Decreto Popolari, confermato l’asse Renzi-De Benedetti (e non solo)

Dopo la lista dei ministri dettata dall’Ingegnere al segretario Pd, le ultime intercettazioni confermano un rapporto molto stretto tra i due.

Matteo Renzi con Carlo De Benedetti in una foto del 2013. ANSA/MAURIZIO DEGL' INNOCENTI
Matteo Renzi con Carlo De Benedetti in una foto del 2013. ANSA/MAURIZIO DEGL’ INNOCENTI (ANSA)
«Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa» è quanto sostiene Carlo De Benedetti – riferendosi  al decreto sulle Popolari – in un’intercettazione mentre parla con Gianluca Bolengo, il broker che cura i suoi investimenti. De Benedetti lo rassicura sul provvedimento quattro giorni prima della sua emissione, avvenuta il 20 gennaio 2015, raccomandandosi di acquistare titoli del settore. Ma questo è solo l’ultimo degli episodi che confermano un rapporto speciale tra l’Ingegnere e il segretario del Partito Democratico.
Le operazioni di De Benedetti
Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulla particolare simpatia tra l’ex editore del gruppo Espresso e l’ex premier, questi sono stati spazzati via dalle ultime intercettazioni. Tre anni fa era partita l’indagine per insider trading grazie alla segnalazione della Consob: nel mirino erano finite plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli. Tra queste, c’erano i 5 milioni di euro con Romed spa investiti da De Benedetti che avevano portato all’utile di 600mila euro. Il segretario del Pd ha provato a difendersi sostenendo che «C’era persino un’agenzia fuori sul fatto che quella riforma si sarebbe fatta».

Le puntate precedenti
Come ha fatto notare anche il Corriere della Sera, le intercettazioni tra De Benedetti e Bolengo «sembrano smentire la versione fornita da entrambi quando avevano escluso la veicolazione di informazioni riservate». Ma il rapporto molto particolare tra il politico e l’Ingegnere era stato smascherato grazie al riuscito scherzo telefonico ai danni di Fabrizio Barca, da parte di un imitatore Nichi Vendola. In quell’occasione, l’ex ministro rivelò una vera e propria pressione da parte di De Benedetti definito come «l’imprenditore dietro l’operazione politica priva di idea politica e piena di avventurismo». Quali interessi aveva allora De Benedetti nel seguire così costantemente la nascita del governo Renzi?

Non solo De Benedetti
La «presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala» era stata ravvisata dalla Consob secondo le parole del suo presidente, Giuseppe Vegas, nell’audizione dello scorso 13 febbraio. Vegas si riferiva agli acquisti prima del 16 gennaio, cioè prima che si sapesse «dell’intenzione del governo di adottare il provvedimento». Ora – come ha sottolineato il Corriere – in attesa che il giudice decida se accogliere la richiesta dei pm — si esprimerà la Commissione nella relazione finale». Tra i casi riportati, poi, c’è anche quello del finanziere Davide Serra, molto amico di Renzi, che avrebbe ottenuto guadagni con la sua Algebris.

Oltre a correre in aiuto alla Banca Etruria, con l’intenzione di rilevare 750 milioni di crediti deteriorati, grazie alla riforma delle Banche Popolari Serra avrebbe registrato una plusvalenza di 10milioni di euro. Ma ovviamente per la sinistra il conflitto d’interessi è solo quello degli altri. (Luca Cirimbilla Diariodelweb.it)

Decreto Popolari: Renzi e l’intercettazione con De Benedetti. Giorgianni: “Uno schiaffo ai risparmiatori” (AREZZO NOTIZIE)

La conversazione, sottolinea il Corriere, “sembra smentire la versione fornita da entrambi quando avevano escluso la veicolazione di informazioni riservate. L’indagine per insider trading fu avviata tre anni fa su segnalazione della Consob che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli. In particolare De Benedetti aveva investito 5 milioni di euro con Romed spa guadagnando 600 mila euro. I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta perché sia Renzi sia De Benedetti, interrogati dai pubblici ministeri, hanno escluso di essere entrati nel merito del testo poi approvato a Palazzo Chigi. Ma adesso — in attesa che il giudice decida se accogliere la richiesta dei pm — si esprimerà la Commissione nella relazione finale”.

“C’era persino un’agenzia fuori sul fatto che quella riforma si sarebbe fatta”.

E’ stata questa la replica di Matteo Renzi alla domanda del cronista di Radio Capital riguardante l’intercettazione, allegata al fascicolo trasmesso dalla Procura di Roma alla Commissione parlamentare sulle banche, nella quale Carlo De Benedetti racconta a Gianluca Bolengo, il broker che cura i suoi investimenti di aver ricevuto dall’ex premier rassicurazioni sul provvedimento quattro giorni prima della sua emissione, avvenuta il 20 gennaio 2015, e gli raccomanda di acquistare titoli del settore.

La conversazione, sottolinea il Corriere, “sembra smentire la versione fornita da entrambi quando avevano escluso la veicolazione di informazioni riservate. L’indagine per insider trading fu avviata tre anni fa su segnalazione della Consob che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli. In particolare De Benedetti aveva investito 5 milioni di euro con Romed spa guadagnando 600 mila euro. I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta perché sia Renzi sia De Benedetti, interrogati dai pubblici ministeri, hanno escluso di essere entrati nel merito del testo poi approvato a Palazzo Chigi. Ma adesso — in attesa che il giudice decida se accogliere la richiesta dei pm — si esprimerà la Commissione nella relazione finale”.

Pronto il commento da parte della presidente dell’Associazione Vittime del Salvabanche Letizia Giorgianni.

Per abbindolare i risparmiatori venivano addirittura date informazioni false e fuorvianti, ma se si trattava di far concludere un buon affare agli amici potenti, membri del governo anticipano addirittura informazioni segrete

Questo è l’ennesimo schiaffo ai risparmiatori che, ancora dopo due anni, non hanno potuto riottenere i propri risparmi indebitamente sottratti. Loro infatti non hanno ricevuto neppure le minime informazioni su quello che succedeva ai loro risparmi, mentre membri del Governo, per agevolare gli affari degli amici, hanno addirittura compiuto il reato di insider trading, prontamente archiviato dalla procura di Roma.

La procura di Roma si era interessata della vicenda dopo che CONSOB, l’autorità garante della Borsa, aveva segnalato una serie di operazioni sospette avvenute nei giorni precedenti all’approvazione della riforma, ma poi archivia tutto, valutando tutti questi elementi non sufficienti a configurare il reato di insider trading.

Siamo un Paese gestito da mentitori e traditori della Costituzione, che hanno agito solo in favore di amici, parenti, sponsors o consorterie, scaricando interamente sulle spalle dei più deboli, anni e anni di mala gestione.

Il tutto spalleggiato da una magistratura compiacente, che anche in questa vicenda conferma che la Giustizia è sempre bendata, sorda e cieca quando deve giudicare i potenti.

 
LINK – Decreto Banche Popolari: il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale