SALTO NEL VUOTO – ESISTONO SCIATORI CAPACI E POI CI SONO QUELLI CON LE PALLE. MATTHEW DIEUMEGARD-THORNTON FA PARTE DI QUESTI ULTIMI. RIPRENDENDOSI IN PRIMA PERSONA LO SI VEDE LANCIARSI DAL DECLIVIO DI UNA MONTAGNA COL PARACADUTE E GLI SCI AI PIEDI SPICCANDO IL VOLO, PER POI RIATTERRARE DOPO QUALCHE MINUTO SU UN COSTONE UN PO’ PIÙ A VALLE. (VIDEO!!)

DAGONEWS

 

Un video mozzafiato riprende l’attimo in cui uno sciatore intrepido si lancia senza esitazione in paracadute dal declivio di una montagna spiccando il volo con gli sci ai piedi.

 

Il video girato in prima persona aggunge suspense all’impresa dal momento che il paracadute si vede a malapena durante le riprese iniziali.

 

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ESCLUSIVO | Bancarotta di un’azienda Restuccia, il commissario della Popolare di Vicenza indagato a Vibo

Il commercialista milanese Claudio Ferrario, che è anche curatore del 501 Hotel, accusato insieme ad altri 4 tecnici di omessa vigilanza e falso nell’ambito di un fallimento pilotato

Tutti nominati dal Tribunale. Tutti messi lì per fare gli interessi della collettività. Eppure, tutti indagati a vario titolo per omessa vigilanza, falso ideologico e mancata denuncia nell’ambito di un’ipotesi di bancarotta fraudolenta.
Ha risvolti dirompenti il provvedimento di sequestro preventivo per 2milioni e 209mila euro emesso dal giudice per le indagini preliminari Gabriella Lupoli nei confronti della Vincenzo Restuccia Costruzioni Srl, che nel novembre del 2013 presentò il piano per un concordato preventivo, cioè la procedura concorsuale alla quale un’impresa in stato di crisi può ricorrere per evitare il fallimento e tentare la risalita.
Solo che in questo caso, secondo le tesi del Pm, accolte dal Gip che ha disposto il sequestro, la risalita era truccata.

  

Gli indagati

Insieme a Restuccia, l’imprenditore di Rombiolo recentemente scomparso, sotto accusa finiscono i cinque tecnici – commercialisti e avvocati – incaricati di coadiuvare i giudici fallimentari nelle procedure di accertamento dei debiti e dei crediti dell’impresa edile, consentendo così di valutare la fattibilità del piano concordatario.
Tra gli indagati, a fare scalpore è soprattutto il nome di uno dei più noti commercialisti italiani, Claudio Ferrario, nominato commissario giudiziale della Restuccia Costruzioni nell’estate del 2014. Il professionista, oltre ad essere uno dei due curatori fallimentari del 501 Hotel, e anche e soprattutto uno dei tre commissari liquidatori della Banca Popolare di Vicenza, l’istituto di Gianni Zonin (il re del vino Made in Italy), travolto da un devastante crac che ha mandato sul lastrico migliaia di risparmiatori ed è già costato ai contribuenti oltre 5 miliardi di euro, quanti ne sono serviti a luglio per il decreto legge che ha consentito di tenere aperti gli sportelli ed evitare il panico tra i correntisti.

  

Le ipotesi dei magistrati

Ferrario, insieme all’altro professionista nominato dal Tribunale, Fabio Caridi, espresse parere favorevole sul concordato Restuccia e, sulla base delle loro analisi presumibilmente viziate, il Tribunale di Vibo diede il via libera e nominò il collegio dei liquidatori giudiziali, formato da Maria Rosaria Potenza e da Giuseppe Chiarelli. Anche loro risultano indagati, alla stregua dal commercialista Vittorio Iritano, il primo ad entrare in scena in questa intricata vicenda: sua la firma, infatti, in calce alla relazione attestante la veridicità dei dati aziendali presentata nelle fasi inziali della procedura concordataria.
Secondo il Gip, i cinque professionisti avrebbero messo in atto «una condotta complessiva sinergicamente e strategicamente volta a creare ed avvalorare l’apparenza di un minor fabbisogno concordatario e di una maggiore consistenza dell’attivo, ergo ad avallare ingannevolmente la sostenibilità e fattibilità del piano della Restuccia Costruzioni Srl».

  

L’accusa di bancarotta fraudolenta

Ma c’è di più. Per raggiungere questo scopo, avrebbero colpevolmente coperto un sistema a vasi comunicanti che ha portato al fallimento di un’azienda “figlia” del gruppo Restuccia, a tutto vantaggio della principale, cioè la Restuccia Costruzioni Srl, che si sarebbe appropriata di un consistente credito formalmente non suo.
Da qui l’accusa di bancarotta fraudolenta nei confronti del noto costruttore calabrese. Una vicenda che pesa come un macigno su uno dei professionisti italiani più esposti, Ferrario appunto, incaricato nel giugno 2017 dalla Banca d’Italia di sbrogliare parte della matassa della Banca Popolare di Vicenza, che ha lasciato con un pugno di mosche 120mila piccoli azionisti ed è al centro – insieme a Veneto Banca – di uno dei più clamorosi default del sistema creditizio italiano.

 

L’appalto per la condotta sul Menta

Tornando alle vicende vibonesi, per comprendere la richiesta di sequestro preventivo di 2milioni e 209mila euro fatta dal Pm e accolta dal Gip, bisogna fare un salto indietro di 10 anni
È il 2008 quando l’imprenditore di Rombiolo, attraverso un’Ati formata dalla Restuccia Costruzioni Srl e dalla Valori Scarl, si aggiudica l’appalto per la costruzione di un’importante condotta idrica sulla diga del Menta, in provincia di Reggio Calabria. Con l’unico scopo di realizzare materialmente i lavori, si legge nel decreto di sequestro, viene costituita una società consortile, la Torrente Menta Scarl, alla quale viene affidata dall’Ati la costruzione dell’opera. A prescindere dalla compagine societaria, però, secondo i magistrati, la Torrente Menta risulta sin dall’inizio sempre amministrata e controllata dall’imprenditore vibonese.

 

Scatole cinesi e fallimenti pilotati

L’impresa costituita ad hoc realizza i lavori senza, però, incassare mai il compenso, cioè quei 2milioni e 209mila euro oggetto del decreto di sequestro. Il motivo è semplice: visto che si tratta di imprese organizzate come scatole cinesi, sarebbe come se Restuccia dovesse pagare se stesso, e non lo fa, anche perché quel credito milionario vantato nei confronti della Sorical gli serve per rendere fattibile il concordato preventivo dell’azienda madre, che nel frattempo è stato richiesto. Il mancato incasso, però, porta al fallimento nel marzo del 2015 della Torrente Menta Scarl
In altre parole, intorno a quei 2 milioni e 209mila euro si sono giocati i destini di due aziende: una che non doveva fallire e una che, al contrario, non poteva essere salvata.
Un gioco delle tre carte che secondo i magistrati è stato reso possibile soltanto grazie alle omissioni dei tecnici nominati dal Tribunale, che non avrebbero impedito un disegno criminoso poi sfociato nella bancarotta fraudolenta della Torrente Menta.
Enrico De Girolamo LACNEWS24.IT

Crac banche venete: 40mila aziende italiane nel limbo

OCCHIO DOTT. CARLO MESSINA

 

La Serenissima, ossia la zona intorno a Venezia come è chiamata da un millennio, è oggi l’epicentro di un crollo bancario che minaccia di far deragliare una delle grandi storie di successo della globalizzazione.

La base territoriale di marchi come Benetton, De’ Longhi, Geox e Luxottica, in Veneto, è diventata anche sede di ben 40.000 piccole imprese improvvisamente bloccate senza accesso al finanziamento da quando una coppia di banche regionali è crollata nel mese di giugno. Si tratta della Popolare di Vicenza Veneto Banca, che crollando hanno spazzato via i risparmi di molti dei loro 200.000 azionisti, scatenando scossoni economici e politici sentiti da Roma a Francoforte. La rabbia per quella che molti considerano una supervisione lassista da parte delle autorità nazionali sta animando un movimento che invoca maggiore autonomia e che è incoraggiato da quanto sta succedendo in Catalogna.

“Il dolore per le banche venete può essere finito, ma il dolore per le imprese venete è solo all’inizio“, come ha dichiarato a Bloomberg Andrea Arman, avvocato di alcune delle aziende e dei soggetti più colpiti dal crac delle banche venete.

“Stiamo appena iniziando a vedere le conseguenze del crollo e quello che stiamo vedendo è allarmante”.

La seconda banca italiana, Intesa Sanpaolo SpA, ha pagato una cifra simbolica di 1 euro per acquisire le parti più sane dei due istituti veneti, mentre allo Stato è toccato assorbirsi i 18 miliardi di euro di debito travagliato che hanno accumulato le banche. La Sga, la Società di gestione degli attivi a cui entro fine ottobre dovrebbero finire i 18 miliardi di Npl lordi delle ex popolari venete rifiutati da Intesa, però non è ancora pienamente operativa. Ciò ha fatto sì che le piccole e medie imprese, in molti casi, non potessero fare affari.

Molti di questi mutuatari sono imprese redditizie, ma sono bloccate nel limbo“, ha dichiarato Mauro Rocchesso, responsabile di Fidi Impresa e Turismo Veneto, società finanziaria che fornisce garanzie collaterali alle imprese in cerca di linee di credito.

“Non hanno più una controparte e non riescono più a trovare capitale fresco da un nuovo prestatore a causa della loro esposizione verso le due banche venete“.

Mentre i tecnici lavorano sul quadro giuridico che permetterà alla SGA di iniziare ad operare, i suoi dirigenti stanno negoziando con i finanziatori nazionali, tra cui Intesa e Banca Ifis, per iniziare a gestire i prestiti. Le testimonianze dei piccoli imprenditori che hanno contratto finanziamento con Veneto banca ora passato sotto SGA, sono tante. Come quella di Toni Costalunga, 71enne costruttore di parti meccaniche che ha dichiarato di non poter pagare il personale in tempo perché la sua linea di credito è stata terminata “senza preavviso né spiegazioni” l’ 11 settembre, dopo che la SGA ha rilevato la sua linea di credito Veneto Banca.

“Ho perso alcuni pagamenti di prestito durante la peggiore recessione, ma non ho mai mancato un pagamento a un lavoratore o fornitore fino allo scorso mese”.

Mentre le multinazionali venete sono rimaste in gran parte indenni dal crollo, il sistema di finanziamento che ha sostenuto la trasformazione della regione da economia prevalentemente agraria a potenza produttiva nell’ ultimo mezzo secolo non sarà mai lo stesso.

“Le banche venete sono state cruciali per la creazione e il sostegno di migliaia di piccole imprese, che sono la spina dorsale dell’ economia locale”, ha dichiarato Luigi Zingales, “ma quel modello” – dice il professore – “è definitivamente scomparso“.(ALESSANDRO CAPPARELLO FINANZAONLINE)

DOMANDA A CARLO MESSINA INTESA SAN PAOLO – I 49 MILIONI DI ZONIN SONO NELLA GOOD BANK CHE LEI RAPPRESENTA O NELLA BAD BANK? TUTTI GLI ITALIANI SONO CURIOSI DI CONOSCERE LA SUA RISPOSTA. SE NON LO FARA LEI LO FARO’ IO IN TRIBUNALE.

ZONIN : I 49 MILIONI CHE SI È PRESTATO LI HA POI RESTITUITI ALLA POPOLARE DI VICENZA?

(Cesare Pavesi – La Verità)

il cda di popolare Vicenza , con lui Presidente , deliberò affidamenti per il Patron e le Sue aziende. C’è il rischio che siano incagliati.

Lui tra molti “non ricordo”e la difesa tutta incentrata sulla sua irresponsabilità nella gestione diretta , ha anche ricordato di essere vittima del crack della sua ex banca , in cui ha governato da Presidente per quasi 20anni. Lui è  ovviamente Gianni Zonin , dominos assoluto della Popolare di Vicenza che l’altro giorno in Commissione di inchiesta ha rimarcato di essere uno dei grandi soci sconfitti dal collasso della sua ex creatura bancaria. Gianni Zonin era un investitore in titoli della banca. Un segno di fiducia nelle magnifiche sorti progressive dell’istituto vicentino , crollato sotto il peso delle sofferenze e con un capitale bruciato per oltre 6 miliardi di 120.000 soci -clienti. Il presidentissimo aveva azioni della banca. Come ricorda il suo avvocato nell’atto di citazione contro la sua stessa banca ( surreale vero?) Gianni Zonin possedeva quasi 52.000 azioni della sua popolare . Un controvalore di 3,25 milioni di euro. Oggi come per tutti gli altri centinaia di migliaia di soci- clienti quei soldi sono evaporati. La sua famiglia ne possedeva altre 320.000. Titoli che a 62,5 euro costituivano un pacchetto di 20milioni di euro. La famiglia Zonin ha perso quindi 24 milioni di euro nella sciagurata avventura ventennale della banca del Patriarca. Peccato che Zonin in audizione  ricordi solo questo e non quanto la sua banca abbia fatto per lui. Montagne di prestiti erogati a lui direttamente e alla sua galassia societaria agricolo-vinicola. Lui ha detto che non partecipava ai comitati esecutivi che deliberavano sui crediti , quasi a levarsi di dosso ogni responsabilità. Ma questa non è la verità , almeno per quanto lo riguarda direttamente.

Basta sfogliare il prospetto informativo dell’aumento di capitale fallito che ha portato Atlante a doversi accollare la bancarotta vicentina. Ebbene emerge tutt,altra verità. Direttamente il cda , quindi con lui presente come Presidente della banca , ha deliberato fin dal 2013 finanziamenti diretti allo stesso Zonin e alle sue aziende . L’elenco è lungo e dettagliato. Nel giugno 2013 e’il consiglio di amministrazione con Zonin alla sua guida a deliberare un prestito per 19,7 milioni a favore della casa vinicola Zonin ; nella stessa seduta del 18 giugno ecco altre delibere prestiti sempre passati al vaglio del cda. Ad ACTA società della sua stessa galassia vanno 7,9 milioni ; poi eccoCA BOLANI con un prestito da 7,1 milioni . Non è finita . Sempre in quel giorno di giugno il cda della banca approva finanziamenti per 2,3 milioni allo stesso Gianni Zonin , 6,43 milioni alla società CASTELLO D ALBOLA e infine 3,66 milioni a CASTELLO DEL POGGIO. Sommateteli e in un altro sola seduta a Zonin e ai suoi diretti e indiretti interessi imprenditoriali finiscono 47 milioni di euro di crediti della Popolare vicentina. Passano pochi mesi e a novembre 2013 altra delibera , sempre del cda che veicola 2,12 milioni a ITALIA DEL VINO , società legata indirettamente a Zonin . A dicembre arrivano  arrivano altri 20milioni alla sua casa vinicola. L’estate del 2014 è prodiga di finanziamenti alla famiglia e alle sue Società. La casa Vinicola Zonin si vede deliberare un credito per 19,6 milioni. Poi a seguire , stessa seduta via libera ai crediti ad ACTA ,FEUDO DEI PRINCIPI DI BUTERA, MASSERIA ALTAMURA, CA BOLANI , CASTELLO D ALBOLA , CASTELLO DEL POGGIO e infine un finanziamento diretto a Gianni Zonin per 2,4 milioni. Anche qui in una sola seduta il cda delibera nel luglio 2014 49 milioni di crediti alla dinastia del Patriarca. L’ultimo atto è dell’agosto 2015 , pochi mesi prima delle dimissioni del Presidentiasimo e con la Banca già a pezzi . Le società sono sempre le stesse e l’importo deliberato è di 47 milioni . Il prospetto informativo non ci dice se sono nuovi finanziamenti o rinnovi delle linee di credito in essere. La sostanza però cambia poco . Che siamo a 49 milioni o tre volte tanto poco conta. Conta il fatto che Gianni Zonin ha detto in audizione che lui di finanziamenti non sapeva nulla , che faceva tutto la Direzione Generale . Dov’era quindi Zonin Presidente della Banca quando il suo Consiglio di Amministrazione deliberava a pioggia l’auto finanziamenti alle sue imprese e ai suoi parenti? Sappiamo già la risposta : si sarà assentato al momento della deliberazione. In questa tragica farsa dello scaricabarile di uno dei Crack più gravosi della storia bancaria italiana , c è almeno da augurarti che quella montagna di milioni di prestiti alla famiglia Zonin non siano diventati nel frattempo degli incagli o delle sofferenze. Sarebbe la beffa assoluta dopo il danno. Saranno gli uomini di INTESA a scoprirlo nei prossimi mesi.

P.S. MI PERMETTO DI AGGIUNGERE AL BELLISSIMO ARTICOLO DEL DOTT PAVESI PUBBLICATO SULLA VERITÀ DI OGGI , CHE FORSE BANCA INTESA, I COMMISSARI NOMINATI DA BANCA D ITALIA DOVRANNO DARE UNA RISPOSTA A TUTTI I SOCI CLIENTI SE QUANTO SOPRA RIPORTATO E FINITO NELLA BAD BANK O NELLA GOOD BANK – QUESTO SARÀ UN PASSAGGIO IMPORTANTE PER TUTTI GLI IMPRENDITORI PER CAPIRE COME BANCA INTESA CON LE DILIGENCE ABBIA GESTITO A SUA LIBERA INDICREZIONE IL PASSAGGIO DEGLI AFFIDAMENTI TRA GOOD E BAD BANK DELLO ZONIN E DELLE SUE AZIENDE E DI TUTTI I COLLEGAMENTI CONNESSI COME RIPORTATO NEL IMPECCABILE ARTICOLO DOCUMENTATO IN OGNI SINGOLO PASSAGGIO. E QUI SI APRIRÀ NEI PROSSIMI GIORNI UN ALTRO FRONTE DI CHI È COME HA GIUDICATO UN CLIENTE BUONO O CATTIVO  CON CHE CRITERIO E ANCHE QUI USCIRANNO FUORI VERAMENTE FATTI NUOVI E IMPORTANTI PER TUTTI COLORO CHE NEI GIORNI SCORSI SI SONO RITROVATI INGIUSTIFICATAMENTE  , SENZA UN CONFRONTO TECNICO CON INTESA E LE ALTRE PARTI INTERESSATE PER REDIGERE LE DECISIONI -AFFIDAMENTI AZZERATI E PASSATI ALLA BAD BANK CON DEI DANNI CHE SARANNO DEVASTANTI PER L ECONOMIA E PER GLI IMPRENDITORI INTERESSATI E CHE QUALCUNO DOVRÀ RISPONDERNE. AGGIUNGO LEGGETE BENE IL CONTRATTO SEGRETO PRUBBLICATO TRA INTESA E LE BANCHE VENETE PRESSO IL NOTAIO IN DATA 25 GIUGNO 2017 – IL DECRETO PUBBLICATO DAL GOVERNO – PUBBLICAZIONE IN DIRITTO SULLA LCA E ALTRO…………

Intesa San Paolo pensa ai più deboli e ai giovani

OCCHIO DOTT. CARLO MESSINA

 

Aiutare chi ha bisogno sostenendo gli operatori del Terzo settore è da sempre la missione del ramo filantropico del Gruppo, che nel 2017 ha supportato oltre 300 Onlus su tutto il territorio nazionale, garantendo più di 5.000 pasti e 1.000 posti letto a mense e dormitori ed erogando borse di studio e di dottorato ai più meritevoli

La Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, nata nel 2008, rappresenta il ramo filantropico di Intesa Sanpaolo ed è uno dei pilastri del sistema di welfare del Gruppo. Opera con finalità di contrasto al disagio economico e sociale in assistenza ai dipendenti in difficoltà, con borse di studio e di dottorato per giovani meritevoli e con attività di sostegno ad enti e progetti dedicati alla solidarietà verso le persone bisognose.

Nel corso del 2017 ha deliberato interventi relativi all’attività istituzionale per 3 milioni di euro, di cui 440 mila euro destinati a in situazione di grave difficoltà, 360 mila per dipendenti, pensionati e loro familiari colpiti dal sisma “Centro Italia” , 1,2 milioni di euro per borse di studio e dottorato a favore di studenti in stato di disagio 1 milione di euro a sostegno di progetti benefici per i più bisognosi, tra cui mense e dormitori.

Nell’ambito del diritto allo studio, sono 70 i bandi per borse di studio promosse dalla Fondazione nei dieci anni di attività. Ne hanno beneficiato circa 1500 giovani di 41 università statali su tutto il territorio nazionale per un importo complessivo di circa 3, 5 milioni di euro.

«Tutte le iniziative che la nostra Fondazione porta avanti da oltre dieci anni sono altrettanti “segnali” e spunti di riflessione che vogliamo dare alla società italiana, sempre più squilibrata e non solo per quanto riguarda l’emergenza povertà», commenta Pietro De Sarlo, presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus. «Tra queste iniziative c’è l’impegno nei confronti dei più bisognosi, ai quali cerchiamo di dare risposte immediate, favorendo le istituzioni che garantiscono un tetto per dormire e un pasto caldo a chi è davvero sprovvisto del minimo per un’esistenza dignitosa», continua De Sarlo. «Ecco perché, oltre ad utilizzare i fondi che derivano dal canale del 5xMille (circa 150mila euro), abbiamo deciso di incrementare molto di più il nostro impegno investendo 1 milione di euro in questo progetto». A oggi l’iniziativa, lanciata nel 2012, ha permesso alla Fondazione di aiutare oltre 300 realtà. «Riceviamo centinaia di richieste da parte delle onlus e il nostro intento è aiutare il maggior numero di mense e dormitori. Nel caso di quest’ultimi, ad esempio, nel 2017 abbiamo aumentato le risorse del 10% rispetto all’anno precedente». Un supporto economico importante che interessa tutto il territorio nazionale con qualche differenza da nord a sud. «Paradossalmente anche se nel Mezzogiorno esiste una forte emergenza povertà ad oggi troviamo realtà molto più attive al Nord», sottolinea De Sarlo. «Non so spiegare il perché, ma è certamente una questione di quantità e qualità delle strutture che accolgono le persone fragili. Anche per questo bisogna informare le piccole onlus e incentivare il più possibile le richieste di finanziamento di tutte quelle che hanno i requisiti fiscali e che selezioniamo accuratamente in base alle finalità e alla validità dei progetti».

Pietro De Sarlo Fondazione Intesa San Carlo Onlus

Pietro De Sarlo, presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus

Un altro importante filone di intervento è quello destinato all’erogazione di borse di studio per tutelare il diritto all’istruzione di tanti giovani meritevoli ma in condizioni economiche critiche. «La nostra Costituzione garantisce libero accesso all’istruzione, ma sappiamo bene che nei fatti non è sempre così», continua il presidente di Fondazione Intesa San Paolo, che negli anni ha avviato una collaborazione con 41 università statali per l’erogazione di circa 1.500 borse di studio per contrastare il disagio sociale delle persone e delle famiglie. La particolarità è che, contrariamente a quanto avviene di solito, si tratta di borse destinate a studenti in materie umanistiche. «Quella che stiamo vivendo è un’epoca complicata e abbiamo la sensazione che manchino gli stumenti per interpretare quello che sta avvenendo nella società. Da qui la scelta di puntare sulle materie umanistiche più che sulle tecnologie. Per formare persone in grado di interpretare i cambiamenti. Ogni anno facciamo dai 10 ai 15 bandi nelle diverse università e nel 2017 abbiamo garantito 5 dottorati di ricerca, ognuno con una dotazione di 70mila euro spalmati sui tre anni», aggiunge De Sarlo. «E per dare un ulteriore segno di attenzione, di vicinanza, vado sempre di persona a consegnare le borse di studio e a incontrare gli studenti. Uno dei casi che mi ha toccato il cuore è stato quello di una ragazza dell’Università di Bergamo, figlia di genitori provenienti dall’Africa, che al momento del suo intervento di ringraziamento ha parlato in perfetto dialetto bergamasco».

Studenti Psico

Ai progettti di inclusione sociale si affiancano, infine, tutte le iniziative della Fondazione a favore dei dipendenti del Gruppo. «Separazioni, malattie e dipendenze sono fattori che possono portare all’impoverimento dei nuclei familiari. Per questo quando vengono individuate situazioni di fragilità cerchiamo di intervenire con un supporto economico. Anche questa è una risposta nel segno della solidarietà».(VITA.IT)

Intesa Sanpaolo, sprint sugli npl. E (sorpresa) l’Italia non è più la cenerentola delle sofferenze

Intesa Sanpaolo, sprint sugli npl. E (sorpresa) l’Italia non è più la cenerentola delle sofferenze

Il gruppo guidato da Carlo Messina sta facendo pulizia dei bilanci sull’onda delle raccomandazioni di Bruxelles. Intanto le banche italiane fanno meglio della media Ue nella riduzione dei crediti deteriorati

Intesa Sanpaolo stringe sulle sofferenze e si prepara a liberarsi degli incagli frutto dell’acquisizione della parte in bonis delle due popolari venete saltate lo scorso anno. D’altronde che gli npl siano il problema dei problemi per le banche italiane è fin troppo risaputo. E così anche l’istituto guidato dal ceo Carlo Messina (nella foto) sta facendo pulizia dei bilanci sull’onda delle raccomandazioni dell’Ue (qui il focus di Formiche.net su Mps) che vuole, anzi pretende, operazioni di smaltimento su larga scala.

18 MILIARDI AL TESORO

La prima partita riguarda il passaggio di mano del fardello di sofferenze in capo a Veneto Banca e Popolare di Vicenza, la cui parte sana è stata venduta al prezzo simbolico di 1 euro ad azione. Operazione che però prevede anche lo smaltimento sia dei crediti in bonis sia di quelli in sofferenza, per un totale di 26,1 miliardi. E proprio una parte cospicua di questi ultimi, circa 18 miliardi (9,6 miliardi di sofferenze e di 8,9 miliardi di inadempienze probabili) starebbero per essere scaricati sulla Sga del Tesoro, il veicolo pubblico per il recupero degli incagli. A Intesa rimarrebbe in capo la gestione di circa 4 miliardi di crediti deteriorati in bonis potendo contare sulle relative garanzie statali, le gacs.

OCCHIO DOTT. CARLO MESSINA

 

PIANO SVEDESE IN VISTA

Poi ci sono le sofferenze che invece Intesa ha nella propria pancia, che esulano dall’operazione con le venete. Negli ultimi due anni molto è stato fatto, visto che il gruppo torinese, prima banca italiana, nel periodo è riuscito a smaltire circa 11 miliardi di npl, riducendo sensibilmente lo stock. Ma ora bisogna pensare al futuro e il futuro dice che c’è un portafoglio da 10 miliardi circa da valorizzare. Il veicolo cui affidare il compito è già stato individuato, la svedese Intrum Justitia. Le trattative, è bene ricordarlo, sono ancora alla fase iniziale, ma se l’operazione andasse in porto Intesa potrebbe addirittura anticipare l’obiettivo di ridurre gli npl al 10,5% dei crediti totali entro il 2019. D’altronde come ricordato ieri dallo stesso Messina a margine del comitato Abi (e prima di incontrare il capo della vigilanza della Bce, Danièle Nouy, insieme ad altri banchieri, “accelerare la riduzione dello stock di crediti deteriorati è una priorità strategica al di là del metodo seguito”.

SE LE BANCHE (ITALIANE) FANNO I COMPITI A CASA

Fin qui Intesa. Ma l’Italia? Sì, ieri per le banche italiane sono arrivate buone notizie. L’Italia è infatti tra gli Stati membri ad aver ottenuto i migliori risultati nella riduzione della propria quota di crediti deteriorati. Almeno secondo il primo rapporto messo a punto dalla Commissione Ue sulla base dei dati della Bce. Stando alle tabelle pubblicate, in un anno l’Italia ha diminuito la quota del totale degli Npl del 24,6% – un quarto – passando dal 16,2% del giugno 2016 al 12,2% del giugno 2017.  Meglio ha fatto solo la Slovenia, con un calo di 30,4%. Segue l’Irlanda -20,6%. Meno brillante la Grecia, -0,6%. I progressi fatti dall’Italia nella riduzione dei crediti deteriorati viene ritenuto “notevole” dall’Ue. Il Paese ha fatto “un’inattesa accelerazione”, con la riduzione di un quarto delle sofferenze in un anno, mentre la media degli altri Paesi è stata di un terzo.( Gianluca Zapponini FORMICHE.NET)

MENTRE C’È CHI STARNAZZA DI FAKE NEWS, VEDETEVI UN OTTIMO DOCUMENTARIO DELLA BBC (MAI TRADOTTO IN ITALIA), CHE RIPERCORRE 40 ANNI DI MENZOGNE UTILI A MANTENERE IGNORANZA E STABILITÀ: ‘HYPERNORMALISATION’ DI ADAM CURTIS (VIDEO INTEGRALE)

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Caro Dago,

 

 

body aerobici per jane fondaBODY AEROBICI PER JANE FONDA

In un paese dove si urla alle fake news, ora che non esiste più né un potere univoco a cui fanno comodo né un canale unico (la televisione) per diffonderle senza feedback, sarebbe bene vedere il documentario di Adam Curtis per BBC “Hypernormalisation” del 2016 che ripercorre 40 anni di – secondo il progressista inglese – utili menzogne che hanno fatto la storia.

 

Dall’invenzione di Gheddafi alla guerra in Iraq, dalla distrazione allucinata per l’aerobica e il fitness di Jane Fonda all’ascesa di Trump (ben prima dell’elezione). Fake news promosse da una finanza che già esplorava il cyberspazio prima di tutti, e che erano funzionali a mantenere ignoranza e stabilità.(DAGOSPIA.COM)

 

Link al documentario che in Italia nessuno ha tradotto https://vimeo.com/191817381

saleh gheddafi mubarakSALEH GHEDDAFI MUBARAKCOLIN POWELL MOSTRA ALL'ONU LE (FINTE) ARMI CHIMICHE DI SADDAMCOLIN POWELL MOSTRA ALL’ONU LE (FINTE) ARMI CHIMICHE DI SADDAM

 

 

CARLO MESSINA A ME NON SERVONO I SUOI TIRAPIEDI O STUDI INTERNAZIONALI PERCHE LA RISPOSTA E’ GIA SCRITTA. SI DEVE SOLO FARE UN ESAME DI COSCIENZA PER TUTTE LE PERSONE CHE HA MESSO IN MEZZO AD UNA STRADA .

CONTRATTO INTESA – BANCHE VENETE NOTAIO MARCHETTI IN MILANO

 

SPERO DI ESSERE STATO CHIARO E COINCISO E NON ALLEGO PIU IL CONTRATTO PERCHE’ RITENGO CHE SE LO SOGNA ANCHE LA NOTTE.

 

LA NUOVA SCUOLA: ECCO COME SMARTPHONE E TABLET PORTATI DA CASA SARANNO PERMESSI IN CLASSE. IL MINISTERO STA PREPARANDO IL DECALOGO PER UN USO “ACCETTABILE” DEI TELEFONINI DENTRO AGLI ISTITUTI. FEDELI: “CON LA TECNOLOGIA CAMBIANO I MODELLI EDUCATIVI. SAREMO ALL’AVANGUARDIA DELL’EDUCAZIONE DIGITALE. RIFIUTARE CHE ENTRINO A SCUOLA NON È LA SOLUZIONE”

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Ilaria Venturi per “la Repubblica

 

a scuola con il tabletA SCUOLA CON IL TABLET

Si potranno usare per documentare, con video e foto, una gita, per tracciare percorsi col Gps durante una visita, per conoscere, grazie alle mappe, una città. Saranno utili per riassunti via twitter, per risolvere problemi matematici a colpi di touch: invece di alzare la mano, si preme il tasto sullo schermo dal banco. Potrà anche capitare nel bel mezzo di una lezione di sentirsi dire dal prof: “Prendete il cellulare, accendetelo, andate su Minecraft (il videogioco per costruire mondi, ndr): ora realizziamo insieme un museo e una biblioteca».

 

La svolta, annunciata a settembre dalla ministra Valeria Fedeli, ora fa un passo avanti. Il gruppo di esperti nominato dal ministero ha chiuso i lavori e definito una sorta di decalogo su come usare a scuola i dispositivi mobili degli alunni, lasciati sino ad oggi spenti negli zaini.

 

a scuola con il tablet 3A SCUOLA CON IL TABLET 3

Il presidente Macron ha appena bandito, al rientro dalle vacanze natalizie, i telefonini dalle scuole francesi. Noi li sdoganiamo per fare lezione, dopo che una circolare a firma del ministro Fioroni nel 2007 li aveva vietati sull’ onda dei primi casi di cyberbullismo. «Il primo segnale che la scuola italiana è al centro del futuro», dichiara la ministra che oggi a Bologna, alla tre giorni dedicata alla scuola digitale, annuncerà le linee guida che si tradurranno («spero prima del nuovo governo») in una nuova circolare.

 

Fuor di retorica, Valeria Fedeli precisa: «La proibizione all’ uso personale dei cellulari a scuola rimane, stiamo regolando il loro uso didattico, sotto il controllo del docente».

 

La ministra parte da un presupposto: «La natura del digitale cambia i comportamenti di una società e i modelli educativi. Di qui la necessità di assumerci questa responsabilità: dare contenuti certificati alla didattica digitale e governare fenomeni che comunque coinvolgono i nostri ragazzi fuori dalla scuola.

 

a scuola con il tablet 5A SCUOLA CON IL TABLET 5

Per fare questo sarà importante dare ai docenti una formazione adeguata, chiamare in causa anche università e case editrici. La scuola deve diventare anticorpo della società nei confronti di verità confuse, dibattiti superficiali, fake news, informazioni prive di fondamento scientifico». È l’ assunto degli esperti: «Il telefonino è nelle mani di tutti, rifiutare che entri a scuola non è la soluzione. Meglio negoziare un uso responsabile».

 

Per questo l’ indicazione agli istituti è di adottare una “politica di uso accettabile”: un regolamento condiviso, e non calato dall’ alto, che dica chiaramente cosa si può fare e cosa rimane proibito, quando accenderli, come evitare i furti, come non discriminare chi non ce l’ ha o non scatenare la corsa all’ ultimo modello. Il tutto coinvolgendo i consigli di classe e, soprattutto, spiegando bene agli studenti e alle famiglie regole e motivazioni.

 

a scuola con il tablet 4A SCUOLA CON IL TABLET 4

Vale per tutti gli ordini di scuola, in particolare per le medie e superiori. Ma anche alla primaria si potrà chiedere di portare un tablet da casa – spiegano gli autori del documento – e di condividerlo coi compagni per imparare grazie a piattaforme digitali dedicate.

 

Anche i videogiochi, quelli educativi, sono ammessi. Aule che così si trasformano all’ istante in laboratori informatici. Purché s’ insegni, insistono le linee guida, a usare questi strumenti in modo critico.

 

E se arrivano messaggi e i ragazzi si distraggono? «Insegnate loro a disattivare le notifiche, a non rispondere perché non è il momento: sono loro i padroni del mezzo.

 

Dobbiamo regolamentare ed educare all’ uso: vale anche per i docenti nel rapporto con le studentesse », avverte la ministra riferendosi al caso degli abusi sessuali al liceo Massimo di Roma.

a scuola con il tablet 2A SCUOLA CON IL TABLET 2

 

Per fare tutto questo, viene detto agli istituti di dotarsi di connessioni in grado di reggere. Il piano nazionale per la scuola digitale ha messo sul piatto un miliardo e 200mila euro, ne sono stati spesi la metà.

 

«Avrei voluto fare più in fretta – ammette Fedeli – ma è un investimento che deve andare avanti». Per arrivare a una vera e propria educazione civica digitale. Anche su questo gli esperti hanno già scritto un sillabo per le scuole.(DAGOSPIA.COM)

 

TRUMP: IL COMMERCIO E’ SQUILIBRATO IN EUROPA A FAVORE DELLA GERMANIA di Francesca Romana Fantetti Scenarieconomici

Visto? La Germania se ne frega del surplus lucrato alle spalle dell’Europa tedesca, appunto. E anche adesso che il Fondo monetario internazionale le ha chiesto di immettere quel surplus a favore dell’Europa, guarda caso, la Germania non vuole. “Non è questo il momento per aumentare la spesa pubblica “ ha detto il capo della Bundesbank.

Come dire che i soldi, i tedeschi, se li tengono. Per sè. Il Fmi chiedeva loro investimenti in sovrastrutture pubbliche europee in modo da potere aumentare i salari, dare impulso all’inflazione europea e moderare la feroce competitività dei tedeschi, riducendo il surplus nella bilancia dei pagamenti che, per la Germania, è stato il più consistente al mondo e che, nel 2018, varrà l’8 per cento di suo pil in contrasto con quanto previsto dallo stesso Trattato di Maastricht, ma niente, come volevasi dimostrare da un pezzo, la Germania gioca per sè sfruttando l’Europa resa tedesca all’uopo.

Ecco quanto importa alla Germania la crescita economica dell’Europa altro da sè. Niente. La Germania vuole la propria crescita non quella degli altri, ed in tale unica ottica si muove. Non averlo visto per tempo e non vederlo ancora adesso ci penalizza sempre più. Donald Trump è dal giorno dell’elezione che cerca di comunicarlo con fatti azioni gesti e parole, ma finora nessuno gli ha prestato orecchio. L’Italia in mano al Pd mai eletto meno che mai. E la cosa ci danneggia enormemente. La politica del rigore tedesco contro l’Europa e la compressione dei salari sono all’origine degli squilibri nel commercio mondiale in favore della Germania. E mentre la Germania si dice stizzita dell’intromissione del Fmi, Moscovici commissario europeo che pontifica su come devono andare elezioni e voto in Italia, nessuno lo stigmatizza, nè riprende. Anche dopo Tajani presidente europeo che ha detto che Moscovici non stesse parlando a nome dell’Europa tedesca (e a nome di chi allora il francese ha dato fiato alla bocca ?), quello ha ripetuto le sue intemerate contro la libertà di voto del l’Italia.

Quello che è importante e bene capire è una cosa semplice, e cioè che da tempo la Germania ha intrapreso grazie e per mezzo dell’Europa tedesca un progetto chiaro e che va chiaramente delineandosi in tutto il suo orrore, che consiste nell’impadronirsi dei cordoni della borsa , siano essi liquidità e conti, e con essi sta stringendo sempre più il cappio alla gola del resto dell’Europa. Tutto ciò mentre l’Italia si mostra genuflessa e porge il collo, e la Francia porta graziosamente il cappio salvando la sua di testa. Chi non vuole capire, lo capisca.

L’Europa tedesca sta ad esempio imponendo il prelievo dai conti. Proprio Moscovici ha ottenuto da Gentiloni i decreti attuativi che permettono agli enti pubblici di frugare dentro i conti correnti dei contribuenti italiani . Ecco perché Moscovici sta tuttora intervenendo a gamba tesa sul voto italiano dicendo che “se verranno modificate le norme introdotte da Gentiloni l’Italia sarà un rischio bancario per l’Europa”. Il caro Gentiloni, mai eletto prima e sciolto dopo ed adesso, danneggia l’Italia senza avere nessun ruolo. I suoi atti e provvedimenti esorbitanti gli ordinari sono da considerare ed eccepire come posti in totale abuso di potere, e come tali annullati. Essi sono nulli perché privi del potere di legittimazione e rappresentanza alla base.

In pratica non più solo l’Agenzia delle entrate potrà entrare nei conti correnti di tutti noi ma, dal 2018, “grazie” a Gentiloni e Moscovici, anche molte altre pubbliche amministrazioni che prima prevedano e poi, con calma e senza spingere, se riterranno, restituiranno il mal tolto dopo eventualmente averlo scoperto tale.

Tutti questi strumenti elettronici di accentramento altro non sono che novelli strumenti di futura tortura o comunque tenuta per le palle dell’intera cittadinanza dell’Eurozona. Il Regno Unito, come è noto, se ne andato, abbandonando l’Europa tedesca, e al momento è impegnato a siglare e perfezionare nuovi accordi da cui dovremmo imparare molto noi tutti. Si pensi ad esempio all’ultimo, quello con la Francia perché si impegni a mantenere i migranti lontani dalle bianche scogliere di Dover, precisamente a Calais. O all’accordo di difesa con lo sviluppo e collaborazione inglese -francese di una forza di cooperazione per il coordinamento delle attività militari tra le nazioni europee, esterna all’Europa Franco/tedesca e complementare alla NATO. Quello che si vuole dire è ciò che si è sempre detto, e cioè che la nuova Europa, per l’Italia, va costruita guardando Brexit e facendo sponda su Trump dall’altra parte dell’Oceano. Mollando o almeno ponendo come condizione la ricontrattazione tutta dell’Europa attuale tedesca, che non va, va a finire male, è cominciata male e finirà peggio. Le cose evolvono, gli equilibri cambiano, non si può non assecondare il movimento rimanendo arenati e fermi all’idea sbagliata. Si guardi avanti, oltre. Al nostro futuro.

Veneto Banca: iniziativa MC su Intesa SanPaolo non condivisa da altre AACC. A febbraio, tavolo congiunto

Al termine dell’udienza del 16 gennaio del processo Veneto Banca, il GUP di Roma, Lorenzo Ferri ha ammesso la costituzione di parte civile di alcune associazioni dei consumatori e di migliaia di risparmiatori danneggiati dai reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza di cui sono accusati gli ex manager e sindaci della banca.

Respinta invece la richiesta delle difese di acquisire d’ufficio gli elenchi di coloro che avevano aderito all’Offerta di transazione formulata da Veneto Banca, al fine di escludere dal processo penale i singoli azionisti o obbligazionisti subordinati che avevano sottoscritto tale contratto che comprende una clausola di rinuncia alla costituzione di parte civile nei processi contro gli amministratori del gruppo bancario.

Movimento Consumatori, associazione ammessa come parte civile al processo, ha anche formulato richiesta di poter citare nel processo penale Intesa Sanpaoloquale cessionario dei diritti e degli obblighi (in questo caso risarcitori) maturati dai soggetti danneggiati dai reati nei confronti di Veneto Banca, ora in liquidazione.

L’associazione ha chiesto al giudice di valutare la (ed eventualmente sollevare una questione di) costituzionalità della norma del D.L. 99 2017 (poi convertito nella legge 121/2017) che dando il via alla liquidazione della banca e alla cessione dell’azienda a Intesa Sanpaolo parrebbe escludere dal novero dei creditori ‘ceduti’ proprio gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati che – proprio in conseguenza di questa possibile esclusione – al momento hanno pochissime possibilità di recuperare i propri risparmi dalla liquidazione di Veneto Banca, società che essendo in situazione di accertato dissesto o pericolo di dissesto non sarebbe in grado di soddisfare, a differenza di Intesa Sanpaolo, le loro ragioni risarcitorie.

Se la richiesta del Movimento Consumatori fosse accolta, Intesa SanPaolo potrebbe essere chiamata a rispondere dei danni causati agli investitori di Veneto banca, in solido con gli imputati in caso di condanna di questi ultimi, per i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

L’iniziativa di MC non trova d’accordo altre importanti associazioni. “Rivendichiamo la definizione di importi adeguati e congrui al risarcimento di tutti i risparmiatori coinvolti”, afferma Federconsumatori che prende le distanze dall’ipotesi di chiamare in giudizio Intesa SanPaolo. “Sarebbe forse più opportuno impugnare il decreto”, dichiara il presidente di Federconsumatori, Emilio Viafora che chiede a Intesa di “implementare i 100milioni che aveva detto di mettere a disposizione dei risparmiatori traditi dalle banche e mettere quindi in atto di concerto con il Governo, le misure di ristoro per tutti quanti i risparmiatori coinvolti”.

Come Adiconsum, non abbiamo ritenuto opportuno costituirci come parte civile nel processo penale”, sottolinea Valter Rigobon, presidente di Adiconsum Veneto. “Il processo penale non restituisce il mal tolto ai risparmiatori. Per questo abbiamo puntato sulle società di revisione che avrebbero dovuto vigilare sull’operato delle banche. È una strada che richiede tempo e impegno ma che può dare risultati concreti per i risparmiatori”.

Ma ricordiamo le dimensioni del problema e le soluzioni finora trovate a favore dei risparmiatori.

Tra Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza  con il DL 25 giugno si sono tutelati i conti di 2,2 mln clienti (2mln famiglie, 200mila imprese) che con il bail in avrebbe perso qualsiasi risparmio oltre i 100.000 euro, tutti gli obbligazionisti che avevano acquistato bond non subordinati delle due banche, tutte le imprese con prestiti, linee di credito etc.

Senza considerare l’indotto, sono stati salvati 9600 posti di lavoro in Italia e 880 all’estero.

Per gli obbligazionisti subordinati il Fondo di Solidarietà prevede un Indennizzo forfettario (80% circa) riservato agli investitori che nel 2014 avevano un patrimonio mobiliare inferiore a 100.000 euro o dichiarazione redditi inferiore a 35.000 euro. Intesa Sanpaolo si farà carico del restante 20%.

Intesa Sanpaolo ha previsto un plafond di 100 milioni di Euro per venire in aiuto dei suoiclienti, azionisti delle ex banche venete, più disagiati.

A febbraio comunque partirà il tavolo di confronto IntesaSanPaolo – Associazioni consumatoriper definire meglio criteri e modalità degli indennizzi.(Help consumatori)

Liliana Segre è stata nominata senatrice a vita

Quando aveva 13 anni fu internata nel campo di concentramento di Auschwitz: è la prima senatrice a vita nominata da Sergio Mattarella

 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato Liliana Segre senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Nel 1944 Segre fu internata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove rimase per circa un anno prima di essere liberata. Segre, che ha 87 anni, sarà la quinta senatrice a vita nominata da un Presidente della Repubblica nell’attuale Senato, dopo Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia.

Segre, nata a Milano nel 1930 in una agiata famiglia di origine ebraica e rimasta orfana di madre da giovanissima, fu arrestata nel 1943 mentre con suo padre cercava di scappare in Svizzera per fuggire alle leggi razziali e alle deportazioni. Respinti al confine, Liliana Segre e suo padre Alberto furono detenuti a Como e Milano, da dove – con uno dei treni che partivano dal binario sotterraneo della stazione Centrale – nel gennaio del 1944 fu trasferita nel campo di concentramento nazista di Auschwitz, in Polonia. Quando arrivò ad Auschwitz, Segre aveva 13 anni: fu separata da suo padre, che fu immediatamente ucciso insieme alla maggior parte delle circa 600 persone che avevano viaggiato con loro.

 

Tatuata con il numero di riconoscimento 75190, Liliana Segre venne assegnata ai lavori forzati in una fabbrica che produceva munizioni. Rimase ad Auschwitz fino al gennaio del 1945, quando i tedeschi in ritirata costrinsero gli 80.000 prigionieri del campo di concentramento a marciare fino in Germania. Segre fu internata nel campo di concentramento di Malchow, dove il 30 aprile del 1945 fu liberata dall’esercito sovietico. Tornata in Italia, Segre andò a vivere con i nonni materni, gli unici membri della sua famiglia ad essere sopravvissuti: si sposò nei primi anni Cinquanta ed ebbe tre figli.

Per molto tempo e fino ai primi anni Novanta, Segre non parlò pubblicamente della sua esperienza nei campi di concentramento, da quel momento ha collaborato a diversi eventi e documentari sull’olocausto, andando spesso a raccontare la sua esperienza nelle scuole in occasione del Giorno della Memoria.

 

La vita di Liliana testimonianza di libertà. Da senatrice ci indicherà il valore della memoria. Una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali

 

Secondo la Costituzione italiana il Presidente della Repubblica può nominare cinque senatori a vita, che si aggiungono ai senatori a vita di diritto, ovvero gli ex Presidenti della Repubblica (in questo momento in Senato c’è solo Giorgio Napolitano). La Costituzione non dice esplicitamente se ogni Presidente della Repubblica possa nominare cinque senatori a vita o se i sentori a vita nominati debbano essere cinque al massimo: l’interpretazione corrente propende per la seconda possibilità.(Il Post)

HANNO SEQUESTRATO I SOLDI A ZONIN! E SAPETE QUANTO? 350MILA EURO… – QUESTI BRUSCOLINI, INSIEME AI SEQUESTRI AD ALTRI 4 IMPUTATI, NON SERVONO MICA PER RISARCIRE I RISPARMIATORI DELLA POP.VICENZA. MA A GARANTIRE LE SPESE DEL GIUDIZIO – NEL FRATTEMPO SI SONO SPOGLIATI DI TUTTI I BENI, COSÌ QUANDO ARRIVA LA SENTENZA (SE MAI ARRIVERÀ, CAUSA PRESCRIZIONE), I CREDITORI NON TROVERANNO UN BEFFARDO NIENTE

Da www.ilgazzettino.it

 

GIANNI ZONIN E SAMUELE SORATOGIANNI ZONIN E SAMUELE SORATO

Sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza nei confronti dell’ex presidente Gianni Zonin, dell’ex dg Samuele Sorato, oltre che di Giuseppe Zigliotto, Andrea Piazzetta e Massimiliano Pellegrini, i sequestri conservativi disposti dal Tribunale nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Popolare di Vicenza. Si tratta di importi di 350mila euro per ciascuno dei 5 imputati, relativi alle spese del giudizio calcolate finora, per un totale quindi di 1 milione 750mila euro.

 

 L’accusa ha chiesto il processo per 7 ex dirigenti, tra i quali l’allora presidente Gianni Zonin.

gianni zonin con i figliGIANNI ZONIN CON I FIGLI

Il provvedimento è stato chiesto dai magistrati perché gli accertamenti svolti dalle ‘fiamme giallè avevano rilevato una serie di azioni di trasferimento e dismissione delle disponibilità patrimoniali da parte degli imputati. Per questo, la Procura di Vicenza ha ravvisato «la fondata ragione» che potessero mancare o si disperdessero le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta.

zonin shopping MontenapoleoneZONIN SHOPPING MONTENAPOLEONE

 

Si tratta tuttavia di una parte residuale, si precisa dalla Procura, in quanto solo ciò che resterà dopo il pagamento delle spese di giudizio e comunque relative al procedimento potrebbe essere utilizzato per risarcire i danneggiati dalla banca, somma di gran lunga inferiore, si stima, rispetto agli importi del danno. Il gip ha quindi disposto i sequestri conservativi nei confronti di 5 dei 7 imputati complessivi, per un importo ciascuno di oltre 346.000 euro.

 

I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie detenute presso intermediari bancari, beni immobili e mobili registrati di proprietà e partecipazioni possedute in imprese e sono stati eseguiti dai finanzieri in varie località italiane ( Vicenza, Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena).(dagospia.com)

montebello proteste sotto la villa di zoninMONTEBELLO PROTESTE SOTTO LA VILLA DI ZONINZONIN CON LA MOGLIEZONIN CON LA MOGLIEGIANNI ZONINGIANNI ZONINzonin popolare vicenzaZONIN POPOLARE VICENZABARBOURSVILLE VINEYARDS ZONINBARBOURSVILLE VINEYARDS ZONIN

 

BpVi, sequestri per 1,75 milioni C’è anche Zonin

 

VICENZA. Gli uomini del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Vicenza stanno eseguendo alcuni provvedimenti di sequestro conservativo emessi dal Tribunale, su richiesta della Procura, nei confronti di cinque degli imputati nell’inchiesta sulla Banca Popolare di Vicenza, attualmente in fase di udienza preliminare.

 

I sequestri sono stati effettuati nei confronti dell’ex presidente Gianni Zonin, dell’ex dg Samuele Sorato, oltre che di Giuseppe Zigliotto, Andrea Piazzetta e Massimiliano Pellegrini. 

Si tratta di importi di oltre 346mila euro per ciascuno dei 5 imputati, relativi alle spese del giudizio calcolate finora, per un totale quindi di 1 milione 750mila euro. 

 

Il provvedimento è stato chiesto dai magistrati perché gli accertamenti svolti dalle fiamme gialle avevano rilevato una serie di azioni di trasferimento e dismissione delle disponibilità patrimoniali da parte degli imputati. Per questo, la Procura di Vicenza ha ravvisato «la fondata ragione» che potessero mancare o si disperdessero le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta. Si tratta tuttavia di una parte residuale, si precisa dalla Procura, in quanto solo ciò che resterà dopo il pagamento delle spese di giudizio e comunque relative al procedimento potrebbe essere utilizzato per risarcire i danneggiati dalla banca, somma di gran lunga inferiore, si stima, rispetto agli importi del danno.

 

I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie detenute presso intermediari bancari, beni immobili e mobili registrati di proprietà e partecipazioni possedute in imprese e sono stati eseguiti dai finanzieri in varie località italiane (Vicenza, Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena).

 

«Ottima notizia. Accolta la richiesta che abbiamo fatto fin dal 2015». Lo ha detto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i provvedimenti di sequestro. «Finalmente – ha aggiunto Dona – sono stati fatti i primi provvedimenti di sequestro dei beni a carico dei soggetti imputati. Ora aumentano le possibilità per i risparmiatori di poter rientrare di parte del denaro perso».

 

Attualmente il procedimento sulla Banca Popolare di Vicenza si trova in fase di udienza preliminare davanti al Gup del tribunale di Vicenza Roberto Venditti. La procura di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio per sette persone, tra le quali l’ex presidente di Bpvi, Giovanni Zonin. (L’Arena)

Popolare Vicenza, sequestro da 1,73 milioni a Zonin & C: stavano cercando di sottrarre i beni agli inquirenti

Popolare Vicenza, sequestro da 1,73 milioni a Zonin & C: stavano cercando di sottrarre i beni agli inquirenti

Le Fiamme Gialle hanno eseguito sequestri a carico di cinque imputati dell’inchiesta che è prossima all’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio di inizio ottobre che riguarda in totale sette persone

Avevano cercato di dismettere titoli o proprietà, nel tentativo disottrarre i beni a probabili, futuri sequestri della magistratura che indaga sul crack della Banca Popolare di Vicenza. Ma i finanzieri del Comando provinciale di Vicenza li tenevano d’occhio, monitoravano la situazione finanziaria di ognuno e hanno quindi impedito che il tentativo andasse in porto.

Le Fiamme Gialle hanno eseguito sequestri a carico di cinque imputati dell’inchiesta che è prossima all’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio di inizio ottobre che riguarda in totale sette persone. I destinatari dei provvedimenti sono l’ex presidente Gianni Zonin, padre-padrone della banca, imprenditore vinicolo, titolare di numerose proprietà a Nordest, l’ex direttore generale Samuele Sorato, l’imprenditore Giuseppe Zigliotto che è stato presidente dell’Associazione degli industriali della Provincia di Vicenza, Andrea Piazzetta, ex vicedirettore dell’area finanza, e Massimiliano Pellegrini, che era il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili. La somma dei sequestri è stata fissata dal giudice dell’indagine preliminare del Tribunale in 346mila euro ciascuno. Il totale, quindi, è di 1,73 milioni di euro.

La richiesta della Procura era basata sulla “fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta penale”. E’ quindi lo Stato che si cautela di fronte alla probabile eventualità che i cinque indagati siano tenuti a rifondere le spese sostenute nel corso dell’inchiesta per intercettazioni telefoniche, perizie, spese di giustizia, attività di polizia giudiziaria. I provvedimenti, quindi, non hanno nulla a che vedere con le future richieste di risarcimento dei danni, che sarebbero comunque di molto superiori.

Soltanto se dovesse avanzare qualcosa – dopo aver però saldato i conti con lo Stato – il residuo verrebbe impiegato per risarcire i danneggiati. I sequestri, come ha informato la Guardia di Finanza in una nota, hanno riguardato “disponibilità finanziarie detenute presso intermediari bancari, beni immobili e mobiliregistrati di proprietà e partecipazioni possedute in imprese”. Sono stati eseguiti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria in diverse città italiane, non solo a Vicenza, ma anche a Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena. Nessun provvedimento è stato adottato nei confronti degli altri due imputati, Emanuele Giustini e Paolo Marin.

Soddisfazione tra le categorie e associazioni che assistono decine di migliaia di clienti rimasti con un pugno di mosche in mano, visto l’azzeramento del valore dei titoli della ex popolare vicentina. “La notizia è ottima – dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – e va finalmente incontro a quello che noi stiamo chiedendo dal 2015”.(Giuseppe Pietrobelli Il Fatto Quotidiano)

Bpvi, sequestri per un milione e 700mila euro. Nel mirino anche Zonin e Sorato

I sequestri hanno riguardato beni mobili e immobili 

 
Popolare Vicenza

  
 

Prato, 19 gennaio 2018 – Ammonta a poco meno di un milione e 750mila euro il sequestro conservativo eseguito oggi dalla Guardia di finanza nei confronti di cinque degli imputati nell’inchiesta della Banca Popolare di Vicenza. Le fiamme gialle, su richiesta della Procura, hanno sequestrato beni per 346mila euro all’ex presidente Gianni Zonin, all’ex dg Samuele Sorato, oltre che a Giuseppe Zigliotto, Andrea Piazzetta e Massimiliano Pellegrini.

I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie detenute dai cinque imputati presso intermediari bancari, beni immobili e mobili e partecipazioni possedute in imprese, eseguiti dai finanzieri a Vicenza, Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena. Il provvedimento è stato deciso dalla Procura per effetto dell’avvenuta rilevazione, a seguito di approfondimenti sviluppati dalle Fiamme Gialle, di azioni di trasferimento e dismissione, da parte degli imputati, di proprie disponibilità patrimoniali.

L’entità del sequestro è stato fissato per far pronte all’eventuale pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta penale in argomento.(La Nazione)

 

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