Veneto Banca era “fallita”

TREVISO. A fine gennaio il sostituto procuratore di Treviso Massimo De Bortoli potrebbe presentare istanza di dichiarazione di insolvenza per Veneto Banca Spa, accogliendo di fatto la richiesta formulata dagli avvocati Calvetti e Fadalti che rappresentano migliaia di creditori dell’istituto di Montebelluna oggi acquisito da Banca Intesa. 

È un passo fondamentale per la maxi inchiesta cui De Bortoli è stato comandato dalla Procura, affiancato da un pool di finanzieri incaricati di vagliare le centinaia di posizioni di ex correntisti che hanno deciso di rivalersi contro Veneto Banca e le cui posizioni, da Roma, sono state reinviate a Treviso in primavera. 

Di fatto, la richiesta di stato di insolvenza, punta a due obiettivi: aprire nuovi canali di ristoro finanziario per i correntisti “truffati”; mettere all’angolo non soltanto gli ex vertici di Veneto Banca ma le banche che con il fondo Atlante hanno gestito l’istituto di credito negli ultimi mesi prima del tracollo.

L’istanza che De Bortoli ha ammesso di essere pronto a formalizzare a inizio anno, tecnicamente finirà nelle mani del tribunale stesso che attuerà una valutazione della liquidità di Veneto Banca Spa ante la sua assunzione in Banca Intesa e al netto dei beni che sono stati confiscati dalla Guardia di Finanza agli ex vertici anche nel corso delle ultime settimane. La verifica a questo punto, constatando che non ci sono fondi per ristorare le tante richieste di risarcimento, potrebbe dichiarare lo stato di insolvenza. Questo passaggio permetterebbe alla Procura, e a De Bortoli nella fattispecie, di allargare il ventaglio delle accuse nei confronti dei dirigenti dell’istituto di credito di Montebelluna al reato di bancarotta, i cui tempi di prescrizione sono ben più lunghi di quelli per i reati che oggi vengono contestati, ovvero ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. 

La dichiarazione di insolvenza poi permetterebbe di allargare le indagini, e le rivalse dei creditori, anche agli amministratori che dal 2014 guidarono la società verso l’aumento di capitale, e con loro al fondo Atlante (ovvero le banche e bankitalia) entrato nella diretta gestione dell’istituto trevigiano nel 2016. Verrebbero chiamati in causa uno ad uno sulla base del principio che – stante l’insolvenza – determinate operazioni finanziarie non andavano fatte né approvate. Compreso, in questo caso, la liquidazione di quegli azionisti “privilegiati” a cui gli ex amministratori avevano concesso di ritirare i soldi investiti nelle azioni, operazione che negavano ai più piccoli correntisti. È il caso di Bruno Vespa, ad esempio, ma anche di Renzo Rosso. A detta degli avvocati che hanno fatto richiesta di dichiarazione di insolvenza, con la procedura si potrebbe arrivare a richiedere risarcimenti anche a loro, «così come anche ai membri dei revisori dei conti che per anni hanno certificato lo stato finanziario dell’istituto di credito nonostante l’insolvenza, e così pure delle società di valutazione finanziaria come Pricewaterhouse». Ecco quindi che improvvisamente si allargherebbe il panorama dei fondi potenzialmente attaccabili dalla procedura di insolvenza e così anche dalla bancarotta.

Secondo i legali, è una mossa «che facilita il compito

alla Procura», oltre a mettere nelle mani dei creditori (oltre 3000 quelli ex Veneto Banca assistiti da Calvetti e Fadalti) una nuova arma per raggiungere beni – finanziari o immobili – che oggi sono ben lontani dall’essere ricompresi nell’inchiesta. 

Federico de Wolanski Il Mattino di Padova

Possibile bancarotta banche venete 1, Il Mattino di Padova: nuovi scenari possibili per i risparmiatori, per Veneto Banca sarebbe responsabile anche Carrus

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Se la richiesta di stato di insolvenza per Veneto Banca proposta dal pm trevigiano Massimo De Bortoli venisse accettata dal tribunale civile di Treviso, questa aprirebbe nuovi scenari per i risparmiatori che hanno azioni della popolare di Montebelluna (discorsi analoghi come causa effetto si potrebbero fare per la Banca Popolare di Vicenza, ndr). “La domanda di insolvenza farà finalmente chiarezza su quanto è accaduto in Veneto: l’intervento di carattere amministrativo della Bce è inspiegabilmente la ‘base giuridica’ su cui poggia il decreto del governo, che ha portato alla liquidazione coatta di Veneto Banca – ha spiegato l’avvocato Andrea Arman, presidente del coordinamento don Torta“.

Se era in insolvenza – aggiunge Arman – bisogna allora capire cosa è successo, attraverso l’indagine fallimentare. Se fallimento ci sarà, questo non si deve solo alla gestione Consoli. Per noi a far fallire Veneto Banca ha contribuito anche chi è venuto dopo di lui, ad esempio Carrus, che doveva salvarla. L’indagine fallimentare sarà un’operazione che deve portare alla verità sull’esproprio subito dagli azionisti veneti“.

Per alcuni le ripercussioni potrebbero verificarsi anche tra quanti hanno aderito al piano di ristoro proposto dalle due banche. “Se dovesse verificarsi il fallimento potrebbero andarci di mezzo quanti hanno ricevuto il 15%, che sarebbero a rischio revocatoria“, ha spiegato Patrizio Miatello (Ezzelino III da Onara). “Lo stato di insolvenza è stato già dichiarato, motivo per cui sono giunti alla liquidazione coatta amministrativa – ha proseguito il tributarista padovano Loris Mazzon –. Con la bancarotta fraudolenta si aprirebbero scenari completamente nuovi e probabilmente positivi per i risparmiatori: tanti nuovi soggetti ‘potenti’ sarebbero chiamati a rispondere“.

Ma quella di far causa alla banca non è l’unica strada da percorrere. “Non è una grande notizia per i consumatori, non si va certo verso porti sicuri – ha commentato l’avvocato Fulvio Cavallarï, responsabile regione Veneto di Adusbef -. Dopo il decreto di giugno scorso noi con altre associazioni abbiamo suggerito ai risparmiatori altre strade, non quelle legali, decisione ancora valida. L’unica alternativa da perseguire, per chi volesse intraprendere una causa, è contro le società di revisione che hanno certificato i bilanci delle due ex popolari venete“.

Se Veneto Banca dovesse fallire le condizioni per gli azionisti migliorerebbero, perché finalmente risulterebbe l’incostituzionalità del decreto legge del giugno scorso, che ha consegnato le due ex popolari venete a Banca Intesa Sanpaolo“, ha proseguito Franco Conte, responsabile veneto della Codacons. “In questo caso specifico ci sono normative che si sovrappongono: prima la banca è stata messa in liquidazione, ora arriverebbe il fallimento – ha spiegato l’avvocato Matteo Moschini del Movimento difesa del cittadino di Treviso – mai verificatosi prima. Quel che è certo è che la situazione della banca e dei manager, anche dopo Consoli, si aggrava: con il fallimento possono essere contestati altri reati. Per gli azionisti e obbligazionisti subordinati ora ci sono più possibilità per accedere ai risarcimenti“. Per “Dacci i soldi Veneto Banca” la cura doveva essere politica fin dal 2015, con il commissariamento e la nazionalizzazione della banca come fatto con Mps: “Si sarebbe evitato questo disastro di proporzioni mai viste e la spesa per lo stato sarebbe stata la stessa“.”Sono buone notizie e suffragano l’ipotesi che a portarci in questo disastro siano stati diversi protagonisti, non solo Consoli, ma anche gli ultimi consigli di amministrazione – ha commentato Fabio Bello di “Dacci i soldi Veneto Banca” – L’immobilismo di Atlanteche non ha fatto praticamente nulla per evitare il disastro lo avevamo già ricordato negli interventi alle ultime assemblee soci“.

di Nicola Brillo, da Il Mattino di Padova (estratto da Vicenzapiu’)