Intesa Sanpaolo: Npl nel mirino del piano

Allo studio la vendita di un corposo portafoglio di crediti deteriorati e della piattaforma di gestione. Il titolo sale ancora in Borsa


(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) – Uno alla alla volta si compongono i tasselli di quello che potrebbe essere il prossimo piano d’impresa 2018-2021 di Intesa Sanpaolo. A fornire indicazioni, in attesa della presentazione in calendario è febbraio, è stata questa volta la stessa banca guidata da Carlo Messina, che valuta “opzioni strategiche” nel ramo di attività “di servicing dei crediti deteriorati”.

Opzioni che non escludono “la vendita”. Indizio quest’ultimo che messo assieme a un comunicato di Intrum Justitia, un gruppo svedese leader nel settore dei non performing loans (Npl) fa pensare a una possibile doppia cessione sul fronte dei crediti deteriorati. Si tratterebbe della vendita di un corposo portafoglio di sofferenze (10 miliardi di euro), come segnalato dalla stessa Intesa Sp, e di quella della piattaforma di gestione dei crediti deteriorati, come segnalato dagli svedesi di Intrum.

 
Entrambi i comunicati sono usciti ieri poco prima della chiusura di Piazza Affari, contribuendo a un balzo di Intesa pari al +4,6%. Stamani in Borsa le azioni Intesa Sanpaolo hanno allungato ulteriormente sopra i 3 euro, salvo poi rallentare e chiudere comunque in progresso dello 0,61% a quota 2,98 euro. Il Ftse Mib segna nel finale +0,64% e e l’indice bancario +1,1%.

Le nuove indicazioni sul piano fanno seguito alle anticipazioni sul riassetto del risparmio gestito e delle assicurazioni, nonché sul taglio dei costi del personale, che prevede ulteriori 3.500 uscite volontarie rispetto a quanto già noto.

Inoltre ha fatto rumore nei giorni scorsi un report di Mediobanca in cui si ipotizza una maxi fusione cross border tra la stessa Intesa e il Crédit Agricole.
Tornando al fronte dei crediti deteriorati, le opzioni esplorate da Intesa Sanpaolo, come ha specificato la banca, “non modificano l’impegno alla distribuzione di 3,4 miliardi di euro di dividendi cash per l’esercizio 2017”. La banca guidata da Messina non avrebbe quindi cambiato idea sull’importanza di evitare svendite degli Npl. Intesa attualmente ha un rapporto del 12,8% tra crediti deteriorati lordi e totale crediti, e ha da tempo detto di voler abbassare la percentuale al 10,5% entro il 2019. Si profila quindi l’occasione per un colpo di acceleratore.

 
Per quanto riguarda la piattaforma di servicing, operativa nell’ambito della “Capital light bank” di Intesa, che alcune indiscrezioni valutano circa mezzo miliardo di euro, l’ipotesi più accreditata è quella di un accordo di partnership, mentre sembra meno probabile la cessione del 100% dell’attività. Da parte sua il gruppo svedese Intrum Justitia, che lo scorso dicembre ha rilevato in Italia il servicer Caf, ha rivelato l’ambizione di diventare uno dei primi tre operatori sul mercato tricolore nei prossimi 3-5 anni.

Gli ultimi sviluppi sono graditi anche alla maggior parte dei broker, a partire da Mediobanca, che nel report dell’altro giorno ipotizzava un’Ipo di Capital light bank valutandola 1 miliardo, spiegando che neutralizzarebbe le perdite legate alla vendita di un grosso stock di Npl per arrivare al 10% di esposizioni non performanti entro il 2019. “Stimiamo che la pulizia iniziale potrebbe costare fino a 1,2 miliardi di euro di accantonamenti, vale a dire 30bp di Cet1 ratio”, aggiungono oggi gli analisti di Mediobanca. Parere positivo anche daglia analisti di Equita, secondo cui “la vendita anche di una quota” dell’attività di servicing rappresenterebbe una novità “nell’ambito della strategia di de-risking della banca che sarà presentata con il nuovo piano industriale”. Il broker esprime sul titolo una raccomandazione Hold e target price, come anche Mediobanca, di 3 euro. Un prezzo intanto quest’oggi superato. (STEFANO NERI FINANZA REPORT)