri Sky. A quel punto i vertici di Risanamento avranno completato il processo di dismissione/ messa a reddito del patrimonio ereditato dalla profonda ristrutturazione partita nel 2009 (la società è uscita dall’articolo 182 bis della legge fallimentare a fine 2014). I debiti iniziali, pari a 3 miliardi, sono stati tagliati a circa 600 milioni (la posizione finanziaria netta era negativa per 633 milioni a fine agosto scorso). Un’esposizione che si era già ridotta in misura importante con la vendita, all’inizio del 2014, del pacchetto di immobili di lusso a Parigi, nel cosidetto Triangolo d’oro, che aveva portato ad un incasso di 1,2 miliardi. La parte del leone in quell’operazione l’aveva fatta proprio il deconsolidamento del debito, unito comunque ad una plusvalenza consolidata di 280 milioni. Ora dunque il portafoglio del gruppo, joint venture a parte, è composto “solo” dall’area Nord di Santa Giulia. Che sarà probabilmente gestita da una società veicolo, che ha un terreno smisurato da cedere e sviluppare a pezzi, ma con accordi blindati (se si arriva alla firma con gli australiani). Poi la palla passerà agli azionisti di Risanamento – i due grandi soci sono Intesa al 48,87% e Unicredit al 22,23% – che potrebbero anche decidere di togliere dal listino il titolo. Per il momento l’argomento non risulta all’ordine del giorno e magari non ci penseranno nemmeno più in là nel tempo, ma una volta messo a punto l’ultimo tassello della complessa ristrutturazione è possibile che i principali soci avviino qualche riflessione in merito. Nel frattempo, con l’approvazione del bilancio 2017, verrà a scadere anche l’attuale consiglio di amministrazione. Risanamento sta concludendo un accordo di partnership con Lendlease per lo sviluppo dei Lotti Nord di Santa Giulia.

VIDEO SANTA GIULIA

https://www.youtube.com/watch?v=_tmVroUHqVo