CONTRORDINE: BERE CAFFÈ NON FA MALE. ANZI AIUTA A CONTRASTARE ANCHE L’ALZHEIMER E IL PARKINSON – DA SECOLI I DOTTORI METTONO ALLA SBARRA LA CAFFEINA PER LE SUE PROPRIETÀ DANNOSE, MA OGGI LA SCIENZA FA DIETROFRONT E SCAGIONA LA BEVANDA PIÙ CONSUMATA AL MONDO

 

Sonia Montrella per www.agi.it

 

caffèCAFFÈ

Da secoli scienziati e dottori mettono alla sbarra la caffeina per le sue proprietà dannose, ma oggi la scienza fa dietro front e scagiona la bevanda più consumata al mondo. Mentre cresce il livello di allerta sugli energy drink, consumati sempre più spesso da adolescenti e bambini, nuovi studi riabilitano il caffè, assicurando non solo che 4-5 tazze al giorno (si parla di caffè americano, non di espresso) sono del tutto innocue. Ma addirittura, nella maggior parte delle persone aiutano a regolare i ritmi circadiani, quelli responsabili del nostro ciclo sonno-veglia, e aiutano a contrastare malattie degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.

 

Si può morire di caffeina?

E’ vero che in alcuni casi la caffeina può uccidere, e che questo ne fa una delle sostanze più comuni in caso di suicidio, ma bisogna assumere all’incirca 10 grammi di caffeina. Una tazza di caffè ne contiene 100 milligrammi, ovvero 0,1 grammi. In altre parole è necessario bere 100 caffè in rapida successione per morirne.

caffèCAFFÈ

Sulla pericolosità della caffeina (o meglio del tè) si interrogava già nel 18esimo secolo anche re Gustavo III di Svezia che condusse degli esperimenti dai quali emerse come la morte per caffeina fosse un evento eccezionalmente raro per persone sane che bevono dosi normali di  bevande contenenti caffeina.

Il re, che era contrario al consumo di tè e caffè, voleva dimostrare la pericolosità della sostanza e lo fece proponendo a due gemelli la libertà in cambio della loro partecipazione allo studio. Uno dei fratelli avrebbe dovuto bere tre tazze di tè al giorno, l’altro 3 dosi di caffè. Gustavo III morì assassinato nel 1792, mentre i due assidui consumatori di tè  e caffè vissero fino a oltre gli 80 anni. E negli anni ’20 del 1800 la Svezia eliminò il bando del caffè.

Più di recente, nel 2016, uno studio ha esaminato pazienti considerati ad alto rischio di aritmia cardiaca. Dopo aver somministrato loro 500 milligrammi di caffeina nel giro di 5 ore, i ricercatori hanno rilevato che nessuno dei pazienti aveva mostrato un aumentato rischio di battiti irregolari.

Qual è il limite?

caffe lascia le macchieCAFFE LASCIA LE MACCHIE

Per alcuni 5 tazze di caffè sono l’ideale per restare concentrati e attivi per tutti il giorno, per altri ne bastano tre per trascorrere la notte in bianco. Qual è allora la giusta dose? E’ iscritto nel genoma di ognuno di noi. Negli ultimi anni i ricercatori hanno individuato delle variazioni specifiche nel genoma umano che permettono alle persone di metabolizzare la caffè più velocemente. Ciò vuol dire che ognuno di noi ha un diverso modo per assorbire la caffeina e che “per coloro che non riescono a metabolizzarla in fretta, una o due tazze al giorno equivalgono a 8”, ha dichiarato a Quartz Marilyn Cornelis, professoressa della Northwestern University. Secondo uno studio del 2016, coloro che assumono grandi quantità di caffè ogni giorno, sono persone che riescono a metabolizzare bene la caffeina al punto da sentire il bisogno di berne di più per godere degli effetti benefici.

 

Un pericolo per i più piccoli

te e caffe riducono assorbimento dei mineraliTE E CAFFE RIDUCONO ASSORBIMENTO DEI MINERALI

Ma se il caffè sembra innocuo per gli adulti, non è lo stesso per i bambini, per due motivi: il loro cervello è ancora in fase di sviluppo e, in genere i bimbi tendono a consumare diverse bibite contenenti caffeina. Studi condotti sugli animali hanno dimostrato che i danni che potrebbero verificarsi non riguardano solo il ritmo sonno-veglia. I cuccioli di ratti cui è stata somministrata una massiccia dose di caffeina hanno sviluppato sintomi legati ad ansia e un innalzamento dell’ormone dello stress tipico delle persone che vivono una sindrome post-traumatica. In più, queste cavie hanno mostrato una maggiore sensibilità alla cocaina, suggerendo che la caffeina potrebbe fare da apripista per lo sviluppo di una dipendenza futura. Tutto ciò, hanno coperto gli scienziati, non avviene nelle cavie adulte.(Dagospia.com)

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TERZA GUERRA MONDIALE/ Le mosse di Corea, Giappone e Cina per scaricare Trump

Secondo CARLO JEAN, Donald Trump starebbe seriamente preparando una guerra preventiva contro la Corea del Nord. Le prove ci sarebbero e sono inquietanti

L'area di una possibile terza guerra mondialeL’area di una possibile terza guerra mondiale

Secondo il generale Carlo Jean, i segnali di una guerra preventiva da parte americana nei confronti della Corea del Nord ci sono e sono anche parecchio inquietanti. Innanzitutto per i cambiamenti che si stanno verificando sullo scacchiere orientale: “L’accordo olimpionico” spiega Jean “fra le due Coree è frutto di una sponsorizzazione cinese, mentre la Corea del Sud sta operando di sua iniziativa un riavvicinamento al Giappone”. Tutto questo sta avvenendo tagliando fuori gli Stati Uniti, cosa che ha creato grande malcontento, e spiegherebbe l’intenzione di Trump di intervenire militarmente.

Generale, secondo quanto scrive il Guardian, gli americani stanno caricando testate nucleari a bassa potenza su 14 sottomarini con lo scopo di effettuare attacchi atomici di precisione giocando sull’effetto sorpresa derivante dall’occultamento, in mare aperto, dei sottomarini stessi. Che cosa significa questo dal punto di vista militare?

Si tratta di armi sviluppate con ill programma di ammodernamento nucleare americano lanciato peraltro da Obama, che prevede la miniaturizzazione delle armi stesse e testate a potenza variabile. Tra l’altro saranno modificate in questo senso anche il centinaio di testate nucleari presenti in Europa, le B81.

Cosa significa a potenza variabile?

Sono armi che minimizzano le cadute radioattive. Un attacco nucleare alla Corea del Nord diventa pericoloso per se stesso perché i venti alisei soffiano da ovest a est, dunque le ricadute radioattive finirebbero anche sul Giappone. Hanno poi una potenza esplosiva minore delle normali testate nucleari, ma una maggior capacità di penetrare in profondità, quindi colpirebbero bunker usati come laboratori nucleari o silos di missili. Sono in grado di distruggere l’obbiettivo al primo colpo durante un attacco preventivo.

Si parla di una quindicina di obbettivi precisi già decisi dagli americani.

Il problema è che per essere sicuri degli obbiettivi, di dove si trovano esattamente, c’è bisogno di una intelligence a terra, sul posto, cosa che in Corea del Nord l’America non ha mai potuto avere.

Nel momento in cui le due Coree grazie alle Olimpiadi sembrano riavvicinarsi, perché gli Usa vorrebbero scatenare una guerra preventiva?

Fino adesso l’America non ha fatto guerre perché la Corea del Sud era contraria. Il nuovo presidente è un pacifista ed è per la riunificazione. E’ stato a Pechino a dicembre ed è proprio grazie alla Cina che i due paesi hanno trovato l’accordo olimpionico.  E’ poi interessante che la Corea del Sud abbia riaperto con il Giappone il contenzioso mai risolto delle donne coreane usate come prostitute dall’esercito giapponese durante il secondo conflitto mondiale.

E’ possibile che tutta questa attività abbia innervosito Trump, che si sia sentito tagliato fuori anche dai suoi alleati?

Direi proprio di sì. Tra l’altro quando gli americani schierarono le difese anti missili vicino al confine delle due Coree, ci furono manifestazioni popolari contro gli Stati Uniti. Trump si sente tagliato fuori e il fatto che la situazione sia tutt’altro che tranquilla e la possibilità di una guerra preventiva reale, ce lo dice anche il fatto che l’editorialista americano Edward Luttwark, molto dentro gli ambienti strategici e militari del suo paese, proprio in questi giorni abbia scritto un articolo molto duro invocando l’attacco alla Corea del Nord, cosa che fino a ieri non aveva mai fatto.

(Paolo Vites Sussidiario.net)

M DI SANTORO/ Tra Mps e banche un piccolo merito nel ritorno su Rai 3

Michele Santoro ieri è tornato in televisione, in prima serata su Rai 3, con la trasmissione M. La prima puntata è stata dedicata alle banche. Il commento di YODA

Michele Santoro (Lapresse)Michele Santoro (Lapresse)

Fa un curioso effetto al vostro vecchio Yoda rivedere improvvisamente spuntare Santoro da Rai 3 in prima serata. Sembra davvero un resuscitato, dato che la stessa scenografia ha un che di cimiteriale: probabilmente per risparmiare, è semplicemente proiettata sulle pareti del grande studio del Centro di Produzione Rai di Torino e l’effetto è un po’ funebre e deprimente. Il mitico Michele inizia sempre allo stesso modo: un po’ di resoconto in stile populista dei politici che occupano la tv per la campagna elettorale, ma è un discorsetto che si potrebbe sentire al bar. E subito si capisce qual è il tema della serata: lo scandalo delle banche. 

Si comincia con il disastro del Montepaschi di Siena, riletto inizialmente attraverso i racconti dei risparmiatori truffati, che, essendo toscani, ci danno l’impressione di assistere a una puntata del Bar Lume. Per agganciarsi un po’ all’attualità, Michele tira fuori l’argomento del giorno, l’ipotesi di insider trading a opera di De Benedetti, che avrebbe investito nelle azioni delle banche popolari grazie agli spifferi di Renzi. Chiede inoltre al finanziere Micheli se gli pare normale che un imprenditore abbia frequentazioni così frequenti con i vertici del Governo e della Banca d’Italia. Micheli abbozza e risponde con una mezza verità (“è normale”), dimenticando di dire che De Benedetti è un importante editore che in cambio di questa familiarità può garantire una fondamentale buona stampa ai suoi interlocutori. Per alleggerire, interviene a sorpresa il comico Andrea Rivera, specializzato nel costruire gag con i termini di un determinato settore: fa davvero ridere sostituendo alle parole corrette quelle simili, tipiche del mondo bancario e finanziario. 

Dopo la pubblicità arriva Saviano a raccontarci, partendo dall’omicidio della giornalista uccisa a Malta, che l’isola è diventata uno dei più importanti paesi off-shore in grado di sottrarre 2 miliardi di euro l’anno all’Europa in tasse non pagate. È la solita savianata di denuncia, ma proprio nulla di nuovo. E dopo si riprende con le banche, andando in Veneto e approfittandone per tirare fuori un po’ di questioni trattate dalla recente Commissione banche. Con i soliti disegni si ricostruiscono alcuni passaggi in cui gli organi di controllo si schermiscono dicendo di essere stati ingannati dagli amministratori locali. Presente in studio, il consulente finanziario Giuseppe Bivona afferma che non potevano invece non sapere, in quanto solo lui ha mandato almeno settecento esposti a tutte le autorità possibili e immaginabili, italiane ed estere…! È pure un personaggio dai modi divertenti, che dimostra con poche azzeccate affermazioni che il re (delle banche) è nudo. 

Dall’accento toscano si passa all’accento veneto dei risparmiatori truffati, e il “cahier de dolèance” è analogo a quello dei risparmiatori di Siena. L’amara verità che emerge su tutto è che gli amministratori non sapevano e i controllori non vedevano. Qua e là spuntano analisi corrette: Micheli dice che ai vertici del sistema sono stati messi avvocati a fare i manager, incompetenti/ossequienti a gestire montagne di soldi dei cittadini vendendo poi a loro dei titoli tossici. In parole povere lo dice anche Ugone, rappresentante di un’associazione di risparmiatori della Banca Popolare di Vicenza: “Io che sono ignorante se vado in banca per comprare azioni, mi aspetto aiuto e consiglio da un professionista serio, come mi aspetto serietà ed esperienza dal medico che mi accoglie in ospedale per occuparsi della mia malattia”. Inoppugnabile. 

Dopo la pubblicità purtroppo Santoro resuscita Vauro che fa ridere solo lui, mentre gli applausi sono palesemente a comando. Molto più interessante l’alter ego mascherato Nazareno Renzoni, che svela la vera strategia dietro la rinuncia di Maroni a ricandidarsi in Lombardia: se si dovesse fare un governo di grande coalizione, Salvini si rifiuterebbe, e Maroni, già ministro dell’Interno, sarebbe l’uomo giusto. Tutto studiato a tavolino da Berlusconi.

Si passa quindi a Banca Etruria, sgranando il rosario delle denunce dei risparmiatori danneggiati e di quelli a conoscenza delle più diverse truffe. Si riesumano gli incontri tra Vegas e Boschi. Vari interventi attribuiscono alla Boschi il diritto di occuparsi della banca del suo territorio, non ritenendola responsabile di conflitto di interessi, ma al massimo di ingenuità. Taglia invece assai corto Ugone: “Se fosse stata veramente interessata al territorio, come membro del governo avrebbe dovuto spingere per provvedimenti che salvassero i risparmiatori. Invece sono state salvate le banche e lasciati affogare i risparmiatori…devono andare tutti a casa”. 

Che giudizio si può dare di questa puntata di M (come Michele)? Santoro è Santoro, e fa sempre se stesso. Aveva detto nella conferenza stampa di presentazione: “Noi dobbiamo provare a uscire dai soliti schemi, per questo sono convinto che occorra costruire un ‘laboratorio’ per dare vita ad una serialità. Riparto con lo spirito di 22 anni fa, io faccio quello che i tg non fanno, quello che il flusso non fornisce. La carta stampata ci prova ma non con molto successo. Proviamo con il tema monografico, mentre la tv di oggi va per pezzetti”. Francamente Yoda non ci ha trovato niente di nuovo né di sperimentale, anzi ha rivisto sullo schermo lo stesso schema santoriano di sempre. L’unico fatto nuovo è costituito da un Santoro più asciutto, più pacato, più riflessivo, forse perché ha potuto preparare con più tempo il numero monografico, scegliere bene gli intervistati e gli ospiti, evitando per una volta di cadere nella trappola della rissa provocata ad arte in studio tra gli ospiti per catturare audience. 

Ecco, questo è il merito maggiore di questa nuova serie chiamata M: tornare ad essere più seri e ad approfondire meglio. Era ora.MAESTRO YODA SUSSIDIARIO.NET)

Intesa Sanpaolo: Npl nel mirino del piano

Allo studio la vendita di un corposo portafoglio di crediti deteriorati e della piattaforma di gestione. Il titolo sale ancora in Borsa


(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) – Uno alla alla volta si compongono i tasselli di quello che potrebbe essere il prossimo piano d’impresa 2018-2021 di Intesa Sanpaolo. A fornire indicazioni, in attesa della presentazione in calendario è febbraio, è stata questa volta la stessa banca guidata da Carlo Messina, che valuta “opzioni strategiche” nel ramo di attività “di servicing dei crediti deteriorati”.

Opzioni che non escludono “la vendita”. Indizio quest’ultimo che messo assieme a un comunicato di Intrum Justitia, un gruppo svedese leader nel settore dei non performing loans (Npl) fa pensare a una possibile doppia cessione sul fronte dei crediti deteriorati. Si tratterebbe della vendita di un corposo portafoglio di sofferenze (10 miliardi di euro), come segnalato dalla stessa Intesa Sp, e di quella della piattaforma di gestione dei crediti deteriorati, come segnalato dagli svedesi di Intrum.

 
Entrambi i comunicati sono usciti ieri poco prima della chiusura di Piazza Affari, contribuendo a un balzo di Intesa pari al +4,6%. Stamani in Borsa le azioni Intesa Sanpaolo hanno allungato ulteriormente sopra i 3 euro, salvo poi rallentare e chiudere comunque in progresso dello 0,61% a quota 2,98 euro. Il Ftse Mib segna nel finale +0,64% e e l’indice bancario +1,1%.

Le nuove indicazioni sul piano fanno seguito alle anticipazioni sul riassetto del risparmio gestito e delle assicurazioni, nonché sul taglio dei costi del personale, che prevede ulteriori 3.500 uscite volontarie rispetto a quanto già noto.

Inoltre ha fatto rumore nei giorni scorsi un report di Mediobanca in cui si ipotizza una maxi fusione cross border tra la stessa Intesa e il Crédit Agricole.
Tornando al fronte dei crediti deteriorati, le opzioni esplorate da Intesa Sanpaolo, come ha specificato la banca, “non modificano l’impegno alla distribuzione di 3,4 miliardi di euro di dividendi cash per l’esercizio 2017”. La banca guidata da Messina non avrebbe quindi cambiato idea sull’importanza di evitare svendite degli Npl. Intesa attualmente ha un rapporto del 12,8% tra crediti deteriorati lordi e totale crediti, e ha da tempo detto di voler abbassare la percentuale al 10,5% entro il 2019. Si profila quindi l’occasione per un colpo di acceleratore.

 
Per quanto riguarda la piattaforma di servicing, operativa nell’ambito della “Capital light bank” di Intesa, che alcune indiscrezioni valutano circa mezzo miliardo di euro, l’ipotesi più accreditata è quella di un accordo di partnership, mentre sembra meno probabile la cessione del 100% dell’attività. Da parte sua il gruppo svedese Intrum Justitia, che lo scorso dicembre ha rilevato in Italia il servicer Caf, ha rivelato l’ambizione di diventare uno dei primi tre operatori sul mercato tricolore nei prossimi 3-5 anni.

Gli ultimi sviluppi sono graditi anche alla maggior parte dei broker, a partire da Mediobanca, che nel report dell’altro giorno ipotizzava un’Ipo di Capital light bank valutandola 1 miliardo, spiegando che neutralizzarebbe le perdite legate alla vendita di un grosso stock di Npl per arrivare al 10% di esposizioni non performanti entro il 2019. “Stimiamo che la pulizia iniziale potrebbe costare fino a 1,2 miliardi di euro di accantonamenti, vale a dire 30bp di Cet1 ratio”, aggiungono oggi gli analisti di Mediobanca. Parere positivo anche daglia analisti di Equita, secondo cui “la vendita anche di una quota” dell’attività di servicing rappresenterebbe una novità “nell’ambito della strategia di de-risking della banca che sarà presentata con il nuovo piano industriale”. Il broker esprime sul titolo una raccomandazione Hold e target price, come anche Mediobanca, di 3 euro. Un prezzo intanto quest’oggi superato. (STEFANO NERI FINANZA REPORT)

 

Processo Veneto Banca, quattro ore di acceso confronto tra i difensori degli imputati e quelli delle 5.000 aspiranti parti civili. Anche Consob e Bankitalia tra i danneggiati?

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Roma, nostro servizio. Quattro ore di acceso confronto tra le parti nella nuova seduta dell’udienza preliminare per il processo sulla liquidazione di Veneto Banca ripresa stamane, dopo la pausa per le festività, nella sala “Occorsio” della Corte d’Assise, al piano terra dell’edificio A di piazzale Clodio. Schermaglie ripetute tra i difensori degli imputati e quelli delle aspiranti parti civili hanno animato l’udienza, con il pubblico ministero spesso in soccorso di queste ultime, soprattutto sul nodo cruciale dell’ammissibilità in riferimento al reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza.

I difensori degli undici imputati sono tutti intervenuti, attingendo al tipico repertorio di argomentazioni limitativo della legittimazione in giudizio delle organizzazioni rappresentative degli interessi collettivi, e avvalendosi della giurisprudenza prevalente per sostenere l’inammissibilità di tutte le richieste in ordine alla costituzione per il reato di ostacolo alla vigilanza che vede parti offese Consob e Banca d’Italia.

Secondo le difese solo questi soggetti potrebbero, semmai, essere ammessi, mentre i legali che assistono le vittime si sono battuti con ardore sostenendo la strumentalità funzionale della fattispecie tipica di questo reato rispetto ad altri per cui si procede e quindi la rilevanza diretta di ogni presupposto che afferisca a tale imputazione nell’autonomia del procedimento.

Del resto, se viene impedita la conoscenza veritiera della realtà sulla quale si fonda la libera scelta dei consumatori danneggiati o si compiono atti per rappresentarla falsamente, tutto ciò è elemento costitutivo del danno dolosamente provocato e della tipologia dei comportamenti criminosi che lo hanno determinato.

Dopo avere ascoltato i ripetuti interventi delle parti, il giudice si è riservato rinviando alla prossima seduta, già fissata per martedì prossimo 16 gennaio. A quel punto il quadro delle parti civili ammesse dovrebbe essere chiaro. Il numero di richieste ha superato le cinquemila, ma ora tutto dipenderà dalle determinazioni del gup Lorenzo Ferri. Sulle questioni maggiormente dibattute il pubblico ministero ha aderito in gran parte alle argomentazioni di parte civile.

Altro importante nodo da sciogliere sarà quello relativo alle richieste avanzate da Consob e Bankitalia che si asseriscono danneggiate mentre le organizzazioni dei consumatori che rappresentano migliaia di azionisti, obbligazionisti e correntisti vorrebbero che sedessero sul banco degli imputati.

Martedì inoltre dovrebbero essere affrontate anche le questioni preliminari relative all’eccezione sulla competenza territoriale sollevata dai difensori di alcuni imputati i quali pongono dubbi sul momento in cui si sarebbe consumato il reato, momento che, per quanto riguarda l’ostacolo alla vigilanza, atterrebbe alle interlocuzioni e alla consegna di documenti a Bankitalia avvenute a Roma, ma il punto è controverso anche per la varietà e la complessità degli atti e dei comportamenti oggetto del procedimento.

Il 26 gennaio poi sarà la volta del pubblico ministero che farà conoscere le sue richieste le quali, alla luce degli atti depositati dalla procura, andranno certamente nella direzione di un rinvio a giudizio. E se tale richiesta dovesse essere accolta, comporterebbe certamente l’avvio del dibattimento considerato che quanto meno i due maggiori imputati hanno escluso di puntare su riti alternativi.

E’ il caso dell’ex amministratore delegato ed ex direttore generale Vincenzo Consoli e dell’ex presidente Flavio Trinca. Gli altri nove imputati sono Diego Xausa e Michele Stiz ex componenti del collegio sindacale; Stefano Bertolo ex responsabile della direzione centrale amministrazione dal 2008 al 2014; Flavio Marcolin ex responsabile degli Affari societari e legali; Pietro D’Aguì, al vertice di Banca Intermobiliare; Gianclaudio Giovannone, titolare della Mava; Mosè Fagiani ex responsabile commerciale dal 2010 al dicembre 2014; Massimo Lembo, ex capo della Direzione Compliance; Renato Merlo direttore delle banche estere.

I reati contestati sono aggiotaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. (VICENZAPIU)

P.S. SIAMO ALL’ASSURDO CHI DOVEVA CONTROLLARE CONSOB E BANCA D’ITALIA SONO PARTE DANNEGGIATA ??????????????????

CHI E’ PIER PAOLO BARETTA SOTTOSEGRETARIO ALLE FINANZE (MEF) – CRACK BANCHE VENETE

Biografia

Pier Paolo Baretta nasce a Venezia nel 1949. La sua formazione all’impegno sociale e politico comincia negli anni sessanta ed è fortemente segnata dalla militanza nell’associazionismo cattolico e nei movimenti studenteschi giovanili. Fondamentale è però l’incontro con il sindacato, che avviene quando – giovanissimo – comincia a lavorare in uno stabilimento metalmeccanico di Porto Marghera, interrompendo così gli studi di sociologia.

Eletto nel consiglio di fabbrica per la Fim Cisl, segue l’introduzione dell’inquadramento unico tra operai e impiegati e ne diventa il coordinatore per le tre Venezie; nel 1973, a soli 24 anni, diventa responsabile nazionale della formazione del sindacato unitario dei metalmeccanici.

Alla fine degli anni settanta rientra a Venezia come segretario provinciale e viene successivamente eletto segretario regionale del Veneto. Con queste responsabilità segue i grandi processi di ristrutturazione che coinvolgono in quel periodo il Polo industriale di Porto Marghera, i settori dell’alluminio e del rame e alcuni grandi gruppi e aziende dell’industria metalmeccanica e navalmeccanica che hanno sede in Veneto (Zanussi, Finmeccanica).

Entra quindi nella segreteria nazionale della Fim Cisl (1984) e segue le grandi aree siderurgiche di Genova, Taranto, Terni, Marghera, divenendo anche componente del comitato consultivo della Ceca (Comunità economica del carbone e dell’acciaio). Successivamente assume la responsabilità del settore auto e segue la lunga fase di ristrutturazione della Fiat e la costruzione dell’accordo sindacale che accompagna l’avvio della produzione nel nuovo stabilimento di Melfi.

Nel 1997 viene eletto segretario generale dei metalmeccanici Cisl e fa parte del comitato esecutivo del sindacato mondiale dei metalmeccanici.

Nel 1998 entra nella segreteria confederale della Cisl e con questo incarico segue i settori dei servizi bancari e finanziari, delle comunicazioni e dei trasporti. Si occupa in particolare del primo contratto di settore per le telecomunicazioni e segue i processi di privatizzazione di Telecom e di riorganizzazione di Poste italiane. Assume poi la responsabilità delle politiche previdenziali rappresentando la Cisl nei confronti del Governo durante il negoziato che porta al Patto per l’Italia, in particolare contribuendo all’accordo che introduce e rilancia la previdenza complementare.

Nell’aprile 2006 viene eletto segretario generale aggiunto della Cisl e partecipa al negoziato con il governo Prodi per la riforma previdenziale del 2007, contribuendo in modo fondamentale alla definizione dei criteri che la orientano, in particolare con l’ideazione del sistema delle “quote”. In quel periodo segue inoltre le politiche fiscali ed è responsabile del dipartimento democrazia economica e responsabilità sociale delle imprese della Cisl.

Nel 2008 accetta la candidatura alla Camera nelle liste del PD per la Circoscrizione elettorale Veneto 2 (Belluno, Treviso e Venezia), si dimette da tutti gli incarichi sindacali e viene eletto deputato. Durante la XVI Legislatura è Capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione Economica e svolge un’intensa attività parlamentare: è relatore della Legge Finanziaria per il 2009 ed il 2010, della Legge di Stabilità 2011, della riforma del Bilancio dello Stato; partecipa ai lavori di riscrittura dell’articolo 81 della Costituzione che definiscono il principio dell’equilibrio di bilancio.

Nel corso del governo Monti è relatore del decreto Salva Italia e della Legge di Stabilità 2012, e si batte in particolare per l’aumento delle detrazioni per i figli a carico e per il finanziamento del Fondo per le politiche sociali e la non autosufficienza. Durante l’intera legislatura risulta costantemente fra il secondo e il quarto posto nelle graduatorie che rilevano i livelli di presenza e produttività dei parlamentari.

Nelle elezioni politiche del 2013 è capolista per il PD nella circoscrizione Veneto 2 e viene rieletto. Nella prima fase della XVII Legislatura è Vicepresidente della Commissione Speciale per l’esame di Atti del Governo , che vara il decreto per il pagamento dei debiti dello Stato verso le imprese ed il Documento di Economia e Finanza (DEF) per il 2013.

Nel primo governo Letta è Sottosegretario presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e segue in particolare: il patto di stabilità interno e l’attuazione del federalismo fiscale; le questioni concernenti la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, la Conferenza Stato – città ed autonomie locali e la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1977, n. 281 e la partecipazione alle relative sedute; le politiche di valorizzazione del patrimonio pubblico e le questioni rientranti nelle competenze dell’Agenzia del Demanio; le questioni concernenti il personale del Ministero dell’economia e delle finanze e la programmazione delle assunzioni del medesimo personale; le questioni concernenti la partecipazione dell’Amministrazione alle sedi di concertazione con le parti sociali.

Il 28 febbraio 2014 è nominato Sottosegretario dell’Economia e delle Finanze nel Governo Renzi.

Il 29 dicembre 2017 è nominato Sottosegretario dell’Economia e delle Finanze nel Governo Gentiloni.

Informazioni ai sensi del D.Lgs. 33/2013

  1. Deleghe (PDF, 45 Kb) – Integrazione deleghe (PDF, 126 KB)
  2. Curriculum Vitae (PDF, 38 KB)
  3. Compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica (PDF, 41,4 KB)
  4. Importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici
  5. Altre cariche e relativi compensi (PDF, 41,4 KB)
  6. Altri incarichi a carico delle finanze pubbliche e relativi compensi (PDF, 41,4 KB)
  7. Situazione patrimoniale (PDF, 107 KB)
  8. Dichiarazione dei redditi (PDF, 645 KB) – Persone fisiche 2015 (anno d’imposta 2014) (PDF, 310 Kb) – Persone fisiche 2016 (anno d’imposta 2015) – (PDF, 3 Mb) – Persone fisiche 2017 (anno d’imposta 2016) – (PDF, 3 Mb)
  9. Spese sostenute ed obbligazioni assunte per propaganda elettorale (PDF, 41,4 KB) – Variazione della situazione patrimoniale del 2017 (PDF, 757 KB)
  10. Variazioni della situazione patrimoniale dall’anno precedente (PDF, 41,4 KB)

Interventi, interviste e atti

Interventi e interviste

Atti

Segreteria

Capo Segreteria
Dott.ssa Daniela LEMBO

Segretario particolare 
Sig. Salvatore BIONDO

Segreteria 
Tel. 06.4761 – 7905 – 7980 
fax 06.4761.7913
e-mail segreteria.baretta@mef.gov.it

Banche Venete:inscena tentativo suicidio

(ANSA) – TREVISO, 12 GEN – Momenti di agitazione oggi a Montebelluna, dove un romeno 59enne, Marin Halarambie, ex azionista di Veneto Banca che dalla vigilia di Natale vive nella sua auto parcheggiata di fronte alla sede di rappresentanza della ex popolare, ha inscenato un tentativo di suicidio. Ciò è avvenuto mentre era in corso una manifestazione di protesta, sempre per i danni causati dal crac della banca, cui prendevano parte circa 200 persone: l’uomo ha legato una corda ad un’inferriata formando all’altra estremità un cappio nel quale ha infilato la testa. E’ stato subito fermato dai presenti e da alcuni carabinieri, che svolgevano servizio di ordine pubblico. E’ intervenuta anche un’ambulanza ma l’uomo non ha riportato nel gesto alcuna conseguenza, e non si è spostato dal luogo che occupa ormai da quasi 20 giorni. Halarambie, che nel crac della ex banca popolare sostiene di aver perso circa 110 mila euro a causa dell’azzeramento delle azioni, rivendica la restituzione del denaro. (GM L’ARENA)

Carlo Messina A.D. Intesa

 

Baretta: «Azzardo, sì a una drastica riduzione»

Onorevole Piepaolo Baretta MEF

VIDEO

Tenta di impiccarsi davanti alla sede di Veneto Banca 

Steinhoff International – Trimestrali: un solo cliente è costato a JP Morgan $273 milioni

Per il momento la maxi riforma fiscale voluta da Donald Trump ha recato più danni che vantaggi economici a JP Morgan. La misura, tanto lodata dall’amministratore della banca Jamie Dimon, che Trump a un certo punto sembrava volere come capo del Tesoro del suo gabinetto, ha infatti pagato cara una tassa sul rimpatrio dei redditi incamerati all’estero. La banca Usa, inoltre, ha dovuto anche fare i conti con una perdita molto peculiare.

Un singolo cliente della divisione dell’azionario di JP Morgan, che altrimenti avrebbe avuto un trimestre positivo, ha provocato una perdita di ben 143 milioni di dollari. La banca ha fatto sapere che la perdita è legata al grande rivale di Ikea, il colosso della grande distribuzione Steinhoff International, che è alle prese con uno scandalo, legato a una presunta frode contabile, che si può considerare uno dei maggiori dal 2008, sicuramente in Europa.

 

Per la sua solidità ed esposizione internazionale, il gruppo sudafricano quotato alla Borsa di Johannesbourg e dal 2015 anche alla piazza di Francoforte, che controlla tra gli altri la catena di negozi Conforama e che all’origine era un piccolo commerciante di mobilio tedesco, è stato per tanto tempo uno degli investimenti preferiti non solo di JP Morgan ma anche dei grandi fondi pensione sudafricani e di altre big del settore bancario come Citigroup, Goldman Sachs, Nomura e HSBC.

“È di gran lunga la maggiore perdita mai vista in quel settore dai tempi della crisi finanziaria”, ha riferito il Chief Financial Officer Marianne Lake durante la conference call con gli analisti. La manager ha confermato che anche gli accantonamenti per perdite creditizie nel quarto trimestre, pari a 130 milioni di dollari, sono da attribuire a Steinhoff. Se si tiene conto anche di questa voce, in totale Steinhoff è costata a JP Morgan 273 milioni di dollari nell’ultimo quarto del 2017.

Cionostante gli utili di JP Morgan hanno fatto meglio del previsto nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, per lo meno se si escludono tasse e altre componenti straordinarie. In quel caso i profitti netti sono stati pari a 6,7 miliardi di dollari, per un EPS di 1,76 per azione che si confronta con le stime degli analisti interpellati da Thomson Reuters, che erano in media per un risultato di $1,69.

Il fatturato è salito del 4,6% a quota $25,45 miliardi, facendo meglio delle stime che erano pari a $25,15 miliardi. I guadagni registrati sul fronte dei redditi da interessi (+11%) hanno controbilanciato l’atteso calo delle attività di trading. La banca ha dovuto sborsare 2,4 miliardi di dollari per coprire una nuova imposta una tantum sul rimpatrio di capitali guadagnati all’estero. Se si tiene conto anche delle tasse, l’utile netto GAAP (Generally Accepted Accounting Principles) si è ristretto del 73% a quota 1,07 per azione (4,23 miliardi in totale) dai $6,73 miliardi (EPS di $1,71) dell’ultimo trimestre dell’anno prima.

La nuova legge fiscale introdotta dal presidente Donald Trump sarà dolorosa nell’immediato ma poi permetterà di ottenere benefici alla lunga per le grandi banche Usa che fanno affari fuori dai confini statunitensi. “L’implementazione della riforma fiscale nel quarto trimestre” ha detto Dimon, che Trump sembra avesse anche inserito nella lista dei candidati per il posto di capo del Tesoro del suo governo, “è un esito molto positivo per il paese. Le società americane saranno più competitive nel mondo, e questo porterà dei benefici a tutti gli americani“. (Daniela Chicca Wall street Italia)

ALLE URNE DA INDAGATI – CONSIP: LA PROCURA DI ROMA CHIEDE LA PROROGA DELLE INDAGINI SU LUCA LOTTI, TIZIANO RENZI E IL GENERALE DEL SETTE. PUÒ ESSERE UN FAVORE O UN DISPETTO: SENZA PROROGA, I PM SAREBBERO COSTRETTI A DECIDERE SE RINVIARLI A GIUDIZIO O ARCHIVIARLI. LO SCOPRIREMO TRA SEI MESI…

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lotti in senato per la mozione di sfiduciaLOTTI IN SENATO PER LA MOZIONE DI SFIDUCIA

 (ANSA) – La Procura di Roma ha chiesto la proroga delle indagini nei confronti del ministro dello Sport, Luca Lotti, accusato di favoreggiamento e violazione del segreto istruttorio nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta Consip. I magistrati hanno sollecitato al gip un prolungamento per le indagini di altri sei mesi.

 

L’iscrizione di Lotti risale al 21 dicembre del 2016 e fu fatta dai pm di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano alla luce delle dichiarazioni fatte dall’ex ad di Consip, Luigi Marroni. L’indagine è stata poi trasferita per competenza a Roma. Parlando con i pm napoletani, Marroni aveva tirato in ballo Lotti affermando di essere stato informato anche da lui di un’inchiesta sui vertici della Centrale acquisti della pubblica amministrazione oltre che dal presidente Pubbliacqua, società partecipata del Comune di Firenze, Filippo Vannoni e dall’ex presidente di Consip, Luigi Ferrara.

 

CONSIP: CHIESTA PROROGA INDAGINI T.RENZI E DEL SETTE

TULLIO DEL SETTETULLIO DEL SETTE

 (ANSA) – Oltre al ministro Lotti, la Procura di Roma ha chiesto la proroga delle indagini per altre 11 persone, tutte coinvolte nei vari filoni dell’inchiesta Consip. In particolare la richiesta dei pm riguarda Tiziano Renzi – padre dell’ex presidente del consiglio, Matteo – il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette e l’ex comandante della Legione Toscana dell’Arma, Emanuele Saltalamacchia.

 

TIZIANO RENZI ALLA FESTA DELL UNITA DI RIGNANO -3TIZIANO RENZI ALLA FESTA DELL UNITA DI RIGNANO -3

Chiesta al gip la proroga anche per gli imprenditori Alfredo Romeo e Carlo Russo, l’ex parlamentare del Pdl e consulente di Romeo, Italo Bocchino, per l’ad di Grandi Stazioni, Silvio Gizzi e gli ex manager della centrale acquisti della Pa, Domenico Casalino e Luigi Ferrara e Francesco Licci e per il presidente Pubbliacqua, società partecipata del Comune di Firenze, Filippo Vannoni. (Dagospia.com)

MATTEO E TIZIANO RENZIMATTEO E TIZIANO RENZI

RENZI LOTTIRENZI LOTTIluigi marroni al funerale di elsa martinelli (1)LUIGI MARRONI AL FUNERALE DI ELSA MARTINELLI (1)FILIPPO VANNONIFILIPPO VANNONImaria elena boschi e luca lotti 5MARIA ELENA BOSCHI E LUCA LOTTI 5

York Capital rileva i maggiori crediti del progetto Porta Vittoria

York Capital rileva i maggiori crediti del progetto Porta Vittoria

Il cantiere nel 2015 (Fotogramma)
Il cantiere nel 2015 (Fotogramma)

Colpo di scena nella contesa per l’area di Porta Vittoria a Milano, collassata sotto il peso di 400 milioni di debiti. Il fondo americano York Capital sembra avere messo a segno un punto decisivo a suo favore rispetto ai contendenti interessati all’area un tempo di Danilo Coppola. York Capital ha infatti rilevato i crediti del maggior creditore non bancario del progetto, cioè la Colombo Costruzioni. Blue Factor, intermediario finanziario in base all’articolo 106, ha raggiunto infatti con la Colombo Costruzioni un accordo per l’acquisto dei crediti dalla stessa vantati in relazione all’operazione Porta Vittoria.

La gran parte della provvista necessaria alla conclusione dell’operazione di acquisto è stata ottenuta mediante un finanziamento da una società di cartolarizzazione i cui titoli verranno sottoscritti da fondi di investimento gestiti da York Capital Management.Si tratta di un passo avanti importante in quanto York ha già firmato un preliminare con il maggior creditore bancario dell’area, cioè il BancoBpm, che vanta un credito di oltre 200 milioni.

A questo punto si attende la risposta del fondo Algebris, che tramite Nike Real Estate, società controllata dal fondo Algebris NPL II, ha depositato la scorsa settimana un concordato fallimentare nell’ambito del fallimento della società Porta Vittoria Spa. In modo da consente il pagamento integrale dei crediti in prededuzione e privilegiati, nonché il rimborso di alte percentuali per i creditori delle altre classi. In ogni caso la vicenda resta complessa, visto che ci sono da sciogliere i dubbi sul ruolo passato del Banco Popolare sull’area immobiliare, finita in fallimento, con un’indagine della Procura per una presunta attività di direzione e coordinamento da parte dell’istituto su Porta Vittoria Spa. Quest’ultima società potrebbe inoltre presentare una sua proposta di salvataggio dell’area. Di sicuro, York Capital, grazie all’acquisto dei crediti vantati dalla Colombo Costruzioni, potrà avere un peso decisivo in termini di voti nell’assemblea dei creditori. (Il Sole 24 Ore)

Intesa Sanpaolo, 5 miliardi per sostenere il sistema turistico italiano

Accordo di collaborazione triennale con il Mibact

Di Eduardo Cagnazzi Affari italiani
Intesa Sanpaolo, 5 miliardi per sostenere il sistema turistico italiano

  

Intesa Sanpaolo stanzia un plafond di 5 miliardi di euro per il sistema turistico italiano ed individua con il Mibact linee di interventi comuni per le imprese e le filiere di un settore ritenuto strategico per il Paese. Offrire nuove opportunità di sviluppo competitivo al turismo, un settore strategico per il Paese. L’obiettivo è ristrutturare ed ammodernare le strutture ricettive, migliorare la raggiungibilità delle destinazioni, incrementare la qualità dell’accoglienza e della formazione degli operatori. L’accordo di collaborazione tra il gruppo bancario e il ministero rappresenta un ideale punto di incontro delle strategie per un “Patto per il Turismo 4.0”. Stime recenti eseguite considerando sia gli effetti diretti del turismo sull’economia nazionale che quelli indiretti (derivanti dall’indotto che gravita attorno alle imprese turistiche) indicano un peso dell’11% circa del settore sul Pil e del 12,5% sull’occupazione. Si tratta inoltre di un settore, quello turistico, che sta vivendo un momento di forte crescita. Fondamentale in tal senso si sta dimostrando il contributo del turismo straniero. L’Italia è la prima “dream destination” al mondo: gli arrivi di turisti non residenti sono cresciuti del 35,8% tra il 2008 e il 2016, secondo le rilevazioni Istat, raggiungendo quota 56,8 milioni; nel medesimo periodo, le presenze (numero di notti trascorse negli esercizi ricettivi) sono aumentate del 23,3%, per un complessivo pari a 199,4 milioni e un grado di internazionalizzazione prossimo al 50%.

Se si sommano anche i turisti residenti, si giunge ad un totale di 117 milioni di arrivi e 403 milioni di presenze nel 2016. L’anno che si è appena concluso si profila inoltre come il migliore del decennio: tanto i dati preliminari Istat quanto le indagini previsionali promosse da altre fonti si dimostrano concordi nel sottolineare una ulteriore crescita di arrivi e presenze nel 2017, con impatti positivi sui ricavi. Il nostro Paese può infatti contare su un’offerta turistica diversificata, che va dal turismo d’arte a quello marino, dal lacuale al montano, fino ad arrivare al termale e alle nuove forme di turismo escursionistico ed enogastronomico. Nonostante, ad oggi, resti preponderante la componente di turismo europeo, stanno aumentando i visitatori provenienti da paesi emergenti, con un ruolo di primo piano dell’Asia. La domanda turistica internazionale si presenterà in forte crescita anche negli anni a venire, nell’ordine di un 3,3% medio annuo da qui al 2030, secondo le stime Unwto (United nations world tourism organization). Sarà quindi necessario, sostengono i promotori dell’iniziativa, che il nostro Paese si doti degli strumenti necessari per agganciare il trend e creare un vantaggio competitivo del nostro sistema turistico: rispondere alle nuove esigenze dei viaggiatori significa ristrutturare ed ammodernare le strutture ricettive, incrementare la qualità dell’accoglienza e della formazione degli operatori attraverso processi di innovazione e digitalizzazione, anche facendo proprio il modello espresso da Industria 4.0, nonché migliorare la raggiungibilità delle destinazioni. “Investire” rappresenta, in termini sintetici, la parola chiave nell’orizzonte di medio-lungo termine. Con il Piano strategico del Turismo 2017-2022 il governo ha individuato le linee guida strategiche per lo sviluppo del settore: innovazione tecnologica e organizzativa, valorizzazione delle competenze, qualità dei servizi, rilancio e consolidamento della filiera allargata del turismo fino a cultura ed enogastronomia.

Direttrici, tuttavia, non sempre facilmente assimilabili per le molte micro/piccole imprese che contraddistinguono l’offerta turistica italiana. Se infatti, da un lato, la ricettività italiana si posiziona al primo posto tra i concorrenti europei in termini di numero di alberghi e posti letto, dall’altro resta un serio problema dimensionale delle imprese turistiche. Una indagine condotta recentemente da Intesa Sanpaolo su un campione significativo di imprese turistiche nazionali individua proprio nella questione dimensionale il principale freno agli investimenti, volano di crescita. Occorre dunque implementare, secondo gli analisti del gruppo bancario, strumenti che favoriscano forme di integrazione fra le imprese, sviluppo di modelli reticolari di offerta ricettiva, riposizionamento all’interno delle dinamiche internazionali delle filiere/reti del settore, e facilitino tanto la promozione di innovazione, digitalizzazione e creatività, quanto il rafforzamento organizzativo e culturale del sistema imprenditoriale.

L’accordo siglato oggi si focalizza su tali finalità, per le quali sono necessari investimenti. Proprio per facilitare tutto ciò, Intesa Sanpaolo ha reso disponibile un plafond di 5 miliardi di euro in tre anni destinato prioritariamente alla predisposizione di un vero e proprio “Patto per il Turismo 4.0”. “E’ importante che Intesa Sanpaolo sostenga in modo così forte gli investimenti nel settore del turismo, il settore che più di tutti sta contribuendo alla crescita del Pil e che ha potenzialità di crescita nei prossimi anni”. Questo il commento del ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini. “Nel nostro Paese la sfida del turismo si gioca sulla capacità di creare valore su una ampia filiera, grazie ad un reticolo efficiente costruito su investimenti, innovazione, cultura, formazione, offerta integrata e digitale”, spiega a sua volta Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. “Il nostro Gruppo crede fermamente nel settore turistico, uno tra quelli di maggiore crescita nel medio-lungo periodo. Siamo a disposizione per trovare soluzioni che consentano di estendere al turismo le opportunità offerte dal Piano Impresa 4.0 e consideriamo le imprese del settore tra quelle oggetto di particolare valorizzazione nelle nostre valutazioni di merito creditizio e commerciale, anche grazie alla coerenza dei loro progetti di sviluppo con le priorità previste dal Piano strategico del turismo ed alla loro capacità di coinvolgere settori trainanti dell’economia, come l’agroalimentare e la cultura”.

LE RIVELAZIONI DI CDB: ”RENZI DICEVA ‘MI SO’ ROTTO I COGLIONI DELLA MERKEL … E JUNCKER È UN CRETINO”. IL TUTTO MENTRE PARLAVA MALE DI LUI E DEL SUO GIGLIO TRAGICO: “QUELLO DI RENZI NON ERA UN GOVERNO. ERANO SOLO QUATTRO PERSONE”. E LUI LE VEDEVA TUTTE: MATTEO, LA BOSCHI, PADOAN E DELRIO

Giacomo Amadori e Carlo Tarallo per La Verità

 

de benedettiDE BENEDETTI

L’ epitaffio su un’ epoca, quella del Pd renziano, l’ ha messo a verbale l’ ingegner Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del Pd, presidente onorario del gruppo editoriale Gedi (quello di Repubblica) e riferimento del partito radical chic. Infatti grazie a uno scoop dell’ inviato del Sole 24 Ore Angelo Mincuzzi e dal giornalista investigativo Lorenzo Bagnoli abbiamo scoperto che l’ imprenditore italo-svizzero considera 5 milioni di euro (quelli investiti nelle banche Popolari) spiccioli per le spesucce e che ha fatto da spin doctor per il Jobs act.

 

L’ Ingegnere era stato convocato davanti alla Consob la mattina dell’ 11 febbraio 2016 «nell’ ambito di indagini amministrative relative a ipotesi di abuso di informazioni privilegiate con riguardo a operazioni effettuate» dalla Romed spa di De Benedetti tra il 16 e il 19 gennaio 2015 su azioni ordinarie di sei cosiddette Banche popolari. «In quei giorni del 2015, poco prima che il governo Renzi varasse il decreto per trasformare le Popolari in Spa nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio, qualcuno aveva operato in Borsa sui titoli delle banche coinvolte» hanno ricordato i giornalisti del Sole 24 Ore.

renzi & de benedettiRENZI & DE BENEDETTI

 

Nell’ audizione, oltre a difendersi, De Benedetti ha tracciato un ritratto desolante per il lettore-elettore di sinistra del governo dei mille giorni di Renzi, vantandosi di esserne stato l’ advisor non pagato. «Non è un governo, sono quattro persone» ha detto.

 

L’ Ingegnere parla di breakfast a Palazzo Chigi e di cene frequenti a casa sua, dove si attovagliavano i magnifici quattro di cui sopra: Renzi, Maria Elena Boschi, Pier Carlo Padoan e Graziano Delrio. L’ istantanea è quella di un clamoroso corto circuito mediatico-politico-imprenditoriale ben oltre le informazioni privilegiate per giocare in Borsa di cui si è discusso sino a oggi. Qui il problema non è l’ insider trading, ma il fatto che il governo fosse guidato da un sedicente premier ombra, nonché tycoon e imprenditore. Perlomeno Silvio Berlusconi si è candidato e ci ha messo la faccia. Del suo potenziale conflitto di interessi erano tutti al corrente. Di quello di De Benedetti no.

 

«ROBETTA»

carlo de benedetti foto di alessandro contaldo 20160820161617_000_G5I7EVEIQ.1-0CARLO DE BENEDETTI FOTO DI ALESSANDRO CONTALDO 20160820161617_000_G5I7EVEIQ.1-0

Ma torniamo al verbale. L’ Ingegnere, per difendersi dalle accuse di utilizzo di informazioni privilegiate, fa notare che un guadagno di 600.000 euro per lui sono bazzecole. «L’ operatività della Romed è stata di 620 milioni, di cui 5.066.451 sulle Popolari, cioè per dirle che questa è un’ operazione fuori size (misura, ndr) perché se lei prende tutte le altre operazioni sono almeno da 20 milioni. Quindi 5 milioni, per noi è un’ operazione che non facciamo… d’ altronde noi facciamo 20 miliardi all’ anno, se fossimo andati avanti con 5 milioni non li faremmo mai. Ma se io avessi saputo, avrei fatto 20 anche sulle Popolari, o di più, e ho fatto meno! Ma perché l’ avrei fatta così piccola? Se avessi saputo?».

 

boschi padoanBOSCHI PADOAN

A «interrogare» De Benedetti sono Maria Antonietta Scopelliti, responsabile divisione Mercati della Consob, e il responsabile dell’ Ufficio abusi di mercato, Giovanni Portioli. I quali vogliono vederci chiaro in quelle operazioni. Il 15 gennaio, alle 7 del mattino, cinque giorni prima che il governo varasse il decreto, De Benedetti incontra il premier a Palazzo Chigi.

 

I due fanno colazione insieme. Racconta De Benedetti: «Accompagnandomi all’ ascensore di Palazzo Chigi mi ha detto: “Ah! Sai, quella roba di cui ti avevo parlato a Firenze, e cioè delle Popolari, la facciamo”. Ma proprio mentre un commesso stava aprendo la porta dell’ ascensore», aggiunge De Benedetti, «fu proprio nel dirci: “ciao, arrivederci”, mi ha detto: “Ah, ti ricordi di quella volta, ti ricordi di quando ti parlai che volevo fare le Popolari? Ecco, lo faremo”.

DELRIO BICICLETTADELRIO BICICLETTA

 

Non mi ha detto con che. Ero già un piede sull’ ascensore; non mi ha detto se le faceva con un decreto, con disegno, quando». Per De Benedetti la certezza che passasse la riforma, trasmessa al suo investitore, «derivava» da quel colloquio mattutino. Il giorno prima aveva incontrato anche il direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta. Il quale gli avrebbe detto alla fine del colloquio, sulla porta dell’ ascensore: «L’ unica cosa positiva che mi pare che finalmente il governo si sia deciso ad implementare quella roba che noi chiediamo da anni e cioè la riforma delle Popolari».

 

Ma lo scoop di Mincuzzi e Bagnoli offre altre chicche. «Io normalmente», dice ancora De Benedetti ai funzionari della Consob, «con Renzi faccio, facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi e io devo dire che quando lui ha iniziato, quando lui ha chiesto di conoscermi, che era ancora sindaco di Firenze, e mi ha detto: “Senta”… ci davamo del Lei all’ epoca, mi ha detto: “Senta, io avrei il piacere di poter ricorrere a Lei per chiederle pareri, consigli quando sento il bisogno”. Gli ho detto: “Guardi! Va benissimo. Non faccio, non stacco parcelle, però sia chiara una roba: che se Lei fa una cazzata, io Le dico: caro amico, è una cazzata”».

 

RENZI E BOSCHIRENZI E BOSCHI

Gli 007 della Consob chiedono a De Benedetti se abbia incontrato qualcun altro dello staff della presidenza del Consiglio. «No», risponde De Benedetti. «Guardi io sono molto amico di Elena Boschi, ma non la incontro mai a Palazzo Chigi. Lei viene sovente a cena a casa nostra ma non … diciamo io, del Governo vedo sovente la Boschi, Padoan. Anche lui viene a cena a casa mia e basta». Ci mancherebbe, visto che la sottosegretaria si è scandalizzata per l’ invito alle otto del mattino dell’ ex presidente della Consob Giuseppe Vegas. Ma è a questo punto che l’ Ingegnere tira giù il sipario sul renzismo: «Perché poi sa, quello lì si chiama governo, ma non è un governo, sono quattro persone».

 

De Benedetti a verbale dice la sua anche su Delrio: «L’ ho visto quando era a Palazzo Chigi perché poi, ad un certo punto, a mio parere, quando Delrio (all’ epoca sottosegretario, ndr) era sembrato un po’ troppo popolare, l’ hanno mandato al ministero: insomma, questo è il motivo per cui non siede più a Palazzo Chigi ecco. Sì, sì ma Delrio lo conosco bene, lo stimo molto».

RENZI MERKELRENZI MERKEL

 

«JUNCKER? CRETINO»

Nel suo discettare di massimi sistemi, regala anche alcune perle che certo non faranno piacere nei circoli internazionali: «Quando Renzi è arrivato a Palazzo Chigi, ha instaurato questa abitudine di vedermi alle sette del mattino e in quelle occasioni si parla un po’ di tutto, ma soprattutto di politica italiana oppure di cose della Libia». A questo punto De Benedetti sembra riportare i commenti di Renzi: «Mi so’ rotto i coglioni della Merkel () Comunque, va bene, non ne posso più dei tedeschi, Juncker è un cretino, insomma queste cose qui che fanno parte del suo bagaglio, del suo modo di parlare».

 

JUNCKER RENZIJUNCKER RENZI

De Benedetti parla anche del Jobs act e di ciò che aveva suggerito a Renzi quando era ancora sindaco di Firenze: «Io gli dicevo che lui doveva toccare, per primo, il problema lavoro e il Jobs act è stato – qui lo dico senza, senza vanto, anche perché non mi date una medaglia, ma il Jobs act gliel’ ho suggerito io all’ epoca come una cosa che poteva, secondo me, essere utile e che poi, di fatto, lui poi è stato sempre molto grato perché è l’ unica cosa che gli è stata poi riconosciuta».

 

Chissà se i lettori di Repubblica ed Espresso saranno contenti di sapere che il Jobs act, considerato da molti la riforma che ha precarizzato il lavoro, è stata ideata dal loro editore di riferimento.(Dagospia.com)

I PM DI ROMA (A DIR POCO) FRASTORNATI SULLA VICENDA RENZI-DE BENEDETTI – ARCHIVIANO L’INCIUCIO RENZI-DE BENEDETTI, MA INDAGANO SULLA FUGA DI NOTIZIE. CIOE’, SUI PARLAMENTARI CHE HANNO RICEVUTO LE INTERCETTAZIONI E DAI QUALI ASPETTANO LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE SULLE BANCHE (SIC!)

Gian Maria De Francesco per il Giornale

 

renzi & de benedettiRENZI & DE BENEDETTI

Il rischio (o la fortuna, dipende dai punti di vista) è che Matteo Renzi, segretario del Pd, trascorra tutta la campagna elettorale con il sospetto di un’inchiesta di insider trading sulle spalle, in virtù della telefonata del 16 gennaio 2015 tra l’ingegnere Carlo De Benedetti e l’ad di Intermonte Sim, Gianluca Bolengo, sull’imminente riforma delle banche popolari.

 

La Procura di Roma, in particolare il giudice per le indagini preliminari Gaspare Sturzo, avrà bisogno ancora di un po’ di tempo per vagliare la richiesta di archiviazione presentata dal pm Stefano Pesci nei confronti dell’ex presidente del gruppo Espresso.

carlo de benedetti agnese renziCARLO DE BENEDETTI AGNESE RENZI

 

Secondo quanto si apprende, prima di fissare l’udienza il gip è in attesa che la commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche depositi tutti i documenti. Saranno necessarie circa tre settimane perché la relazione finale cui saranno allegati tutti gli atti è in fase di stesura. Senza contare che il lavoro del gip procede a rilento e che, alla fine, potrebbe chiedere un supplemento d’indagine. Da una parte perché l’accusa, a sua volta, ha depositato gli atti a fine ottobre. Dall’altro lato perché il pm titolare dell’inchiesta, Stefano Pesci, sarà a Roma lunedì e non ci sono sostituti, essendo l’indagine direttamente coordinata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone.

 

PIGNATONEPIGNATONE

Si tratta di una procedura adottata per i casi più «delicati» cui si unisce il passo non proprio da centometrista degli organi giudiziari italiani. Osservando la vicenda dall’esterno, è legittimo dubitare della scelta dei magistrati di «andare al traino» di una commissione parlamentare che, pur avendo poteri investigativi analoghi, non è investita delle stesse funzioni.

 

Stefano PesciSTEFANO PESCI

E, soprattutto, si può opinare della decisione di ascoltare Renzi e De Benedetti come persone informate dei fatti senza nemmeno iscriverli nel registro degli indagati. Tanto più che Pignatone avrebbe dovuto essere a conoscenza dei rilievi della Consob che archiviò il dossier su De Benedetti e Bolengo pur riscontrando l’utilizzo di «informazioni privilegiate» e gli «elementi di discontinuità» dell’investimento della sua Romed sulle Popolari in quanto «incoerente» con le dichiarazioni dell’Ing sul quadro macroeconomico italiano da cui le banche sono strettamente influenzate.

pierferdinando casini e la compagna colombiana 1PIERFERDINANDO CASINI E LA COMPAGNA COLOMBIANA 1

 

Consob aveva messo in evidenza anche lo stretto rapporto fra l’Ing e l’ex premier a cui De Benedetti avrebbe «suggerito il Jobs Act», come da dichiarazioni rese ai funzionari di Piazza Verdi. Che farebbero balenare il sospetto che la «soffiata» sia quasi una sorta di gesto di riconoscenza.

 

Sull’altro versante, invece, la Procura di Roma è stata sollecita nell’aprire un fascicolo contro ignoti per rivelazione di segreto d’ufficio. Il presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini, ha fornito, in risposta alla richiesta avanzata dal procuratore capo Pignatone, l’elenco dei nominativi delle persone che hanno preso visione degli atti, coperti da segreto. Si tratta di parlamentari, quelli stessi da cui Piazzale Clodio attende un’illuminazione improvvisa. (Dagospaia.com)

Torna Passera e punta sul mercato degli NPL

Al via la prima Spac italiana focalizzata sul settore finanziario. L’ex ministro torna a fare il banchiere e farà concorrenza a banca Ifis


Corrado Passera: banchiere e politico, è nato a Como il 30 dicembre 1954

Corrado Passera: banchiere e politico, è nato a Como il 30 dicembre 1954
 

Corrado Passera, già al timone di Intesa Sanpaolo per quasi un decennio (dal 2002 al 2011), ex ministro dello Sviluppo economico e un anno fa mancato cavaliere bianco di Banca Mps (avendo peraltro individuato alcuni fondi pronti a investire), torna nel mondo nella finanza con una propria creatura. 

Il nuovo soggetto si chiama Spaxs e in Italia è la prima Spac (Special Purpose Acquisition Company) finalizzata alla realizzazione di un progetto nei servizi finanziari. L’azienda target sarà un soggetto bancario. Passera diventerà Amministratore delegato della combined entity e tornerà quindi a fare il banchiere. La nuova società si quoterà sul Mercato Alternativo dei Capitali di Piazza Affari (Aim) a inizio febbraio. 

Si tratterà, spiega un comunicato diffuso oggi dai promotori, “di un operatore attivo nei servizi delle Medie e Piccole Imprese, nel mercato dei non-performing loans e nell’offerta di servizi ad alto tasso di digitalizzazione. Tale posizionamento strategico è finalizzato a capitalizzare al meglio le competenze professionali dei Promotori della Spac, massimizzando la creazione di valore per gli azionisti”. 

Spaxs si propone di raccogliere tra i 400 e 500 milioni di euro di capitali per diventare tra le maggiori Spac in Italia. 

Passera sarà affiancato da Andrea Clamer, per diversi anni a capo della divisione di non performing loan di Banca Ifis, che ha lasciato pochi mesi fa. Durante il suo incarico, Banca Ifis ha rilevato 10 miliardi di Npl. Clamer aveva inoltre la responsabilità della piattaforma di gestione dei crediti. “Il nostro obiettivo è la creazione di un operatore specializzato nell’acquisto e gestione di crediti non performing con una forte vocazione al credito Npl small corporate”, ha dichiarato oggi lo stesso Clamer. 


Passera ha parlato di “un’iniziativa che risponde ad un’esigenza dell’economia reale del nostro Paese”. Il progetto, ha detto, “si rivolgerà infatti al mondo delle Medie e Piccole Imprese con potenziale di sviluppo anche se con rating basso e in situazioni di difficoltà. Sempre nel segmento delle Medie e Piccole Imprese, opereremo nell’acquisto e gestione di Npl. La nostra iniziativa immette nell’economia italiana nuovi importanti capitali internazionali a sostegno del rilancio delle nostre imprese, a conferma dell’attrattività del Paese”.

Banca Imi e Credit Suisse ricoprono il ruolo di Joint Global Coordinator e, insieme a Equita Sim, di Joint Bookrunner; Banca Imi svolge altresì il ruolo di Nomad e Specialista. Spaxs e i promotori sono stati assistiti da The Boston Consulting Group e dallo studio legale Gatti Pavesi Bianchi mentre i Joint Global Coordinator dallo studio legale Latham & Watkins. (Finanza Report)

I RUSSI SBARCANO A LA VALLETTA – FOLLA DI IMPRENDITORI PRENDE IL PASSAPORTO DI MALTA: DAL CAPO DI GOOGLE IN CIRILLICO AL SIGNORE DELLA VODKA – CON UN MILIONE DI EURO DIVENTANO CITTADINI EUROPEI

 

Marta Allevato per www.agi.it

 

Arkady Volozh PutinARKADY VOLOZH PUTIN

Decine di businessman russi, tra cui il fondatore del Google in cirillico Yandex, Arkady Volozh, negli ultimi tre anni hanno ottenuto passaporto di Malta, pagando oltre un milione di euro. Lo scrive l’agenzia Rbc, che ha visionato la lista dei nuovi cittadini maltesi, tra cui compaiono diversi businessman russi, presenti anche nella lista di ‘Forbes’.

 

Secondo le informazioni pubblicate dal sito del governo di La Valletta, sono 730 i russi diventati cittadini maltesi e con nomi e cognomi ben noti in Russia. L’elenco comprende decine di milionari, tra cui il fondatore e comproprietario di Yandex, Volozh e i membri della sua famiglia, ma anche il proprietario della società d’investimenti O1 Properties, Boris Mints, e Aleksandr Nesis, comproprietario della ICT Holding Ltd, importante società d’investimenti specializzata in finanza ed estrazione di metalli preziosi.

Aleksander MechetinALEKSANDER MECHETIN

 

E’ diventato maltese anche Aleksander Mechetin, comproprietario di Beluga Group, tra i maggiori produttori di vodka. Non tutti gli imprenditori hanno confermato la notizia. I rappresentanti di Volozh hanno spiegato che il businessman “viaggia molto per lavoro e possedere un passaporto europeo permette di muoversi senza visto; Volozh rimane un cittadino russo e soddisfa tutti i requisiti previsti dalla legislazione della Russia”. Ha confermato di aver ottenuto passaporto maltese anche il numero uno della società Candy-Hoover Group in Russia, ex presidente della Lenovo, Gleb Mishin, e i membri della sua famiglia.

 

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Tutti i paperoni russi presenti nella lista hanno partecipato al programma varato da La Valletta e approvato dall’Ue “Cittadinanza in cambio d’investimenti”, in vigore da fine 2013, ricorda Rbc. Secondo il programma, chi intende ricevere il passaporto deve garantire un contributo di 650.000 euro a un fondo di sviluppo nazionale appositamente istituito; a questa somma si aggiungono altri 150.000 euro per l’acquisto di titoli di stato maltesi e il possesso d’immobili sull’isola per un valore di almeno altri 350.000 euro.

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Per emettere passaporto a parenti stretti, sono necessari 25.000 euro per i figli minorenni e il consorte e 50.000 euro per figli maggiorenni e genitori.

(Dagospia.com)