Banca Nuova, truffa vecchia? La banca che ha beffato gli azionisti calabresi

Una delle vittime conferma a Lacnews24: a Banca Nuova in cambio della concessione di un fido di 400 mila euro per l’azienda, me ne hanno chiesti 100 mila per acquistare azioni della banca.

Banca Nuova più che la grande Banca del sud , lo slogan con il quale era nata, si è trasformata in una palude per i piccoli azionisti del mezzogiorno, tra questi, anche una nutrita pattuglia di azionisti calabresi che, quasi tutti, ci hanno rimesso centinaia di migliaia di euro investendo nelle azioni di una banca che, avrebbe dovuto sollevare le sorti economiche della piccola e media impresa calabrese e, invece, ha finito quasi per affossarla.

Terremoto Banca Nuova: gli azionisti meritano risposte

Abbiamo sentito alcuni di questi azionisti, i quali, ovviamente non vogliono essere citati e che, sostanzialmente, ci hanno confermato le motivazioni per le quali i vertici di Banca Nuova, da settembre risultano indagati dalla procura della Repubblica di Vicenza, sede, della banca popolare di Vicenza, maggiore azionista della Banca Nuova che, ha invece sede legale a Palermo. I reati ipotizzati dalla Procura vicentina sono aggiotaggio e ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza. A essere chiamati in causa alcuni esponenti di vertice del gruppo Banca popolare di Vicenza.

Per questo, gli inquirenti avevano delegato la guardia di finanza ad eseguire una serie di perquisizioni nei confronti delle persone sottoposte ad indagine e di altri non indagati. Le fiamme gialle hanno svolto verifiche anche sul presidente dell’istituto di credito, Giovanni Zonin, e sull’ex direttore generale dell’istituto Samuele Sorato. A seguire le indagini il pm Luigi Salvadori e il procuratore capo Antonino Cappelleri. Le perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria riguardarono oltre alla sede amministrativa e legale di Vicenza dell’istituto di credito anche gli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo.

OPERAZIONE SALVATAGGIO DEGLI AMICI

Per capire da dove nascono i guai del management di Banca Nuova e banca popolare di Vicenza, bisogna fare un salto indietro, quando cioè, la Banca, ha dovuto affrontare lo snodo della necessità di trasformarsi in Spa, dopo il decreto sulle popolari varato dal governo Renzi. Il taglio del valore delle azioni da 62,5 a 48 euro, che ha fatto infuriare molti azionisti, il rosso da oltre 1 miliardo di euro registrato nel primo semestre del 2015 e la necessità, dopo un’ispezione della Bce, di iscrivere a riserva indisponibile 611,6 milioni di euro perché erano stati erogati ai soci finanziamenti per 974,9 milioni per acquistare o sottoscrivere azioni. Tutto questo quadro di difficoltà però, non è stato gestito in un quadro equilibrato da parte dei vertici dell’istituto finanziario, perché come rivela una inchiesta pubblicata in questi giorni dal settimanale L’Espresso, prima della crisi, la Banca ha trovato il tempo per salvaguardare i grandi investitori a scapito dei piccoli azionisti, tra i quali come dicevamo prima, molti investitori calabresi. Scrive e non a torto il giornalista de L’Espresso, Vittorio Malagatti: “Nella storiaccia della popolare di Vicenza, tra buchi in bilancio, manager sotto inchiesta e prestiti di favore agli amici degli amici, c’è chi brinda al lieto fine.Rivolta in Sicilia: «Popolare Vicenza  vuole la fine di Banca Nuova»

Una pattuglia di soci, nomi importanti, investitori milionari, sono riusciti a disfarsi del loro pacchetto di azioni poco prima che la banca presieduta da Gianni Zonin si avvitasse in una spirale di perdite e polemiche”. Insomma un bel gruppetto di furbi, quasi tutti settentrionali sono riusciti ad afferrare il malloppo poco prima che la cassa facesse boom! Difficile che tutto ciò, possa essere avvenuto per virtù dello “Spirito Santo” e non invece per mano di coloro che, in possesso delle informazioni necessarie a prevedere quanto stava per accadere, hanno pensato bene di salvaguardare investimenti e patrimoni dei veri padroni dell’istituto di credito. Sembrano davvero molto lontani i tempi, quando l’istituto di credito, si proponeva l’obiettivo di “salvare” il sud dalla restringimento o dalla scomparsa del credito al sistema della piccola e media impresa meridionale e calabrese. In realtà questo nobile obiettivo, Banca Nuova, lo aveva nel suo glossario di slogan utile alla promozione della banca al fine di rastrellare clienti e investitori e, a giudicare sia dall’indagine in corso, e ripreso dal settimanale L’Espresso, il rastrellamento degli azionisti sarebbe avvenuto con metodi ed escamotage, poco ma molto poco ortodossi.

Banca Nuova scattano i primi 20 tagli
Banca Nuova , l’uovo di Colombo 

 

BANCA NUOVA IN CALABRIA E NEL SUD

In Calabria Banca Nuova è presente con 6 filiali a Cosenza, 5 a Reggio Calabria, 4 a Catanzaro, e una a Vibo Valentia, per un totale di 16 filiali. Il vero cuore di Banca Nuova è comunque in Sicilia, dove si concentrano i maggiori timori. Banca Nuova dopo l’inchiesta ha varato anche un nuovo piano industriale che prevede una radicale soppressione di filiali e ciò potrebbe mettere in discussione anche i relativi posti di lavoro. Zonin & Co. allora decisero creare Banca Nuova che, nell’arco di qualche anno e attraverso la fusione con la Banca del Popolo di Trapani, è diventata un punto di riferimento per l’imprenditoria siciliana.Banca Nuova: lettera dagli erediBanca Nuova Lettera dagli Eredi

Si rileva, inoltre, che un ridimensionamento delle filiali e degli organici in Sicilia rischierebbe di far venire meno il legame con il territorio sbandierato fin dalla nascita di Banca Nuova da parte degli amministratori e tutt’ora presente sul sito bancanuova.it: Banca Nuova, con circa 100 sportelli presenti principalmente in Sicilia e Calabria. Una realtà bancaria che si era presentata come tra le più importanti e dinamiche del Sud Italia. Dice Giuliano Xausa, segretario nazionale della maggiore organizzazione del settore credito: “Ribadiamo la nostra ferma contrarietà al piano di riduzione dei costi presentato dal gruppo banca Popolare di Vicenza, che impatta pesantemente sui lavoratori, con i 575 esuberi dichiarati dall’azienda. Ancora una volta si utilizza la trita ricetta dei tagli al personale per rimediare agli errori di gestione di taluni manager, sui quali ci auguriamo faccia al più presto chiarezza la magistratura”. Nella trattativa che a breve partirà con l’azienda, -sosteneva un mese fa Xausa- chiederemo il rispetto e la piena tutela dei lavoratori e anche degli azionisti”Benvenuta in Bpvi

BENVENUTI A BORDO

BANCA NUOVA E GIANNI ZONIN

Banca Popolare di Vicenza e Gianni Zonin sono un binomio dal lontano 1996, quando il capo dell’omonima casa vinicola ha preso il timone dell’istituto di credito vicentino nella veste di presidente. Zonin si è definito un viticultore «prestato alla finanza».

Feudo Principi di Butera (Zonin)

A un buon prezzo però, perché al Sole 24 Ore risulta che in primavera un Cda di Bpvi abbia portato il suo compenso totale a superare il milione e mezzo, cifra che la banca vicentina si è rifiutata di confermare o smentire. Ma Zonin non è l’unico professionista con un piede nelle aziende del gruppo vinicolo che porta il suo nome e un altro nella Popolare di Vicenza. Al contrario, l’elenco è lungo. C’è Giovani Zamberlan, dello studio di dottori commercialisti Simonetti Zamberlan, che è simultaneamente presidente del collegio sindacale di Bpvi e sindaco di Acta, società controllata dalla famiglia Zonin.

Sempre dello stesso prestigioso studio vicentino c’è poi Marco Poggi, presidente del collegio sindacale di Bpvi Multicredito e sindaco supplente di Acta, Feudo Principi Butera e Fattoria Palagio (sempre della famiglia Zonin). Paolo Zanconato, dello studio Zanconato Dalla Monta, è invece sindaco di Bpvi e di Monforte 19 (immobiliare della Bpvi) e amministratore delegato di Acta e presidente del collegio sindacale di Fattoria il Palagio. Giacomo Cavalieri, dello studio Adacta, dopo essere stato sindaco di Bpvi fino a quest’anno, è ora presidente di Immobiliare Stampa Spa (del gruppo Bpvi) e presidente del collegio sindacale di Tenuta Rocca di Montemassi (gruppo Zonin). Sempre dello studio Adacta è Luigi De Anna, sindaco supplente di Banca Nuova (controllata siciliana di Bpvi) e di Mobiliare Montebello (della famiglia Zonin). Mentre Giovanni Sandrini è sindaco supplente di Banca Nuova e amministratore unico di Amministrazione Aziende Agricole Srl, società di Silvana Zuffelato, moglie di Zonin. Una coincidenza di interessi tra la banca e il gruppo vinicolo Zonin c’è anche sul fronte della proiezione all’estero.

Tra le banche territoriali italiane la Popolare di Vicenza ha infatti il record di uffici di rappresentanza all’estero: ben sei, a Shanghai, Nuova Delhi, Hong Kong, Mosca, San Paolo e New York, dove la banca occupa l’intero trentacinquesimo piano di un palazzo storico di Madison Avenue. Tutti mercati di grande importanza anche per la Casa Vinicola Zonin. (solo quello americano rappresenta quasi un terzo del fatturato).(di Pasquale Motta La C News 24)

BANCA NUOVA, PIOGGIA DI DENUNCE: PAURA ANCHE TRA I DIPENDENTI

banca-nuova-palermo-624x300Gianni Zonin ha ceduto i “gioielli di famiglia” ai figli. Che succede adesso? Chi risarcirà i risparmiatori di Banca Nuova? Questi i dubbi che si sono fatti strada negli ultimi giorni di fronte alla notizia, riportata dal Corriere della sera, dell’atto notarile col quale l’ormai ex presidente della Popolare di Vicenza, “proprietaria” di Banca Nuova, ha ceduto agli eredi la “Gianni Zonin Vineyards” e la “Zonin Giovanni Sas”. Una “mossa” utile, secondo il Corriere, a mettere a riparo l’impero del vino dell’imprenditore, 186 milioni di patrimonio.

Ma la scelta di Zonin quasi certamente non avrà effetti sulle pretese di risarcimento che pioveranno comunque sull’Istituto di credito. Semmai, le notizie che arrivano da Vicenza sono incoraggianti. Soprattutto riguardo a uno degli aspetti al centro del “caso”: l’obbligo di acquisto delle quote “fasulle” della banca in cambio dell’accensione di prestiti e finanziamenti. “Una sentenza del tribunale di Vicenza – racconta Angela Blando, avvocato e responsabile regionale dell’Adusbef, l’associazione a tutela dei correntisti e dei risparmiatori – ha dichiarato nullo quel tipo di accordo. Qualcosa si muove”. Ma sul tavolo dell’associazione le richieste di risarcimento piovono giorno dopo giorno. Erano una trentina circa una settimana fa, adesso hanno superato il centinaio.

E tra i clienti che hanno acquistato le azioni deprezzate di Banca Nuova, spuntano anche gli stessi dipendenti dell’Istituto. A diversi impiegati della Banca, infatti, stando alle notizie giunte anche all’Adusbef, sarebbero state vendute quelle quote. Anche loro, insomma, sono tra i clienti pronti a chiedere un risarcimento. Una condizione a suo modo paradossale. Che si innesta in un “caso” che rischia di avere gli effetti della valanga. Ogni minuto che passa, sembra crescere di dimensioni e gravità.

“Le notizie che giungono da Vicenza – spiega l’avvocato Blando – stanno certamente allarmando tutti coloro i quali hanno sottoscritto quelle azioni. E negli ultimi giorni si è impennato il numero di richieste di aiuto giunte alla nostra associazione. Stiamo provando, sebbene siano davvero tanti, a tranquillizzare ciascuno di loro, anche in vista dell’estate. Crediamo ci siano molti margini perché i risparmiatori possano recuperare i loro soldi”.

E tra questi, come detto, persino i dipendenti di Banca Nuova. Che nei mesi scorsi hanno dovuto anche prendere atto del Piano industriale della Popolare di Vicenza che si tradurrà nella chiusura di alcune filiali, col rischio della perdita di posti di lavoro: sono 575 gli esuberi previsti tra la Popolare veneta e le controllate.

E del resto, bilancio alla mano, nemmeno lo stato di salute di Banca Nuova è ottimale. L’ultimo bilancio, appunto, ha chiuso con perdite superiori a 149 milioni di euro. Il capitale sociale di Banca nuova è pari a oltre 206 milioni di azioni. Sono queste, al momento, al centro del “caso”.Banca Popolare di Vicenza: la procedura è chiusa

Banca Nuova , la procedura e’ chiusa

Banca Nuova conta su 107 punti vendita: 93 filiali bancarie, 9 negozi finanziari e 5 punti “Private”. La maggior parte di questi punti è in Sicilia. Ma ecco anche 15 filiali in Calabria. Solo a Palermo città e provincia, invece, un terzo delle filiali: 28 in tutto. Sono tre le filiali a Catania e 15 in tutto quelle della Sicilia orientale. Nella zona di Trapani invece sono state aperte 17 filiali. Altre 15 nella Sicilia centrale (province di Agrigento, Enna, Caltanissetta e Ragusa).

Sono 710 i dipendenti in organico al 31 dicembre 2015: due in meno rispetto all’anno precedente. Costano circa 48 milioni di euro: una media di 67.500 euro lordi a dipendente. Una cifra che ovviamente, appunto, comprende i costi, e non rende l’idea tra le disparità di stipendi tra i quadri direttivi e i dipendenti semplici. Quasi tutti i lavoratori sono assunti a tempo indeterminato (705) e la stragrande maggioranza impiegati in Sicilia: 621 dipendenti in tutto. Altri 77 lavorano in Calabria, 8 nel Lazio e un dipendente è dislocato nel Veneto. Lì, dove ha avuto origine la valanga che rischia di investire decine di risparmiatori. E persino gli stessi dipendenti di Banca Nuova. (Campobello.com Live Sicilia)

Usura:pm,condannare vertici Banca Nuova

Non avrebbero impedito tassi oltre soglia interessi applicabile © ANSA

 
l pm Claudia Ferrari ha chiesto la condanna a tre anni e tre mesi ciascuno per il presidente di Banca Nuova, Marino Breganze, e il direttore dell’area commerciale, Rodolfo Pezzotti, entrambi accusati di usura bancaria. L’ex direttore generale dell’istituto di credito Banca Nuova, Francesco Maiolini, era stato condannato per lo stesso reato a otto mesi con il rito abbreviato. Secondo l’accusa, gli indagati non avrebbero impedito che venissero applicati interessi usurai sui conti di due società tra il 2009 e il 2010. In particolare, sarebbe stato sforato il tasso soglia di interessi applicabile. Il tasso viene valutato trimestralmente. La banca, secondo l’accusa, avrebbe applicato tassi superiori alla soglia sulla ‘commissione di scoperto’. (Ansa)

POPOLARE DI VICENZA / CON BANCA NUOVA SERVIZI PERFETTI

padoan 

Anche i conti correnti dei servizi segreti nel pentolone bollente della Popolare di Vicenza.

La conferma arriva dallo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che comunque rassicura: la situazione è sotto controllo, dal momento che tutta “la materia è sottoposta per legge al comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”.

Il periodo sotto i riflettori è compreso tra giugno 2009 e gennaio 2013, e quindi copre un arco temporale che va dall’ultimo governo Berlusconi al successivo esecutivo Monti.

In quel periodo tutte le operazioni bancarie che hanno riguardato AISI e AISE, i nostri due servizi di sicurezza, sono transitate per Banca Nuova, all’epoca controllata dalla Banca Popolare di Vicenza.

Quale il ‘tramte’? Una sigla informatica di Padova, la Sec Servizi, e cioè una società consortile da non poco, ma ai più sconosciuta. Con un capitale sociale da 25 milioni di euro, a fine anno scorso Sec Servizi poteva contare su 280 dipendenti e sulla bellezza di 1.500 filiali localizzate in tutto il Paese. Fatturato annuo da 120 milioni di euro, ha un parco clienti di 35 istituti finanziari e di credito. Attraverso i suoi terminali, ogni giorno passano oltre 50 milioni di transazioni. Numeri da brivido.

E’ nata nel 2000, Banca Nuova, creatura siciliana del patròn della Popolare di Vicenza Gianni Zonin che proprio a inizio millennio decide lo sbarco nell’isola, non solo mettendo su una banca, ma anche togliendosi lo sfizio di comprare il “Feudo del Principe”, un latifondo con vigneto da 300 ettari a Riesi, in provincia di Caltanissetta, storicamente appartenuto ai principi Lanza di Scalea.

A botte di incorporazioni e aperture di sportelli, Banca Nuova diventa man mano la prima banca della Sicilia occidentale. E grazie all’intraprendenza del suo factotuum, il direttore generale napoletano Francesco Maiolini, intreccia rapporti con il gotha dell’imprenditoria, della politica (da Totò Cuffaro a Raffaele Lombardo, da Renato Schifani a Diego Cammarata) e della giustizia (da Francesco Messineo a Sergio Lari, da Anna Maria Palma a Ignazio De Francisci).(La Voce delle Voci)

Banca Nuova condannata a risarcire un’azionista siciliano per l’acquisto di azioni da Banca Popolare di Vicenza senza più valore

L’arbitro per le controversie Finanziarie della Consob ha emesso una prima decisione sulla vicenda del crack della Banca Popolare di Vicenza che ha coinvolto migliaia di azionisti.

La controllata Banca Nuova è stata condannata a restituire circa 47 mila euro a un imprenditore siciliano (decisione n.11 del 07/07/2017) per l’acquisto di azioni della controllante Banca Popolare di Vicenza che non avevano più valore corrente a causa delle vicissitudini dell’istituto di credito vicentino. Lo comunica lo Sportello Tutela Credito.

“In soli sei mesi è stata ristabilita la veridicità dei fatti”, commenta il presidente dell’associazione dei consumatori, Andrea Garibaldi Pace, “ciò permetterà a tutti i clienti-soci che hanno investito in buona fede e perso i loro risparmi perché invogliati ad acquistare azioni di una banca di cui non ne conoscevano l’esistenza, di rientrare in possesso di quanto avevano già dato per perso a causa delle note vicende che hanno coinvolto Banca Popolare di Vicenza” (il sitodisicilia)

Suicida consigliere d’amministrazione di Banca Nuova

È stato ritrovato senza vita, all’interno del suo studio di Bassano del Grappa, Gianpietro Procopi, 75 anni, consigliere d’amministrazione di Banca Nuova. L’uomo si sarebbe suicidatocon un colpo di pistola.

Al momento si ignorano le cause alla base del tragico gesto, ma secondo alcune indiscrezioni, non confermate, Procopi avrebbe lasciato nel suo studio una lettera d’addio in cui spiegherebbe i motivi che lo hanno portato a compiere il suicidio. Gli investigatori stanno comunque vagliando ogni pista e hanno posto sotto sequestro l’ufficio dell’amministratore.

Una vicenda che potrebbe coinvolgere direttamente Banca Nuova, l’istituto di credito di proprietà della Banca Popolare di Vicenza, che da mesi è al centro di alcune inchieste di frode su alcuni investimenti suggeriti a correntisti e investitori. Alla banca sono state, infatti, inviate numerose richieste di risarcimenti da parte di imprenditori e risparmiatori mal consigliati circa l’acquisto di azioni rivelatesi non redditizie.

problemi giudiziari di Banca Nuova riguardano da vicino anche gli investitori siciliani. Nel 2000, infatti, la Popolare di Vicenza decise di dar vita a un nuovo Istituto che poi si fuse con la Banca del Popolo di Trapani.

Allo stato attuale delle indagini, non si sa se questi episodi siano legati o meno al suicidio del consigliere d’amministrazione; solo gli inquirenti potranno stabilirlo.

(newsicilia.it)

Banca nuova, accuse e veleni 
Vertici denunciati per mobbing

accuse, banca nuova, bragantini, cauduro, lio, popolare di vicenza, zonin

 

Esposto dell’ex direttore generale Cauduro contro l’ad Viola e il presidente Bragantini.

Nuovi guai per Banca Nuova. Stando alla ricostruzione del quotidiano “La Verità”, infatti, tra i vertici dell’Istituto è scoppiata una vera e propria guerra di carte bollate. Una denuncia sia sul piano penale che civile, molto pesante, con l’accusa di mobbing, presentata dall’ex direttore generaleAdriano Cauduro nei confronti dell’amministratore delegato Fabrizio Viola e del presidente del cda Salvatore Bragantini.

Il casus belli è legato alla scelta dei vertici dell’Istituto, controllato dalla Popolare di Vicenza nel frattempo passata dalla gestione di Zonin a quella del Fondo Atlante, di abolire la direzione generale dell’Istituto palermitano.”Il sospetto di Cauduro – si legge nell’articolo – è che la motivazione della ‘riorganizzazione’ ad personam sia nel fatto che i sindacati interni hanno chiesto la sua testa, in cambio del via libera al piano degli esuberi. Ma anche il fatto – prosegue La Verità – che nei 15 mesi in cui ha cercato di fare pulizia nei crediti di Banca Nuova, ha probabilmente toccato clienti dallo scadente merito creditizio, ma eccellentissimi per frequentazioni”.

Nella sua denuncia civile, Cauduro lamenta “reiterate condotte vessatorie e molestie” e chiede non meno di un milione di euro di danni. Dopo sei mesi in questo stato di incertezza, infatti, il manager avrebbe sviluppato dei problemi cardiaci.

Nella sua denuncia, Cauduro attacca: “In passato – dice – sono state deliberate moltissime pratiche in violazione di ogni elementare merito creditizio e senza il rilascio di adeguate garanzie”. E ancora, il manager parla di un “sistema di interessi oggi molto infastidito” dall’azione di “pulizia” che Cauduro afferma di aver avviato in Banca Nuova.

E la citazione fa emergere un’altra “guerra nella guerra”, ossia quella di Cauduro nei confronti del suo vice, Mario Lio, del quale il manager che ha sporto denuncia, avrebbe per almeno due volte chiesto la rimozione. Richiesta che sarebbe stata ignorata dal presidente Bragantini.

La situazione sarebbe precipitata, secondo Cauduro, con l’arrivo dell’amministratore delegato Viola che, stando all’esposto, riportato dal quotidiano diretto da Belpietro, si sarebbe “lasciato andare a illazioni offensive su come fosse possibile che lui non sapesse nulla dei fatti che avevano dato origine allo scandalo”. Da allora, prosegue il giornale, “Cauduro ha saputo da vari dirigenti che sarebbe stato fatto fuori. E lo strumento utilizzato sarebbe stato proprio l’abolizione della direzione generale e la chiamata “dell’avvocato della banca che lo invitava a ‘trattare il licenziamento’”. Ma da lì, è partita la guerra, le denunce di Cauduro e una contestazione dell’azienda su presunti maltrattamenti del manager a danno di impiegati. E questo, scrive il giornale, potrebbe essere solo l’antipasto. (LiveSicilia)

mobbing_090909_1633

Fughe di notizie (casuali?) dalle Sec Servizi di Samuele Sorato il cui fratello Simone ne era alto manager: i soldi del Sisde gestiti dalla sede di Roma della palermitana Banca Nuova della BPVi di Zonin. È un (im)puro caso…

 

I soldi, oltre un miliardo di euro, transitati, come raccontano gli articoli sotto riportati Il Sole 24 Ore del 16 novembre, ripresi il 17 dal GdV, dalla sede romana di Banca Nuova, la controllata palermitana (brivido) di Banca Popolare di Vicenza e provenienti da conti intestati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Aisi, l’ex Sisde (altro brividone), ci pongono interrogativi su come e perchè molti, troppo mondi si incrociassero lungo le vie di Gianni Zonin(anche la tesoreria della Regione Sicilia era nelle mani di Banca Nuova così come a Vicenza c’è quella del nostro comune). È

ma qei giri di soldi ci fanno chiedere, non solo a noi stessi, anche come e perchè dati così riservati, anche se datati, dei servizi segreti siano fuoriusciti dagli archivo della Sec Servizi di Padova trasformandoli in veri e propri “BpVi leaks” come scrive Il Sole 24 Ore.

Prima di farvi leggere i due articolo del collega, lo solleviamo noi un dubbio di casa nostra, ma non solo, e aggiuntivo rispetto a quelli che possono essere insorti nei colleghi o che angustieranno voi, dopo la lettura.

Segreti (e sprechi) degli 007 sui conti di Vicenza

Come ricorda la stampa anche locale dopo le rivelazioni de Il Sole, fino al 2015 a presiedere quello che di fatto è il centro servizi informatici di cui si servivano anche la BPVi, che ne era la maggiore azionista subito prima dell’altro azionista di riferimento, Veneto Banca, e che sta per passare a Banca Intesa Sanpaolo, era Samuele Sorato, che lì inizio come ragioniere programmatore e da lì arrivò alla corte di Zonin, mantenendo fino alla fine uno stretto controllo sulla società, che, visti i database che gestiva era strategica almeno tanto quanto i soldi.

Ebbene il dubbio che vi sottoponiamo è il seguente: se Samuele Sorato era così bravo da essere arrivato alla vetta di Sec e di BPVi, Simone Sorato, suo fratello, lo era altrettanto visti i ruoli apicali che vi ha ricoperto, tra cui quello di direttore delle risorse umane (all’ora in cui scriviamo di questo siamo certi al 2014, anche se il suo ruolo potrebbe essere diventato poi quello, da verificare, di dg)?.

Vignetta di Niyaz Karim

 

Sciogliere questo e altri dubbi (non solo di nepotismo) è fondamentale perchè se i soldi hanno alimentato il potere di chi ha bruciato i risparmi di centinaia di migliaia di soci, il database di Sec, con tutti i segreti che custodisce, potrebbe essere un’arma impropria, e che arma da… brividi!, se solo si fosse così maliziosi da pensare che le fughe dei primi dati, un avviso ai naviganti?, e poi di quelli che ancora potrebbero sgorgare dagli archivi soratici (non socratici…) possano dipendere non solo dalla casualità…

Messaggi omertosi? Ma per carità!

Se il Sisde, oltre che Palazzo Chigi, i suoi soldi li gestiva con una banca palermitana con la testa a Vicenza e la cassa vicino ai palazzi romani, tranquilli: è solo un (im)puro caso. (vicenzapiu’)I servizi segreti ora reclutano in Rete

 

La Pop Vicenza e i conti dei Servizi segreti

Quasi 1.600 operazioni bancarie, in ingresso e in uscita, per un controvalore di oltre 642 milioni, in un periodo compreso tra il 17 giugno 2009, all’epoca del quarto governo Berlusconi, e il 25 gennaio 2013, durante il governo Monti. Di queste transazioni ben 425, per 43,2 milioni, erano in capo all’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) e altre 20, per 6,2 milioni, alla gemella Aise.
Continua da pagina 1 Il singolo trasferimento di fondi più “pesante” è datato 16 marzo 2012: 88,5 milioni. Molti pagamenti sono stati realizzati tramite comuni strumenti di home banking. Date, identificativi, numeri di conto, causali: noleggi di auto e moto, saldi di fatture a fornitori, versamenti a società e persone, quietanze di affitti. Soprattutto nomi. Questo è l'”estratto conto” della Presidenza del Consiglio e dei Servizi segreti nazionali contenuto in decine di pagine di documenti “in chiaro” che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare. Una costante unisce questa mole di dati: provengono tutti dal gruppo Banca Popolare di Vicenza.
Il materiale di questo “BpVi leaks” va letto come un “estratto conto”: una selezione, appunto, dei legittimi rapporti bancari intercorsi tra Palazzo Chigi e l’allora Popolare. Rapporti il cui inizio potrebbe essere retrodatato probabilmente ai primi anni 2000 e forse anche prima. Di certo BpVi non è stata l’unica banca operativa con i Servizi: lo testimoniano tre giroconti con Bnl, datati 15 febbraio 2010, per un totale di 9 milioni registrati dall’Aisi nella filiale romana numero 895 – non più operativa – di Banca Nuova.

james-bond-nuova-action-figure-dello-007-di-sean-connery-in-godfinger-2.jpg

Quanto ai nomi, è impossibile stabilire se le identità siano reali, poiché con i normali strumenti giornalistici non è dato verificarli né accertare eventuali omonimie. Ma i controlli condotti sulle fonti aperte avvalorano l’impianto complessivo dei file, che appaiono consistenti. Insieme a schiere di anonimi sparsi in tutta Italia, tra i beneficiari dei versamenti ci sono i nomi di contabili del ministero dell’Interno «inquadrati nel ruolo unico del contingente speciale della Presidenza del Consiglio dei ministri», personale della Protezione civile e del Dipartimento Vigili del fuoco, funzionari del Consiglio superiore della Magistratura. Poi avvocati, dirigenti medico-ospedalieri, vertici di autorità portuali e di istituzioni musicali siciliane. Ci sono giovani autori e registi di fortunatissimi programmi di infotainment di tv nazionali private, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali. Ma soprattutto i vertici dell’intelligence italiana, dotati di poteri di firma sui conti, e alti funzionari territoriali dei Servizi e delle forze dell’ordine: ufficiali del Carabinieri con ruoli in sedi estere, ispettori della Polizia di Stato coinvolti nel processo dell’Utri del 2001, dirigenti dell’ex centro Sisde di Palermo già noti alle cronache per vicende seguite all’arresto di Totò Riina. C’è pure un anziano parente del “capo dei capi” di Cosa Nostra (o qualcuno con lo stesso nome). E ci sono impiegati di Banca Nuova.

O, ripetiamo, loro omonimi.
Oltre ai Servizi e a BpVi, un solo soggetto ha tutti gli strumenti per dare risposte precise: è la padovana Sec, il centro servizi informatici che, prima del salvataggio del Fondo Atlante e della cessione a Intesa Sanpaolo, era partecipato da una decina di soci capitanati da BpVi (la capogruppo deteneva il 47,95% del capitale di Sec, Banca Nuova l’1,66%) e Veneto Banca (con il 26,13% del capitale). Il database della Sec è la chiave per capire quali legami collegavano Vicenza ai servizi segreti della Capitale e di Palermo: partendo, ad esempio, dai codici relativi alla banca (33 identifica l’ex Popolare Vicenza, 61 invece Banca Nuova), a quelli delle filiali, all’identificativo del cliente (il cosiddetto “Ndg”) e al numero di conto. Proprio l’istituto siciliano del gruppo BpVi è centrale, per più di un motivo, in queste carte.

Alcuni addetti della Sec, che in questi giorni seguono la “migrazione informatica” al gruppo Intesa Sanpaolo, sono di certo in grado di ricostruire la mappa delle informazioni.
La società consortile di informatica per il settore creditizio non è stata, dunque, soltanto un hub tecnologico. Non pare un dettaglio casuale il fatto che Samuele Sorato, l’ex consigliere delegato della Vicenza, avesse iniziato la propria scalata interna al gruppo BpVi partendo come semplice ragioniere programmatore proprio da Sec. Né lo è il fatto che il braccio destro nonché uomo di fiducia di Gianni Zonin non abbia mai abbandonato la carica di presidente della società di servizi padovana, sino ai dissidi con Zonin e alle sue dimissioni del maggio 2015.

02-agente-007-dalla-russia-con-amore-1963-blofeld-anthony-dawson-alla-sua-prima-apparizione-assoluta-mentre-accarezza-il-suo-gatto.jpg

Lo stesso Samuele Sorato, secondo alcune fonti, avrebbe esercitato un forte controllo diretto sulla Sec. Eppure, sempre secondo queste fonti, i sistemi di sicurezza del database di Sec sarebbero inadeguati: «Il sistema informativo è carente sotto tutti i profili».
Che i sistemi informatici del gruppo Popolare di Vicenza fossero attentamente monitorati dall’interno è indicato anche da alcune recenti dichiarazioni rilasciate alla Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche, secondo le quali durante le ispezioni di vigilanza le procedure informatiche dell’ex Popolare di Vicenza erano costantemente a rischio di essere disattivate “dall’alto” in qualsiasi momento, a seconda della bisogna. La scelta della Vicenza come interfaccia bancaria di Palazzo Chigi pare dunque basata più su logiche “politiche” che di qualità dei servizi – con o senza l’iniziale maiuscola.
Nicola Borzi, da Il Sole 24 Ore (estratto Vicenzapiu’)

04-agente-007-thunderball-operazione-1965-bond-ed-emilio-largo.jpg

 

La mappa. Le sedi dove si sono snodati i rapporti tra il gruppo creditizio e le agenzie di sicurezza nazionali
Il filo che da Padova porta a Roma e Palermo

Tra i molti luoghi dove il “mondo di sopra”, il “mondo di sotto” e il “mondo di mezzo” si incrociano e interagiscono, ce ne sono alcuni rilevanti: le banche. Le frequentazioni, le relazioni, gli scambi qui transitano e da qui finiscono archiviati nei centri elaborazione dati degli istituti di credito. Database fisici e virtuali dove convergono enormi masse di informazioni relative a milioni di soggetti, su strumenti in condizione non solo di conservarle, ma soprattutto di ordinarle, collegarle, rielaborarle. Appunti apparente mente sparsi che divengono storie. Eppure questa mappa virtuale si costruisce a partire da una serie di indirizzi precisi: una geografia che, nel caso delle relazioni tra gruppo bancario Popolare di Vicenza e servizi segreti, abbiamo ricostruito seguendo le tracce del denaro.

06-agente-007-una-cascata-di-diamanti-1971-sean-connery-1971.jpg

Il Ced della Sec Servizi
Via Transalgardo, a Padova, è una traversa che sfocia nell’asse veloce di via Venezia, a un chilometro circa dal casello di Padova Est dell’autostrada A4 Torino-Trieste e a due dallo svincolo della A13 per Bologna, tra un punto vendita della MediaWorld e uno di Decathlon, di fronte al centro commerciale Giotto. Qui ha sede Sec Servizi. A fine 2016 la società consortile di informatica bancaria contava 281 dipendenti, con un capitale sociale di 25 milioni. Il fatturato di 121 milioni era realizzato con oltre 35 clienti bancari su un totale di 1.500 filiali e 15mila terminali collegati, che a loro volta gestivano 6,7 milioni di clienti. Il sistema informatico è organizzato su un mainframe in grado di gestire oltre 14.270 milioni di istruzioni al secondo, cui sono collegati 2.300 server (tra fisici e virtuali) che ogni giorno vi trasmettono in media 53,2 milioni di transazioni. Queste vengono registrate su una memoria di oltre 830 terabyte. Qui compaiono le transazioni di “BpVi leaks”.


stasera-in-tv-agente-007-la-spia-che-mi-amava-su-rai-3-6.jpg

Le sedi romane di Banca Nuova
Via Bissolati è a due passi dal centro storico di Roma. Sull’angolo del quadrivio con via Sallustiana e via di San Basilio c’è una filiale di Banca Nuova, la numero 805: in questo sportello, sopravvissuto alla ristrutturazione della rete del gruppo BpVi del 2011, hanno alcuni dei loro conti la Presidenza del Consiglio e l’Aisi. Da questa agenzia bancaria sono transitate centinaia delle operazioni registrate nel “BpVi leaks”. Dall’altro lato di via di San Basilio, nell’isolato che confina con via Veneto, c’è la storica filiale di Roma della Banca nazionale del lavoro. Di fronte, oltre una robusta cancellata e un giardino attentamente sorvegliati, c’è l’Ambasciata degli Stati Uniti. Poco distanti, sparse tra via Barberini, largo di Santa Susanna e via Venti Settembre, ci sono numerose sedi e uffici del ministero della Difesa e dei Servizi.
Ancora qualche centinaio di metri più in là c’è via Nazionale. Qui al civico 230 aveva sede, dai primi anni 2000 e fino alla primavera del 2006, il famoso ufficio dove l’ex dirigente del Sismi Pio Pompa raccoglieva (e da dove distribuiva) dossier su politici, magistrati e giornalisti. Qui c’è uno snodo fondamentale. Nello stesso palazzo, in occasione della visita dell’allora presidente Usa George W. Bush a Roma, il 7 giugno 2007 fecero irruzione una ventina di attivisti dei centri sociali. Erano i tempi del contestato progetto di ampliamento della base militare di Vicenza, finanziato da BpVi. I manifestanti salirono al primo piano e occuparono la sede di rappresentanza di una banca per appendere a un balcone uno striscione il cui testo era «Boicotta la guerra, boicotta Zonin, no Bush, no Dal Molin». Gli uffici occupati erano, per nulla casualmente, di Banca Nuova.

Il palazzo siciliano
Via Cusmano, a Palermo: qui c’è la direzione generale di Banca Nuova, l’istituto di credito controllato da BpVi dove finivano – o forse iniziavano – molte delle connessioni tra l’ex Popolare di Vicenza e i Servizi. L’istituto è stato costituito a Palermo nel 2000 nell’ambito del “Progetto Centro Sud” del gruppo BpVi. Nel 2001 ha acquisito la Banca del Popolo di Trapani e nel 2002 l’ha incorporata. È qui che da Roma, transitando per Padova, conducevano partite finanziarie apparentemente minori per importo, ma assai rilevanti per significato. D’altronde Banca Nuova è un salotto che conta, nell’isola ma non solo.

 

C’è chi afferma che proprio l’analisi del traffico telefonico di Banca Nuova, se condotta sin dai primi anni 2000, potrebbe rivelare sorprese. Un caso: il 5 novembre 2003 nella filiale 810 di Banca Nuova a Palermo veniva aperto un conto intestato a un cliente, sebbene il suo cellulare proprio in quel momento agganciasse una cella molto lontana dallo sportello. L’edificio che ospita la direzione di Banca Nuova è a due passi da Villa Trabia e dai suoi giardini. Un cognome che rimanda alle vicende delle famiglie nobili dell’isola. Come quella del feudo di Butera a Riesi, provincia di Caltanissetta, venduto per 10 miliardi di lire nella tarda primavera del 1997 insieme al vigneto di 200 ettari dalla famiglia dei principi Lanza di Scalea a Gianni Zonin.

N.B., da Il sole 24 Ore (estratto Vicenzapiu’)