Buchi e toppe della Vigilanza bancaria europea

Non è in grado di capire se, e quando, una banca entra in crisi.

Guido Salerno Aletta
Editorialista dell’Agenzia Teleborsa

L’affermazione, riportata come sottotitolo di questo editoriale, è tratta dal comunicato stampa della Corte dei conti della UE, datato 16 gennaio.

Ecco, parola per parola, che cosa c’è scritto: “Il quadro operativo della BCE per la gestione delle crisi presenta alcuni difetti e vi sono alcuni indizi di un’attuazione inefficiente. Gli orientamenti per le valutazioni di intervento precoce non sono sufficientemente sviluppati né definiscono criteri o indicatori oggettivi per stabilire se una banca sia entrata in una situazione di crisi. Non vi sono orientamenti riguardo al miglior utilizzo dei poteri della BCE in specifici scenari e gli orientamenti concernenti le valutazioni in dissesto o a rischio di dissesto sono carenti per quanto riguarda l’estensione e i livelli di dettaglio”.

E’ un giudizio durissimo, una vera e propria martellata in fronte. La Corte dei conti europea afferma che la Vigilanza della BCE non è stata in grado di capire che cosa succede esattamente sotto i suoi occhi, che si accorge che una banca è “in crisi oppure a rischio di crisi” (secondo l’acronimo inglese FOLTF, Falling Or Likely To Fall) solo quando ormai non c’è niente da fare se non porla in liquidazione.

Noi, in Italia, ce ne siamo accorti da un pezzo, che questa Vigilanza bancaria europea non funzionava affatto bene, visto che le vicende del Monte dei Paschi di Siena, di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza si sono trascinate per anni, da una ricapitalizzazione all’altra, tra una svalutazione e l’altra, fino all’ingresso dello Stato nel capitale del primo ed alla cessione per 1 euro a Banca Intesa dei depositi e dei crediti in bonis delle due banche venete, mentre il Tesoro si farà carico del recupero dei crediti in sofferenza.

In pratica, tutta l’attività di vigilanza della BCE è stata sostanzialmente inutile: dagli esercizi preliminari di supervisione, agli stress test, fino agli Srep ed alle ispezioni. La vigilanza della BCE non si è accorta che questi istituti fossero in crisi se non alla fine, quando non c’era altro da fare che far intervenire lo Stato italiano per evitare il bail in.

Anche in queste ore, a Roma si discute tra Abi, Banca d’Italia e vertici della Vigilanza bancaria europea del cosiddetto Addendum, una disposizione di quest’ultima che obbligherebbe le banche ad accantonamenti completi nel caso di Npl, per l’importo totale del credito erogato, da effettuare in due anni nel caso che non ci siano garanzie ed in cinque anni nel caso che le garanzie ci siano.

La Vigilanza di Francoforte sa fare solo una cosa, mettersi con le spalle al coperto: obbligando le banche a ricapitalizzare, a fare accantonamenti, ed a svendere gli Npl.

Non è in grado di capire se, e quando, una banca è in crisi.

Buchi e toppe della Vigilanza bancaria europea.