L’influenza di quest’anno è davvero più aggressiva del solito?

Oltre tre milioni di persone colpite in Italia, ottocentomila nel solo 2018. A guardare i numeri, l’epidemia di influenza di questa stagione sembra essere più aggressiva di quelle passate. È davvero così?

Influenza
(Foto: Pixabay)

Tre milioni di contagi solo in Italia, di cui 800mila dall’inizio dell’anno. Un’incidenza di 28,5 casi su mille tra i bambini al di sotto di 5 anni e di 15,1 casi su mille tra i bambini tra 5 e 14 anni. Cifre ancora parziali, ma che sembrano indicare che l’influenza di questa stagione è un’epidemia particolarmenteaggressiva e sta colpendo la popolazione italiana (e non solo) con più violenza del solito. Stando a quel che riporta Epicentro, il portale curato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss), l’influenza ha appena raggiunto il suo picco stagionale: dal momento che in genere i contagi si distribuiscono in modo simmetrico nel tempo, è lecito aspettarsi altri tre milioni di contagi (circa) entro la fine dell’epidemia. Ma cosa c’è di diverso rispetto agli anni passati? Stando a quel che dicono gli esperti, la causa potrebbe essere ricercata nel fatto che negli ultimi tempi si è intensificata la circolazione di un ceppo imprevisto del virus, il cosiddetto B/Yamagata, non contenuto nel vaccino trivalente. Ma andiamo con ordine.

Qualche numero
Approfondiamo, sempre con l’aiuto di Epicentro, i dettagli quantitativi dell’epidemia in corso. Il portale dell’Iss spiega che “sono 802mila i casi registrati nella prima settimana del 2018, per un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 3 milioni di casi. Lo stesso si osserva anche attraverso la sorveglianza dei casi gravi confermati di influenza, ricoverati in terapia intensiva, che dall’inizio della sorveglianza (settembre 2017) sono in totale 170, di cui 30 deceduti. Confrontando le cifre di oggi con quelle degli anni passati (i dati sono diffusi e pubblicati da InfluNet, il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza, coordinata dal ministero della Salute), scopriamo che la stagione influenzale in corso presenta effettivamente una diffusione maggiore rispetto a quelle passate: “Alla settimana 1/2018 il livello dell’incidenza è paragonabile a quello osservato nelle stagioni 2004-2005 e 2009-2010, anni in cui si sono osservati i picchi epidemici più elevati. Anche se in termini di casi gravi e decessi, da influenza confermata, le stagioni 2009-2010, 2010-2011 e 2014-2015 sono state molto più severe”. Particolarmente colpiti, quest’anno, i bambini al di sotto dei 5 anni e tra 5 e 14 anni; in quasi la metà dei casi gravi è stato isolato un virus del ceppo A (A/H1N1pdm09) e nel 40% di essi un virus del ceppo B. Tra questi ultimi, tutti quelli che sono stati sottoposti al lineaggio, cioè alla caratterizzazione del tipo di virus all’interno del ceppo, si sono rivelati essere di tipo Yamagata.

I ceppi
Per comprendere cosa voglia dire, e se (e perché) la circolazione di questo ceppo sia legata all’aumento dei casi, abbiamo chiesto lumi a Pier Luigi Lopalco, docente di igiene ed esperto di epidemiologia e medicina preventiva all’Università di Pisa“Premesso che i dati e le considerazioni definitive, soprattutto rispetto al match tra vaccino e ceppi circolanti, possono essere tratti solo a fine epidemia”, spiega l’esperto, “le prime informazioni ci dicono che il ceppo predominante in questo momento è il B-Yamagata, quello non contenuto nel vaccino trivalente.

Potrebbe essere questa la causa del numero di contagi maggiore rispetto a quello degli anni scorsi”. In particolare, esistono due ceppi principali di virus influenzali: “Il ceppo A circola di solito in due varianti, l’H1N1 e l’H3N2. Il primo è abbastanza comune: è più o meno lo stesso della famosa spagnola del 1918 e della pandemia del 2009, ragion per cui la popolazione ne è abbastanza immune. Il secondo è più aggressivo, specie tra gli anziani. Esiste poi il ceppo B, in diverse versioni, tra cui, per l’appunto, la cosiddetta Yamagata”. Il vaccino attualmente più diffuso è il trivalente, che garantisce l’immunità per i due ceppi A e per un ceppo B (non Yamagata). Il vaccino quadrivalente, invece, immunizza anche contro quest’ultimo ceppo.

Sono ancora in tempo per vaccinarmi?
Alla luce di queste informazioni, è lecito quindi chiedersi se convenga ancora vaccinarsi e soprattutto quale vaccino scegliere: “Dal momento che siamo al picco dell’epidemia”, continua ancora Lopalco, “ci aspettiamo ancora lo stesso numero di contagi di quelli registrati fino a questo momento. Calcolando che il vaccino diventa efficace circa due settimane dopo l’inoculazione, direi che è ancora consigliabile vaccinarsi, specialmente se si appartiene a una categoria a rischio. E se possibile, visti i dati sulla circolazione del virus, sarebbe opportuno scegliere la vaccinazione quadrivalente”.(WIRED)