Fondo Algebris di Davide Serra alla conquista di Porta Vittoria

Il fondo Algebris di Davide Serra punta a conquistare Porta Vittoria. Algebris Investments, tramite Nike Real Estate S.r.l., società controllata dal fondo Algebris NPL II, ha depositato un concordato fallimentare nell’ambito del fallimento della società Porta Vittoria S.p.A.; tale proposta consente il pagamento integrale dei crediti in prededuzione e privilegiati, nonché il rimborso di alte percentuali per i creditori delle altre classi.

Tramite l’operazione sarà possibile continuare lo sviluppo e la riqualificazione dell’area. Algebris ha dunque presentato una proposta per soddisfare i creditori.

Da notare che, prima dell’intervento di Algebris, la base di partenza per l’asta era di 152 milioni.

In precedenza si era mosso il fondo internazionale York Capital, che è stato tra i primi a guardare il dossier di Porta Vittoria.

York ha firmato un preliminare con BancoBpm, il maggiore creditore dell’area con un’esposizione di 220 milioni di euro, dopo che sono fallite le trattative tra la stessa banca e il fondo King Street.

In ogni caso la vicenda resta complessa. Da una parte ci sono da sciogliere i dubbi sul ruolo passato del Banco Popolare sull’area immobiliare, finita in fallimento, con un’indagine della Procura per una presenta attività di direzione e coordinamento su Porta Vittoria Spa. Dall’altra ci sono da sciogliere alcune controversie con proprietari di immobili vicini: come la Tecnilens, società che possiede una discoteca (il Black Hole) adiacente all’area di Porta Vittoria, e che ha fatto causa, vincendola, sulla base del non rispetto delle distanze tra edifici.

C’è in ogni caso da dire che l’offerta di concordato di Algebris potrebbe entrare in competizione con altre proposte, tra le quali quella appunto del fondo York, che sarebbe prossimo a presentare un’altra richiesta di concordato con l’appoggio di Banco Bpm e del maggior creditore, il gruppo delle costruzioni Colombo. ( Carlo Festa Il Sole 24 ore)

PUNTO 2-Algebris Investments deposita concordato fallimentare per Porta Vittoria

(Aggiunge dettagli su credito Banco Bpm, precisa accordo con York)

(Reuters) – Algebris Investments entra nella partita di Porta Vittoria Spa, la società riconducibile a Danilo Coppola che ha realizzato lo sviluppo immobiliare di una vasta area semicentrale di Milano, che, sotto il peso di 400 milioni di debiti (oltre metà dei quali verso Banco Bpm) è stata dichiarata fallita lo scorso anno.

In una nota Algebris ha infatti reso noto che Nike Real Estate srl, società controllata dal fondo Algebris NPL II, ha depositato un concordato fallimentare nell‘ambito del fallimento della società Porta Vittoria Spa.

“Tale proposta consente il pagamento integrale dei crediti in prededuzione e privilegiati, nonché il rimborso di alte percentuali per i creditori delle altre classi”, spiega una breve nota di Algebris. “Tramite l‘operazione sarà possibile continuare lo sviluppo e la riqualificazione di un‘area immobiliare di primaria importanza per il capoluogo lombardo”.

 

Porta Vittoria Spa è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano a fine settembre 2016 e Banco Bpm vanta nei confronti della società un credito ipotecario di circa 220 milioni di euro, secondo quanto emerge dalla relazione semestrale della banca.

Sempre secondo la relazione, in seguito ad un provvedimentro del Tribunale il credito è stato postergato “sulla base di una presunta attività di direzione e coordinamento che l‘ex Banco Popolare avrebbe esercitato nei confronti di Porta Vittoria proprio in forza del contratto di finanziamento concesso”, provvedimento impugnato dalla banca.

Secondo una fonte vicina alla situazione Banco Bpm nei mesi scorsi ha stretto un accordo preliminare con York Capital per ristrutturare l‘intero credito.

Lo scorso novembre l‘asta fallimentare per l‘area di Porta Vittoria è andata deserta. Secondo indiscrezioni stampa la base d‘asta è stata di 152 milioni.

La proposta di concordato fallimentare presentata da Algebris, assistito dall‘advisor Frontis NPL, sarebbe l‘unica al momento, spiega una seconda fonte. Per avere esito positivo, il tribunale dovrà ammettere la proposta e farla votare dai creditori.

Secondo indiscrezioni stampa, per Porta Vittoria Spa potrebbero però arrivare anche altre proposte di concordato.

(Elisa Anzolin, Andrea Mandalà reuters italia)

 

Ecco come il fondo Algebris di Davide Serra sta provando a battere York su Porta Vittoria

 

Il fondo Algebris di Davide Serra, tramite un suo fondo, irrompe nel concordato fallimentare per Porta Vittoria, l’ex proprietà dell’immobiliarista Danilo Coppola collassata sotto il peso di 400 milioni di debiti. Algebris ha presentato una proposta per soddisfare i creditori.

Da notare che, prima dell’intervento di Algebris, la base di partenza per l’asta era di 152 milioni.

In precedenza si era mosso il fondo internazionale York Capital, che è stato tra i primi a guardare il dossier di Porta Vittoria.

York aveva acquisito una parte del debito di BancoBpm, il maggiore creditore dell’area con un’esposizione di 220 milioni di euro, dopo che sono fallite le trattative tra la stessa banca e il fondo King Street.

C’e’ in ogni caso da dire che l’offerta di concordato di Algebris potrebbe entrare appunto in competizione con altre proposte, tra le quali quella appunto del fondo York, che sarebbe prossimo a presentare un’altra richiesta di concordato con l’appoggio di Banco Bpm e del maggior creditore, il gruppo delle costruzioni Colombo.

Dunque la vicenda resta complessa. Da una parte ci sono da sciogliere i dubbi sul ruolo passato del Banco Popolare sull’area immobiliare, finita in fallimento, con un’indagine della Procura per una presenta attività di direzione e coordinamento su Porta Vittoria Spa. Dall’altra ci sono da sciogliere alcune controversie con proprietari di immobili vicini: come la Tecnilens, società che possiede una discoteca (il Black Hole) adiacente all’area di Porta Vittoria, e che ha fatto causa, vincendola, sulla base del non rispetto delle distanze tra edifici. ( Carlo FestaIl Sole 24 ore)

 

13 FEB 2015 15:58
UN FINANZIERE PER AMICO – IL RENZINO SERRA SARÀ ASCOLTATO DALLA CONSOB SUL PRESUNTO INSIDER TRADING – IL BROKER SMENTISCE DI AVER COMPRATO TITOLI NEL 2015 E DICE DI AVER VENDUTO IN PERDITA LE AZIONI CHE AVEVA DEL BANCO POPOLARE

 

Serra si dice “serenissimo”. “La nostra operatività è controllata da tre autorità diverse, Fsa per la Gran Bretagna, Sec per l’ufficio di Boston e Mas per Singapore, se avessi fatto qualcosa di sospetto sarei già stato sospeso”. Il finanziere smentisce anche la notizia di un incontro dedicato al decreto Renzi negli uffici di Algebris

. SPECULAZIONE SULLE POPOLARI
Elena Polidori per “la Repubblica”

«Operazioni anomale» in Borsa sulle Banche Popolari: la Procura di Roma apre una inchiesta, per ora contro ignoti. Queste operazioni sarebbero avvenute a cavallo del 16 gennaio, quando il presidente del Consiglio Renzi ha annunciato a mercati chiusi l’intenzione di riformare il settore. L’ipotesi di reato è insider trading. S’indaga cioè per capire se c’è stata una qualche «soffiata».

Di certo si è verificata un’ondata di acquisti «accompagnati da vendite nella settimana successiva», secondo quando denunciato in Parlamento dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas. Nei suoi calcoli «le plusvalenze effettive o potenziali» ammontano a circa 10 milioni di euro. Di qui l’accertamento su un eventuale «abuso di informazioni privilegiate»: ci sono di mezzo intermediari italiani e stranieri.

Subito divampa la polemica politica.Forza Italia, con il capogruppo Brunetta chiede al ministro Padoan di riferire in Parlamento e si domanda se il premier non abbia qualcosa da dire. La risposta di Renzi: «Non sono preoccupato, il sistema è solido». In Borsa i titoli della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio sono sospesi: dal 19 al 23 gennaio, secondo la Consob, sono saliti di oltre il 62%. In termini di capitalizzazione, in soli 18 giorni, sono stati «guadagnati» circa 47 milioni.

La Banca d’Italia, rilevando «gravi perdite», ha deciso di commissariare Etruria e azzerare il vertice dove siede come vicepresidente Pier Luigi Boschi, il papà del ministro per le riforme. Il primo atto del procuratore Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Nello Rossi è stato di chiedere la documentazione alla Consob; potrebbe seguire anche la Banca d’Italia. Vegas a sua volta sta ricostruendo il «circuito» dell’informazione privilegiata. In un allegato parla delle notizie stampa sulla possibile presenza del Fondo Algebris e delle smentite del fondatore Davide Serra, che ha partecipato alla Leopolda, su acquisti di Popolari nel 2015.

2. ECCO TUTTI I GUADAGNI, METÀ CON IL BANCO. LA COMMISSIONE CONVOCA DAVIDE SERRA
Walter Galbiati per “la Repubblica”

Qualche dichiarazione pubblica, un paio di tweet e alla fine un comunicato stampa ufficiale non sono bastati a colmare la sete di conoscenza della Consob. Davide Serra dovrà prendere un volo Londra-Roma per recarsi negli uffici dell’Authority che vigila sui mercati e spiegare cosa sapeva prima del 16 gennaio su quanto il governo del suo “amico” Matteo Renzi stava progettando sulla trasformazione delle banche popolari in società per azioni. La lettera di convocazione è partita.

Ad anticipare le mosse dell’inchiesta era stato in qualche modo lo stesso presidente di Consob, Giuseppe Vegas, in un passaggio in “legalese“ del suo intervento davanti alla Commissione Finanze. «Sono in corso di predisposizione – aveva detto – richieste volte a ricostruire il circuito informativo dell’informazione privilegiata, ovvero l’ambito in cui la stessa è maturata, il momento a decorrere dal quale essa ha assunto i requisiti di informazione privilegiata e i soggetti coinvolti nel circuito informativo».
Vegas vuole utilizzare tutti i poteri che la normativa sugli abusi di mercato gli concede per ricostruire i fatti: «Procederemo ad audizioni – ha aggiunto nei confronti di alcuni soggetti rispetto ai quali sono già emersi elementi che portano a ritenere necessari indagini specifiche più approfondite». E uno di questi soggetti è il finanziere Serra, che oltre ad aver sempre sostenuto di investire nelle Popolari, sembra sia stato protagonista la settimana stessa dell’annuncio di Renzi di una riunione a Londra negli uffici del suo fondo Algebris sul tema in discussione al governo.

Gli uffici ispettivi della Consob hanno ricostruito i momenti salienti con cui il mercato è stato informato della possibile abolizione del voto capitario (una testa, un voto) per le prime 10 banche popolari italiane. Le prime indiscrezioni pubbliche hanno iniziato a circolare il 3 gennaio, mentre il primo annuncio ufficiale del governo risale a venerdì 16 gennaio, quando, a mercati chiusi, il premier Renzi ha parlato della riforma sul comparto bancario. Il 20 gennaio si è chiuso il cerchio con il consiglio dei ministri che ha varato la riforma per le sole banche con attivi superiori a 8 miliardi di euro.

Il boom dei titoli in Borsa è avvenuto lunedì 19 gennaio: in una seduta la PopMilano ha guadagnato il 14,9%, la Ubi il 9,7%, il Credito Valtellinese il 9,63%, la PopEmilia l’8,5%, il Banco Popolare l’8,3%, la PopEtruria l’8,2% e la PopSondrio l’8%. Gli uomini della vigilanza hanno scandagliato le compravendite avvenute nel periodo sensibile e hanno evidenziato plusvalenze effettive e potenziali per 10 milioni di euro.

Il dossier più scottante riguarda il Banco Popolare, una delle banche su cui Serra ha ammesso di aver operato, seppur in perdita, ma non nel periodo rilevante. Secondo le carte Consob, tra il 2 e il 16 gennaio 2015 un intermediario estero trattando quasi l’1% del capitale avrebbe conseguito una plusvalenza di 3,5 milioni di euro. La posizione è stata chiusa tra il 19 e il 23 gennaio.

Un operatore italiano invece ha incassato un milione con il trading sullo 0,3% della banca, un altro 350mila euro, altri ancora ricavi residuali compresi tra 23 e 30mila euro. Qui la Consob ha trovato anche derivati acquistati il 13 gennaio con un obiettivo di prezzo di 10,5 euro e le scommesse al ribasso sul titolo da parte della società inglese Aqr Capital management Llc, un hedge fund londinese di proprietà di un ex banchiere di Goldman Sachs.

L’altro fascicolo corposo è relativo alla PopMilano, sulla quale sempre dall’estero è stata ottenuta una plusvalenza di 1,4 milioni di euro. Un intermediario italiano ha acquistato tra il 7 e il 9 gennaio, portandosi a casa un utile di 800mila euro, un altro ha comprato il 16 e venduto il 19 con una plusvalenza di 220mila euro. Quest’ultimo trader ha procurato anche un guadagno di mezzo milione di euro a un investitore estero.

Altri intermediari hanno avuto utili minori e uno di questi è risultato attivo anche sulla PopEtruria, la banca ai cui vertici siede il padre del ministro Maria Elena Boschi, sulla quale la Consob ha messo in luce due piccole operazioni (con profitti per 2500 e 10mila euro) e le vendite allo scoperto dei fondi Gsa Capital e Kairos Investment. Movimenti minori per la PopEmilia e il Credito valtellinese, mentre su Ubi Banca gli 007 di Consob hanno scovato guadagni per 760mila, 300mila euro e 83mila euro, più un’operazione in derivati.

3. DAVIDE SERRRA: “HO VENDUTO E CI HO ANCHE PERSO”
Giovanni Pons per “la Repubblica”

Nel quartier generale di Algebris Investments al 7 di Clifford Street, Londra, si ostenta tranquillità. Il fondatore del gruppo, il quarantaduenne Davide Serra che nel 2006 si mise in proprio per passare dall’analisi agli investimenti veri e propri, non sembra preoccupato per la tempesta che si sta scatenando in Italia sui suoi presunti investimenti in titoli delle banche popolari.

«Sono serenissimo, la nostra operatività è controllata da tre autorità diverse, Fsa per la Gran Bretagna, Sec per l’ufficio di Boston e Mas per Singapore, se avessi fatto qualcosa di sospetto sarei già stato sospeso», ripete Serra a chiunque gli chieda se ha comprato azioni in prossimità del decreto Renzi sulle popolari.

Ma l’incalzare della polemica in Italia è diventata insopportabile e induce il finanziere a emettere un comunicato stampa. «Al fine di evitare pericolose quanto sommarie strumentalizzazioni, Algebris Investments dichiara di non avere comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1 al 19 gennaio 2015».

Il primo annuncio di Renzi di voler metter mano alle regole delle banche popolari è del 16 gennaio, dunque il fatto di non aver effettuato acquisti nel periodo precedente, se confermato per tabula, dovrebbe metterlo al riparo dall’accusa di insider trading. Certo non ha acquistato titoli, ma li ha venduti, perdendoci del denaro, come precisa lo stesso Serra in una seconda parte del comunicato.

«Unica operazione di rilievo effettuata nel periodo per conto dei propri fondi e mandati di gestione è stata la dismissione di 5.254.928 azioni del Banco Popolare a un prezzo medio di 9,72 euro». L’operatività sul Banco Popolare era stata già annunciata via twitter qualche giorno fa. E ora vengono precisati addirittura i prezzi di acquisto e vendita. «Tali azioni erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale del Banco Popolare, a un prezzo medio di 13,76 euro, realizzando così una perdita», recita la nota di Algebris.

L’ultimo dettaglio riguarda la Banca Popolare dell’Etruria, i cui titoli hanno subito movimenti particolarmente significativi in Borsa a cavallo del decreto Renzi, provocando polemiche politiche per via del fatto che il vicepresidente della banca si chiama Pier Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena Boschi. «Mai nella storia di Algebris, sin dal 1 Ottobre 2006, è stato fatto alcun investimento (sia azionario sia in debito subordinato) nel capitale della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio».

Difficile dire se i numeri comunicati da Serra basteranno a smorzare il tono degli attacchi politici di questi giorni. L’audizione in Consob prevista nei prossimi giorni dovrebbe servire proprio a questo e il finanziere si è detto pronto a collaborare con l’autorità. Ma è abbastanza evidente che l’accostamento tra il suo operato e quello del premier sta creando non poche situazioni di imbarazzo.

La storia va avanti ormai da due anni, cioè da quando il primo cittadino di Firenze era in corsa per le primarie del Pd e Serra gli organizzò a Milano una cena con l’establishment finanziario, volto a esporre le linee guida di un futuro programma di governo. D’altronde l’ex analista di Morgan Stanley, specializzato proprio sul settore bancario, da quando è diventato un investitore in proprio, è diventato ospite e relatore di diversi consessi internazionali.

Fu il Financial Times a scrivere della sua consulenza richiesta dal governo britannico per risolvere il difficile caso della Royal Bank of Scotland, la banca finita nelle mani del Tesoro dopo la crisi finanziaria del 2008. La sua prima battaglia sotto i riflettori fu quella condotta contro le Generali di Trieste ai tempi della presidenza di Antoine Bernheim. ( estratto da Dagospia del 13 Febbraio 2015)

BANCO POPOLARE E BPM. BENVENUTI ALLA ROULETTE DI DAVIDE SERRA (Fernando Pineda per Formiche.net del 14 Febbraio 2015

Effetto Serra, dunque, sulle Popolari? I numeri ballano, le idee divergono. Cerchiamo comunque di ricostruire quello che è al momento noto, visto il decreto approvato sulle dieci maggiori banche popolari che si devono trasformare in spa, le oscillazioni in Borsa dei titoli interessati anche prima del provvedimento governativo e il primo quadro al vaglio dei tecnici della Consob. Con, sullo sfondo, il ruolo del finanziere renziano Davide Serra, fondatore del fondo Algebris.

ANNUNCIO E DECRETO

Le prime indiscrezioni pubbliche hanno iniziato a circolare il 3 gennaio, mentre il primo annuncio ufficiale del governo risale a venerdì 16 gennaio, quando, a mercati chiusi, il premier Renzi ha parlato della riforma sul comparto bancario. Il 20 gennaio si è chiuso il cerchio con il consiglio dei ministri che ha varato la riforma per le sole banche popolari con attivi superiori a 8 miliardi di euro. Ma nei giorni precedenti molti investitori erano evidentemente a conoscenza del provvedimento del governo e usarono quell’informazione privilegiata per speculazioni da almeno dieci milioni di euro, ha scritto ieri Francesca Sarzanini del Corriere della Sera. Su tutto questo indaga ora la Procura di Roma per ricostruire il percorso delle notizie riservate e stabilire chi ne abbia beneficiato.

LE IPOTESI DI REATO

Il reato di insider trading non è stato ancora formalizzato, si procede contro ignoti, ma è questa l’ipotesi investigativa dopo le dichiarazioni rilasciate due giorni fa di fronte al Parlamento dal presidente della Consob Giuseppe Vegas secondo il quale «l’analisi della dinamica delle quotazioni nel periodo antecedente al 16 gennaio evidenzia che i corsi delle azioni delle banche popolari hanno mostrato in media una performance negativa, tuttavia è stata rilevata la presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala, in grado di generare margini di profitto, sia pur in un contesto di flessione dei corsi. In particolare i soggetti hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio vendendo poi la settimana successiva».

LA VERSIONE DI VEGAS

Il presidente della Consob nel corso dell’audizione parlamentare ha sottolineato come «dal 3 gennaio al 9 febbraio i corsi delle banche popolari sono saliti da un minimo dell’8 per cento per Ubi a un massimo del 57 per cento per Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, a fronte di una crescita dell’indice del settore bancario dell’8 per cento circa».

LE OSCILLAZIONI

In particolare emerge che «nel periodo compreso tra il 2 e il 16 gennaio, tre intermediari italiani hanno operato sul titolo Bpm ottenendo plusvalenze potenziali rispettivamente di 1,4 milioni di euro, 800 mila euro e 1,05 milioni (questi ultimi suddivisi in 220 mila euro per conto di un investitore italiano, 500 mila per conto di un investitore estero, 100 mila per un intermediario italiano e 230 mila per un investitore estero)». Oscillazioni anomale anche per il Banco Popolare visto che, come evidenziano gli ispettori della Consob, «tre investitori (due stranieri e uno italiano) hanno avuto plusvalenze potenziali rispettivamente di 3,5 milioni, 350 mila euro e un milione». C’è poi il titolo Ubi «con due intermediari con plusvalenze potenziali da 760 mila e 300 mila euro». L’inchiesta verificherà l’andamento dei titoli delle Popolari e si concentrerà sugli investitori per stabilire da chi possano aver avuto anticipazioni per manipolare il mercato.

IL RECORD

Il boom dei titoli in Borsa è avvenuto lunedì 19 gennaio, ha scritto ieri il quotidiano la Repubblica in un articolo di Walter Galbiati: in una seduta la PopMilano ha guadagnato il 14,9%, la Ubi il 9,7%, il Credito Valtellinese il 9,63%, la PopEmilia l’8,5%, il Banco Popolare l’8,3%, la PopEtruria l’8,2% e la PopSondrio l’8%. Gli uomini della vigilanza hanno scandagliato le compravendite avvenute nel periodo sensibile e hanno evidenziato plusvalenze effettive e potenziali per 10 milioni di euro.

DOSSIER BANCO POPOLARE

Il dossier più scottante riguarda il Banco Popolare, una delle banche su cui Serra ha ammesso di aver operato, seppur in perdita, ma non nel periodo rilevante, aggiunge Repubblica: “Secondo le carte Consob, tra il 2 e il 16 gennaio 2015 un intermediario estero trattando quasi l’1% del capitale avrebbe conseguito una plusvalenza di 3,5 milioni di euro. La posizione è stata chiusa tra il 19 e il 23 gennaio. Un operatore italiano invece ha incassato un milione con il trading sullo 0,3% della banca, un altro 350mila euro, altri ancora ricavi residuali compresi tra 23 e 30mila euro. Qui la Consob ha trovato anche derivati acquistati il 13 gennaio con un obiettivo di prezzo di 10,5 euro e le scommesse al ribasso sul titolo da parte della società inglese Aqr Capital management Llc, un hedge fund londinese di proprietà di un ex banchiere di Goldman Sachs”.

FASCICOLO BPM

L’altro fascicolo corposo è relativo alla PopMilano – scrive Galbiati – sulla quale sempre dall’estero è stata ottenuta una plusvalenza di 1,4 milioni di euro. Un intermediario italiano ha acquistato tra il 7 e il 9 gennaio, portandosi a casa un utile di 800mila euro, un altro ha comprato il 16 e venduto il 19 con una plusvalenza di 220mila euro: “Quest’ultimo trader ha procurato anche un guadagno di mezzo milione di euro a un investitore estero. Altri intermediari hanno avuto utili minori e uno di questi è risultato attivo anche sulla PopEtruria, la banca ai cui vertici siede il padre del ministro Maria Elena Boschi, sulla quale la Consob ha messo in luce due piccole operazioni (con profitti per 2500 e 10mila euro) e le vendite allo scoperto dei fondi Gsa Capital e Kairos Investment. Movimenti minori per la PopEmilia e il Credito valtellinese, mentre su Ubi Banca gli 007 di Consob hanno scovato guadagni per 760mila, 300mila euro e 83mila euro, più un’operazione in derivati”.

QUESTIONE SERRA

Il 30 gennaio, nel corso della manifestazione dei bancari, la leader della Cgil Susanna Camusso aveva attaccato — pur senza nominarlo — il finanziere amico del presidente Renzi, Davide Serra, perché «non è un bello spettacolo che subito dopo il decreto sulle banche popolari si scopra che c’è chi lo sapeva in anticipo e ha speculato su questo». Si riferiva a un’intervista al Sole 24Ore nella quale lo stesso Serra ammetteva di «investire sulle Popolari dal marzo 2014, ho una specifica, grande posizione in un istituto che sa cosa vogliamo e dove intendiamo arrivare, perché ci siamo parlati, siamo in dialogo continuo». “Contatti che adesso si dovranno approfondire”, scrive Sarzanini. E Giovanni Pons di Repubblica rilancia l’indiscrezione su una sorta di workshop negli uffici inglesi di Algebris sulle Popolari, a ridosso del decreto Renzi, di cui aveva scritto già Formiche.net. Ma Algebris, dice Repubblica, ha smentito l’indiscrezione.

LA NOTA DI ALGEBRIS

In serata, con una nota, la Algebris Investments guidata da Serra si è detta «assolutamente disponibile» a collaborare con le autorità, spiegando di non avere mai rilevato azioni di Banca dell’Etruria, di non avere comprato quote di Popolari dal 1 al 19 gennaio 2015 e di avere nel periodo sostanzialmente solo venduto, in perdita, titoli del Banco Popolare. Le azioni — circa 5,2 milioni di titoli — erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale dell’istituto veronese, a un prezzo medio di 13,76 euro. Sono poi state vendute — spiega la nota di Algebris — a un valore medio di 9,72 euro. La perdita realizzata a riguardo è stata quindi intorno ai 21 milioni di euro.

 

POPOLARI, ECCO TUTTI GUADAGNI , METÀ CON IL “BANCO”. LA CONSOB CONVOCA DAVIDE SERRA (Walter Galbiati per Repubblica del 13 Febbraio 2015)

Vegas: “Via alle audizioni, ricostruiremo il circuito dell’informazione privilegiata”

Qualche dichiarazione pubblica, un paio di tweet e alla fine un comunicato stampa ufficiale non sono bastati a colmare la sete di conoscenza della Consob. Davide Serra dovrà prendere un volo Londra-Roma per recarsi negli uffici dell’Authority che vigila sui mercati e spiegare cosa sapeva prima del 16 gennaio su quanto il governo del suo “amico” Matteo Renzi stava progettando sulla trasformazione delle banche popolari in società per azioni.

La lettera di convocazione è partita. Ad anticipare le mosse dell’inchiesta era stato in qualche modo lo stesso presidente di Consob, Giuseppe Vegas, in un passaggio in “legalese” del suo intervento davanti alla Commissione Finanze. “Sono in corso di predisposizione – aveva detto – richieste volte a ricostruire il circuito informativo dell’informazione privilegiata, ovvero l’ambito in cui la stessa è maturata, il momento a decorrere dal quale essa ha assunto i requisiti di informazione privilegiata e i soggetti coinvolti nel circuito informativo “.

Vegas vuole utilizzare tutti i poteri che la normativa sugli abusi di mercato gli concede per ricostruire i fatti: “Procederemo ad audizioni – ha aggiunto nei confronti di alcuni soggetti rispetto ai quali sono già emersi elementi che portano a ritenere necessari indagini specifiche più approfondite”. E uno di questi soggetti è il finanziere Serra, che oltre ad aver sempre sostenuto di investire nelle Popolari, sembra sia stato protagonista la settimana stessa dell’annuncio di Renzi di una riunione a Londra negli uffici del suo fondo Algebris sul tema in discussione al governo.

Gli uffici ispettivi della Consob hanno ricostruito i momenti salienti con cui il mercato è stato informato della possibile abolizione del voto capitario (una testa, un voto) per le prime 10 banche popolari italiane. Le prime indiscrezioni pubbliche hanno iniziato a circolare il 3 gennaio, mentre il primo annuncio ufficiale del governo risale a venerdì 16 gennaio, quando, a mercati chiusi, il premier Renzi ha parlato della riforma sul comparto bancario. Il 20 gennaio si è chiuso il cerchio con il consiglio dei ministri che ha varato la riforma per le sole banche con attivi superiori a 8 miliardi di euro.

Il boom dei titoli in Borsa è avvenuto lunedì 19 gennaio: in una seduta la PopMilano ha guadagnato il 14,9%, la Ubi il 9,7%, il Credito Valtellinese il 9,63%, la PopEmilia l’8,5%, il Banco Popolare l’8,3%, la PopEtruria l’8,2% e la PopSondrio l’8%. Gli uomini della vigilanza hanno scandagliato le compravendite avvenute nel periodo sensibile e hanno evidenziato plusvalenze effettive e potenziali per 10 milioni di euro.
Il dossier più scottante riguarda il Banco Popolare, una delle banche su cui Serra ha ammesso di aver operato, seppur in perdita, ma non nel periodo rilevante. Secondo le carte Consob, tra il 2 e il 16 gennaio 2015 un intermediario estero trattando quasi l’1% del capitale avrebbe conseguito una plusvalenza di 3,5 milioni di euro. La posizione è stata chiusa tra il 19 e il 23 gennaio. Un operatore italiano invece ha incassato un milione con il trading sullo 0,3% della banca, un altro 350mila euro, altri ancora ricavi residuali compresi tra 23 e 30mila euro.

Qui la Consob ha trovato anche derivati acquistati il 13 gennaio con un obiettivo di prezzo di 10,5 euro e le scommesse al ribasso sul titolo da parte della società inglese Aqr Capital management Llc, un hedge fund londinese di proprietà di un ex banchiere di Goldman Sachs.
L’altro fascicolo corposo è relativo alla PopMilano, sulla quale sempre dall’estero è stata ottenuta una plusvalenza di 1,4 milioni di euro. Un intermediario italiano ha acquistato tra il 7 e il 9 gennaio, portandosi a casa un utile di 800mila euro, un altro ha comprato il 16 e venduto il 19 con una plusvalenza di 220mila euro.

Quest’ultimo trader ha procurato anche un guadagno di mezzo milione di euro a un investitore estero. Altri intermediari hanno avuto utili minori e uno di questi è risultato attivo anche sulla PopEtruria, la banca ai cui vertici siede il padre del ministro Maria Elena Boschi, sulla quale la Consob ha messo in luce due piccole operazioni (con profitti
per 2500 e 10mila euro) e le vendite allo scoperto dei fondi Gsa Capital e Kairos Investment. Movimenti minori per la PopEmilia e il Credito valtellinese, mentre su Ubi Banca gli 007 di Consob hanno scovato guadagni per 760mila, 300mila euro e 83mila euro, più un’operazione in derivati.

POPOLARI, SERRA SENTITO IN CONSOB( iusletter.com del 12 Marzo 2015)

Davide Serra, ex analista per il settore bancario di Morgan Stanley poi divenuto finanziere dando vita al fondo Algebris, è arrivato nel primo pomeriggio di ieri nella sede della Consob. L’occasione era ormai un evento atteso da qualche settimana: la convocazione, preannunciata in un’audizione in Parlamento l’11 febbraio scorso, da parte del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, nell’ambito degli accertamenti per l’ipotesi di insider trading sui titoli delle banche popolari nei giorni antecedenti l’annuncio del premier Renzi sull’imminente riforma.
Il finanziere, che ha base a Londra da anni, era stato il primo indiziato di essere uno di quegli «intermediari con un’operatività potenzialmente anomala , in grado di generare profitto, sia pure in un contesto di flessione», di cui aveva parlato Vegas in audizione. Movimenti che, stando alle ricostruzioni della Consob, hanno portato a plusvalenze potenzialmente anomale per 10 milioni di euro.
Serra era finito nel mirino per la sua operatività, non celata, sulle Popolari («investiamo sulle Popolari dal 2014, abbiamo una specifica, grande posizione» aveva detto a fine gennaio»), ma anche per la sua vicinanza con il premier Renzi, visto che è stato tra i più importanti sponsor della Leopolda. Come è noto, Renzi aveva annunciato la riforma delle banche popolari il 16 gennaio a borse chiuse, ma i movimenti sospetti sui titolo di molto banche, secondo gli accertamenti svolti, risultavano evidenti sin dal 2 gennaio.
«Posso dirle che siamo solo contenti che le autorità controllino tutto in maniera veloce e corretta»?si è limitato a commentare Serra alle agenzie alla fine dell’incontro, iniziato attorno alle 15,30 e terminato dopo le 20. Il finanziare, convocato a metà febbraio, aveva chiesto di avere più tempo a seguito di un incidente avuto sugli sci che lo costringe tuttora a muoversi con le stampelle.
Continua pagina 39
Laura Serafini
Continua da pagina37
Sui contenuti dell’audizione per ora il riserbo è massimo, da entrambe le parti. Le banche oggetto delle anomalie più significative registrate dall’Authority guidata da Vegas sono il Banco Popolare (almeno tre operazioni tra intermediari esteri e italiani per complessivi 5 milioni di plusvalenza sono finite nel mirino), la Popolare di Milano (2,5 milioni di plusvalenza) e la Banca dell’Etruria e del Lazio.
Serra aveva ammesso a fine gennaio l’operatività appunto su una grande banca popolare e i sospetti erano caduti sul Banco Popolare. Nei giorni seguenti Serra aveva confermato che l’istituto in questione era quello, precisando però attraverso interviste e twitter che quell’operatività non era avvenuta nel periodo antecedente le dichiarazioni del premier.
«Unica operazione di rilievo effettuata nel periodo per conto dei propri fondi e mandati di gestione è stata la dismissione di 5.254.928 azioni del Banco Popolare a un prezzo medio di 9,72 euro – aveva chiarito Algebris con una nota -. Tali azioni erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale del Banco Popolare, a un prezzo medio di 13,76 euro, realizzando così una perdita».
Gli uffici della Consob non si sono limitati a scandagliare i movimenti sui titoli, ma hanno anche inoltrato richieste di informazioni agli intermediari più attivi sulle azioni delle Popolari a inizio gennaio oltre che a investire della vicenda le Authority di settore di 5 Paesi diversi.
Ma passare dalle supposizioni alle prove nei casi di insider trading, come lo stesso Vegas ha più volte spiegato, non è impresa facile. Serra il mestiere di chi compra e vende titoli sui mercati di tutto il mondo lo pratica ormai da molti anni. Algebris è stato ed è uno dei fondi attivisti che più si è dato dare fare nelle assemblee dei gruppi del cosiddetto salotto buono italiano per cercare, almeno nelle intenzioni dichiarate, di contribuire a smantellare la foresta di pietra del capitalismo italiano. La questione dei limiti della governance delle popolari Serra ce l’ha ben presente da parecchi anni. Così come, e del resto è riportato negli allegati all’audizione di Vegas, tutti i report delle banche nelle settimane antecedenti le dichiarazioni di Renzi scommettevano su una riforma e dissertavano sugli eventuali effetti positivi in termini di upside dei titoli. Chi conosce bene il finanziere ritiene che se davvero avesse voluto arricchirsi abusando di informazioni privilegiate probabilmente lo avrebbe saputo fare in modo da non farsi scoprire.
«La nostra operatività è controllata da tre autorità diverse, Fsa per la Gran Bretagna, Sec per l’ufficio di Boston e Mas per Singapore, se avessi fatto qualcosa di sospetto sarei già stato sospeso», aveva messo le mani avanti Serra nei giorni scorsi.
Non è dato sapere se Serra dovrà tornare in Consob prossimamente. Interrogato dai giornalisti al termine dell’incontro non ha voluto rispondere. Quel che è certo è che l’Authority andrà avanti con l’indagini e con le audizioni nelle prossime settimane. Ieri intanto il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi è tornata a parlare del caso della Banca dell’Etruria e del Lazio, di cui il padre era vicepresidente (mentre la famiglia detiene partecipazioni azionarie).
«Mio padre non lavora più per Banca Etruria. Ci sarà pure il conflitto, ma non l’interesse», ha detto il ministero Boschi rispondendo a Otto e Mezzo. Sul salvataggio dell’istituto di credito, «come non ho detto a Serra di interessarsi di Banca Etruria così non posso dirgli di non interessarsene», ha chiosato Boschi.Anche questa banca è stata interessata da movimenti anomali a ridosso dell’annuncio della riforma. «Mai nella storia di Algebris, sin dal 1 Ottobre 2006, è stato fatto alcun investimento» in quell’istituto, aveva dichiarato Serra nei giorni scorsi ai giornali.

 

2 LUG 2016 12:48
PERCHÉ RENZI VUOLE BUTTARE FUORI VEGAS? PERCHÉ LA CONSOB INDAGA DA OLTRE UN ANNO SULLE OPERAZIONI DEL FONDO D’INVESTIMENTO DI DAVIDE SERRA E LE SPECULAZIONI LEGATE AL DECRETO SULLE POPOLARI – DOPO LE RISPOSTE DELLE AUTORITÀ BRITANNICHE, TUTTI I DOCUMENTI PASSANO ALLA PROCURA DI ROMA

Vegas nella sua audizione cita anche articoli apparsi sul sito di Francesco Storace, su Il Secolo d’ Italia e Libero che si riferivano a un incontro di Serra con investitori internazionali poco prima della presentazione della riforma. Incontri sempre smentiti. Serra sapeva qualcosa che il resto del mercato ancora ignorava?… –

Valeria Pacelli per il “Fatto quotidiano”

Non si ferma l’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte speculazioni dovute ai rumor che precedettero la riforma della popolari trasformate nel 2015 in Spa. Ci sono almeno una quindicina di filoni ancora aperti. Tutti nati dalle segnalazioni di Giuseppe Vegas, capo della Consob, che l’11 febbraio 2015 ha riferito in Parlamento di operazioni sospette a ridosso della riforma.

Tra gli investimenti da approfondire, Vegas aveva segnalato anche quelli di Davide Serra, finanziere amico del premier Matteo Renzi (che con Vegas è in rapporti burrascosi) e fondatore del fondo di investimento Algebris basato a Londra. Serra non ha mai fatto mistero di aver sempre investito anche su banche e assicurazioni italiane, popolari incluse.

Ma il presidente della Consob, nella sua audizione cita anche articoli apparsi sul sito di Francesco Storace, su Il Secolo d’ Italia e Libero che si riferivano a un incontro di Serra con investitori internazionali poco prima della presentazione della riforma. Incontri sempre smentiti. Serra sapeva qualcosa che il resto del mercato ancora ignorava? Le operazioni di Algebris indicano che c’ è stato un abuso di informazioni privilegiate? […]

Algebris, avendo la base a Londra, è soggetto alla supervisione della Financial Conduct Authority (Fca), l’ equivalente inglese della Consob che vigila sui mercati finanziari. Secondo quanto risulta al Fatto, la Consob per la prima volta un anno fa ha chiesto la documentazione alla Algebris Investment che ha risposto però tramite la Fca, come previsto dalla legge. Su quei documenti sono state chieste ulteriori delucidazioni da Consob ai colleghi inglesi. Il risultato di questo lavoro verrà poi trasmesso alla Procura di Roma.

[…] Già un anno fa Serra è stato ascoltato dalla Consob, l’ 11 marzo 2015 e ha smentito qualsiasi speculazione. Serra ha anche già spiegato che Algebris non ha comprato alcun titolo di banche popolari nei primi 19 giorni di gennaio 2015, il periodo sospetto secondo la Consob. […] ( estratto da dagospia del 2 Luglio 2016)

 

24 DIC 2015 11:56
GNAM! QUANTO PIACCIONO I CREDITI MARCI AL CAIMANO SERRA – IL FINANZIERE RENZIANO PUNTA GLI ”INCAGLI” DELLE BANCHE FALLITE, CHE POTREBBERO FRUTTARE FINO A 2 MILIARDI. E UNA LEGGE DEL GOVERNO RENZI GLI DÀ UNA BELLA MANO… (Estratto da dagospia)

Quel tesoretto ha visto il valore nominale dei crediti difficili da esigere venire svalutato al 17,6% del totale. Una sforbiciata fenomenale: si è fissato il prezzo degli 8,5 miliardi di euro di crediti in appena 1,5 miliardi. Il margine di guadagno, può essere di 2 miliardi di euro. Le bad bank fanno gola ai ”pulitori” del mercato…

Massimo Malpica per “il Giornale”

Le buone, la cattiva e i furbetti.
Nel crac delle quattro popolari non sono solo le nuove (good) banche, ripulite dalle perdite e dai crediti deteriorati grazie al decreto del Governo, che possono far gola a chi nel mondo della finanza fiuta i buoni affari. Sono i crediti «marci» della bad bank, i prestiti incagliati o in sofferenza difficili da riscuotere, la vera, potenziale miniera d’ oro di chi saprà accaparrarseli.

Quel tesoretto ha visto il valore nominale dei crediti difficili da esigere – chiamati npl, ossia «non performing loans» – venire svalutato al 17,6 per cento del totale. Una sforbiciata fenomenale: si è fissato il prezzo degli 8,5 miliardi di euro di crediti in appena 1,5 miliardi. Una cifra decisamente prudente. Il margine di guadagno, per chi volesse cimentarsi nell’ operazione di recupero crediti, è probabilmente ben superiore: alcune stime parlano, al netto del prezzo del pacchetto npl, di un guadagno di almeno 2 miliardi di euro.

Sull’ appetibilità della bad bank, si è espresso anche l’ ex presidente Giuseppe Fornasari. Nel suo sfogo con il Corriere della Sera, il penultimo boss di Bpel ha lasciato il veleno nella coda: «Il valore dei crediti deteriorati, i cosiddetti npl, è stato abbattuto dell’ 85 per cento. Per qualcuno sarà l’ affare della vita…». Già, ma per chi?

Non per i poveri ex azionisti, che hanno visto i loro titoli azzerati col fallimento de facto delle quattro vecchie banche. Né gli obbligazionisti subordinati, sul piede di guerra perché mollati pure loro con il cerino in mano e i risparmi in fumo, nonostante fossero spesso stati tenuto all’ oscuro dei rischi che correvano.

Quei crediti «marci» erano in fondo soldi loro, e invece il decreto del governo non destina nulla del prezzo di realizzo degli npl ai rispamiatori rimasti fregati, ma solo alle banche che hanno contribuito al salvataggio. Mentre l’«affare della vita», per dirla con Fornasari, è una questione riservata alle società specializzate nel recupero crediti problematici. Sono loro che attendono la costituzione della bad bank, che sarà gestita da Bankitalia, per accaparrarsene una fetta (o tutta intera) e mettersi al lavoro, cercando certosinamente di rientrare in possesso di tutti gli euro che possono. I soggetti potenzialmente in gioco sono tanti, tra questi Cerved Group, Fortress, Active Capital, Az Holding.

Alcuni avrebbero già manifestato il proprio interesse con Bankitalia, allettati dalla possibilità di lucrare percentuali notevoli. Ma tra gli operatori specializzati nel recupero degli npl c’ è anche un nome noto, quello di Davide Serra, il finanziere renziano doc, sostenitore da sempre del premier fiorentino.

Che in tempi meno sospetti si era già fatto avanti. A febbraio scorso, Milano Finanza raccontò come Algebris Npl Fund 1 (il fondo di Serra specializzato nei Non performing loans) aveva già proposto a Bankitalia – prima del commissariamento di Bpel – di «acquisire crediti deteriorati del valore nominale di 750 milioni di euro». Rilanciando la proposta dopo l’ ormai celebre cdm che ha commissariato la banca popolare aretina. Se il fondo Npl di Serra ha già bussato due volte alle porte di Bankitalia, è legittimo considerare il finanziere renziano tra quanti puntano al pacchetto della bad bank.

Tra l’ altro, come ha scritto il sito d’ informazione Linkiesta, una mano a chi si occupa di recupero crediti l’ ha data una legge firmata dal governo Renzi ad agosto scorso. Che accelera i tempi di pignoramento degli immobili dei debitori. Rendendo più rapido, e di conseguenza più remunerativo, anche il lavoro degli esperti del credit management.
9 SET 2015 11:49
CHISSÀ COSA DIREBBE RENZI DEL FINANZIERE A LUI VICINISSIMO DAVIDE SERRA E DELLA SUA NUOVA INIZIATIVA IMPRENDITORIALE ITALIANA IN COMPAGNIA DEL RE DEI CALL CENTER IN ALBANIA E DI UN CONDUTTORE DELLE “IENE” (Estratto da dagospia )

L’albanese Agron Shejai era arrivato in Italia all’inizio degli anni Novanta su un barcone assieme ai genitori. In cerca di un futuro, la famiglia si era stabilita a Bolzano e Agron Shehaj ha studiato e si è laureato. Oggi, nel suo paese, è un imprenditore di successo…

 

andrea giacobino per https://andreagiacobino.wordpress.com/2015/09/09/serra-con-le-iene-e-il-re-dei-call-center/

Chissà cosa direbbe il premier Matteo Renzi del finanziere a lui vicinissimo Davide Serra e della sua nuova iniziativa imprenditoriale italiana in compagnia del re dei call center in Albania e di un conduttore delle “Iene”. Già, perché il megagestore dei fondi hedge Algebris, basato a Londra ma attivo nel nostro paese, uno degli ospiti d’onore della Leopolda, nonchè tessitore delle lodi del premier anche durante il workshop Ambrosetti dello scorso weekend, è entrato da poco col 9,4% in Homepal A Better Place.

Questa è una srl di cui amministratore unico è Monica Regazzi, una bella partner e managing director di Boston Consulting, importante società di consulenza. La Regazzi è azionista al 3% circa di quello che, come si legge nel sito nuovo di zecca, si candida ad essere “il primo social network immobiliare per comprare, vendere e affittare casa”.

Gli altri soci di Homepal sono coperti per la maggioranza (50,5%) dallo schermo della fiduciaria Sirefid mentre come persone giuridiche compaiono una società italiana, la Talia’s srl (11,1%) e la inglese Sestante Holding Ltd (8,8%) e come persone fisiche, oltre a Serra e alla Regazzi, ci sono Giulio Golia (6,3%), David Rossetto con una quota analoga e Carlo Diaz (4,4%). Rossetto ha fondato nel 1996 la Impact che organizza eventi aziendali importanti per clienti come Unicredit e Barilla mentre Golia è il noto conduttore televisivo de “Le Iene”.

Talia’s, invece, è una società che fa riferimento a Luca Tomassini e Katia Sagrafena che insieme hanno dato vita a Vetrya, società di soluzioni digitali. La Sagrafena nel 2006 ha lavorato per la Xaltia allora di Franco Bernabè, come direttore valorizzazione risorse umane. La Sestante Holding Ltd, costituita lo scorso anno, è invece basata a Londra e i suoi director sono Agron Shehaj e Sarah Lynn Hulme: Shejai, classe 1977, è il proprietario di Ids, il call center più grande dell’Albania.

Shejai era arrivato in Italia all’inizio degli anni Novanta su un barcone assieme ai genitori. In cerca di un futuro, la famiglia si era stabilita a Bolzano e Agron Shehaj ha studiato e si è laureato. Oggi, nel suo paese, è un imprenditore di successo. E in Italia, sempre tramite la Sestante, ha lanciato Spazio Agenti.