Mercati quieti in attesa delle montagne russe: nel 2018 faro su euro e bitcoin

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Con un rialzo del 1.500% il bitcoin – per chi ha avuto fegato – è stato il grande affare del 2017, con una performance irraggiungibile per qualsiasi altro asset e alla portata soltanto di chi è fortemente orientato al rischio, diciamo a livello di giocatore d’azzardo. Non un azzardo, ma una previsione azzeccata ha guidato, invece, gli investitori che hanno puntato sui titoli di Stato della Grecia e a fine 2017 si portano a casa un guadagno del 60% e oltre, grazie al netto miglioramento dei conti pubblici di Atene.

 

Germania – OKTOBERFEST – montagne russe – foto di CHRISTOF STACHE/AFP/Getty Images

Per gli amanti delle materie prime le soddisfazioni più belle sono venute dal palladio, che spinto dalla forte domanda da parte dell’industria automobilistica (è un componente delle marmitte catalitiche) ha visto le quotazioni salire in 12 mesi del 54%. In Borsa hanno brillato le aziende hi tech. Sui listini di Wall Street hanno segnato forti rialzi Apple (+52%), Microsoft (+41%), Amazon (+55%) e Facebook (+49%). A Piazza Affari StM, primo produttore europeo di chip,  ha chiuso l’anno con un rialzo di oltre il 70%.

Bolla o non bolla

Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas, nel film “Wall Street”

Passate in rassegna le migliori performance del 2017, il nuovo anno si presenta carico di incognite. Per le Borse il quesito bolla o non bolla, tanto dibattuto negli ultimi mesi, si riaffaccia dopo la sbornia di ottimismo delle ultime settimane innescata dall’approvazione della riforma fiscale del presidente Donald Trump in America.

In generale  il 2018 inizia all’insegna dell’ottimismo per gli investitori. Come spiega Matthias Palowski, Associate portfolio manager di Morningstar investment management, le performance elevate generano fiducia tra gli investitori e alimentano gli acquisti. “Il nostro indicatore globale del sentiment mostra un atteggiamento positivo verso la maggior parte delle attività finanziarie”, dice Palowski, ma questo significa che potrebbe esserci una sottovalutazione dei rischi.

I rischi del nuovo anno: ecco l’elenco

L’elenco dei rischi per l’economia globale è lungo: partendo dalla politica, ci sono tutte le incognite delle trattative sulla Brexit, il secondo tempo della partita Catalogna-Spagna, dopo le elezioni che hanno confermato a Barcellona una maggioranza indipendentista. Va ricordato che la Germania è ancora senza un governo dopo le elezioni di settembre e che nel 2018 si voterà in Italia, Brasile e Messico. E poi ci sono le folli provocazioni missilistiche-nucleari della Corea del Nord, la disdetta da parte degli Usa dell’accodo con l’Iran e in generale il riaccendersi della tensione in Medio Oriente con la decisione Usa di trasferire l’ambasciata in Israele a Gerusalemme.

Donald Trump – Chip Somodevilla/Getty Images

In America l’incognita maggiore è il cambio della guardia alla guida della Fed e l’intenzione della Casa Bianca di abolire, o rivedere fortemente, la legge Dodd-Frank voluta da Obama per evitare nuove maxi-concentrazioni di rischi nel settore bancario dopo la crisi del 2007-2008. In tutto questo non va dimenticato il boom dei bitcoin e la cosiddetta criptomania.

L’economista: Trump il pericolo numero 1

L’economista americano premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. Foto Eric Piermont/AFP/Getty Images

Una sintesi dei rischi  l’ha fatta recentemente Joseph Stiglitz, economista della Columbia University di New York, premio Nobel nel 2001. Al primo posto c’è Trump. Quando è stato eletto nel novembre dell’anno scorso sembrava che il suo programma, basato sul concetto del primato dell’America anche a costo di frenare il commercio internazionale, potesse avere ripercussioni sulla crescita globale e sui mercati. Invece, il presidente Usa ha combinato ben poco e i mercati azionari hanno galoppato a briglia sciolta.  Dice Stiglitz: “Nel 2017 non è successo nulla, ma il 2018 potrebbe essere l’anno in cui la granata che Trump ha gettato nell’ordine economico mondiale alla fine esploderà”. Di certo non aiutano la concentrazione del potere in Cina nelle mani del presidente Xi Jinping e  le difficoltà della riforma della struttura dell’Eurozona, ma rischi profondi, dice l’economista,  vengono soprattutto “dal disprezzo di Trump per il diritto internazionale, dal suo rifiuto di una leadership globale americana”. Rischi che minacciano di colpire l’economia globale.

I banchieri: navighiamo a vista

Entrando più nei dettagli, la lettura dei vari studi delle case di investimento offre un panorama di opinioni variegato. La sensazione è che nessuno voglia fare l’uccello del malaugurio e attaccare un quadro di fondo genericamente ottimista, che fa comodo (e fa fare soldi) a tutti. Ma dopo tanto rialzo, il buon senso dice che è meglio essere prudenti. La sensazione che se ne trae è una generica raccomandazione all’insegna del: “Navighiamo a vista”.

Le Borse dovranno fare i conti con il cambio di politica monetaria delle banche centrali. La Fed ha avviato la riduzione del suo bilancio e la Bce ha tagliato il piano di acquisti di bond, che in teoria dovrebbe proseguire fino al prossimo mese di settembre. I tassi in America sono in rialzo, in Europa non ancora ma potrebbero iniziare a muoversi se, come dicono Bce e Ocse, la ripresa continuerà a rafforzarsi.

Il bilancio della Bce fino allo scorso aprile

Il 2018 potrebbe essere finalmente l’anno di una ripresa della crescita dei prezzi, ma se si interpellano gli economisti emergono tutte e tre le possibili ipotesi: inflazione stabile, inflazione in calo e inflazione in aumento. Un sondaggio condotto da Bloomberg dice che la media delle previsioni è per un’inflazione in America  il prossimo anno al 2,2%, esattamente identica al 2017 (primi 11 mesi).

Mario Draghi, Bce – foto di Hannelore Foerster/Getty Images

Per quanto riguarda la crescita, nel terzo trimestre 2017 il Pil americano ha segnato un incremento del 3,2%, dopo il 3,1% del secondo trimestre e l’anno si dovrebbe concludere con una crescita del 2,5% circa. Se l’economia Usa continuerà a svilupparsi fino al primo trimestre 2018 compreso,  realizzerà  il secondo più lungo periodo di crescita della storia contemporanea. La previsione media per l’intero 2018 è uno sviluppo del 2,5%, uguale al 2017. Secondo Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco, il quadro macroeconomico favorevole, in base alla visibilità attuale, dovrebbe sostenere le attività finanziarie più sensibili al ciclo anche nel 2018. O, almeno, nella prima parte dell’anno. “Le azioni sono salite molto, ma le valutazioni e il loro modo di muoversi sul mercato non sono indicativi di bolla e possono beneficiare direttamente della crescita economica”.

Titoli tech: la corsa è finita

Sui titoli tech, però, tutti i grandi broker tirano i remi in barca. JP Morgan raccomanda “underweight” sul settore per il 2018,  dato che i titoli principali della Silicon Valley sono fra quelli che avranno meno vantaggi dalla riforma fiscale di Trump e quindi si aspetta un’uscita di fondi alla ricerca di migliori occasioni.

Morgan Stanley conferma la raccomandazione positiva “Overweight” sulle cosiddette FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google, ovvero Alphabet), anche se “ci chiediamo se la crescita possa continuare”. Alphabet, Amazon e Apple, dice la banca d’affari, sono fra le società più esposte al rischio di un eventuale  calo dei consumi in Usa nel 2018, dopo 10 anni di crescita ininterrotta.

Il broker Fundstrat racomanda sempre i tecnologici, ma dice che il settore non sarà trainato dai FAANG, ma da altre società meno note al grande pubblico fra le quali Intuit, Harris, Nvidia e Xilinx.

Nel 2018 euro ancora molto forte

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Gli equilibri dell’economia e della finanza mondiali sono stati condizionati nel 2017 dal forte rialzo dell’euro, che ha guadagnato il 14% nei confronti del dollaro. Il mercato azionario Usa, ad esempio,  è cresciuto del 20% in dollari negli ultimi 12 mesi, quello giapponese del 15% in yen, quello britannico del 7,8% in sterline, ma convertiti nella valuta comune europea questi risultati sono scesi rispettivamente a +4,4%, +7,6% e +2,6%. Per contro l’indice EuroStoxx 600 delle Borse europee ha guadagnato in euro l’8% e il FtseMib di Milano è salito addirittura del 15%. Quindi, se l’euro resterà forte è probabile che i capitali continueranno ad affluire nelle Borse europee. Cosa dicono le previsioni sull’euro? Che la moneta unica potrebbe perdere terreno nei confronti del dollaro nei primi mesi del 2018, per poi recuperare nella seconda parte dell’anno spinta dalla forza dell’economia europea e dalla prospettiva di un cambiamento della politica monetaria, con la Bce che potrebbe accennare a possibili rialzi dei tassi.

Bitcoin, i governi in campo

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Parlando di valute, non si può non toccare il tema bitcoin. Previsioni sull’andamento della criptovaluta nel 2018? Non c’è nessuno in grado di farle sulla base di argomentazioni serie. C’è però da segnalare i violenti ribassi delle ultime sedute dopo le drastiche prese di posizione dei governi di Israele, India e Corea del Sud. In una dichiarazione ufficiale il governo coreano ha condannato la speculazione dilagante sul bitcoin e si è detto pronto ad agire per limitare i danni. Le autorità potranno vietare l’apertura di conti anonimi basati su criptovalute. Si calcola che circa il 20% di tutti gli scambi mondiali di bitcoin sia attivato da investitori coreani (Franco Velcich Businesinsider)