Banche, è stata la Consob di Vegas ad autorizzare la truffa: questo documento lo prova

A seguire i lavori della “Commissione Banche” viene in mente una vecchia barzelletta sovietica. Stalin ormai sul letto di morte chiama a se il successore Nikita Kruscev: “Prendi queste due lettere, quando sarà in pericolo il Partito apri la prima, quando sarà in pericolo la tua posizione personale apri la seconda”. Dopo qualche anno l’URSS precipita in una crisi istituzionale e Kruscev apre la prima lettera: “Date a me la colpa di tutto. E quindi si denunciano i crimini di Stalin e la crisi viene superata. Passa ancora qualche anno e la posizione di Kuscev come segretario del Partito viene messa in discussione dai suoi avversari, e apre la seconda lettera: “Scrivi due lettere…”.

Ecco, la posizione di Maria Elena Boschi sembra quella della prima lettera: “E’ colpa sua! Sapeva tutto lei… noi dormivamo in piedi”. A scatenare la nuova bufera sulla Boschi è stata l’audizione del Presidente della Consob, Giuseppe Vegas (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), che ha appunto il compito di regolamentare l’attività delle società quotate e la Borsa. E la “Commissione Banche” avrebbe proprio il compito di indagare sui dissesti finanziari delle banche e sul disastro per centinaia di migliaia di risparmiatori rimasti vittime di queste, quindi proprio materia di pertinenza e responsabilità di CONSOB e Banca d’Italia. Infatti la Commissione si chiama “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario” e sembra diventata “Commissione Boschi”.

Lettera Consob
Documento Consob dove si autorizzano le banche ad omettere le informazioni
Due giorni fa al TG La7 Enrico Mentana ha mostrato un documento della Consob del 2011, già presente sul sito web di Report – link

http://www.report.rai.it/dl/Report/extra/ContentItem-8c430e2a-5c5f-4c2c-b30d-f6e1acb8dfe1.html

Dove al penultimo capoverso si legge:

– Ciò premesso, si rappresenta che, conformemente alle indicazioni fornite per le vie brevi dalla S.V. (Giuseppe Vegas, nda) al Responsabile della Divisione Studi Economici, fino a quando la commissione non avrà assunto le proprie determinazioni sugli esiti della citata consultazione, gli uffici, a prescindere da qualsiasi valutazione in merito all’opportunità, inviteranno gli emittenti (dei titoli tossici, nda) a non inserire le predette informazioni sugli scenari di probabilità nel prospetto e ne richiederanno l’eliminazione nel caso in cui il prospetto le dovesse comunque riportare per autonoma iniziativa del proponente.

Tradotto: la Consob dispone che nei prospetti informativi destinati ai potenziali acquirenti di titoli non sia indicato o addirittura venga eliminato il grado di “rischiosità” di perdere tutto o parte del capitale investito, e dei rendimenti futuri, calcolati secondo modalità probabilistiche (a dire secondo regole matematiche). E’ ovvio che un investitore tipico di quelli che abbiamo sentito in televisione, a leggere che aveva il 50/60% di probabilità di perdere tutto il capitale, non avrebbe investito su quei titoli.

E questa è “Truffa” art. 640 C.P., (R.D. 19 ottobre 1930, n.1398) che recita:

– Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione…. La chiarezza di Alfredo Rocco è esemplare.

Ma nel 2007 Consob non agiva in questo modo, come dimostra questa circolare. Comunicazione n. DEM/7105108 del 29-11-2007 – link 

http://www.seeninside.net/documenti/c7105108.pdf

OGGETTO: Raccomandazione relativa alle modalità di rappresentazione grafica e di esposizione dei contenuti del capitolo ” Fattori di rischio” del prospetto informativo. Con la presente Raccomandazione si forniscono indicazioni sulle modalità di esposizione dei contenuti e di rappresentazione grafica del capitolo “Fattori di rischio” dei prospetti informativi.

La circolare a firma dell’allora Presidente, Lamberto Cardia, definisce con precisione le modalità di inserimento dei “Fattori di rischio” nei prospetti informativi, ma il suo successore Giuseppe Vegas (dal 15/12/2010) le elimina. E quindi l’eliminazione dei fattori di rischio è una “decisione”, non una omissione fortuita o dalla mancanza di precedenti disposizioni che esistevano sia dalla precedente gestione Consob sia dalle direttive Ue. Di cosa stiamo parlando? Ad esempio dei titoli emessi dalle SVC (Società Veicolo di Cartolarizzazione) che in base alla Legge 130/1999 (Governo D’Alema) possono emettere “Titoli Finanziari senza copertura iscritta a bilancio” in deroga agli art. dal 2410 al 2420 del Codice Civile e usarli per il pagamento delle cessioni di crediti NPL (Non Performing Loans, Crediti deteriorati) fatte dalle banche.

E di che cifre stiamo parlando? Ne prendiamo due a caso.

– Unicredit, 17,7 miliardi (17 luglio 2017) link  http://www.finanzareport.it/Detail_News_Display/News-e-Analisi/unicredit-chiude-maxi-cessione-di-npl

– MPS, 28,6 miliardi (2 agosto 2017) – link – 

http://www.gonews.it/2017/08/02/mps-cede-cerved-quaestio-piattaforma-recupero-npl/

Si tratta di somme colossali, titoli il cui valore dipende dal “recupero di crediti” già inesigibili in partenza che direttamente o con le solite alchimie finanziarie vengono venduti agli ignari risparmiatori, avendo cura di occultare la “rischiosità”. La Gabanelli lascia Report sei mesi dopo aver pubblicato il suo documento Consob dove chiede le dimissioni del Presidente. Ufficialmente si dimette. Non è necessario avere in simpatia Maria Elena Boschi per pensare che la “Commissione Boschi” in questo modo stia eludendo il vero nocciolo del problema, perché proprio non sembra che i dissesti bancari, i disastri dei risparmiatori e quelli per i contribuenti dipendano da lei.

E ci si domanda se sia possibile considerare “legale” che circa 470 società finanziarie (di cui 170 hanno sede a un unico indirizzo: Via Vittorio Alfieri 1, Conegliano Veneto) possano emettere titoli finanziari senza copertura (leggi “Cambiali false”) derogando (solo loro) al Codice Civile, per poi in un modo o nell’altro rifilarli ai risparmiatori. E’ tutta colpa di Maria Elena! Sapeva tutto lei! Noi dormivamo in piedi!

Luigi Di Stefano il primato nazionale -http://www.ilprimatonazionale.it/economia/banche-e-stata-la-consob-di-vegas-ad-autorizzare-la-truffa-questo-documento-lo-prova-77170/

 

VIA DA VEGAS – IL PRESIDENTE CONSOB NEL CICLONE DOPO CHE LA GABANELLI NE HA CHIESTO LE DIMISSIONI: O SMENTISCE LA LETTERA, O HA SULLA COSCIENZA I RISPARMIATORI TRUFFATI DA POP.VICENZA, ETRURIA E SIMILI – GRASSO: ”MILENA DA SOLA SVOLGE UN COMPITO DEL SERVIZIO PUBBLICO CHE NON SI TROVA NELLE ALTRE TRASMISSIONI”

1. GABANELLI E IL RUOLO DEL GIORNALISMO NEL SERVIZIO PUBBLICO

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

«Presidente, o è in grado di produrre la smentita a questa lettera a lei indirizzata, protocollo numero 11038690, altrimenti io credo che responsabilmente lei debba dimettersi», ha intimato Milena Gabanelli nel corso dell’ ultima puntata di «Report» in onda su Rai3.

Il presidente in questione è Giuseppe Vegas, presidente della Consob. Durante il programma è stato mostrato un documento della divisione emittenti della Consob che risale al 3 maggio 2011 e che riguarda i prospetti informativi delle offerte pubbliche di vendita e sottoscrizione. Nella lettera, la Consob invitava gli enti emittenti a non inserire le informazioni sugli scenari di probabilità nel prospetto degli strumenti finanziari come le obbligazioni che le banche hanno venduto alla clientela, e si citavano tra questi anche la Banca Popolare di Vicenza.

Traduzione: i risparmiatori che hanno perso i loro gruzzoli investiti nelle quattro famose banche salvate dal governo lamentano da tempo scarsità d’ informazione. Esempio: se su un’ offerta di una banca leggo che ho il 63% di probabilità di perdere il 50% del capitale, o lascio perdere o sono un po’ masochista. Qui si parla del ruolo del giornalismo del Servizio pubblico.

Lasciando perdere le dispute politiche (in quel campo la richiesta di dimissioni è sempre all’ ordine del giorno), se non ricordo male è la prima volta che una giornalista chiede in diretta le dimissioni di una personalità così eminente. Ultimamente la Gabanelli aveva ricevuto non poche critiche per il suo modo di condurre (Renato Brunetta la chiama sprezzantemente «l’ Oriana Fallaci della Brianza». Perché Brianza? Qualcuno l’ ha invitata a prendersi una pausa dall’ anticapitalismo e rimettere in piedi «Harem» sostituendo Catherine Spaak).

Eppure da sola svolge un compito che è raro trovare in altre trasmissioni, più propense alla chiacchiera. Succede così che le persone di carattere riescano sempre sospette agli altri.

2. UNA LETTERA HA TRADITO I RISPARMIATORI

Claudio Antonelli per “Libero Quotidiano”

Da ieri Giuseppe Vegas, numero uno della Consob, è sulla graticola. Milena Gabanelli, che quando si muove in genere viene seguita a stretto giro di posta da inchieste, ha chiesto le sue dimissioni. Con l’ accusa di aver consentito la vendita delle obbligazioni subordinate non scambiate senza un documento chiamato “scenario probabilistico”. Un testo che in modo molto semplice dice: acquistando la tal obbligazione si ha il 62% di probabilità di perdere metà del capitale.

Report ha mostrato una lettera datata 3 maggio 2011 nella quale il responsabile divisione emittenti Consob scrive a Vegas: «Le banche saranno invitate a non inserire le informazioni sugli scenari di probabilità nel prospetto e ne richiederanno l’ eliminazione nel caso in cui qualche banca dovesse farlo di propria iniziativa, conformemente alle indicazioni fornite per le vie brevi dalla signoria vostra», si legge nella lettera mostrata da Rai3.

Se il documento fosse stato reso obbligatorio, per capirsi, i bond subordinati emessi da Banca Etruria nel 2013 avrebbero riportato che il cliente aveva quasi il 63% di probabilità di perdere il 50% del capitale. Un linguaggio che chiunque sarebbe in grado di capire e afferrare. Non a caso il Codacons ha subito preso la palla al balzo. «Le dimissioni di Giuseppe Vegas non bastano.

La Consob e il suo presidente dovranno rispondere in tribunale dei danni arrecati agli obbligazionisti di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti, in relazione alle omissioni dell’ ente e alle responsabilità sul fronte delle carenti informazioni rese ai risparmiatori circa i rischi degli investimenti», ha sentenziato ieri l’ associazione a tutela dei risparmiatori. Come dire, ci sarebbe un sacco di cocci rotti che qualcuno dovrebbe rimettere a posto. Ma la questione non è solo rivolta al passato. Sarebbe bene guardare al futuro.

Come Libero ha già avuto modo di spiegare e raccontare meno di un mese fa, in questo momento ci sono sul mercato degli sportelli quasi 3,5 miliardi di euro di obbligazioni subordinate completamente illiquide. Negoziabili, cioè, solo dalle banche, le quali fanno il prezzo e ne decidono l’ eventuale riacquisto.

Di queste emissioni, 1,85 miliardi di euro sono ancora in mano ai clienti. In gran parte si tratta di Bcc, ma anche di piccole Popolari. Tutti questi bond dovrebbero avere il prospetto probabilistico con il quale capire che fetta di capitale è concretamente a rischio. Fidarsi delle banche ormai è troppo ottimistico, visto il conflitto d’ interessi che esiste nel caso in cui chi vende e chi acquisto sta dietro allo stesso sportello.

3. BUFERA SU VEGAS, SU PROSPETTI HA TOLTO TUTELE UTENTI

(ANSA) – All’indomani delle rilevazioni di Report su come il presidente della Consob avrebbe di fatto eliminato alcune importanti tutele a favore dei risparmiatori che hanno investito nei titoli delle quattro banche salvate, su Giuseppe Vegas si scatena la bufera. Con M5S e consumatori che partono all’attacco.

La trasmissione di Rai3 ha mostrato un documento del 2011 con cui è stata disposta l’eliminazione degli scenari probabilistici di rendimento dai prospetti relativi agli investimenti. “In pratica con tale azione – puntano il dito Federconsumatori e Adusbef – la Consob ha negato la possibilità agli investitori di conoscere quali sono i rischi a cui vanno incontro relativamente ai propri investimenti”

A loro parere invece, “se i risparmiatori di Banca Etruria o di Banca Marche avessero ricevuto tali prospetti, avrebbero saputo che esisteva un elevatissimo rischio di veder andare in fumo i propri risparmi”. Si parlava infatti di un 2-3% di probabilità di guadagno a fronte di un 70% di probabilità di perdita. Lo stesso vale per migliaia di altri risparmiatori, che avrebbero avuto “uno strumento chiaro e reale per valutare e conoscere le possibilità di perdita dei propri investimenti” affermano ancora. Le associazioni di difesa degli utenti definiscono perciò quella di Vegas “un’azione inspiegabile, immotivata” e chiedono che si dimetta.

Una secca richiesta di dimissioni viene, oltre che dalla conduttrice di Report, anche dagli esponenti del M5S. “Il presidente Consob ha privato di informazioni chiare i risparmiatori truffati dalle obbligazioni subordinate” affermano i deputati M5S. E sottolineano che “l’eliminazione, nel 2011, degli scenari probabilistici dai prospetti dei bond da banco rappresenta una vergogna che grida vendetta.

Oggi Vegas si autoassolve su tutta la linea. Eppure la sua complicità rispetto ai crimini bancari è evidente, oltre ai favori che ha riservato nel tempo a qualche suo protégé in seno alla Commissione”. Per il Codacons invece le dimissioni non bastano e l’associazione si spinge oltre citando in Tribunale sia Vegas sia i vertici di Consob per i danni agli obbligazionisti delle quattro banche salvate.

VIDEO PUNTATA REPORT DEL 5 GIUGNO 2016

http://www.raiplay.it/video/2016/06/Report-del-05062016-cf11d8e7-170d-474d-96af-73eb4efd9eee.html

“NON HO AUTORIZZATO MINISTRI A OCCUPARSI DI ETRURIA” – PADOAN, IN AUDIZIONE ALLA COMMISSIONE BANCHE, SI SGANCIA DALLA BOSCHI E MOLLA BANKITALIA: “LA DECISIONE DI CONFERMARE IGNAZIO VISCO È STATA PER DARE UNA CONTINUITÀ ISTITUZIONALE PUR RICONOSCENDO SPECIFICI CASI IN CUI LA VIGILANZA POTEVA FARE MEGLIO…”

 

“Non ho mai autorizzato nessuno perché nessuno mi ha mai chiesto autorizzazioni”. Così il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in audizione davanti alla Commissione di inchiesta sulle banche, ha risposto alla domanda del senatore Augello relativa agli incontri, definiti dallo stesso senatore “ricognizioni” che alcuni ministri hanno avuto con i vertici degli organi di vigilanza e delle banche, per avere informazioni o dare suggerimenti sugli istituti in crisi come Banca Etruria.

Padoan affronta poi la questione della vigilanza sul sistema bancario: “Il mio giudizio è che le autorità di vigilanza hanno dovuto affrontare una fase di transizione e il processo è ancora in corso” e che a fronte della “sostanziale capacità e gestione del sistema”, in un contesto “difficile”, “non si possono escludere casi in cui, al netto di queste modifiche istituzionali, ci sono state responsabilità importanti a livello di singoli istituti”.

 

E aggiunge: “Ci sono stati specifici casi in cui la Vigilanza poteva fare meglio, pur se in un contesto di fragilità dell’economia e di cambiamento del sistema”. “Ci sono casi sotto gli occhi tutti – ha proseguito – per esempio nelle banche venete dove i fenomeni non sono spiegabili solo con gravità della crisi e il cambiamento delle regole”. “Lungi da me dire che sia andato tutto bene – ha aggiunto – ma in quadro difficile e in movimento abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili per trovare una soluzione che potesse minimizzare i costi di gestione delle crisi”.

Se l’Italia avesse proceduto a un intervento su Banca Etruria, Banca Marche, CariFe e CariChieti “senza notificarlo alla Ue”, ha aggiunto il ministro, l’utilizzo del Fondo interbancario di tutela dei depositi “sarebbe stato dichiarato incompatibile con il quadro normativo europeo sugli aiuti di Stato o con la Brrd, con conseguente obbligo di restituzione, come avvenuto nel caso Tercas”

“Questo rischio avrebbe comportato in primo luogo l’impossibilità di trovare terzi acquirenti per le banche ricapitalizzate dal Fondo. Infatti – ha detto ancora – l’estrema incertezza sulla tenuta giuridica dell’operazione e sulle ricadute economiche per l’acquirente avrebbe ovviamente disincentivato qualsiasi offerta. Inoltre, dal punto di vista patrimoniale, la ricapitalizzazione delle banche da parte del Fondo sarebbe stata completamente neutralizzata dalla necessità, per le stesse banche, di effettuare un accantonamento di tipo contabile a fronte delle future azioni della Commissione”, ha detto ancora.

BANCA ETRURIA – La proposta di commissariare Banca Etruria “è arrivata dalla Banca d’Italia – ha spiegato Padoan -. Il nostro contributo è stato recepire e condividere questa esigenza di commissariamento”. Il fatto che abbia deciso Palazzo Koch, ha però precisato, “non è una questione di mancanza di autonomia del governo. Noi abbiamo concordato il commissariamento, non abbiamo fatto da passacarte”, ha aggiunto

“Ho incontrato Ghizzoni moltissime volte, abbiamo parlato di tante cose ma mai della situazione di Banca Etruria”, ha poi affermato Padoan rispondendo a una domanda dell’onorevole Sibilia sugli incontri con l’ex ad di Unicredit. Padoan ha anche affermato di “non aver mai incontrato” né Vincenzo Consoli, ex ad di Veneto Banca e Pierluigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria. Con Ghizzoni, ha spiegato Padoan, “abbiamo parlato di tante cose, degli scenari globali e delle difficoltà che stava vivendo il sistema bancario italiano”.

 

Gli incontri avuti tra l’allora ministro Boschi e i vertici di Consob “li ho appresi dalla stampa”, ha poi aggiunto Padoan. Alla domanda se avesse autorizzato la collega, Padoan ha ribadito: “Non ho mai autorizzato nessuno a parlare con qualcuno né a ho richiesto che qualcuno venisse a riferire a me”.

BANKITALIA – La decisione di confermare Ignazio Visco alla guida di Bankitalia “è stata per dare una continuità istituzionale – ha sostenuto Padoan – Si è voluto dare un segnale di stabilità ai mercati, pur riconoscendo specifici casi in cui la Vigilanza poteva fare meglio in un contesto di fragilità dell’economia e di cambiamento del sistema”

MPS – In seguito ai due tentativi di aumento di capitale di Monte dei Paschi di Siena “è stato necessario un momento di discontinuità”, ha spiegato il ministro dell’Economia, rispondendo all’avvicendamento tra Fabrizio Viola e Marco Morelli alla guida di Monte dei Paschi di Siena. “Fu concordato con Viola un passo indietro, per dare più slancio alla nuova iniziativa”, ha aggiunto Padoan.

NPL – “L’intervento del Governo ha sbloccato il mercato degli Npl che non esisteva”, ha evidenziato Padoan, sottolineando che il valore lordo degli npl era “di 361 mld nel 2015 ed oggi si attesta a 287 mld con una riduzione superiore al 25%”.

CONTI PUBBLICI – “Sono molto perplesso sui sistemi di ristrutturazione automatica del debito di un Paese – ha spiegato Padoan – Sono molto perplesso perché per esperienza questi meccanismi non riducono i rischi ma li aumentano e possono sfuggire di mano”. “Ci sono progressi – ha detto – sul fronte della riduzione del debito pubblico e anche sul fronte dei crediti deteriorati. Su questi ultimi serve maggiore proattività per dare il segno che si stia facendo qualcosa”, ha aggiunto.

 

RECESSIONE – Il problema del sistema bancario italiano non è “stato generato solo dalla crisi, ma anche dalla lunga recessione di 6 anni” e “in questo quadro di deterioramento, le difficoltà delle famiglie si sono ripercosse sulle banche, aumentando un progressivo aumento dei crediti deteriorati fino a livelli anomali”, ha spiegato il ministro dell’Economia, ricordando come, nel corso “dei 6 anni di recessione, la caduta complessiva del Pil è stata di poco inferiore al 10%”.

SISTEMA DEPOSITI – “Occorre completare l’Unione bancaria” con un “sistema di garanzia dei depositi, e il common backstop pubblico per il Fondo di risoluzione unico”, ha spiegato Padoan. “Da parte nostra – ha aggiunto – dovremo mantenere l’impegno a ridurre i rischi nel nostro settore bancario, a cominciare dai crediti deteriorati, portando avanti con coerenza l’ambizioso piano concordato in Ecofin lo scorso giugno

 

FLESSIBILITA’ – “La flessibilità individuata nelle norme europee – ha proseguito il ministro dell’Economia – va preservata, perché apre una sorta di fase transitoria di fatto che può essere sfruttata per completare l’Unione bancaria, rimediando ad alcune lacune che sono già emerse, in parte connesse anche alla mancata previsione di una fase transitoria di diritto”. Questa flessibilità, ha continuato Padoan, “viene oggi messa in discussione da alcuni, in Europa, proprio a seguito degli interventi effettuati in Italia. Si chiede ad esempio di rivedere i criteri di accesso alla ricapitalizzazione precauzionale”. Altre proposte, ha aggiunto, “chiedono di aggiornare la Comunicazione della Commissione sul settore bancario, per renderla più stringente nei casi in cui si effettui una liquidazione, prevedendo anche in questo caso l’applicazione del bail-in”.(adkronos)

“Banche Venete, vigilanza insufficiente”. Padoan accusa BankItalia”

L’audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in Commissione: “Non ho autorizzato i ministri ad occuparsi di Etruria”

In alcuni singoli casi, come quelli delle banche venete, la vigilanza poteva fare meglio, ma ciò avveniva in contesto di cambiamento delle norme europee e di crisi economica”. Ma “quello delle banche venete è un esempio nel quale la vigilanza non si è potuta esperire completamente. Anche se la assolve parzialmente, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non risparmia Banca d’Italia nel ricerca dei responsabili della crisi bancaria che ha coinvolto le banche popolari, soprattutto quelle del Nordest. Ma concede ad Ignazio Visco delle attenuanti.

L’Autorità di vigilanza si è trovata ad operare in Italia all’interno “di un sistema in evoluzione: ha gestito un sistema bancario in difficoltà a causa della crisi e ha incontrato situazioni specifiche e particolari in cui le carenze non erano da ascriversi solo alla crisi ma anche a crisi di gestione insoddisfacente a livello individuale, con responsabilità importanti nei singoli istituti”, ha spiegato il numero uno del Tesoro durante l’audizione nella Commissione d’inchiesta sulle banche. Che ha aggiunto: “Anche l’Autorità di vigilanza ha dovuto affrontare una fase di transizione e malgrado questo quadro difficile c’è stata una sostanziale capacita di gestione del sistema”.

Sulle 4 banche finite poi in risoluzione attraverso il Fondo Interbancario di tutela dei depositi a fine 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti), Padoan ha spiegato che l’Italia non avrebbe potuto attuare un intervento senza autorizzazione della Commissione Ue per salvarle. Se si fosse proceduto senza una notifica, gli aiuti sarebbe stati dichiarati incompatibili con l’obbligo della loro restituzione.

“Questo rischio – ha detto Padoan – avrebbe comportato impossibilità di trovare acquirenti per le 4 banche per effetto dell’incertezza sulla tenuta giuridica dell’operazione che avrebbe disincentivato offerte”. Inoltre, ha aggiunto l’economista, la ricapitalizzazione ad opera del fondo avrebbe comportato un “intervento della Bce che non avrebbe autorizzato acquisto senza parere positivo della Commissione europea”.

L’audizione di Padoan ha avviato una settimana cruciale dei lavori della Commissione, che culmineranno con l’audizione dell’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni. Proprio dal banchiere si attendono chiarimenti sulla presunta pressione dell’allora ministra Boschi perché l’istituto milanese si facesse carico della situazione difficile di Banca Etruria.

Pressioni e conflitto d’interesse sempre smentiti dalla diretta interessata, ma tornate al centro della polemica dopo che il capo della Consob, Giuseppe Vegas, ha confermato l’esistenza di “uno, forse due” incontri con Boschi sul caso Etruria. Anch’egli ha in ogni caso smentito “pressioni”.

“Io non ho autorizzato nessuno e nessuno mi ha chiesto un’autorizzazione, la responsabilità” del settore bancario “è in capo al Ministro delle finanze che d’abitudine ne parla con il Presidente del Consiglio”, ha spiegato Padoan, rispondendo al senatore Andrea Augello che gli chiedeva dei colloqui tenuti dai ministri Maria Elena Boschi e Graziano Delrio sulla vicenda Banca Etruria. Tra gli altri nomi di spicco, nell’agenda dei lavori c’è quello del governatore confermato Ignazio Visco. (affari italiani)

 

MARIA “ETRURIA”BOSCHI ALL’ATTACCO.

Sottosegretaria Boschi, lei ha sempre amato parlar chiaro. Partiamo proprio da qui, allora: lei è diventata il problema del Pd?

«Il Pd ha molti problemi, come tutti i partiti democratici europei. Ma continuo a pensare che sia l’ unica speranza per il futuro del Paese contro gli estremismi M5S e della destra. E ancora oggi siamo, persino nei sondaggi negativi, il primo gruppo parlamentare della prossima legislatura.

Quanto a me: vogliono far credere che il problema delle banche sia io. Ma è una strumentalizzazione tanto meschina quanto evidente. Sono un volto facile da colpire. Ma dopo due anni di ricerca ossessiva nessuno ha potuto smentire ciò che dissi in Parlamento sulle banche. E nessuno parla più di pressioni o favoritismi. La verità arriva, basta non avere fretta».

Premier e segretario hanno detto che lei verrà ricandidata senza se e senza ma. Nel Pd però tanti non sono dello stesso parere e tifano, dietro le quinte, per un suo passo indietro. Per il ministro Orlando sulla sua candidatura bisogna ragionare. Ha deciso cosa farà e dove correre?

«Sarà il Pd a decidere se e dove candidarmi. E’ una regola che vale per tutti nel nostro partito che, a differenza degli altri, decide le candidature democraticamente nei propri organi statutari».

Quella che si apre oggi è una settimana chiave per la Commissione banche. Alla luce di queste ultime settimane, pensa sia stato un errore da parte del Pd insistere perché questa commissione si svolgesse, tanto più così a ridosso della campagna elettorale?

«Il Pd per primo ha chiesto che venisse istituita la Commissione di inchiesta già alla fine del 2015. I tempi parlamentari hanno portato ad insediare la Commissione a ridosso della campagna elettorale. La Commissione sta offrendo però spaccati della storia del sistema bancario italiano degli ultimi 15 anni molto interessanti.

Certo il clima da campagna elettorale rischia di far perdere ai cittadini un’ occasione preziosa per fare chiarezza perché le opposizioni stanno usando la Commissione per una sorta di regolamento dei conti politico. Viene usato il mio nome, e la vicenda di Etruria, come paravento per non andare ad indagare sui veri scandali. Ma le persone perbene non hanno paura della verità. Il governo a guida Pd ha penalizzato la mia famiglia, non l’ha aiutata: mio padre è stato commissariato e mandato a casa, mio fratello si è licenziato. Dov’è il favoritismo? Ma così facendo abbiamo salvato i risparmi di migliaia di correntisti: giusto così».

L’opposizione chiede che anche lei venga chiamata a rispondere. Cosa replica?

«Deciderà il presidente della Commissione. Se riaprono le audizioni, io sono a disposizione. A me la verità non fa paura, mai».

Vegas ha parlato di un suo interessamento diretto per Etruria.

«I ricordi di Vegas mi sono sembrati stranamente selettivi. Chi ha seguito la sua audizione potrebbe stupirsi davanti a certi Non ricordo anche su episodi molto recenti. Ma è stupefacente che l’ azione del capo della Consob di questi sette anni faccia notizia per il pranzo che mi ha offerto al ristorante a Milano e non per tutto il resto. Sette anni alla Consob e quali anni: di tutto pare restare soltanto qualche incontro con la Boschi. Chissà perché…».

Lei ha detto di avere degli sms in cui Vegas le proponeva di incontrarsi in orari e luoghi, come dire, poco istituzionali. Come mai li ha conservati tutto questo tempo? E cosa pensò, all’ epoca di questo tipo di invito?

«Non cancello spesso gli sms. Ne ho quindi molti in memoria, anche con altri esponenti del mondo del credito e del giornalismo. Non solo quelli con Vegas. Dal momento che mi sembrò insolita la richiesta di vederci a casa sua alle 8 del mattino, chiesi che l’ incontro si svolgesse al ministero o in Consob. Non sta a me dire perché Vegas lo propose, certo io non accettai. Quanto alla serietà istituzionale di Vegas ricordo che già indicato come capo dell’Autorità di vigilanza partecipò al voto di fiducia al governo Berlusconi. E non aggiungo altro».

Domani in Commissione verrà sentito il governatore di Bankitalia Visco: è vero che lei incontrò che il vicedirettore generale di Bankitalia Panetta? Avete parlato anche di Etruria?

«Sì, certo. Come ho parlato con Panetta più volte delle crisi di altre banche. Da MPS alle popolari venete, sia nel mio precedente ruolo che in quello attuale con il governo Gentiloni. Non so dirle con quanti altri ministri Panetta abbia parlato oltre a me, sicuramente con Renzi e con Padoan, forse con altri. Con me è sempre stato molto istituzionale.

Ovviamente anche con lui, nessuna pressione ma solo il necessario scambio di informazioni. Se poi interessa posso fornire elenco dettagliato di tutto il mondo bancario che ho incontrato in quattro anni al governo, da Mustier a Miccichè, da Costamagna ai responsabili delle Banche di credito cooperativo. E raccontare le discussioni sui singoli punti, sugli emendamenti. Non ho capito però se la Commissione di inchiesta vuole discutere degli scandali bancari di questi anni o della mia agenda».

L’audizione dell’ex ad Consoli ha confermato la sua presenza, seppur silenziosa, al vertice a casa di suo padre con alcuni consiglieri di Etruria e Ad e presidente di Veneto Banca. Non pensa che la sola presenza di un ministro in carica, quale era lei nella Pasqua 2014, potesse configurare un interessamento di fatto per la vicenda?

«Quando vado a Laterina dormo a casa dei miei. Ero in casa, sono arrivati degli ospiti di mio padre, li ho salutati con educazione. Come devo dire che sono stati molto educati loro. Come ha dichiarato Consoli non ho partecipato ad alcuna riunione, non sono intervenuta ed in seguito non l’ ho più visto, né incontrato. Che questa sia da tre giorni la notizia di molti giornali mi suona incredibile. E io che pensavo che gli scandali fossero altri».

Mercoledì sarà la volta di Ghizzoni. De Bortoli nel suo libro ha dato una versione di un suo incontro con l’ ex Ad di Unicredit legato al salvataggio di Etruria. Lei ha sempre negato pressioni, Ghizzoni non ha mai confermato né smentito. Vuole chiarire una volta per tutte?

«Più volte ho incontrato Ghizzoni per il mio ruolo istituzionale, nel caso di specie perché da lui invitata a un appuntamento Unicredit a Milano. L’ho poi visto più volte a Roma. Con Ghizzoni abbiamo parlato del sistema bancario, non solo di Banca Etruria o Unicredit. Non ho mai fatto pressioni perché Unicredit comprasse Banca Etruria, né avrebbe potuto accettarle un Amministratore delegato di una importante banca quotata.

I nostri rapporti sono sempre stati corretti. E per quello che ne so il rapporto di Ghizzoni con altri membri del governo era altrettanto corretto come ha dimostrato la vicenda di Atlante seguita direttamente dal premier Renzi e dal ministro Padoan con Ghizzoni e non solo con lui. Quanto a De Bortoli, c’ è un procedimento aperto, ci vedremo in Tribunale».

Ha mai pensato che se dopo la sconfitta referendaria anche lei avesse lasciato tutta questa tempesta non si sarebbe scatenata?

«Non credo di svelarle un segreto se le dico che io per prima volevo andarmene. Il presidente Gentiloni ha insistito perché fossi al suo fianco e ha fatto affidamento sul mio senso istituzionale. Gentiloni, non altri. Avrei voluto essere giudicata sulla base dei risultati, non delle chiacchiere e degli insulti. Su banca Etruria ho solo detto la verità, a partire dal discorso in Parlamento. E la mia famiglia non ha ricevuto vantaggi dalla mia attività istituzionale, anzi. Può qualcuno smentirmi su questo? Nessuno. E allora mi tengo stretta la verità e vado avanti. Anche se tanto odio ingiustificato fa male».

“Barbara Jerkov per “il Messaggero”

LUGLIO 2017- CATTOLICA ASSICURAZIONI – L’AD MINALI COMPRA AZIONI PER 3 MILIONI DI EURO

Cattolica Assicurazioni sale dello 0,3% a 7,16 euro. Il nuovo Ceo, Alberto Minali, ha comprato azioni della compagnia per circa 3 milioni di euro con acquisti realizzati a fine giugno a un prezzo medio di circa 7,67 euro. Lo si apprende dalle comunicazioni sull’Internal dealing riportate da Borsa italiana.
Gli analisti sottolineano i multipli bassi a cui tratta in questo momento il titolo cattolica, ovvero soltanto 9 volte gli utili previsti nel 2018, contro le 12 volte di UnipolSai e le 10 volte di Vittoria Assicurazioni.
Sulle quotazioni pesa il cosiddetto rischio “overhang”, ovvero il rischio che arrivino sul mercato grossi pacchetti di azione in vendita. Infatti, Banca Popolare di Vicenza è titolare di una quota del 9% che dovrebbe vendere. Secondo recenti rumor, una quota del 2-3% potrebbe essere acquistata da fondazioni venete.(web SIM action del 14 luglio 2017).

PS – IN DATA ODIERNA L AZIONE CATTOLICA VALE 9,045 – Warren Buffet?

 

 

LA BANCA? E’ COSA NOSTRA! – IL TRACOLLO DELLE BANCHE LOCALI E’ CAUSATO DALLA PRESENZA AL VERTICE DEGLI STESSI MANAGER-PADRONI – CONSOLI HA GUIDATO VENETO BANCA PER 17 ANNI, ZONIN ALLA POP VICENZA PER 20, BERNESCHI 15 A CARIGE – PIERO MELAZZINI HA COMANDATO NELLA POPOLARE DI SONDRIO PER 45 ANNI! – E MOLTI RUOLI PASSANO DI PADRE IN FIGLIO

Mezzo millennio per tredici cognomi: in Italia tredici piccoli banchieri locali – a volte, con l’aiuto delle loro dinastie – esprimono per la precisione 446 anni di potere sull’ allocazione del credito a famiglie e imprese. Se solo la Commissione parlamentare d’ inchiesta sulle banche non si occupasse quasi solo di regolamenti dei conti politici, scoprirebbe forse che le cause profonde delle perdite subite dai risparmiatori non vanno cercate in qualche incontro riservato o complicità fra alte cariche istituzionali.

La pistola fumante è sotto gli occhi di tutti: sono i rapporti di potere locali, ossificati e debilitati dai conflitti d’ interesse resi endemici dal tempo, che congelano per decenni il governo di gran parte delle banche finite in dissesto e di molte altre.

Quando per esempio nel luglio del 2015 lascia travolto dal naufragio dell’ azienda e dai suoi stessi abusi, Vincenzo Consoli guida Veneto Banca da 17 anni. Quando tre mesi dopo si dimette dalla presidenza della Popolare di Vicenza, affondato dal dissesto e dalle inchieste, Gianni Zonin ha 77 anni e gli manca poco per completare vent’ anni di potere nell’ istituto. A Carige Giovanni Berneschi ha regnato per un quarto di secolo – direttore generale, poi amministratore delegato – prima di lasciare a 76 anni una banca in ginocchio e subire a una condanna per associazione a delinquere.

I banchieri-matusalemme d’ Italia ovviamente non finiscono qui. Sembra quasi un principiante Massimo Bianconi, che guida Banca Marche (verso il crac) per appena undici anni e mezzo. Lo sembra a confronto di Denis Verdini, per vent’ anni presidente del Credito cooperativo fiorentino e di recente condannato in primo grado a 9 anni per bancarotta.

E a sua volta il senatore del gruppo Ala viene battuto dal cardiologo Leopoldo Costa, per 25 anni uomo forte della Banca padovana di Campodarsego salvata in extremis ad opera della Bcc di Roma (il cui presidente, l’ ottantenne Francesco Liberati, è ai vertici da quando trent’ anni fa diventò direttore generale). Quasi banale in questo quadro è poi il curriculum del dentista Amedeo Piva, che nel 2014 si dimette dalla Banca del Veneziano in dissesto dopo vent’ anni al timone.

Non tutti i poteri interminabili finiscono in rovina, anche se spesso coincidono con situazioni delicate. Al Credito Valtellinese, che ha in corso un maxi-aumento di capitale essenziale alla sopravvivenza, il 79enne Giovanni De Censi è ai vertici da 36 anni: direttore generale, amministratore delegato, quindi presidente e dal 2016 presidente onorario. Alla Popolare di Sondrio, più robusta, Piero Melazzini ha operato ai vertici per 45 anni prima di lasciare a 84 anni, pochi mesi prima di morire. E Enrico Fabbri ha presieduto la Popolare di Lajatico (Pisa) dal primo choc petrolifero fino a dopo la crisi dell’ euro.

Spiccano poi i fenomeni dinastici del Sud. La Banca Popolare Pugliese nelle varie incarnazioni viene guidata per 80 anni da un Primiceri, il padre Giorgio o il figlio Vito. La Popolare di Bari dopo 57 anni è alla terza generazione di leadership della famiglia Jacobini. Interessante anche il caso di Banca Popolare Etica: il fondatore di 19 anni fa è l’ attuale presidente Ugo Biggeri, un ingegnere ambientale che da allora ha quasi sempre ricoperto cariche di vertice nel gruppo e oggi (in potenziale conflitto d’ interessi) guida anche la società di gestione del risparmio a esso collegata.

In tutto fa quasi mezzo millennio di potere, e la lista potrebbe continuare. Alcune di queste aziende si trovano in un passabile stato di salute, ma nel complesso il nesso fra la lunghezza dei mandati al vertice e i dissesti bancari sembra evidente. Il passare del tempo radica reti di clientele locali, scambi di favori fra politici, notabili e manager e credito concesso a progetti improbabili.

Spesso – non sempre – ciò avviene in istituti popolari o di credito cooperativo, dove una testa vale sempre un voto e la tendenza dei presidenti a concedere prestiti facili ai propri (ri)elettori in assemblea porta poi ai default bancari. Così in Italia la ricchezza si è trasferita dai risparmiatori a certi debitori insolventi. Non a caso uno studio recente di Fabiano Schivardi, Enrico Sette e Guido Tabellini rivela ciò che era legittimo sospettare: nel Paese durante la crisi le imprese-zombie, quelle improduttive, hanno ricevuto relativamente più credito di quelle sane.

Sì alla responsabilità istituzionale di Boschi. Ma chi paga per le responsabilità verso i soci truffati dalle due banche venete di magistrati, politici, Bankitalia, Consob, media, Iorio, Carrus, Viola e dipendenti BPVi?

Il ministro Maria Elena Boschi si è interessata alle crisi delle banche. A confermarlo basterebbero le dichiarazioni di Giuseppe Vegas, presidente (coinvolto?) della distratta Consob e la documentata audizione di Vincenzo Consoli, ex Ad (indagato) di Veneto Banca, in attesa di quella, dirimente, di Federico Ghizzoni, ex ad di Unicredit (che non sarebbe nè coinvolto nè indagato) tirato in ballo nel libro di Ferruccio De Bortoli. È grave? Forse no, per un ministro e un politico che comunque dovrebbe cercare di capire, affrontare e risolvere i problemi del Paese. Forse sì, perchè la banca di cui la “ministra”, in primis, si è occupata è quella Banca Etruria nel cui cda siedeva il padre Luigi.

Di sicuro sì, istituzionalmente, perchè il braccio destro di Matteo Renzi ha giurato (e spergiurato?) di essere sempre stata estranea a quelle vicende. Per aver detto una bugia ovunque nel mondo civile e democratico ci si dimette. Ma…
Ma provate a chiarire qualche dubbio che ci assale su responsabilità ben più gravi e pratiche di quelle istituzionali della ministra che, comunque, a scanso di equivoci sulle nostre valutazioni, ripetiamo che dovrebbe dimettersi a prova finale data dei suoi “interessamenti” o, se non vuole ulteriormente danneggiare il suo Pd, senza attendere ulteriori sentenze…

Ecco i dubbi, in sequenza, che, se trovassero conferma nella realtà e, intanto, nelle vostre sensibilità confermerebbero quello che già, ad oggi, è l’unico dato certo, la tragedia dei soci, ma definirebbero il quadro delle responsabilità aggiuntive rispetto a quelle di chi ha mal gestito el due banche venete.

1 – La magistratura vicentina ha fatto tutto quello che, nei tempi giusti, era in suo potere nei confronti degli ora imputati, a piede e beni liberi, Gianni Zonin & c., visto che quella di Roma, per gli stessi reati ipotizzati, oltre ad aver coinvolto nelle sue indagini un numero più ampio di responsabili della Veneto Banca, ha subito inflitto a Vincenzo Consoli anche gli arresti domiciliari e il sequestro dei suoi beni?

2 – I politici locali, comunali e regionali, in primis Achille Variati e Luca Zaia, hanno in passato fatto qualcosa di diverso dall’inchinarsi ai potenti banchieri, con i soldi altrui, di turno? I politici nazionali hanno mai capito nulla di banche e di quello che votavano quando approvavano riforme e recepimenti di normative europe? Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni sanno di aver confermato al vertice di Bankitalia un governatore, Ignazio Visco, che, se per lui valessero gli stessi rchiami al senso di responsabilità istituzionale richiesto, giustamente, alla Boschi, dopo le tante prove finora esibite in Commissione d’inchiesta sulle banche dovrebbe godersi dal 21 novembre la sua lauta pensione visto che ha superato in quel giorno i fatidici 67 anni? E i politici nazionali, dopo quella nomina, cosa hanno fatto se non provare a deliberare un “fondino di ristoro”, da 25 o 50 milioni ancora non si sa, per i 200.000 e passa soci truffati? Ma se i soci risparmiatori sono stati truffati per miliardi perchè rimborsarli, forse, solo con spiccioli che neanche pareggiano il costo dei loro 941 stipendi di un anno?…

3 -Dobbiamo proprio esprimere i dubbi, spesso suffragati dai fatti rivelati in Commissione, sui comportamenti degli organi di controllo di Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo e suoi ispettori in primis, e Consob? Ne esprimiamo un sintetico e onnicomprensivo: se sono saltate in rapida sequenza così tante banche, che Visco, Vegas & c. dovevano controllare, tutte incapaci di gestire ogni cosa ma capacissime di ostacolare la super Vigilanza, Bankitalia e Consob che ci stanno a fare ancora? E le loro gisutificazioni a cosa servono?

4 – Per i media (molti dei nazionali, in passato, miopi di fronte allo tsunami in arrivo, uno, locale, totalmente cieco) la domanda è semplice semplice: perchè hanno dedicato quintalate di pagine, centinaia di ore di trasmissioni tv e radio e terabyte web al caso, grave per le bugie ripetiamo, di Maria Elena Boschi, che voleva, comunque, salvare, sia pur impropriamente, una banca, e perchè si sono occupati molto, ma molto meno dei punti 1, 2 e 3 e delle anomalie che li sostanziano che hanno azzerato due banche e 220.000 soci? Il gossip fa vendere di più? Per i drammi fanno più audience e cassetta gli stupri femminili degli stupri di vite e dignità? Questa non è la stampa, bellezza!

5 – Se hanno portato a mega perdite le loro banche Gianni Zonin e Vincenzo Consoli (dai silenzi omertosi in commissione del primo e dai dati precisi del secondo parrebbe necessaria una nuova lettura dei fatti delle due ex Popolari con Veneto Banca che sa tanto di agnello da sacrificare agli errori o alle mire del “sistema” e da immolare, quindi, sull’altare della BPVi, Francesco Iorio e Cristiano Carrus, i due Ad messi dal “sistema” a frenare le perdite e tramutarle in utili, quanti altri buchi hanno fatto fallendo i loro obiettivi, che loro stessi, per altro, si erano dati rendendoli pubblici anche per convincere i soci delle due venete a dar loro fiducia? Perchè nessuna verifica di qualunque tipo è partita sui due Ad, premiato con buonuscita il primo o col mantenimento di laute retribuzioni il secondo?

6 – Perchè Fabrizio Viola, dopo Iorio Ad di BPVi e con Carrus presidente del Comitato strategico di Veneto Banca, ha prima convinto i soci delle due ex Popolari ad accettare la misera Offerta Pubblica di Transazione, congiunta alla rinuncia ad azioni legali contro i colpevoli del disastro, motivandone i vantaggi anche con benefici che chi avesse aderito avrebbe conseguito negli anni a venire e, poi, dopo pochissimi mesi ha accompagnato le due banche fino alla Liquidazione coatta amministrativa? Non aveva capito nulla o era stato mandare per non capire nulla? Da chi e perchè tanto più che ora, anomalia delle anomali. Viola è lì come commissario delle due liquidazioni?

7 – Dulcis in fundo, si fa per dire, perchè i dipendenti della Banca Popolare di Vicenza già nel 2010, tramite i loro sindacati, segnalavano ufficialmente ai vertici dell’Istituto le irregolarità che “li si costringeva a compiere” sia per la vendita e sottoscrizione di titoli propri che per l’effetuazione delle cosiddette operazioni “baciate”? E, soprattutto, perchè, nonostante questa segnalazione, parrebbe inequivocabile che hanno continuato per anni a trattare titoli e sottoscrizioni di azioni proprie con clientela retail di profilo per giunta non adeguato e perchè hanno tollerato e promosso operazioni baciate?

Tanti altri sarebbero i dubbi sugli stessi soggetti e su altri soggetti e oggetti, come i sindaci e i loro report in cui nulla si rilevava della tempesta in arrivo e sui revisori dei conti altrettanto buonisti e mai coinvolti se non i sindaci a Roma, e ci risiamo sui diversi comportamenti delle due procure!

Ma, vista l’ora, ci fermiamo qui per una nostra, umile, conclusione e una nostra ultima, sintetica, domanda.

La conclusione: Maria Elena Boschi vada a casa e già è in ritardo su questo suo obbligo istituzionale, poltitico ed etico!

La domanda: dove devono andare, fatte le debite distinzioni, magistrati, politici, Bankitalia, Consob, media, Iorio, Carrus, Viola e dipendenti BPVi che si sentano, con un sussulto di dignità, o siano riconosciuti responsabili di danni correlati ai 7 dubbi precedenti?

La risposta la diano i 220.000 soci truffati.

(vicenza più)