Zonin, nega tutto e si lamenta di aver perso soldi. ( qualcuno di voi ci crede?)

(Repubblica)

L’ex presidente e numero uno della Popolare di Vicezna si difende su tutti i fronti davanti alla Commissione d’inchiesta e nega anche di essere stato a conoscenza dei finanziamenti baciati.

“Purtroppo ho perso anche io dei soldi”, così l’ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin ha risposto, entrando a San Macuto per l’audizione presso la commissione di inchiesta sulle banche, a chi gli chiedeva delle perdite subite da migliaia di risparmiatori a causa del crac della banca. Zonin, loden verde e valigetta di pelle marrone, era accompagnato dal suo avvocato e si è detto “tranquillo”. L’audizione dell’ex patron della Vicenza è stata anticipata a oggi perché venerdì 15 (data in cui era stata in un primo tempo fissata) è prevista l’udienza preliminare del processo che lo vede imputato a Vicenza.(ANSA).

“Inviterei l’audito a non soffermarsi su aspetti processuali o a svolgere la propria difesa, questo non è un tribunale né un organo inquirente, non è un quarto grado di giudizio”. Così il presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini ha aperto l’audizione dell’ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin. Casini ha ricordato come Zonin viene audito “in libera audizione con la facoltà farsi assistere da avvocato. Tale disposizione è analoga al regolamento della Commissione Antimafia”. Non è quindi un’audizione testimoniale ma “il presidente si riserva la facoltà di trasmettere il resoconto stenografico all’autorità giudiziaria”. “Le finalità politiche e istituzionali della commissione inchiesta non coincidono con quelle dell’ Autorità giudiziaria, solo a essa spetta il compito di individuare delle responsabilità penali. Questa non è una sede processuale parallela e una duplicazione del processo”.

“I rapporti con le istituzioni sono sempre stati improntati alla massima trasparenza e disponibilità perché questa era la filosofia del nostro cda” lo ha detto l’ex presidente di Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, in audizione alla commissione banche rispondendo al senatore Augello che gli chiedeva dei rapporti con la Banca d’Italia e Consob.
Zonin, nessuna pressione Bankitalia fusione con Veneto Banca. Era nostra idea ma non ci fu volontà dall’altra parte. “Non c’è stata nessuna pressione da nessuno e in nessun modo, era una idea del cda e del sottoscritto di avviare un processo” con Veneto Banca”. Zonin ha confermato l’incontro del 27 dicembre 2013 con il presidente di Veneto Banca Trinca in “una mia azienda agricola nel Friuli”. Zonin ha ribadito la validità di quella fusione che avrebbe creato “un grande gruppo veneto” ma “non c’era la volontà dall’altra parte”.

Banca Popolare di Vicenza predispose un’Opa su Etruria ma la banca toscana diede risposta negativa e quindi “abbiamo accantonato”. “Su Etruria – ha detto – c’è stato un dossier di Lazard che diceva che sul mercato c’era qualche opportunità e Rotschild ci aveva indicato che era possibile acquisire Etruria”. Quest’ultima aveva infatti due vantaggi per per la Vicenza, ha spiegato, “noi eravamo già presenti in Toscana attraverso Cariprato e con Etruria saremmo diventati secondo istituto in Toscana dopo Mps. Ci siamo rivolti a Mediobanca come advisor per vedere il range in cui era possibile trattare sul prezzo”. Zonin ha quindi spiegato che “siamo arrivati anche a predisporre un’opa” valutando da 0,90 a 1 euro le azioni, “abbiamo fatto un’opa da 212 milioni e 500 mila euro. La loro risposta fu negativa e quindi abbiamo accantonato”. Zonin ha quindi ribadito che “avevamo fatto un’offerta con Mediobanca e loro non ritenevano di accettare e quindi abbiamo chiuso il capitolo”.

“In 19 anni non ho mai partecipato ai comitati esecutivi, non c’era l’intromissione della presidenza”, ha detto Zonin, ricordando come il “presidente non aveva deleghe né poteri se non quelli riservati al presidente e a salvaguardare l’immagine dell’istituto” e per questo le delibere sui finanziamenti erano di competenza dei rispettivi organi. Il consiglio di amministrazione della Popolare di Vicenza non ebbe mai la conferma da parte degli organi di controllo interno, audit e consiglio sindacale, della presenza di finanziamenti baciati. Zonin ha ricordato che “nel 2014 un dipendente che aveva cambiato banca aveva scritto una lettera dicendo che in qualche filiale venivano fatti finanziamenti baciati. La lettera data al direttore generale e a diversi uffici e alla fine l’organo di controllo ha guardato, ma non ha trovato nulla”. Zonin ha quindi aggiunto che poi nella primavera 2014 durante l’assemblea un socio rivolgendosi al presidente del collegio sindacale aveva parlato dell’esistenza di baciate. ” Il collegio sindacale ha fatto verifiche e dopo due o tre mesi ha verbalizzato che non aveva trovato nessun finanziamento baciato. Il cda ha sentito queste parole ma anche conferma di uffici preposti che non c’era niente”.

FOL-DOA
Bpvi: Zonin, ambasciatore Washington mi presentò Falchi Ex capo segreteria Bankitalia curava rapporti internazionali (ANSA) – ROMA, 13 DIC – Gian Andrea Falchi “mi fu presentato dall’ ambasciatore italiano a Washington che mi disse che questa persona stava per andare in pensione e che poteva darci una mano in un momento di cambiamento anche delle leggi sul mondo bancario” e nei rapporti con la Bce. E’ quanto afferma l’ex presidente di Bpvi Gianni Zonin alla domanda del deputato Dal Moro (Pd) sull’assunzione come consulente di Falchi, già a capo della segreteria particolare di Banca d’Italia. “Io mi aspettavo – replica Zonin a Dal Moro – mi dicesse grazie di andare a prendere una persona di elevato standing. Noi eravamo una una banca di provincia” e servivano quindi una persona che “poteva essere di aiuto come consulente” per i “rapporti internazionali”. “Io ragiono da imprenditore. Se poi su ogni scelta si vede il lato negativo…” conclude Zonin.(ANSA).

DOA-FOL
Bpvi:Zonin,porte girevoli? Unicredit ha preso top Bankitalia Ex presidente, istituto ha fatto benissimo (ANSA) – ROMA, 13 DIC – “Anche ora Unicredit ha preso il top della Banca d’Italia (Fabrizio Saccomanni ndr) e dico che ha fatto benissimo”: così l’ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin risponde al deputato Dal Moro (Pd) che, in commissione d’inchiesta sulle banche, gli chiede del fenomeno delle ‘porte girevoli’ di ex funzionari pubblici assunti dalla banca. Zonin dopo che Dal Moro ha elencato una lista di varie persone assunte nel corso degli anni e provenienti da organi di vigilanza e gdf, ha replicato come “non era compito del presidente assumere personale, veniva assunto dal dg che faceva le sue scelte e, se si trattava di dirigenti, portava il nome in consiglio. Le cose le ho viste dopo quando arrivavano in consiglio. Io comunque guardo se le persone sono brave serie e se sanno portare avanti la banca, il resto non è compito mio”.(ANSA).

DOA
Bpvi: Zonin, seppi di baciate da Bce il 7 maggio 2015

(ANSA) – Roma, 13 dic – Dell’esistenza di finanziamenti baciati “io l’ho saputo il 7 maggio 2015 dal capo ispettore Bce che mi ha convocato d’urgenza a Milano”. E’ quanto ha detto l’ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin in audizione alla commissione di inchiesta sulle banche, riferendo di averne subito chiesto conto telefonicamente al direttore generale.(ANSA).

FOL-DOA
Bpvi: segretata audizione Zonin dopo circa un’ora lavori

(ANSA) – ROMA, 13 DIC – L’audizione dell’ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin, in Commissione d’inchiesta sulle banche, è stata segretata dopo circa un’ora dall’inizio dei lavori. La decisione, disposta dal presidente Pier Ferdinando Casini, è stata richiesta dal deputato Dal Moro (Pd) che stava formulando a Zonin diverse domande sui rapporti con gli organi di vigilanza interni ed esterni. (ANSA).

 

Quell’affare andato male e il rosso “tamponato” con i soldi della finanziaria

GIANLUCA PAOLUCCI- LA STAMPA
Un investimento fatto da Finpiemonte in un fondo svizzero, puntualmente rendicontato con estratti conto periodici. Una parte di questi soldi sarebbe però stata «dirottata» per altri fini e utilizzata per dare garanzie ad un investimento personale dell’ex presidente di Finpiemonte, Fabrizio Gatti . Solo che l’investimento personale va male, le garanzie vengono trattenute e il buco sarebbe rimasto a Finpiemonte.

È questa l’ipotesi che emergerebbe dalla vicenda Finpiemonte. Ad accorgersi che qualcosa non andava è stato l’Organismo di vigilanza interno della finanziaria, che nel corso di una verifica ha ricostruito una serie di operazioni sospette condotte con i soldi della finanziaria regionale. È qui che compare una operazione immobiliare sulla carta semplice e molto redditizia. Un immobile a Collegno, alla fine di corso Francia, da trasformare in uffici e palestra. A comprare è una società che si chiama Gem Immobiliare, con lo scopo di trasformarla in una palestra e una palazzina per uffici. La quota di maggioranza della Gem Immobiliare è schermata da una fiduciaria e dietro alla fiduciaria c’è lui, Fabrizio Gatti. Solo che l’affare s’inceppa. Mancano le autorizzazioni per trasformare la palazzina dell’immobile in uffici e per ampliare i volumi. Geodata, che aveva già firmato il preliminare per trasferire lì la sua sede, rivuole la caparra.

La palestra c’è, ma da sola non basta. Le mancate autorizzazioni creano «una situazione di tensione finanziaria dell’impresa che si è tradotta in una crisi», riporta il bilancio di Gem. Partono le cause e le azioni esecutive dei creditori e la faccenda finisce al tribunale fallimentare. I debiti sono 9,7 milioni, la parte più grande è con Banca Intermobiliare (Bim), che aveva finanziato con 3 milioni l’acquisto del capannone. Poi ci sono Intesa Sanpaolo (1,5 milioni) e Mps (500 mila euro). Più svariati fornitori, alcuni professioni per parcelle mai pagate, fino al Comune di Collegno che reclama gli oneri di urbanizzazione.

La soluzione è un concordato fallimentare, un accordo con i creditori vidimato dal tribunale. Solo che anche per questo servono soldi: oltre sei milioni di euro, che arrivano con qualche peripezia da una società di servizi informatici che decide, chissà perché, di investire nell’immobiliare. Si chiama Csp e mentre diversifica i suoi investimenti tratta anche l’acquisto del Consorzio per l’informatizzazione del canavese. La proposta di Csp per Gem arriva al tribunale di Torino nel dicembre del 2014 ma il concordato viene firmato solo alla fine di maggio del 2016. A seguire il concordato come consulente di Gem, almeno dal l’inizio del 2015, è Stefano Ambrosini, che adesso è presidente di Finpiemonte. Con il concordato, Csp si dice disposta a pagare 6 milioni di euro, quelli che mancano per chiudere il concordato. A comprare sarà però un’altra società, la Gedi Re, che ufficialmente non ha nessun legame con Csp se non un software usato da Csp per comprare il Cic. Guarda caso, è proprio da giugno che iniziano le operazioni dubbie in Finpiemonte.

A febbraio di quest’anno il caso dell’investimento di Gatti viene raccontato da La Stampa. E a giugno la Gedi Re vende la Gem Immobiliare. Dopo un anno e sei milioni investiti, incassa appena 400 mila euro.

L’accusato è sconvolto: “Non so nulla e quelle firme non sono mie”.

Sono così nette e lineari, apparentemente incontestabili e circonstanziate le accuse piovutegli addosso, che si resta basiti a sapere che Fabrizio Gatti agli amici ieri diceva: «Non so nulla, non ho fatto nulla». Ma come? Chiamparino in Consiglio regionale ha detto che c’è la tua firma sul’investimento ordinato alla Bank Vontobel di Zurigo?

C’è la tua firma pure sui bonifici milionari verso sconosciuti clienti di Finpiemonte… «Non avevo potere di firma» ha spiegato ai suoi legali Chiappero e Giuliano, colonne dello studio Chiusano che di malfattori o presunti tali nella pubblica amministrazione ne ha visti a legioni. Allora, chi ha fatto quelle firme? «Non so. Spero di essere interrogato presto per vederle, per capire».

ALL’OSCURO DI TUTTO
Un mistero, a sentire Fabrizio Gatti, piombatogli fra capo e collo ieri mattina con la telefonata di un amico avvocato, militante Pd come lui, che gli diceva: «Sono con te, hai tutta la mia solidarietà». «Ma solidarietà per cosa? Sei matto?» gli avrebbe risposto Gatti che non aveva ancora letto il sito web che parlava di lui e della sua disavventura giudiziaria partita con i controlli del suo successore, quello Stefano Ambrosini che gli era accanto in un’altra complicata vicenda di una palestra di Collegno risoltasi, a sentire Gatti, con «un faticoso accordo di ristrutturazione» ma che già qualcuno accosta alle vicende odierne: «A Collegno servivano soldi e da Zurigo sparivano soldi». Pettegolezzi, per ora, che sfiorano pure la vita privata di Gatti, un giovanile cinquantaseienne con la passione della mountain bike e, soprattutto, dell’hockey in quel di Torre Pellice dove ha dato vita a una cooperativa che sostiene la squadra cittadina. Gatti è separato dalla moglie e un paio di anni fa ha avuto una relazione con una signora non sconosciuta nell’ambiente politico.

CHERCHEZ LA FEMME
«Cherchez la femme» è già la battuta che circola fra i moralisti un tanto al chilo. «Una relazione finita presto…» ha commentato Gatti che, con fatica, riesce a nascondere l’imbarazzo e il turbamento per quanto gli sta accadendo. Superato il pranzo con un «Mon Cherì» e un caffé («Tanto di più…»), Gatti ha atteso le 17 quando ha reincontratro i suoi legali che gli hanno detto che, allo stato, nei suoi confronti non c’è ancora nemmeno l’avviso di garanzia. Magra consolazione: arriverà. Ma questo dimostra che qualcuno ha voluto bruciare persino la Procura, diffondendo una notizia che doveva restare segreta ancora un po’.

(beppe minello – la stampa)

 

 

 

 

 

MELEGATTI: È CASSA INTEGRAZIONE. SFORNATO L’ULTIMO PANDORO 2017

L’azienda, nonostante la campagna lanciata sui social per il suo salvataggio, ha attivato la Cassa integrazione in attesa del piano di ristrutturazione del debito e dell’intesa con i creditori: 120 giorni per non fallire.

Tutte le richieste dei lavoratori disattese. In questo modo, nonostante le reiterate suppliche dei dipendenti che con impegno, sacrificio e spirito di abnegazione – senza stipendio da tre mesi da agosto tranne le competenze di novembre che sono state loro pagate – hanno chiesto di continuare a produrre, la storica azienda dolciaria veronese ferma la produzione.

L’ultimo pandoro del 2017 è uscito dallo stabilimento di San Giovanni Lupatolo perché “al supermercato costano meno del pane, produrremmo in perdita” e per l’azienda, nonostante gli ordini ricevuti dopo la campagna lanciata sui social per il salvataggio della antica industria italiana e dei posti di lavoro, produrre avrebbe significato consegnare i dolci troppo a ridosso del Natale o dopo la festività con il conseguente crollo dei prezzi. L’unica alternativa è stata la Cassa integrazione anche se temporanea fino alla Befana.

“La Cassa integrazione era prevista e concordata tra i sindacati e la proprietà al tavolo di concertazione in Prefettura” ha precisato Lucia Perina, Segretario Generale della Uil di Verona. “C’è un percorso delineato – ha aggiunto – che prevede un rientro graduale dei lavoratori alla piena occupazione, speriamo in tempi molto brevi, in vista della campagna di Pasqua”.

“Negli anni scorsi – ha spiegato Paola Salvi, Segretario Flai-Cgil – il periodo dopo le festività natalizie veniva utilizzato per le ferie degli operai in attesa di ripartire con l’attività per la produzione delle colombe pasquali”.

Anche il direttore generale di Melegatti, Luca Quagini, ha sottolineato che “l’azienda rimane in attesa del via libera dal tribunale per partire con la campagna pasquale, subito dopo l’Epifania”. Se arriverà l’autorizzazione dei due commissari, la cassa integrazione potrà essere sospesa, almeno per i lavoratori che saranno richiamati alle linee produttive.

Intanto, con l’intervento del Fondo d’investimento maltese Abalone, che ha fornito un prestito da sei milioni di euro, è stato possibile sfornare un milione 575mila pezzi tra pandori e panettoni che sono andati a ruba grazie alla campagna di solidarietà promossa sui social.

La crisi di Melegatti, però, è ancora lontana dal vedere la soluzione: la società fondata nel 1894 da Domenico Melegatti che ottenne il certificato Privativa Industriale dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commmercio del Regno d’Italia per aver inventato il nome, la forma e la ricetta del Pandoro, ha 10 milioni di euro di esposizione con le banche e 12 milioni di debiti verso i fornitori.

L’industria dolciaria si è trovata in una situazione di crisi, che la sta portando verso il fallimento, e mancanza di liquidità per le liti e dissapori tra soci di maggioranza e di minoranza delle due famiglie, Ronca e Turco, principali azioniste della società e per una serie di scelte imprenditoriali errate a partire dal 2005 dopo la morte di Salvatore Ronca, imprenditore che aveva guidato l’azienda con profitto.

A questo punto si tratta di procedere con il piano di ristrutturazione del debito, il passivo che ha portato l’impresa alla crisi più profonda e senza liquidità. Entro 120 giorni dal 7 novembre, data in cui è stata depositata in Tribunale a Verona la proposta di ristrutturazione del debito, più altri due mesi di eventuale proroga la Melegatti dovrà presentare un piano di rientro dei debiti studiato ad hoc per ogni creditore. Dall’intesa con i creditori discende la possibilità di evitare il rischio fallimento e di riprendere la produzione con le colombe per la Pasqua. Sulla campagna pasquale il Fondo di investimento maltese ha deciso di investire 10 milioni.(repubblica)

 

 

Mercoledì 13 Dicembre 2017 ore 10:30 COMMISSIONE BANCHE – Audizioni-

VIDEO DIRETTA TV:

http://webtv.camera.it/evento/12388

La Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, presso l’Aula al IV piano di Palazzo San Macuto, svolge le seguenti audizioni:

alle ore 10.30 Andrea Lupi, procuratore presso la Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti e Massimiliano Minerva, sostituto procuratore presso la predetta procura;
alle ore 13 Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi;
alle ore 15.30 Guido Tabellini, già rettore dell’Università Bocconi dal 2008 al 2012;
alle ore 18 Gianni Zonin, ex Presidente di Banca popolare di Vicenza
alle ore 21 Maria Cannata, dirigente generale del Tesoro – Debito pubblico