CARIGE – COPERTURA AL 71 %. CHI AVRÀ IL CONTROLLO? 21 dicembre 2017 Carige, per chiudere l’aumento di capitale devono intervenire i garanti. Giallo sugli speculatori

L’aumento di capitale di Banca Carige è stato sottoscritto al 71%. Lo rende noto un comunicato della società, che ha riunito oggi il consiglio di amministrazione a Milano.

Un esito in qualche modo sorprendente della procedura d’aumento, visto che le “prenotazioni” sui diritti di opzione risultavano coperte per tutti e 500 i milioni dell’aumento, che comunque verrà completato entro il 31 dicembre grazie alla rete di garanti e sub-garanti che la banca aveva predisposto. L’ipotesi prevalente è che qualcuno abbia acquistato le prenotazioni sui diritti di opzione sperando di rivenderle, ma che, una volta fallita questa speculazione per mancanza di interessati all’acquisto dei diritti, non abbia esercitato i diritti di opzione. Al momento è difficile dire chi siano questi speculatori: un piccolo giallo sul percorso dell’aumento che comunque andrà a termine, anche se l’amministratore delegato Paolo Fiorentino sembrava convinto nei giorni scorsi che l’intervento dei garanti non si sarebbe reso necessario.

Gli speculatori scornati 
Fonti interne alla banca confermano che parte dell’inoptato dell’aumento di capitale andato all’asta era probabilmente in mano a gruppi speculativi che non hanno esercitato le opzioni di acquisto perché avrebbero ritenuto che non ci fossero i presupposti per un guadagno. A ben guardare, la “prenotazione” di diritti per 150 milioni di euro, può essere costata poche decine di migliaia di euro e dunque gli speculatori sul terreno non hanno lasciato molto “sangue”.

Oggi il Consiglio di Amministrazione si è riunito per dare il via libera a una serie di pratiche di crediti e di fido e per commentare l’andamento dell’aumento di capitale, con la sottoscrizione del 71% delle azioni offerte. Ora, è stato fatto notare, può scattare il meccanismo di copertura che era stato messo a punto «in modo molto previdente» dal management e che consente alla banca «di avere una doppia coperta» ha detto una fonte.

Le cifre finali

Alla data di oggi sono state sottoscritte 2.278.799.940 nuove azioni, rivenienti dall’esercizio dei diritti rimasti inoptati. Tenuto conto anche delle azioni già sottoscritte nel periodo di offerta in opzione, risultano pertanto complessivamente sottoscritte 35.372.398.200 azioni ordinarie di nuova emissione, pari a circa il 71% del totale delle nuove azioni offerte per un controvalore di 353.723.982 euro.

Le 14.425.301.640 nuove azioni non sottoscritte a seguito dell’offerta in Borsa (pari a circa il 29% del totale) saranno sottoscritte da Equita Sim per conto dei sub-garanti di prima allocazione e, a seguire, dal consorzio di garanzia e da Equita Sim per conto dei sub-garanti Sga, Credito Fondiario, Chenavari, Algebris e Ifis. Rimane fermo il diritto della Malacalza Investimenti di sottoscrivere, in via prioritaria rispetto a Equita Sim e al consorzio di garanzia, suddette nuove azioni sino a un ammontare che consenta alla stessa di raggiungere una partecipazione fino al 28% del capitale della banca ligure. La data di regolamento dell’aumento di capitale in opzione, della tranche riservata e dell’operazione di Lme verrà reso noto domani, venerdì 22 dicembre 2017, prima dell’apertura dei mercati.

Per raggiungere l’obiettivo chiesto da Bce di un aumento di capitale in contanti da almeno 500 milioni di euro entro il 31 dicembre sara’ necessario dunque l’intervento dei garanti a vario titolo dell’operazione.

Nel “doppio” aumento, in opzione e riservato, Carige ha raccolto complessivamente 400 milioni (353 milioni da offerta in opzione e 46 milioni dagli obbligazionisti). Restano dunque a disposizione titoli per sottoscrivere altri 144 milioni.

Lo schema prevede a questo punto che Malacalza Investimenti possa decidere se rafforzarsi ulteriormente esercitando l’impegno di intervenire per massimi 69 milioni di euro. Una volta definita la posizione del primo socio, entreranno in campo i quattro soggetti che hanno siglato con Equita Sim una sub-garanzia per complessivi 120 milioni (40 milioni Chenavari, 30 Fondiario, 30 Sga e 20 Gabriele Volpi). Se anche dopo questo step non fosse raggiunto il target di 500 milioni di euro, sarà necessaria la garanzia del consorzio delle banche (Credit Suisse, Deutsche Bank e Barclays) in parallelo con i due soggetti che hanno firmato contratti di garanzia proporzionale. Questi due investitori sono impegnati complessivamente per 35 milioni di euro.

Slitta l’accordo con Ibm 
Slitta a gennaio l’alleanza di Carige con Ibm sulle attivita’ di Information Technology del gruppo bancario. Secondo quanto risulta all’agenzia Radiocor Plus, il consiglio di amministrazione di Carige avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti sul tema prima di deliberare la riorganizzazione dell’Ict in outsourcing che rappresenta uno dei punti del piano di efficientamento inseriti nel business plan al 2020. La partnership, secondo quanto riportato dalle indiscrezioni di stampa, dovrebbe ricalcare lo schema messo a punto nel 2012-2013 da Unicredit con la creazione di UniCredit Business Integrated Solutions e la successiva cessione della quota di maggioranza (51%) a Ibm.

Allo studio le posizioni di Queirolo e Lunardi

Il consiglio di amministrazione di Carige tra i punti all’ordine del giorno, ha l’esame dei rilievi della Vigilanza Bce sulla governance e su alcuni consiglieri dell’istituto: in particolare, come già anticipato dal Secolo XIX, Francoforte avrebbe messo sotto osservazione la posizione diIlaria Queirolo (Direttore del dipartimento di Diritto Privato Internazionale e Commerciale dell’Universita’ di Genova) per le competenze in materia bancaria, richiedendo un percorso di aggiornamento, e quella di Stefano Lunardi (dottore commercialista) per i numerosi incarichi attualmente ricoperti.

Banca Etruria, la fatina Boschi alle corde e l’ultima recita di Renzi

boschi renzi

 

Mai come oggi i cantori della rottamazione rischiano di finire rottamati senza neppure l’attenuante dell’anzianità politica. Sul caso Banca Etruria il Pd è sempre più allo sbando, se la Boschi ha infatti smarrito il sorriso da tempo, Renzi si ostina a difenderla a spada tratta. Sia lui che i vari portavoce dem però perdono smalto e credibilità. Il problema di fondo, al di là delle vicende giudiziarie, è che i renziani non hanno più quel piglio e quella capacità di apparire sicuri di sé, non trasmettono più pretese certezze, appaiono spenti e malinconici.

Banca Etruria forse più del Monte dei Paschi è il simbolo della luna calante che fa capolino dietro ai volti di parlamentari soltanto fino a poco tempo fa certi di raggianti orizzonti, questo perché la liquidazione che ha riguardato la prima coinvolge Renzi, la seconda è simbolo di una decennale gestione di una classe politica legata al partito (e ai suoi padri) che l’ex sindaco di Firenze era intenzionato a eliminare dai giochi. Se quindi il Pd e la sinistra italiana si sono visti crollare due tesorieri in un sol boccone, è la banca aretina a spezzare l’incanto degli ultimi incantatori già duramente colpiti dal referendum costituzionale. Ieri ad esempio l’ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha confermato i contatti per un’eventuale acquisizione di Banca Etruria da parte di Unicredit. Ennesima dichiarazione che non mette certo in una posizione facile la Boschi, con molti deputati del Partito Democratico che iniziano a vacillare e a dubitare sull’opportunità di ricandidarla.

Ufficialmente nessuno prende le distanze dalla fatina di Laterina. La priorità è salvaguardare il partito da possibili contraccolpi elettorali dovuti proprio a questa vicenda e soprattutto alla sempre più ingombrante figura della Boschi, che in apparenza prova a non farsi travolgere: “Io darò la disponibilità a correre in qualsiasi collegio con l’entusiasmo e la forza di chi non ha niente da temere – ha dichiarato – perché la verità è più forte delle strumentalizzazioni. La decisione però spetta al Pd e ai cittadini: nel frattempo io lavoro e vado avanti”. Già il fatto che molto probabilmente la fedelissima di Renzi non verrà ricandidata in Toscana è segno di una minor disponibilità interna al partito sulla sua figura e lei stessa verosimilmente sa bene che il giudizio dei cittadini colpiti dal crack di Banca Etruria potrebbe non essere così benevolo.

Lo stesso tentativo di virare sulla “questione di genere”, appare decisamente grottesco. “Condivido le parole che Boschi – ha detto oggi Matteo Renzi alla Stampa –  dove ha parlato di «caccia alla donna» e ha confermato di volersi candidare. Ma pensiamo davvero che tutta la questione bancaria italiana si concentri su incontri perfettamente legittimi e dichiarati tali dalle stesse persone che ha incontrato Maria Elena Boschi?”. No di certo, peccato però che quegli incontri, legittimità a parte, suonano sempre più stonati anche in casa Pd. E Renzi sa bene che si tratta di un problema specifico che riguarda migliaia di correntisti e obbligazionisti. C’è una responsabilità politica in questa storia, a prescindere da quella giudiziaria, che si continua a negare. I renziani hanno due mesi di tempo per continuare su questa linea, dopodiché la linea verrà tracciata con la matita copiativa dai cittadini italiani.

Eugenio Palazzini

 

P.S. –Cass. n. 32594/2015
Nel delitto di induzione indebita, previsto dall’art. 319 quater cod. pen., introdotto dalla L. n. 190 del 2012, la condotta si configura come persuasione, suggestione, inganno, pressione morale con più tenue valore condizionante – rispetto all’abuso costrittivo tipico del delitto di concussione di cui all’art. 317 cod. pen., come modificato dalla predetta l. n. 190 – della libertà di autodeterminazione del destinatario il quale, disponendo di più ampi margini decisionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta, perché motivato dalla prospettiva di conseguire un tornaconto personale, che giustifica la previsione di una sanzione a suo carico.

Cass. n. 35271/2016
Il delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità, di cui all’art. 319 quater cod. pen. non integra un reato bilaterale, in quanto le condotte del soggetto pubblico che induce e del privato indotto si perfezionano autonomamente ed in tempi diversi, sicchè il reato si configura in forma tentata nel caso in cui l’evento non si verifichi per la resistenza opposta dal privato alle illecite pressioni del pubblico agente.

 

MONDOMARINE, I MAGISTRATI INDAGANO SUI SOLDI SPARITI.

Mondomarine FALCIAI ZAMBRINI
 (tuttobarche)

La crisi di Mondomarine, una delle realtà storiche e fra le più importanti della cantieristica nautica, ha subito una svolta giudiziaria con l’avvio in procura degli interrogatori dei vertici della società. Ieri mattina a Savona, davanti  ai pm titolari dell’inchiesta, Vincenzo Carusi e Ubaldo Pelosi, si è presentato l’ingegner Giuseppe Dilorenzo, amministratore delegato della società per rispondere per primo alle contestazioni dei magistrati. Le ipotesi di reato su cui indaga la procura sono quelle dibancarotta in danno di Mondomarine Spa, ricorso abusivo al credito mediante la presentazione di fatture per operazioni inesistenti, truffa, falso in bilancio per gli anni 2014, 2015 e 2016 e distrazione di somme dalla contabilità aziendale.

MondomarineI magistrati  hanno mantenuto un riserbo totale sui contenuti dell’interrogatorio, limitandosi solo a confermare che nei prossimi giorni saranno ascoltati altri personaggi legati alla vicenda giudiziaria, come Alerssandro Falciai, presidente fino ad un anno fa di Mondomarine e Roberto Zambrini, socio di minoranza.

Che la profonda crisi economica del cantiere avesse subito anche una piega giudiziaria, lo si era capito circa una settimana fa, quando i magistrati avevano inviato la guardia di finanza di Savona nei cantieri e negli uffici di Milano, Savona e Pisa di Mondomarine. L’indagine, che ha condotto al sequestro di parecchio materiale della società, era nata sulla base di alcune denuncie di clienti del cantiere che si erano sentiti truffati per non avere mai visto portare a termine la costruzione di yacht di lusso per i quali avevano versato corposi anticipi.

Si parla di alcune decine di milioni, che sarebbero finiti, secondo l’ipotesi investigativa, a vario titolo nelle tasche degli indagati.

MANIFIQ-1396430360-1920x1080L’indagine della procura di Savona si insinua, complicandola, nella crisi che da tempo ha travolto l’azienda savonese a rischio fallimento. Una crisi pesante, che aveva condotto alla messa in cassa integrazione dei 57 dipendenti del cantiere di Savona e dei 33 del sito produttivo di Pisa. Cassa integrazione che scadrà il prossimo 22 gennaio. Sulla sorte di Mondomarine, e delle famiglie dei dipendenti, si allunga quindi l’ombra del fallimento e del conseguente licenziamento.

Mentre le indagini della magistratura proseguono, e per i prossimi giorni sono previsti altri interrogatori,sul versante industriale qualche nube sembra diradarsi grazie all’interessamento di due aziende. La prima a farsi avanti è stata la Palumbo Group Shipyard, che la scorsa settimana ha siglato un contratto di affitto per sei mesi di un ramo di azienda di Mondomarine, garantendo per il momento la continuità aziendale, anche se solo a nove dipendenti. 

Ed è di queste ore un’altra buona notizia, una realtà importante, e geograficamente vicina a Mondomarine, il cantiere Alfa Shipyard di Varazze, ha infatti depositato una “manifestazione di interesse” all’acquisizione del cantiere di Savona, quello che ospita la maggior parte dei lavoratori.

Insomma, se sul piano giudiziario le nubi sembrano quanto mai scure, su quello aziendale qualche serio segnale di soluzione si sta profilando.Mondomarine 2

 

Mondomarine, segnali positivi per il rinnovo della concessione demaniale

L’azionista di maggioranza Falciai ha provveduto con 571 mila euro al pagamento degli arretrati compreso l’anticipo per tre anni come richiesto

(savona news)

Ieri l’azionista di maggioranza Alessandro Falciai ha provveduto con un assegno da 571 mila euro al pagamento degli arretrati compreso l’anticipo per i tre anni come richiesto che verranno destinati all’autorità portuale per il rinnovo della concessione demaniale.

Un segnale importante che fa seguito alla firma dell’accordo per l’affitto del ramo d’azienda da parte di Palumbo Group, nei prossimi sei mesi invece si aspetta il bando di gara.

Si attendono novità da parte del tribunale nei prossimi giorni invece sull’istanza fallimentare: “Aspettiamo fiduciosi che si sblocchi questa situazione di stallo comunque questa è una decisione all’insegna della continuità aziendale” spiegano Franco Paparusso, Uil e Lorenzo Ferraro, Cgil.