Le banche italiane pagano in borsa l’incertezza Npl

Dopo l’incontro tra i banchieri tricolore e Nouy le banche non decollano a Piazza Affari. Daltronde, secondo Equita, è necessario che sia fatta chiarezza su cosa il regolatore chiederà in termini di non performing loans affinché gli investitori abbandonino l’approccio prudente verso il settore

Nouy

Dopo l’incontro tra i banchieri tricolore e Danièle Nouy, responsabile della vigilanza unica bancaria della Bce, le banche non decollano a Piazza Affari con le vendite che si concentrano Ubi (-1,20%), Banco Bpm (-1,45%) e Bper  (-1,36%), in controtendenza Unicredit  con un +0,58% e sulla parità Intesa Sanpaolo (+0,07%).

 

D’altronde, secondo Equita , è necessario che sia fatta chiarezza su cosa il regolatore chiederà in termini di Non performing loans affinché gli investitori abbandonino l’approccio prudente verso il settore. Dall’incontro di ieri a Roma fra i vertici della banche italiane e Danièle Nou non sarebbero emerse cambiamenti di orientamento dal parte del regolatore sulla necessità di proseguire la riduzione degli Npl e sulla necessità di una sterilizzazione automatica degli aumenti degli asset ponderati per il rischio (Rwa) in caso di cessioni di Npl (il cosiddetto loss given default waiver).

“La nostra sensazione è che sia stata confermata l’impostazione emersa durante l’audizione pubblica di dicembre sull’addendum, quindi non ci sono implicazioni né positive, che non ci attendevamo, né negative sulle banche”, dicono a Equita , “quanto al de-risking rimaniamo convinti che il regolatore chiederà alle banche di convergere verso un obiettivo di Npl ratio di circa 5% entro il 2022-2023”.

Tale piano può essere attuato in due fasi con un primo target di circa 10% nel 2019, in modo da avvicinarsi a un livello mid-single digit (circa il 5%) entro il 2022-2023. Secondo Equita questo schema non introdurrebbe rischi sistemici per le banche italiane “ma in mancanza di chiarezza sulle nuove iniziative sullo stock di Npl, previsti per il primo trimestre 2018, gli investitori manterranno un approccio prudente sul settore”, concludono gli esperti della sim.

Per le banche “accelerare la riduzione dello stock di deteriorati è una priorità strategica al di là del metodo seguito”, ha dichiarato ieri Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo , proprio prima dell’incontro con Nouy. Per Banco Bpm  ci sarebbero in vendita Npl per 3-5 miliardi, per Bper  si tratterebbe di 3 miliardi, per Unicredit  di 4 miliardi e per Banca Carige  di 500 milioni.

Nel complesso le banche italiane potrebbero cedere 25 miliardi di non performing loans. Mediobanca ha confermato la sua preferenza verso le banche che sono a buon punto nella gestione dei crediti deteriorati o che hanno fatto chiarezza sul fatto che questo non avrà impatti sul coefficiente patrimoniale Cet1. In particolare il giudizio è outperform su Ubi, Unicredit Credem  e Banca Popolare dell’Emilia Romagna . Mentre il giudizio su Intesa Sanpaolo  è neutral con un prezzo obiettivo a 3 euro.

Roberta Castellarin Milano Finanza)