Quell’affare andato male e il rosso “tamponato” con i soldi della finanziaria

GIANLUCA PAOLUCCI- LA STAMPA
Un investimento fatto da Finpiemonte in un fondo svizzero, puntualmente rendicontato con estratti conto periodici. Una parte di questi soldi sarebbe però stata «dirottata» per altri fini e utilizzata per dare garanzie ad un investimento personale dell’ex presidente di Finpiemonte, Fabrizio Gatti . Solo che l’investimento personale va male, le garanzie vengono trattenute e il buco sarebbe rimasto a Finpiemonte.

È questa l’ipotesi che emergerebbe dalla vicenda Finpiemonte. Ad accorgersi che qualcosa non andava è stato l’Organismo di vigilanza interno della finanziaria, che nel corso di una verifica ha ricostruito una serie di operazioni sospette condotte con i soldi della finanziaria regionale. È qui che compare una operazione immobiliare sulla carta semplice e molto redditizia. Un immobile a Collegno, alla fine di corso Francia, da trasformare in uffici e palestra. A comprare è una società che si chiama Gem Immobiliare, con lo scopo di trasformarla in una palestra e una palazzina per uffici. La quota di maggioranza della Gem Immobiliare è schermata da una fiduciaria e dietro alla fiduciaria c’è lui, Fabrizio Gatti. Solo che l’affare s’inceppa. Mancano le autorizzazioni per trasformare la palazzina dell’immobile in uffici e per ampliare i volumi. Geodata, che aveva già firmato il preliminare per trasferire lì la sua sede, rivuole la caparra.

La palestra c’è, ma da sola non basta. Le mancate autorizzazioni creano «una situazione di tensione finanziaria dell’impresa che si è tradotta in una crisi», riporta il bilancio di Gem. Partono le cause e le azioni esecutive dei creditori e la faccenda finisce al tribunale fallimentare. I debiti sono 9,7 milioni, la parte più grande è con Banca Intermobiliare (Bim), che aveva finanziato con 3 milioni l’acquisto del capannone. Poi ci sono Intesa Sanpaolo (1,5 milioni) e Mps (500 mila euro). Più svariati fornitori, alcuni professioni per parcelle mai pagate, fino al Comune di Collegno che reclama gli oneri di urbanizzazione.

La soluzione è un concordato fallimentare, un accordo con i creditori vidimato dal tribunale. Solo che anche per questo servono soldi: oltre sei milioni di euro, che arrivano con qualche peripezia da una società di servizi informatici che decide, chissà perché, di investire nell’immobiliare. Si chiama Csp e mentre diversifica i suoi investimenti tratta anche l’acquisto del Consorzio per l’informatizzazione del canavese. La proposta di Csp per Gem arriva al tribunale di Torino nel dicembre del 2014 ma il concordato viene firmato solo alla fine di maggio del 2016. A seguire il concordato come consulente di Gem, almeno dal l’inizio del 2015, è Stefano Ambrosini, che adesso è presidente di Finpiemonte. Con il concordato, Csp si dice disposta a pagare 6 milioni di euro, quelli che mancano per chiudere il concordato. A comprare sarà però un’altra società, la Gedi Re, che ufficialmente non ha nessun legame con Csp se non un software usato da Csp per comprare il Cic. Guarda caso, è proprio da giugno che iniziano le operazioni dubbie in Finpiemonte.

A febbraio di quest’anno il caso dell’investimento di Gatti viene raccontato da La Stampa. E a giugno la Gedi Re vende la Gem Immobiliare. Dopo un anno e sei milioni investiti, incassa appena 400 mila euro.

L’accusato è sconvolto: “Non so nulla e quelle firme non sono mie”.

Sono così nette e lineari, apparentemente incontestabili e circonstanziate le accuse piovutegli addosso, che si resta basiti a sapere che Fabrizio Gatti agli amici ieri diceva: «Non so nulla, non ho fatto nulla». Ma come? Chiamparino in Consiglio regionale ha detto che c’è la tua firma sul’investimento ordinato alla Bank Vontobel di Zurigo?

C’è la tua firma pure sui bonifici milionari verso sconosciuti clienti di Finpiemonte… «Non avevo potere di firma» ha spiegato ai suoi legali Chiappero e Giuliano, colonne dello studio Chiusano che di malfattori o presunti tali nella pubblica amministrazione ne ha visti a legioni. Allora, chi ha fatto quelle firme? «Non so. Spero di essere interrogato presto per vederle, per capire».

ALL’OSCURO DI TUTTO
Un mistero, a sentire Fabrizio Gatti, piombatogli fra capo e collo ieri mattina con la telefonata di un amico avvocato, militante Pd come lui, che gli diceva: «Sono con te, hai tutta la mia solidarietà». «Ma solidarietà per cosa? Sei matto?» gli avrebbe risposto Gatti che non aveva ancora letto il sito web che parlava di lui e della sua disavventura giudiziaria partita con i controlli del suo successore, quello Stefano Ambrosini che gli era accanto in un’altra complicata vicenda di una palestra di Collegno risoltasi, a sentire Gatti, con «un faticoso accordo di ristrutturazione» ma che già qualcuno accosta alle vicende odierne: «A Collegno servivano soldi e da Zurigo sparivano soldi». Pettegolezzi, per ora, che sfiorano pure la vita privata di Gatti, un giovanile cinquantaseienne con la passione della mountain bike e, soprattutto, dell’hockey in quel di Torre Pellice dove ha dato vita a una cooperativa che sostiene la squadra cittadina. Gatti è separato dalla moglie e un paio di anni fa ha avuto una relazione con una signora non sconosciuta nell’ambiente politico.

CHERCHEZ LA FEMME
«Cherchez la femme» è già la battuta che circola fra i moralisti un tanto al chilo. «Una relazione finita presto…» ha commentato Gatti che, con fatica, riesce a nascondere l’imbarazzo e il turbamento per quanto gli sta accadendo. Superato il pranzo con un «Mon Cherì» e un caffé («Tanto di più…»), Gatti ha atteso le 17 quando ha reincontratro i suoi legali che gli hanno detto che, allo stato, nei suoi confronti non c’è ancora nemmeno l’avviso di garanzia. Magra consolazione: arriverà. Ma questo dimostra che qualcuno ha voluto bruciare persino la Procura, diffondendo una notizia che doveva restare segreta ancora un po’.

(beppe minello – la stampa)