Scontro in Europa sulle crisi bancarie. La Corte dei Conti attacca la Bce: ‘Non ci dà i dati e non possiamo valutare il suo lavoro’

Daniele Nouy, numero uno Supervisory Board Bce, 

Dopo avere disseminato qua e là parecchi appunti e osservazioni critiche, la relazione speciale della Corte dei conti europea sulla gestione delle crisi bancarie riserva all’ultima pagina, la cinquantaseiesima, l’affondo finale nei confronti della Banca centrale europea (Bce): “La Bce – si legge nella “raccomandazione” numero 8 del documento – dovrebbe consentire alla Corte dei conti europea di accedere a tutte le informazioni e a tutti i documentirichiesti per l’esercizio delle sue funzioni, a beneficio della rendicontabilità”. E che la raccomandazione sia perentoria emerge chiaramente alla voce “data-obiettivo di attuazione”: “Immediatamente”, scrive la Corte dei conti europea, organismo il cui compito è controllare le finanze dell’Unione europea, producendo tutta una serie di audit con annessi pareri e raccomandazioni.

 

La relazione speciale della Corte dei conti europea

Come visto, questa volta nel mirino è finita la gestione delle crisi degli istituti di credito da parte della Bce – che si inserisce nel Meccanismo di risoluzione unico delle banche e nel Meccanismo di vigilanza unico (Ssm) diventati operativi all’inizio del 2016 – con l’obiettivo di valutarne l’efficienza operativa. Un tema che riguarda da vicino l’Italia, che a partire dalla fine del 2015, con il caso delle quattro banche Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti, ha dato il via a una tormentata stagione di salvataggi degli istituti di credito, passata anche per il Monte dei Paschi di Siena e per i gruppi veneti. In tutti questi casi, tra i principali interlocutori delle banche italiane c’è stata proprio la vigilanza della Bce, guidata da Danièle Nouy (che nel dettaglio guida l’Ssm supervisory board della Bce).

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Il problema è che, stando alla versione della Corte dei conti europea, proprio la mancanza di completezza delle informazioni giunte dalla Banca centrale non ha permesso di effettuare una valutazione completa sull’efficienza operativa della gestione delle crisi bancarie nella pratica. Nell’allegato numero 1 la Corte, guidata dal presidente tedesco Klaus-Heiner Lehne, che firma il documento, entra nei dettagli di tutte le informazioni mancanti.

Daniele Nouy, capo della Vigilanza della Bce. Daniel Roland/AFP/Getty Images

“La Bce – scrive la corte dei conti nella parte finale della relazione speciale – ha negato alla Corte l’accesso a documenti e a informazioni necessari a svolgere il suo compito. Sulla base dei documenti ricevuti, la Corte ha potuto valutare in quale misura l’impostazione della valutazione dei piani di risanamento e delle attività di gestione delle crisi abbia contributo all’efficienza operativa. Ciononostante, gli elementi probatori forniti dalla Bce sullo svolgimento di tali attività erano estremamente limitati e, pertanto, non hanno consentito alla Corte di trarre conclusioni in merito all’efficienza operativa della gestione delle crisi nella pratica”.

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La Bce, dal canto suo, non ci sta e respinge la raccomandazione numero 8 della Corte dei conti europea: “La Bce – si legge negli allegati alla relazione speciale – non accoglie la raccomandazione in oggetto. La Bce ha fornito alla Corte documenti e informazioni per consentire di valutare l’efficienza operativa della gestione della Bce nell’istituzione delle procedure di gestione delle crisi per la sua funzione di vigilanza. (…) La Bce continuerà a collaborare appieno con la Corte affinché sia nelle condizioni di esercitare il proprio mandato”.

Certamente la numero 8 è la raccomandazione più dura della Corte dei conti nei confronti della Bce sulla gestione delle crisi bancarie ma non è l’unica critica. E’ vero che nella relazione speciale si legge che “nel complesso, l’assetto organizzativo” della Bce “è adeguato”, ma è altrettanto vero che si osserva che “l’istituzione del coordinamento e della cooperazione con le altre autorità non è ancora completa”e che “l’interazione con il Comitato di risoluzione unico e gli altri portatori di interesse deve essere migliorata”.

25/03/2017 Roma, Campidoglio, celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma. Nella foto Ignazio Visco, governatore Bankitalia – foto di Armando Dadi / AGF

Non solo. A detta della Corte presieduta da Klaus-Heiner Lehne, “raggiungere decisioni congiunte sui piani di risanamento dei gruppi (bancari) è rimasto difficile”, senza contare che “il ricorso a esperti nazionali”, per esempio i dipendenti delle autorità competenti nazionali (in Italia, si tratterebbe di rappresentanti di Bankitalia), “implica potenziali conflitti di governance”. Quanto poi all’individuazione stessa delle crisi bancarie, la Corte dei conti europea nota che “la Bce ha assegnato compiti e definito un flusso di lavoro generale, ma i suoi orientamenti sull’attuazione delle disposizioni pertinenti non sono sufficientemente sviluppati”. Insomma, i dubbi sull’efficienza operativa della gestione delle crisi bancarie a livello europeo non mancano. Ce ne sono abbastanza da alimentare un altro dubbio: in questo contesto, potrebbe essere stato dannoso per gli istituti di credito italiani essere andati allo sbaraglio, essere stati cioè tra i primi in Europa a confrontarsi con le nuove regole. (Carlotta Scozzari BusinessInsider)