Creval, giorni febbrili per aumento capitale

In Valtellina si lavora sulla mega ricapitalizzazione con l’obiettivo di portarlo a termine durante il mese di febbraio. I vertici sono in attesa del via libera della Consob per sparare tutte le cartucce per evitare l’incertezza pre-elettorale

Sono giorni di intenso lavoro per il Credito Valtellinese, alle prese con i preparativi del suo importante aumento di capitale da 700 milioni di euroE più si avvicina il periodo di esecuzione della ricapitalizzazione auspicato dai vertici della banca e più emergono indiscrezioni e supposizioni sui tempi e sulle modalità dell’operazione.

Si tratta per lo più di ipotesi, frutto dell’intensificazione dell’attività dei consulenti incaricati di portare avanti un progetto di rafforzamento di sicuro non privo di ostacoli. Tutto è comunque subjudice nonostante la necessità di anticipare, nei tempi, il momento topico della campagna elettorale e il relativo aumento dell’incertezza sui mercati.

Del resto il Creval ha la necessità di procedere con rapidità per cercare di non far coincidere eccessivamente il calendario dell’aumento con gli ultimi giorni di una campagna già al calor bianco. Al momento però il progetto di ricapitalizzazione deve passare per le forche caudine della Consob. E’ per questo motivo che tutte le ipotesi sono da considerarsi premature anche quelle sul roadshow tra gli investitori. Sicuramente i vertici della banca e i rappresentanti del consorzio hanno già avuto incontri informali anche per allargare quel sindacato di banche per ora limitato alla presenza di Mediobanca e Citigroup. A tal proposito, in occasione dell’assemblea degli azionisti che ha dato il via libera alla ricapitalizzazione, i vertici, guidati dall’amministratore delegato Miro Fiordi e dal direttore generale Mauro Selvetti, hanno già parlato di alcune manifestazioni di interesse da altre controparti a partecipare al consorzio. In che ruolo si saprà nei prossimi giorni. 

Così come si avranno maggiori dettagli sulla struttura dell’intera operazione. Non è escluso, al momento, che Carige non abbia fatto da apripista con la decisione di creare il ruolo dei subgaranti di prima allocazione riuniti da Equita e di far partecipare all’aumento realtà coinvolte in altre operazioni. Il Credito Fondiario ha per esempio aderito alla ricapitalizzazione in cambio di un pacchetto consistente di sofferenze mentre il fondo inglese Chenavari ha rilevato il controllo di Creditis investendo cospicuamente nella sottoscrizione anche se poi ha in parte monetizzato quanto ottenuto.

Al di là di tutte le ipotesi sul tavolo rimane il fatto che l’aumento di capitale del Creval andrà incontro a una serie di ostacoli non dissimili da quanto riscontrato da altre banche anche se al momento può contare sulla fedeltà della sua base storica di azionisti radicata in quella Valtellina da sempre legata alle sue tradizioni, tra cui la dicotomia con l’altra grande banca del territorio, la Popolare di Sondrio. Le ipotesi di creare un polo valtellinese continuano a rimanere a galla nonostante le smentite e le dichiarazioni ufficiali. Del resto l’istituto guidato da Mario Alberto Pedranzini è oggi impegnato su altri fronti come l’acquisto della Cassa di Risparmio di Cento e non sembra per nulla attratto dall’ipotesi di aggregazione con il Creval. Sempre che il contesto non cambi drammaticamente nel tempo e le due anime valtellinesi, laica e cattolica, non vogliano una volta per tutte cercare un compromesso. Per ora, però, il Creval deve risolvere i suoi problemi con la ricapitalizzazione e la Sondrio ha ben altre gatte da pelare. (Rosario Murgida FinanzaReport)