ITALIANI, MUOVETE IL CULO! – CI SCRIVE JONATHAN MEDROS, FISIOTERAPISTA E INSEGNANTE DI PILATES A ROMA: ‘LA SEDENTARIETÀ UCCIDE PIÙ DELL’HIV, È IL NUOVO FUMO. CI STIAMO AUTODISTRUGGENDO, E STIAMO CRESCENDO BAMBINI PIENI DI PATOLOGIE POSTURALI. STASERA FATE UNA COSA…’

Scrive Jonathan Medros, fisioterapista e insegnante di Pilates a Roma:

 

Premessa: sono Americano

 

jonathan medrosJONATHAN MEDROS

Seconda premessa (più astratta): sono attratto dalla voglia di aiutare gli altri.

 

Oggetto: state troppo sedentari

 

Come fisioterapista ed insegnante di diverse discipline di biomeccanica, vedo nel mio studio troppo spesso trentenni che sono alla ricerca della soluzione magica al proprio malessere fisico: colpo della strega o cervicale, ad esempio.

 

In realtà una risoluzione piuttosto facile esiste: muoversi! La maggior parte della gente sta troppo tempo sedute. “la sedentarietà è il nuovo fumo”

 

Negli Stati Uniti il dott. James Levine ha scritto: “Sedersi uccide più persone del HIV, ed e più pericoloso di paracadutismo. Stando seduti, ci stiamo autodistruggendo.” Il dott.

Levine ha condotto uno studio presso la clinica Mayo, la più famosa clinica Statunitense per la ricerca nel campo della medicina, su 800,000 pazienti che lo ha portato a concludere che stare seduti davanti ad uno schermo per oltre quattro ore al giorno aumenta il rischio di decesso di oltre il 50% mentre i problemi cardiovascolari (infarto ed angina) aumentano del 125%.

 

Secondo il dott. Levine, i bambini perdono l’abitudine di muoversi, diversamente da come facevano una volta; invece di vederli giocare all’aria aperta, registriamo patologie lombari e disfunzioni posturali.

 

jonathan medrosJONATHAN MEDROS

Un altro medico Americano, il dott. Cuthbert, aggiunge che la forza gravità è il nemico della persona seduta perché crea una strana orientazione delle articolazioni. il maggiore fattore di patologie motorie negli Stati Uniti è la sedentarietà. Questo argomento ha varie sfaccettature. Io, da fisioterapista ed insegnante di Pilates, Yoga e biomeccanica applicata, vedo che la maggior parte dei mei clienti non sa muoversi. Per fortuna ci sono delle discipline quali Pilates che insegnano a controllare il proprio corpo nella consapevolezza dell’uso corretto dei muscoli e delle articolazioni. Ma il vero dramma e per prossime generazioni.

 

Mio figlio, che ha energia da vendere e frequenta una scuola pubblica nel centro di Roma, ha un’ora sola di “ginnastica” alla settimana. Metto le virgolette perché mi chiedo quanto possa veramente insegnare ad un bambino con una sola ora alla settimana.

 

In America dalla materna alla quinta elementare, i bambini sono tenuti a svolgere 20 minuti di attività sportiva al giorno. Negli anni successivi e fino alla fine della scuola dell’obbligo, hanno 40 minuti di attività fisica al giorno!

 

jonathan medrosJONATHAN MEDROS

Negli anni ’60 il Presidente John F. Kennedy aveva osservato una certa “mollezza” nel fisico dell’americano medio. Di conseguenza una delle decisioni presidenziali più durature nella storia degli Stati Uniti fu la legge sull’ obbligo dell’attività fisica per tutti i bambini ed adolescenti che frequentavano la scuola. Eredità, secondo me, che si può osservare anche oggi dove spesso son gli americani i primi a lanciare ad adattare nuove pratiche di allenamento sportivo o, comunque, fare da battistrada per il resto del mondo sottolineando l’importanza dello sport a livello globale.

 

Vorrei chiedervi di leggere righe seguenti per vedere se rispecchiano una vostra giornata tipica.

 

JOSEPH PILATES - 2JOSEPH PILATES – 2

Mi alzo dal letto, mi siedo a fare collazione, vado in bagno mi siedo, vado a lavoro in macchina o in autobus o tram, mi siedo alla scrivania, pranzo a tavola, ritorno al lavoro e mi siedo, torno a casa in auto o autobus, arrivo a casa e mi affloscio sul divano, vedo una serie televisiva e vado a dormire per, infine SDRAIARMI!

 

Sono io o c’è qualcosa che non va in tutto questo? Quando i medici dicono che stare seduti è un’epidemia come il fumo, non lo fanno per polemizzare ma per svegliare la gente!

 

Vi racconto un aneddoto che trovo interessante. Una volta le segretarie erano costrette a  battere a macchina su veri e propri mostri. Dovevano srotolare la carta, premere con forza i tasti, girare la manopola per andare al paragrafo successivo, avvicinarsi per correggere gli sbagli e alla fine di ogni paragrafo successivo, riportare il carello a capo con un gesto pari ad uno schiaffo.

 

DONNE SEDENTARIETA'DONNE SEDENTARIETA’

Quando furono introdotte le prime macchine digitali, e non parlo di computer, ma le prime “Brother,’ macchine da scrivere degli anni ‘80 quando il mondo si stava modernizzando, i dirigenti delle grandi società avevano pensato che la facilita d’uso avrebbe fatto diminuire i giorni di malattia dovuti a stanchezza e affaticamento. Ma la verità fu un’altra, paradossale. Le segretarie non si muovevano più, se non per le dita che digitavano, e furono le prime a lamentarsi di grossi problemi alla schiena. Perché non si muovevano più.

 

la vita moderna troppo sedentariaLA VITA MODERNA TROPPO SEDENTARIA

La fisica della biomeccanica umana è questa. Il tuo cranio pesa più o meno 7 chili. Quando lo inchini di 15 gradi, la percezione del peso cranico sulla parte cervicodorsale aumenta il carico del 50% in più. Quindi la sensazione del tuo spazio infrascapolare è di avere una testa che pesa 11 chili. Se inclini la testa di altri 15 gradi l’aumento è di un altro 50%. Se inclini la testa a 45 gradi, ovvero nella posizione tipica delle persone che guardano lo smartphone o lavorano al computer, il peso percepito del cranio sul complesso dorsale diventa quasi 20 chili. Ve lo immaginate andare in giro con un sacco di patate di 20 chili sulle spalle? Beh, è quello che fate. E lo fanno tutti. Qualcuno ha una sigaretta da darmi?

 

Sitting is the new smoking a d bf c ef d d wiSITTING IS THE NEW SMOKING A D BF C EF D D WI

Questo argomento è troppo complesso per essere incapsulato in un solo articolo. La verità è che ci dobbiamo muovere tutti di più. Geneticamente non siamo molto diversi dal Neanderthal che consumava 12.000 calorie al giorno.  E noi? Per quanto sia rivoluzionaria la vita digitale, non riusciamo a metabolizzarla. Le persone guardano un astronauta ritornare dallo spazio disfatto dall’assenza di gravità e si dicono: “Non siamo pronti a vivere su Marte e se lui non ce la fa a vivere in una navicella spaziale, non ce la faccio neanch’io.” Ma sai una cosa? Siamo già tutti su questa navicella spaziale: non ci muoviamo, non siamo forti, siamo pigri e ci fa male tutto. Vi sembra un’evoluzione questa?

 

sitting is killing eSITTING IS KILLING E

Il mio tono, spesso, è intollerante nei confronto dell’autorinuncia. Io so che tutti possono migliorare diversi aspetti della propria vita. A me dispiace per i bambini del futuro che non avranno conosciuto la realtà di giocare all’aria aperta senza doversi preoccupare di un film su youtube. Se noi adulti non diventiamo in più forti, come lo erano i nostri nonni, come tramanderemo la sensazione di forza che distingue la nostra specie?

 

Spero che il mio articolo serva a spronare un po’ tutti ad alzarsi e muoversi. Se stasera pensavi di guardare una serie su Sky o Netflix, fammi un favore, và a farti un camminata. Se vivi a Roma o in un’altra più belle città che vanta l’Italia, và fuori a godertela. Abbiamo una vita sola, non ti fossilizzare. Respira un po’ di aria fresca e, soprattutto, muoviti!  (dagospia.com)

 

 

SEDENTARIETA'SEDENTARIETA’

INVECE DI FARE PROMESSE ELETTORALI A CAZZO, BERLUSCONI S’OCCUPASSE DELLE TESTATE MONDADORI (PANORAMA, TUSTYLE, IL MIO PAPA) – L’ASSEMBLEA DEI GIORNALISTI PRONTA ALLO SCIOPERO: “L’AZIENDA NON HA SMENTITO POSSIBILE VENDITE. LA ‘PACE SOCIALE’, LEGATA ALL’ACCORDO DI STATO DI CRISI DEL GIUGNO 2017, E’ STATA SLEALMENTE INCRINATA…”

Comunicato Stampa

 

BERLUSCONI: DOPO IL MILAN SI PASSA ALLA CARTA?

I giornalisti dichiarano lo stato d’agitazione

 

silvio berlusconi con marinaSILVIO BERLUSCONI CON MARINA

Nelle ultime settimane sono apparse sui giornali notizie su possibili cessioni, chiusure o ristrutturazioni di alcune testate Mondadori (Tustyle, Panorama, Il mio Papa). Da parte sua, l’Azienda editoriale controllata dalla famiglia Berlusconi, interpellata dalla rappresentanza sindacale dei giornalisti, non ha smentito possibili vendite, sottolineando la necessità di interventi strutturali nella Periodici Italia. La «pace sociale» legata all’accordo di stato di crisi del giugno 2017 (fino al giugno 2018) è stata così slealmente incrinata.

 

SEDE MONDADORI SEGRATESEDE MONDADORI SEGRATE

Questo avviene a soli due mesi dall’intervista rilasciata il 10 novembre scorso a Milano Finanza da Ernesto Mauri, nella quale il ceo di Mondadori ha dichiarato di prevedere il raggiungimento di 15 milioni di utile per la Periodici Italia, a fine 2017. Ricordiamo che, dal 2009, noi giornalisti della Mondadori, con grande senso di responsabilità, abbiamo contribuito ad affrontare la crisi del settore (con chiusure, cessionI di testate e conseguente dimezzamento della forza lavoro, da circa 500 giornalisti ai poco più di 200 oggi), per ridurre i costi e azzerare gli esuberi individuati dall’Azienda sopportando cassa integrazione, solidarietà e prepensionamenti.

 

Nonostante i pesanti interventi, l’Azienda continua a sostenere che: «Questo non basta».

Tutto ciò è per noi inaccettabile. Il primo Editore italiano non deve passare solo attraverso cessioni e chiusure di testate e continue riduzioni di organici. Ma ha il dovere di portare avanti una strategia all’altezza del proprio ruolo, che tenga conto della complessità del mercato in trasformazione e delle opportunità che recenti acquisizioni offrono. Chiediamo dunque rilancio delle testate in crisi e lancio o studio di nuove iniziative editoriali.

IL MIO PAPAIL MIO PAPA

 

Siamo convinti che la tutela del lavoro e della professionalità dei giornalisti siano la condizione imprescindibile per garantire la qualità dei giornali. E intendiamo difendere la nostra professione anche contrastando l’esternalizzazione del nostro lavoro, oggi compromesso dall’uso massiccio di collaboratori e pensionati tuttora presenti in azienda.

 

Per questo l’assemblea dei giornalisti Mondadori, riunitasi il 19 gennaio 2018, dà mandato al CdR di chiedere un immediato incontro con i massimi vertici della Periodici e del Gruppo Mondadori per conoscerne le reali intenzioni. L’assemblea dei giornalisti dichiara da subito lo stato d’agitazione e affida al CdR un pacchetto iniziale di cinque giorni di sciopero.

L’assemblea dei giornalisti Mondadori

Segrate, 19 gennaio 2018(dagospia.com)

“TOGLIETE LA MIA FOTO DALLE SIGARETTE” – RICOVERATO PER UN’ALLERGIA, SI RITROVA SUI PACCHETTI, SIMBOLO A SUA INSAPUTA DELLA CAMPAGNA SUI DANNI PROVOCATI DAL FUMO – L’UOMO, CHE APPARE INTUBATO, DENUNCIA IL COLOSSO DEL FUMO: NESSUNO GLI AVEVA CHIESTO L’AUTORIZZAZIONE – FACCI: “SE OTTENESSE UN CENTESIMO PER OGNI VOLTA CHE, IN QUESTI ANNI, SI SARÀ TOCCATO SOTTO LA CINTURA, POTREBBE CAMPARE DI RENDITA”

Filippo Facci per Libero Quotidiano

 

La storiella è questa. Maurizio Plescia vive a Casamicciola (in Campania, a nord di Ischia) e fa il commerciante.

 

Ha una fidanzata colombiana e periodicamente la raggiunge in Sudamerica. Ogni tanto ha problemi respiratori e prende un farmaco a cui, però, il suo fisico d’ un tratto reagisce male, anche perchè ha un principio di polmonite. Si scopre che il farmaco contiene una sostanza a cui è allergico e insomma, deve ricoverarsi in ospedale (clinica Farallones) e finisce tutto intubato, una scena tipicamente non bellissima da vedere. Poi succede questo: a sua totale insaputa, qualcuno lo fotografa mentre dorme.

 

E si vede che la foto piace a qualcuno – l’ intubato, ripetiamo, è totalmente ignaro – perché lo scatto in qualche modo perviene all’ Unione Europea che da tempo impegnata a trovare la maniera di terrorizzare i fumatori in ogni modo possibile. Sui pacchetti di sigarette compaiono già da tempo scritte sempre più minacciose (“non fumare”, “il fumo provoca cancri orrendi”, manca solo “sei un coglione”) e sta per passare la normativa che prevede le immaginette-choc, quelle luttuose e schifose che occupano la prevalenza del pacchetto.

 

 

plescia 2PLESCIA 2

La Comunità Europea sceglie, tra altre, le seguenti immagini: gengive e denti marci; bara di neonato con genitori in lacrime; uomo con gamba amputata; giovane su sedia a rotelle; occhi cecati; collo con un buco nero sul gargarozzo; donna che scatarra sangue nel fazzoletto; orrendo tumore alla lingua; disabili e infartuati in tutte le posizioni, per letto o per terra. Ma ce n’ è anche un’ altra, di immagine: è quella di Maurizio Plescia, ricoverato e intubato. Finisce nel mucchio.

 

Il criterio, parentesi, è puramente discrezionale e politico. Sarebbe come mettere foto di gente maciullata sulle portiere delle auto, o immagini di adipe e colesterolo sulla confezione del burro, e fegati cirrosi sul vino. Ma la campagna inizia e prosegue – anche se i fumatori tutto sommato se ne fottono – e passa un po’ di tempo: milioni di fumatori familiarizzano con le immagini, compreso chi, come lo scrivente, compra le sigarette a stecche e ogni volta si ritrova la stessa immaginetta per dieci pacchetti. Il problema è che, un giorno, se ne accorge anche Maurizio Plescia – non sappiamo neppure se fosse un fumatore – che appunto si ritrova una propria foto con lui intubato e orrendo in decine di milioni di pacchetti di sigarette. Senza saperne niente: nessuno l’ ha mai avvertito. Lui sa solo che quello lì è lui, sdraiato su un letto d’ ospedale: non c’ è dubbio.

filippo facci selfieFILIPPO FACCI SELFIE

 

Peraltro il suo problema, coi danni provocati dal fumo, non c’ entrava un accidente: ma ogni singolo pacchetto gli attribuisce una patologia invalidante mai avuta prima (ictus e invalidità) e insomma, roba da toccarsi i coglioni per qualche milione di volte, anche perché siamo nel napoletano e a scaramanzia non scherzano.

 

Il nostro intubato decide quindi di rivolgersi a un avvocato, visto che cade dalle nuvole (di fumo) e non ha mai dato il consenso per una cosa del genere. Parrebbe una passeggiata legale, a quel punto. Figurarsi. C’ è di mezzo la Comunità Europea e, nel caso, una multinazionale del tabacco come la Philip Morris. Ma non solo: in giro per il mondo ci sono altri ex intubati che pure dicono: quello sono io. E vogliono soldi e risarcimenti pure loro. Un esercito di intubati.

 

Uno è della Galizia. Uno dice che la foto gliel’ hanno scattata a Santiago. Un altro dice che è la foto di suo padre morto di ictus. Un’ altra dice che no, quello è suo marito morto nel 2015.

SIGARETTESIGARETTE

 

Un incubo che, per essere risolto, necessita di un sacco di tempo e di una perizia comparativa firmata da un esperto del settore, che finalmente conferma: è proprio lui, è Maurizio Plescia da Casamicciola. Segue messa in mora della Philip Morris con rimpallo burocratico con l’ Unione Europea (vera responsabile del pasticcio, pare) e insomma, parte finalmente una trattativa per giungere a una transazione che eviti un lungo e soprattutto inutile processo. Se Maurizio Plescia ottenesse un centesimo per ogni volta che, in questi anni, si sarà toccato sotto la cintura – presumiamo – potrebbe campare di rendita.(dagospia.com)

PACCHETTO DI SIGARETTE UOMO SPAGNOLO 54ENNEPACCHETTO DI SIGARETTE UOMO SPAGNOLO 54ENNE

PISTA NERA: GIORNATA TRAGICA SULLA NEVE – UN 31ENNE PERDE IL CONTROLLO DEGLI SCI E MUORE AL SESTRIERE – L’UOMO AVREBBE BATTUTO LA TESTA CONTRO UN PARAVENTO – A ROCCARASO UNA SLAVINA TRAVOLGE 2 SCIATORI CAMPANI CHE SCIAVANO FUORIPISTA: UNO E’ GRAVE

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sestriereSESTRIERE

LUCIA CARETTI per la Stampa

 

 

Tragedia in punta al Fraiteve: Giovanni Bonaventura, di 31 anni, originario della Sicilia, è morto sulle piste Sauze e Sestriere, dove il collegamento della «Cresta» sfocia nella 27. Dalle prime ricostruzioni lo sciatore sembrerebbe aver perso il controllo e sbattuto contro un paravento, morendo sul colpo per un trauma cranico e facciale. 

 

Non ci sono altre persone coinvolte. Sono intervenuti i carabinieri e il pm Quaglino ha disposto la rimozione del cadavere. Nella tarda mattinata, quando è successo l’incidente, le condizioni di visibilità erano buone. Ha iniziato a nevicare solo verso le 14.  

roccarasoROCCARASO

 

La pista sulla quale si è verificato l’incidete mortale «è sicura: regolarmente palinata e con i cartelli che consigliano di rallentare» dice Giovanni Brasso, presidente della Sestrieres spa, la società che gestisce gli impianti del comprensorio sciistico della ViaLattea. «Quella non è una pista particolarmente difficile. Nei giorni scorsi avevamo deciso di chiuderla per il forte vento, ma oggi l’abbiamo riaperta. Non c’erano problemi di visibilità, non c’era la nebbia. Purtroppo – conclude Brasso – gli incidenti capitano. Noi vendiamo divertimento, queste disgrazie non dovrebbero succedere».  (Dagospia.com)

NEVE SESTRIERENEVE SESTRIERE

Stati Uniti, scatta lo shutdown: come funziona e cosa succede ora

Respinto (con 50 voti a 49) il provvedimento sul bilancio di governo: chiudono gli uffici amministrativi federali. Dalle operazioni dell’esercito fino a Wall Street: ecco le conseguenze per il Paese.

A un anno esatto dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il Senato dalla risicata maggioranza repubblicana infligge un duro colpo al presidente respingendo il provvedimento sul bilancio di governo e innescando il temuto shutdown, ovvero la chiusura degli uffici amministrativi federali. Una circostanza verificatasi l’ultima volta nel 2013 con Barack Obama presidente, ma che per la prima accade con un partito che controlla entrambi i rami del Congresso. La misura è stata bocciata con 50 voti contro 49: 60 erano necessari per approvare il testo, respinto anche da quattro senatori repubblicani.

I dem vogliono sminuire il gran successo dei tagli alle tasse e ciò che comportano per la nostra economia in crescita

DONALD TRUMP

La Casa Bianca però punta il dito contro i democratici: «Vogliono lo shutdown per sminuire il gran successo dei tagli alle tasse e ciò che comportano per la nostra economia in crescita», aveva twittato il presidente poco prima della scadenza, ammettendo subito che «non si mette bene». Da parte sua, il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha detto: «Questo passerà alla storia come lo shudown di Trump», caratterizzandolo come emblematico del «caos innescato» dall’insediamento di The Donald alla Casa Bianca. Ma cos’è, precisamente, lo shutdown? E quali conseguenze avrà sul Paese?

USA Shutdown

Cos’è lo shutdown

Lo shutdown si verifica quando il Congresso non approva la legge che rifinanzia le attività amministrative federali. L’ultimo shutdown risale all’ottobre del 2013, durò 16 giorni e coinvolse 850 mila dipendenti federali, che furono messi temporaneamente in congedo. Generalmente il governo federale cerca di continuare a garantire i servizi essenziali, come la sicurezza nazionale e quella pubblica, la giustizia, la sanità, le pensioni, il traffico aereo. Non tutti i dipendenti di questi settori però continuano a essere pagati.

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Cosa succede adesso

CONSEGUENZE SU ESERCITO E INTELLIGENCE. Il Pentagono ha anticipato che il personale militare in servizio attivo resterà al suo posto ma non sarà retribuito finché il Congresso non approverà una nuova legge. Nessun effetto quindi sulle operazioni in Afghanistan o contro l’Isis in Siria e in Iraq, ma il segretario alla Difesa James Mattis ha ammonito che ci saranno conseguenze sulle operazioni di addestramento, manutenzione e intelligence. Metà degli 800 mila dipendenti civili sarà messa a riposo senza paga.

POCHE RIPERCUSSIONI SUL SISTEMA GIUDIZIARIO. Il dipartimento di Giustizia ha un piano di emergenza in base al quale circa 95 mila dei suoi quasi 111 mila dipendenti continueranno a lavorare. Le corti federali, compresa la Corte suprema, resteranno aperte.

NELLA SANITÀ PAGANO 40 MILA DIPENDENTI. I servizi essenziali dovrebbero essere garantiti, come successe nel 2013, quando fu bloccato solo un programma contro la diffusione dell’influenza e la registrazione dei pazienti nelle sperimentazioni cliniche. Ma metà dei suoi 82 mila dipendenti potrebbero essere mandati a casa temporaneamente. E saltarà il programma per la copertura sanitaria di 9 milioni di bambini (Chip), non più rifinanziato.

NESSUN EFFETTO SULLE PENSIONI.Gli assegni dovrebbero essere pagati regolarmente e gli uffici dovrebbero rimanere aperti anche se con servizi limitati.

RITARDI NELLE DICHIARAZIONI DEI REDDITI. Nel 2013 fu messo a riposo il 90% dello staff e furono ritardate dichiarazioni dei redditi per 4 miliardi di dollari.

POSSIBILI (LIEVI) DISAGI NEL TRAFFICO AEREO. Non dovrebbe esserci un grande impatto, nel 2013 i controllori di volo e gli addetti alla sicurezza restarono al loro posto. Possibili ritardi nei controlli.

PARCHI NAZIONALI VERSO LA CHIUSURA. Dovrebbero chiudere, come successe nello shutdown precedente, quando ai visitatori furono dati due giorni per lasciare i parchi, con una perdita di 750 mila ospiti al giorno e un danno di 500 milioni di dollari.

LA BORSA DOVREBBE CONTINUARE LE OPERAZIONI. Uno shutdown ha conseguenze su metà delle autorità che controllano i mercati finanziari ma la Borsa dovrebbe essere in grado di continuare le sue operazioni.(Lettera43)

Spese notarili per l’acquisto della casa: tutto quello che c’è da sapere

Una guida realizzata dal portale Facile.it

Spese notarili per l'acquisto della casa: tutto quello che c'è da sapere

Tra le voci di spesa da mettere in conto nel momento in cui si sceglie di acquistare un immobile si inserisce anche la parcella del notaio, figura indispensabile in una compravendita, e insieme a questa i costi della documentazione necessaria a regolare la transazione. Le spese notarili sono variabili, nelle misura che andremo a spiegare, ma sono sempre presenti e dovute nel momento in cui un immobile passa di proprietà e quando per acquistare casa si sottoscrive un mutuo bancario, andando quindi a siglare un contratto ufficiale con l’istituto di credito scelto.

Come spiega nel dettaglio la guida sulle spese notarili realizzata da Facile.it, il notaio ha un ruolo importante sia nell’ufficializzare l’atto di acquisto sia nel verificare che la compravendita proceda nella massima correttezza e nel rispetto di quanto pattuito tra le parti. Nel caso di un’abitazione è fondamentale ad esempio escludere senza ombra di dubbio che esistano eredi o terze persone che possano avanzare pretese in futuro, che la casa non sia già oggetto di ipoteca, e che il valore dell’immobile e il suo prezzo di vendita siano compatibili. Quando il notaio interviene per la stipula di un mutuo casa diventa testimone di un accordo che se non rispettato comporta conseguenze che vanno da penalità economiche al pignoramento dell’abitazione. Si comprende quindi che il lavoro del notaio include una parte attiva di ricerca e verifica della documentazione necessaria e una parte di responsabilità e garanzia della validità degli atti stipulati. 

https://www.tp24.it/immagini_articoli/12-05-2017/1494561033-0-il-notaio-il-consigliere-il-geometra-un-caso-giudiziario-a-trapani.jpg

Tutto questo rientra nei costi notarili, che in parte sono decisi in modo autonomo dal professionista al quale ci si rivolge, in parte dipendono dal valore catastale dell’immobile.
Per facilitare il lavoro del notaio, tenendo presente che il grado di complessità della pratica e i giorni di lavoro necessari a trattarla andranno intuitivamente a influire sulla parcella, in caso di compravendita o di mutuo è possibile occuparsi preventivamente di richiedere e verificare i dati relativi all’immobile, visure, planimetrie, estratti di mappa, e non mancare per quanto possibile di verificare che la casa non faccia sorgere problemi relativi alla proprietà e al suo valore effettivo. A questo scopo esistono anche servizi on line, come catasto.it, che consentono di evitare code agli sportelli e di risparmiare tempo ottenendo la documentazione richiesta anche a domicilio. Il sito consente anche di inoltrare dichiarazione di successione on line con l’aiuto di intermediari specializzati.

Scegliere lo stesso notaio per la compravendita e il rogito è generalmente una buona soluzione perché presuppone un probabile sconto o un prezzo forfettario per i due incarichi. La scelta del professionista è ovviamente a discrezione del cliente, che ha il diritto di confrontare diversi preventivi di spesa. A questo proposito può essere utile ricordare quanto riportato dall’articolo 9 del decreto legge n°1 del 24 gennaio 2012 tra le disposizioni in tema di concorrenza, infrastrutture e competitività. Al comma 3 si stabilisce che il compenso relativo alle prestazioni professionali debba essere fissato nel momento in cui il cliente affida al professionista l’incarico (non alla conclusione del lavoro, per essere chiari).notaio generica

 

Il professionista, inoltre, pena l’illecito disciplinare, dovrà stimare e comunicare al cliente il livello di complessità presunto dell’incarico, e fornire in modo chiaro un elenco di tutti gli oneri ipotizzabili, considerati i tempi di lavoro per le verifiche della documentazione necessaria agli atti. Un preventivo trasparente, comprensivo di tutte le voci di spesa, incluse imposte e contributi, e redatto su richiesta in forma scritta, è insomma diritto del cliente, insieme a una dichiarazione contenente i dati della polizza assicurativa professionale obbligatoria che il notaio, come ogni professionista iscritto a un ordine, è tenuto per legge e stipulare a copertura di eventuali danni provocati nell’esercizio della sua attività.(agi.com)

 

GENE GNOCCHI NON FA UN PASSO INDIETRO E SCHERZA: “SCORTA? MI HANNO DATO SAVIANO…” – “NON CHIEDO SCUSA A NESSUNO” – “CREDETEMI: NON VOLEVO OFFENDERE LA PETACCI, NON HO SBAGLIATO NULLA” – “STRISCIONI SOTTO CASA? NON È UN PAESE NORMALE” – “POTEVO CHIAMARE QUEL MAIALINO ANCHE FARINACCI, MUSSOLINI O CIANO. E’ VENUTA FUORI LA PETACCI” – VIDEO

Da Radio 24

gene gnocchi maialeGENE GNOCCHI MAIALE

 

“Scorta? Mi hanno dato Saviano come scorta…”. A La Zanzara su Radio 24 Gene Gnocchi la butta sul ridere mentre racconta delle minacce di Forza Nuova e altri gruppi dopo lo sketch su Claretta Petacci e il maiale a DiMartedì su la7. ). “Nel mio giardino – dice – ho una talpa e la chiamo Parenzo. Non credo che Parenzo si offenda per questo…”.  

 

La Mussolini ti ha dato del verme e dello stronzo, c’è chi chiede la tua cacciata dalla tv, tornerai da Floris?: “Certo che tornerò a fare la trasmissione, ci mancherebbe. Perché non dovrei tornare? Mi dispiace, perché con questi di Forza Nuova potrei anche parlarci. Non è possibile che la gente non capisca una cosa del genere”.

gnocchiGNOCCHI

 

Spiega Gnocchi: “Voglio essere chiaro. La battuta nasceva dal fatto che la Meloni ha postato continuamente la foto di questo maiale in giro per Roma. Allora a me, da comico, è venuto in mente che la Meloni avesse perso il suo maiale, il suo animale da compagnia. Di solito chi perde un animale che gli è caro, un gattino, o un cagnolino, un criceto, cosa fa? Posta le foto e mette un annuncio col numero… Chiaramente essendo l’universo della Meloni un universo di destra, il nome che poteva mettere al maiale era Petacci, poteva essere Farinacci, Galeazzo Ciano, poteva essere Benito Mussolini. Ma la scelta è incidentale, nessuno aveva in mente di offendere, di profanare la memoria di Claretta Petacci. Era l’ultima cosa che poteva venirmi in mente…”.

 

“Non ho mai detto – prosegue – che la Petacci è una scrofa. Non è vero. La battuta non era quella. Era questa: la Meloni ha chiamato il suo maialino di compagnia affettuosamente Claretta, questa era la cosa. Io non l’ho mai detta quella cosa”.

mussolini e claretta petacciMUSSOLINI E CLARETTA PETACCI

 

E’ una battuta venuta male, dicono i conduttori Cruciani e Parenzo: “Può essere, ma il mio è un mondo surreale. Io parto dalla Meloni che ha perso il maiale. Il nome del maiale per me è incidentale. Non me ne frega niente. Ho diritto di fare la mia satira, lo rivendico. Ma in questo caso è stata travisata completamente la realtà dei fatti. Questo mi dispiace”.

mussolini e claretta petacciMUSSOLINI E CLARETTA PETACCI

 

Prosegue: “Mi dispiace avere Forza Nuova sotto casa. E’ sbagliato, vuol dire che non siamo un paese normale. In questa battuta non ho sbagliato nulla. L’animale era un maiale, però poteva essere anche un criceto, o il gattino, il cagnolino, un canarino, una pantegana di Roma, qualunque cosa. Non sarebbe cambiato nulla”.

 

IL CADAVERE DI CLARETTA PETACCIIL CADAVERE DI CLARETTA PETACCI

Temi le minacce di Forza Nuova?: “Non ho paura, ma sicuramente ti intimidiscono. Sapere che uno viene davanti a casa tua e mette due striscioni è una cosa che sicuramente non è bella. Perché devo chiedere scusa? Non ho profanato la memoria della Petacci. Io non lavoro mai contro le persone. E’ lontanissimo da me questo modo di lavorare. Puoi dire che la battuta faceva schifo, che faceva cagare, puoi dirmi quello che vuoi, ma non volevo offendere la Petacci, assolutamente mai. La Petacci era il nome affettuoso che la Meloni poteva dare ad un animale.”(dagospia.com)

giorgia meloni famiglia tradizionaleGIORGIA MELONI FAMIGLIA TRADIZIONALECROSETTO MELONICROSETTO MELONICLARETTA PETACCICLARETTA PETACCI

A PASSO DI GAMBERO (ROSSO) – L’ECCELLENZA SICILIANA DI MAZARA DEL VALLO FA IL GIRO DEL MONDO – SE È FRESCO VA GUSTATO PER INTERO, SUCCHIANDO LA TESTA COME FOSSE UN CIUCCIOTTO – “QUELLI GRANDI FANNO UN FIGURONE. SONO COSÌ BELLI, CHE MI SEMBRA DI PORTARE IN TAVOLA UN QUADRO”

Licia Granello per la Repubblica

gambero rosso mazaraGAMBERO ROSSO MAZARA

 

R osso è rosso. E anche lucido, profumato, cedevole senza mollezze sotto la corazza che lo protegge. Se è fresco – che significa mangiato appena uscito dall’ acqua oppure conservato come dio comanda – va gustato per intero, succhiando la testa come fosse un ciucciotto per palati adulti. A Mazara del Vallo ne hanno fatto una ragione di vita, perché buoni come i gamberi rossi di qui, in giro per il mondo si fa fatica a trovarne.

 

Il guaio è che pescare non basta. Perché poi bisogna saper vendere. Paolo Giacalone, mazarese con tre generazioni di pescatori alle spalle, ha smesso di andare in mare poco più che ragazzo e si è inventato un mestiere di terra: venditore del gambero rosso di Mazara. Ed è a Mazara che l’ ha trovato Patrizia Di Benedetto, la cuoca capace di riportare quasi dieci anni fa la stella Michelin sul mare di Palermo, Mondello, un’ ora di macchina da Mazara del Vallo. E con la stella, la glorificazione assoluta del gambero rosso locale.

 

gambero rosso mazaraGAMBERO ROSSO MAZARA

Occhi azzurri e modi allegramente ruvidi, in pochi anni Giacalone ha trasformato un’ intuizione – pescare è importante, ma vendere il prodotto valorizzandolo lo è altrettanto – in affare di famiglia. «Ho fatto società con mio padre Antonino e mio fratello Nicola e registrato il marchio Gambero Rosso di Mazara. Siamo proprietari di due pescherecci, con quattordici marinai che stanno con noi da trent’ anni. Per cinquant’ anni la flotta peschereccia di Mazara è stata la più importante di tutto il Mediterraneo, con quasi trecento pescherecci. Oggi siamo ridotti a ottanta».

 

La vicenda che ha contribuito a strozzare l’ economia di un bel pezzo di Sicilia è figlia di un malinteso apparente, l’ equazione Europa uguale Mediterraneo. «Noi abbiamo l’ obbligo di usare maglie da cinquanta millimetri, ed è giusto perché altrimenti tiri su pesci piccoli e piccolissimi.

 

gambero rosso mazaraGAMBERO ROSSO MAZARA

Peccato che sfuggano alle nostre reti per finire in quelle dei tunisini, che non sono europei e usano maglie da venti millimetri. Noi non possiamo pescare le neonate, però importiamo la puntiglia dalla Cina, pagandola due euro al chilo. Diamo le quote tonno a tre armatori che in un mese incassano un milione e mezzo di euro pagando una dozzina di stipendi e se noi peschiamo un tonno ci denunciano. E poi il fermo biologico, cosa vuole che sia un mese? Ce ne vorrebbero almeno tre. Lo dico contro il mio interesse, ma alla fine il mare se lo rispetti ti ripaga ».

 

Patrizia Di Benedetto benedice il giorno che ha incontrato Giacalone, «perché la qualità dei suoi gamberi è senza paragoni. E io i gamberi li ho sempre usati, fin da quando eravamo solo un pub con pochi piatti, nei primissimi anni Novanta, io in cucina e Toni in sala. Quando ci siamo sposati, Piero Selvaggio del Valentino di Los Angeles, che era diventato un nostro cliente, ci ha invitati da lui, ho passato il viaggio di nozze nella sua cucina… Sono tornata con l’ entusiasmo a mille. Erano gli anni delle stragi, ma anche quelli della primavera palermitana, la gente aveva voglia di facce pulite, venivano a mangiare i magistrati, c’ era una bellissima energia.

 

Nella Palermo dei cannoli e del tonno stracotto col pomodoro noi cuocevamo poco o niente e facevamo una cucina di ingredienti, senza orpelli. Abbiamo rotto gli schemi della ristorazione locale, facendoci amare dai nostri coetanei, che poi hanno cominciato a mandarci i genitori…».

 

paolo giacalone patrizia di benedettoPAOLO GIACALONE PATRIZIA DI BENEDETTO

Quindici anni fa, da Osaka è arrivato Yuki Matsugama, laureato in matematica e funzionario infelice della Honda, pronto a licenziarsi pur di inseguire il suo sogno: imparare il mestiere della tavola e i segreti del tonno rosso, vero mito della cucina giapponese. «Grazie a lui ho premuto l’ acceleratore sui crudi di mare. Sa come si dice qui? “Carne cruda, pesce cotto”. La tartare di tonno era considerata un azzardo improponibile… I gamberi non li ho mai voluti cuocere, anche nel condimento delle paste sono appena scottati, preferiamo sottolineare il sapore con il brodo di carapaci, o schiacciando le teste, che in estate sono piene di uova nere e hanno un gusto fantastico. A volte i clienti non capiscono, pensano che il colore scuro sia segno di marcescenza, bisogna spiegare».

 

L’ altro mito da sfatare riguarda la lunghezza.

«In commercio si va a pezzature, quantificate dal numero per chilogrammo: gli XXL per esempio, sono dai venti ai ventidue per chilo, poi si sale a trenta, cinquanta, fino a settanta gamberi per chilo. Io trovo che la terza pezzatura sia la migliore, per consistenza e sapore. Uso quelli per la tartare con ricotta di pecora e carciofi, uno dei miei cavalli di battaglia. Certo, i gamberi grandi fanno un figurone. Sono così belli, che mi sembra di portare in tavola un quadro».(dagospia.com)

 

 

gambero rosso mazaraGAMBERO ROSSO MAZARA

VOLETE ORGANIZZARE UNA FESTA AL MUSEO DI CAPIDIMONTE? ECCO QUANTO VI COSTEREBBE – L’OFFERTA DI SITI CULTURALI ITALIANI IN AFFITTO A PRIVATI È ORMAI AMPIA: MATRIMONI, BATTESIMI E COMPLEANNI – UNICO LIMITE: DEVE ESSERE ASSICURATA “LA COMPATIBILITÀ DELLA DESTINAZIONE D’ USO CON IL CARATTERE STORICO-ARTISTICO DEL BENE”

Cristina Nadotti per “la Repubblica”

 

Salone delle Feste di CapodimonteSALONE DELLE FESTE DI CAPODIMONTE

Da qualche centinaia di euro per sposarsi al Museo di Santa Giulia a Brescia, ai 25mila euro per un evento nel salone delle feste del museo di Capodimonte a Napoli, l’offerta di siti culturali italiani in affitto a privati è ormai ampia e codificata. È possibile infatti almeno dal 1993 per effetto della legge Ronchey e sta poi alle singole istituzioni stabilire le cifre, tenendo presenti le direttive del Decreto legislativo 42 del 22 gennaio 2004, noto come Codice dei beni culturali.

 

All’articolo 106 si stabilisce che «il Ministero, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono concedere l’ uso dei beni culturali che abbiano in consegna, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale, a singoli richiedenti». E ancora: «per i beni in consegna al Ministero, il soprintendente determina il canone dovuto e adotta il relativo provvedimento».

 

MUSEO CAPODIMONTEMUSEO CAPODIMONTE

Il Codice precisa che deve essere garantita «la conservazione e la fruizione pubblica del bene» (quindi l’ orario di visita non deve subire variazioni) e «assicurata la compatibilità della destinazione d’ uso con il carattere storico-artistico del bene medesimo». In altre parole, affittare a 20mila euro la Reggia di Venaria per una festa in costume settecentesco, vista la storia del sito, sarebbe compatibile con il suo valore artistico, meno fare una cena nel tempio di Segesta per 5mila euro, poiché si trattava di un luogo di culto, pur se pagano.

 

ARENA VERONAARENA VERONA

Con questa motivazione nel febbraio 2017 la Grecia oberata dai debiti ha detto no alla casa di moda Gucci, che aveva offerto 2 milioni in lavori di restauro in cambio di un quarto d’ ora di sfilata al Partenone, perché «il valore e il carattere dell’ Acropoli è incompatibile con un evento di questo tipo». Secondo questo criterio, il Colosseo sarebbe deputato agli spettacoli e non dovrebbe scandalizzare l’idea di vederci dei concerti, come avviene nell’ Arena di Verona o nelle Terme di Caracalla.

 

Quanto allo stabilire se sia un prezzo equo sposarsi nella casa natale di Leonardo, a Vinci, per 250 euro, oppure organizzare una cena aziendale nell’anfiteatro di Pompei per 15mila, il discorso si fa più complicato. Ciò che è accaduto venerdì scorso alla Reggia di Caserta ha poco a che vedere con i 30mila euro pagati per l’affitto. Il fioraio che si mette a cavalcioni su uno dei leoni dello Scalone d’ onore del Vanvitelli pone il problema della sicurezza e dei controlli sull’ uso.

reggia di casertaREGGIA DI CASERTA

 

«Si deve garantire la tutela del bene concesso – osserva Tiziana Maffei, presidente della sezione italiana dell’International council of Museum – a questo proposito, anche su sollecitazione del gruppo Icom Lombardia, stiamo lavorando a un documento sulle raccomandazioni per la concessione in uso temporaneo degli spazi museali». Maffei ribadisce poi «che c’è talvolta superficialità rispetto alla sicurezza» e un buon punto di partenza sarebbe «non generalizzare, ma valutare l’opportunità di affitto caso per caso».

 

arena di verona a fine 800ARENA DI VERONA A FINE 800

Per James Bradburne, direttore generale della Pinacoteca di Brera (spazi diversi in affitto a circa 5mila euro, non senza polemiche), «il presupposto fondamentale è che la protezione e la sicurezza dell’ opera è imprescindibile. Quando si affitta uno spazio – con la certezza che non ci siamo mai rischi per nessun opera quindi – è essenzialmente per due motivi: in primis rafforzare la missione del museo e creare legami con la città. In secondo luogo per sostenere le attività del museo, che si tratti della conservazione o l’acquisto di opere».(dagospia.com)

TERRORE A KABUL – L’HOTEL INTERCONTINENTAL E’ SOTTO ATTACCO: “ALMENO 15 TRA MORTI E FERITI”- UN KAMIKAZE SI È FATTO ESPLODERE ALL’ENTRATA DELL’ALBERGO CONSENTENDO AD ALMENO 4 UOMINI ARMATI DI ENTRARE NELL’EDIFICIO – IL QUARTO PIANO E’ IN FIAMME

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hotel intercontinentalHOTEL INTERCONTINENTAL

Da www.corriere.it

 

Una cellula terroristica ha attaccato l’hotel Intercontinental nella zona verde di Kabul, già obiettivo in passato di altri attentati. Secondo una prima ricostruzione un kamikaze si è fatto esplodere all’entrata consentendo ad almeno 4 uomini armati di entrare nell’edificio e iniziare a sparare sugli ospiti e a prendere degli ostaggi.

 

hotel intercontinentalHOTEL INTERCONTINENTAL

Secondo la polizia si contano diverse vittime. Ma ancora non c’è alcun bilancio dell’accaduto. Secondo quanto si apprende il quarto piano dell’hotel è in fiamme, secondo la polizia, mentre gli occupanti si sono nascosti al secondo piano. Un ospite dalla sua stanza ha detto all’agenzia Afp di sentire colpi d’arma da fuoco «provenienti da qualche parte vicino al primo piano». Testimoni oculari citati dall’agenzia afghana Tolo riferiscono di «almeno 15 tra morti e feriti tra il primo ed il secondo piano» dell’Intercontinental, dove sono asserragliati con un imprecisato numero di ostaggi i terroristi.

 

Secondo un agente delle forze di sicurezza intervenute sul post i terroristi sono armati con anche con Rpg (lancia razzi portatili anti carri armati, «rocket propelled grenade»). «Al momento sono al terzo e al quarto piano (quello in fiamme, ndr) e stanno combattendo con le nostre forze. Non abbiamo ancora dettagli (ufficiali) sulle vittime ma hanno anche messo a fuoco le cucine», ha riferito il portavoce del ministero dell’Interno, Nasrat Rahimi.

 

hotel intercontinentalHOTEL INTERCONTINENTAL

L’ Intercontinental è un albergo 5 stelle situato nella zona ovest di Kabul ed è stato il primo hotel di lusso su stilemi occidentali costruito nella capitale afghana nel 1969. Ha 200 stanze ed ospita molti stranieri. Il 28 giugno 2011 l’attacco più sanguinoso – con modalità simili a quelle odierne – ad opera di talebani: fattisi strada con kamikaze almeno 9 uomini armati penetrarono nell’albergo aprendo il fuoco e prendendo ostaggi. Al termine di un assedio durato 5 ore, causarono la morte di 12 persone. (dagospia.com)

APARTHEID GIALLA – CINESI IN FUGA DAL SUD AFRICA: “CI SENTIAMO DISCRIMINATI” – CRESCE LA CLASSE MEDIA NEL PAESE E NON COMPRA PIU’ NEI CENTRI COMMERCIALI CINESI – “QUANDO SIAMO ARRIVATI NON AVEVANO NEMMENO LE SCARPE”. ED ORA PENSANO DI TORNARE A CASA

CENTRO COMMERCIALE CINESE A JOHANNESBURGCENTRO COMMERCIALE CINESE A JOHANNESBURG

Lorenzo Simoncelli per la Stampa

 

Gli oltre 500 negozi del centro commerciale «China Mall» di Amalgam, Sud di Johannesburg, a pochi giorni dalle celebrazioni del Capodanno cinese sono quasi vuoti. L’ immagine del Dragone conquistatore capace di imporre i suoi prodotti sul mercato africano sembra sbiadita, come l’ insegna «Forever Helen», il negozio di casalinghi messo su da Zhu Jianying, arrivata in Sudafrica nel 2000 e parte dei 500 mila cinesi presenti nella «Nazione Arcobaleno», la più grande comunità di tutta l’ Africa.

 

«Vendiamo meno della metà dei prodotti rispetto al 2015 – racconta Helen, il suo nuovo nome di battesimo da quando è approdata in Sudafrica -, la crisi e l’ aumento degli attacchi xenofobici mi fa sentire in trappola, non è più conveniente stare qui, sto cercando di tornare in Cina».

east rand johannesburgEAST RAND JOHANNESBURG

 

Se Pechino continua ad investire miliardi di dollari in progetti di estrazione mineraria, infrastrutture ed istruzione, i commercianti cinesi di prima generazione, arrivati subito dopo la fine dell’ Apartheid hanno le valigie pronte per tornare a casa. Burocrazia più complessa, protezionismo e la crescita esponenziale di imprenditori locali capaci di stabilire relazioni commerciali dirette con «Il Gigante asiatico» stanno costringendo migliaia di commercianti cinesi a migrare nei Paesi africani limitrofi.

 

Non tutti se lo possono permettere, dato che molti di loro prima di lasciare il Sudafrica devono saldare debiti contratti per avviare le proprie attività. La crescita della classe media sudafricana ha messo in crisi il sistema di importazione di merci a basso costo da rivendere sul mercato locale. «Quando siamo arrivati nel 1995 la gente non aveva neanche le scarpe – racconta Qian, una negoziante della prima generazione proveniente dalla provincia di Zhejiang -, non c’ erano negozi per gli africani e noi gli vendevamo di tutto a basso prezzo».

jacob zuma e xi jinping a ufaJACOB ZUMA E XI JINPING A UFA

 

 Tessuti, «fong kong» (termine dispregiativo sudafricano per prodotti tecnologici di basso livello) e medicina cinese non sembrano più appetibili, inoltre la decisione del governo di inserire i cinesi nati prima del 1994 tra i fruitori degli incentivi delle politiche a supporto della classe nera (Bbe) non è bastata a generare uno sviluppo duraturo.

 

La manodopera cinese arrivata in Sudafrica negli ultimi dieci anni proviene principalmente dalle aree rurali più povere della Cina e al contrario della prima generazione ha una conoscenza scarsa dell’ inglese e ridotte capacità imprenditoriali. A differenza dei loro predecessori hanno trovato condizioni economiche non più favorevoli e l’ enorme concorrenza combinata ad una scarsa capacità di adattamento hanno portato alla crisi del florido commercio della Chinatown di Johannesburg.

 

chinatown johannesburg1CHINATOWN JOHANNESBURG1

Il boom dei primi Anni 2000 aveva portato alla costruzione di almeno 18 enormi centri commerciali cinesi tra Johannesburg, Durban e Città del Capo, senza contare i piccoli negozi sorti anche nelle township e nelle città di frontiera. Oggi molte di queste strutture si sono trasformate in elefanti bianchi con insegne all’ esterno sbiadite dal tempo e pochi camion varcano ancora i cancelli corredati da fili spinati ed elettricità per evitare i furti delle merci. «Per anni i piccoli commercianti cinesi sono stati l’ avamposto delle strategie geopolitiche dell’ establishment, mentre oggi sono stati sostituiti dalle circa 300 imprese presenti in Sudafrica che operano nella finanza, nelle miniere, nella logistica e nelle telecomunicazioni», spiega Mingwei Huang, ricercatrice dell’ Università del Minnesota.

 

CHINATOWN JOHANNESBURGCHINATOWN JOHANNESBURG

«Fino a pochi anni fa, all’ ingresso del centro commerciale si vedevano solo cinesi – racconta Qian, una negoziante della prima generazione proveniente dalla provincia di Zhejiang – adesso, invece, molti negozi sono vuoti e negli altri ci sono africani che vanno direttamente in Cina a comprare le merci». Tra i pochi felici della situazione Mathew Thyah, 26enne commesso del Malawi, che lavora per un imprenditore senegalese che ha comprato l’ attività di uno dei commercianti cinesi tornato in Cina.

 

«Finalmente le cose stanno cambiando, non è giusto che il business sia sempre nelle mani dei bianchi (riferendosi ai cinesi)». Secondo Erwin Pon, il direttore dell’ Associazione dei Cinesi del Gauteng, la regione di Johannesburg, l’ aumento dei centri commerciali e la svalutazione del rand (moneta sudafricana) hanno pesato fortemente sui fatturati dei negozianti asiatici. «Sono aumentati furti ed assalti nei confronti della comunità che al contrario del passato è sempre più disunita» ha detto Pon. (Dagospia.com)

OCCHIO – Se i politici parlano solo ai pensionati

Le pensioni sono uno dei temi caldi della campagna elettorale. Tutte le forze politiche avanzano proposte di riforme e controriforme, specie sul nodo dell’età pensionabile, offrendo coperture spesso fantasiose. Nessuno invece si preoccupa dei giovani.

Le pensioni secondo il Pd

La campagna elettorale entra nel vivo e le forze politiche sbandierano promesse sui più svariati argomenti. Forse perché i giovani votano meno, mentre la fascia d’età dei lavoratori prossimi al pensionamento registra elevati tassi di partecipazione al voto e rappresenta un corposo bacino elettorale, le pensioni sembrano essere tra i temi più caldi del dibattito.

Nella sua ultima fase, il governo uscente si è mostrato sufficientemente lungimirante da non cedere alle pressioni di chi, da fuori e da dentro, proponeva di rimandare l’aumento dell’età pensionabile a non meglio specificati tempi migliori. Paolo Gentiloni ha infatti firmato la legge di bilancio che prevede, tra le altre novità, l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita come previsto dalla normativa vigente. Contestualmente, forse anche per mediare tra le esigenze di bilancio e quelle elettorali, il governo ha trovato i fondi per escludere dall’adeguamento le categorie che svolgono lavori gravosi, introducendo una leggera ma sacrosanta differenziazione delle età pensionabili per queste tipologie di lavoratori. La norma prevede inoltre l’estensione della platea dell’Ape social e uno sconto sui requisiti per le donne con figli e i lavoratori precoci.
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Per esigenze di coerenza e credibilità, il Pd non propone per ora nessun cambio di rotta, limitandosi a promettere di proseguire sulla strada della flessibilità in uscita.

La controriforma del M5s

Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 stelle, propone invece di abolire tutta la legge Fornero, aumentare le pensioni minime a 780 euro ed estendere la pensione anticipata a tutti coloro che abbiano maturato 41 anni di contributi, tornando dunque a requisiti ancora più favorevoli rispetto a quelli che vigevano prima della vituperata riforma del 2011.

La popolarissima controriforma avverrebbe in due fasi: tagliando le pensioni d’oro, che a sua detta costerebbero allo stato italiano 12 miliardi l’anno, si finanzierebbe il ritorno ai vecchi requisiti per i lavori usuranti; mentre per le categorie di lavoratori residuali si agirebbe in una seconda fase, recuperando dai 50 miliardi di sprechi nel bilancio dello Stato. Sui 12 miliardi, il candidato premier si è mostrato molto sicuro, invitando un dubbioso giornalista a “controllare bene”, per poi essere fortemente contraddetto dal centro studi di Itinerari previdenziali, che ha spiegato che per ottenere un risparmio di 12 miliardi bisognerebbe eliminare del tutto gli assegni da 5 mila euro lordi in su. Tenendo conto che gli assegni non si possono certo azzerare, per ottenere un risparmio di 12 miliardi bisognerebbe tagliare drasticamente tutti quelli a partire dai 2.500 euro mensili, altro che pensioni d’oro. Difficile pensare che la Corte costituzionale possa ritenere la norma conforme ai “principi generali di ragionevolezza”.

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Quanto alla seconda cifra, ammesso e non concesso che sia corretta, se le recenti esperienze dei commissari alla spending review ci hanno insegnato qualcosa, è certamente che tra il quantificare gli sprechi ed eliminarli c’è una sostanziale differenza. Insomma, sulle pensioni Di Maio sembra essere molto sicuro sul cosa fare, meno sul come farlo.

Le proposte di Lega e Forza Italia

Matteo Salvini, oltre all’abolizione della Fornero, propone di introdurre la possibilità di andare in pensione per tutti coloro che abbiano raggiunto quota 100 con la somma di anzianità contributiva ed età anagrafica; e per i lavoratori che abbiano maturato 41 anni di contributi, a prescindere dall’età. Le coperture proposte dalla Lega, appena presentate, arriverebbero in gran parte dall’eliminazione delle salvaguardie e dell’Ape social, resi inutili dall’abrogazione della legge Fornero, e dallo sblocco del turnover dei disoccupati, per un totale di quasi 10 miliardi. Il restante verrebbe invece raccolto per 200 milioni dal taglio delle pensioni d’oro e per 4 miliardi da non meglio definiti tagli alle risorse per l’accoglienza dei migranti, per un totale di circa 14 miliardi. Senza entrare nel merito della fattibilità ed eticità dell’ultimo punto, le coperture proposte, comunque non sufficienti, proverrebbero per il 70 per cento dall’eliminazione delle norme tampone collegate alla legge Fornero e dallo sblocco del turnover, cioè dal venir meno di costi collaterali della riforma, già inclusi peraltro nelle stime del costo della sua abolizione. Difficile dunque definirle coperture.

Silvio Berlusconi, alla sua settima campagna elettorale, dopo aver ricordato con qualche licenza poetica i suoi passati interventi per le pensioni più basse e ventilato l’istituzione del “ministero della Terza età”, propone di innalzare le pensioni minime a mille euro per tutti, lorde o nette per ora non è dato sapere. Per quanto riguarda le coperture, l’ex premier per ora non si premura nemmeno di inventarsele, si limita a stimare il costo in 7 miliardi. Per valutare la correttezza delle stime e la fattibilità della proposta, occorre attendere i dettagli e le coperture, certo è che quei 7 miliardi sembrano pochi per una riforma così ambiziosa: secondo Il Foglio, ad esempio, costerebbe 20 miliardi nell’ipotesi più conservativa.

 

Va infine ricordato che, in un sistema contributivo, anticipare il pensionamento implica una riduzione dell’assegno spettante. Se si vuole evitare che gli assegni erogati scendano al di sotto di una soglia di adeguatezza, e se si pensa addirittura di aumentare contestualmente le pensioni minime, i costi diventano vertiginosi, impattando sul bilancio per molti anni a venire. Diventa dunque fondamentale definire coperture verosimili sullo stesso orizzonte temporale.

Insomma, a sentire i programmi si prospettano tempi d’oro per i pensionati italiani, che sembrano essere in cima alle priorità delle opposizioni. Intanto, i giovani, aspettando proposte che li riguardino, invecchiano. (SIMONE FERRO LA VOCE.INFO)

SI VA VERSO LA CHIUSURA DEL GOVERNO USA: IL FAMOSO SHOOTDOWN ALLE PORTE

Cari amici

il governo USA ha ormai raggiunto il tetto del debito e si prospetta la chiusura governativa. Spieghiamo meglio: dalla loro fondazione gli Stati Uniti hanno , per costituzione, una norma particolare (articolo I comma 8) che impone l’approvazione del debito massimo da parte del Congresso. Bisogna dire che non sono l’unico stato al mondo ad avere una normativa del genere: anche l’Australia e la Polonia hanno leggi simili, addirittura la Polonia ha un limite costituzionale, ma gli USA sono la nazione che ha raggiunto più volte il limite e nel quale, anche per il peso del protagonista, il raggiungimento viene a suscitare sempre fortissimi discussioni politiche.

Anche in questo caso, nonostante i comitati bipartisan, se non verrà raggiunto un accordo oggi, questa sera a mezzanotte inizierà lo “Shootdown” del governo, cioè vi saranno dei tagli nei servizi pubblici non essenziali, i cui dipendenti verranno messi in “Furlogh” cioè in aspettativa non retribuita. Un mezzo disastro per il governo che viene , praticamente, a chiudere.

La responsabilità in questo l è dei Democratici, che hanno utilizzato i propri voti per bloccare qualsiasi compromesso, e questo è curioso, visto che sono sempre stati paladini di un maggiore intervento del pubblico, ma si sa che la politica è un brutto affare in cui le convinzioni sono messe da parte a favore dei giochi del momento.

Ecco come sta reagendo il presidente Trump a questa impasse.

 

Not looking good for our great Military or Safety & Security on the very dangerous Southern Border. Dems want a Shutdown in order to help diminish the great success of the Tax Cuts, and what they are doing for our booming economy.

 

Trump incolpa i democratici di aver creato il blocco in reazione ai successi dei suoi tagli fiscali.

Il blocco è meno drammatico di quanto sembri ed è avvenuto diverse volte nella storia:

Ci sono ancora proposte di mediazione in atto, tra le quali una che prevede 3 settimane di rinvio alla chiusura per cercare di trovare un accordo. Si tratta della proposta del senatore Lindsey Graham che sposterebbe la chiusura all’otto febbraio.

 

Entro stasera sapremo che cosa potrà succedere e se davvero arriveremo alla chiusura.(Fabio Lugano Scenarieconomici)

Viaggi, 18 città europee da vedere nel 2018: da Valencia a Tromsø a…

Viaggi, 18 città europee da vedere nel 2018 secondo Skyscanner

Viaggi, 18 città europee da vedere nel 2018: da Valencia a Tromsø a...

  
Innovative, divertenti, romantiche: il motore di ricerca viaggi Skyscanner.it ha selezionato 18 città europee da vedere nel 2018. Dalle coste frastagliate della Francia alle suggestive sponde del Mediterraneo, passando per alcune delle mete classiche d’Europa come Valencia in Spagna e per altre destinazioni meno note come Bled in Slovenia, il team di Skyscanner ha scelto 18 città europee di grande personalità, creative, particolari, da scoprire o meglio ancora da riscoprire durante il 2018.

Ecco la lista delle 18 città europee da vedere nel 2018secondo Skyscanner: 

1. PORTO, Portogallo

Si inizia con una città che si è guadagnata il titolo di Best European Destination per il 2017: Porto. La bella portoghese è stata eletta “reginetta d’Europa” per la sua bellezza artistica, la calorosa ospitalità, l’eccellente patrimonio enogastronomico e un fascino senza fine. Appollaiata su una collina affacciata sul fiume Douro, Porto è una città su più livelli collegata da tram e ascensori, ricca di scorci romantici e custode di grandi tesori come il quartiere Ribeira, la Chiesa dos Clerigos e sua maestà il Dom Luís I. Questo ponte metallico ricorda tanto la Torre Eiffel di Parigi, dopotutto a progettarlo è stato uno stretto collaboratore dello stesso Gustave Eiffel. Prima di ripartire è d’obbligo degustare le migliori annate di Porto e fare incetta di Bifana, il panino tipico portoghese ripieno di lonza aromatizzata alla paprika. Aeroporto più vicino: Oporto Francisco Sá Carneiro (10 km circa)

2. RAGUSA IBLA, Italia

Ecco una bella città siciliana dal fascino barocco: Ragusa Ibla, Patrimonio UNESCO incastonato nella provincia più a sud dell’isola di Sicilia. Ragusa Ibla è un antico quartiere di Ragusa, quello situato nella parte più orientale su di una collinetta costellata di chiese, ben cinquanta o giù di lì, e palazzi finemente decorati. Per cogliere la sua vista più scenografica bisogna salire sulla parte più alta di Santa Maria delle Scale, per poi scendere di nuovo nel groviglio di viuzze imbiancate e sormontate da romantiche terrazze dalle ringhiere panciute. Il ferro battuto si unisce alla pietra bianca creando decorazioni uniche, come i piatti che si possono assaggiare nel ristorante due stelle Michelin Duomo, regno dello chef Ciccio Sultano. E poi via a smaltire il pranzo sulle orme del Commissario Montalbano… Aeroporto più vicino: Comiso (15 km circa), Catania Fontanarossa (100 km circa)

3. MOSCA, Russia

Ospiterà la Coppa del mondo FIFA 2018 e accoglierà il taxi volante. Al di là di queste due grandi novità, la prima che mobiliterà migliaia di turisti da ogni Paese e la seconda che rivoluzionerà il trasporto mondiale, la capitale russa è strettamente ancorata al passato, quello glorioso e monumentale degli Zar, e lo continua a mostrare con grande orgoglio. Mosca lascia entrate i propri visitatori nella mura rosse del Cremlino, tra campane, cannoni e musei, riempie i loro occhi di colore con l’iconica Cattedrale di San Basilio e ne illumina il viso con le cappelle dorate della Cattedrale di Cristo Salvatore. E poi li porta a conoscere l’arte russa nella Galleria Tret’yakov, a vedere il balletto nel leggendario Teatro Bol’shoj e li invita a prendere una tazza di tè con la storia nel romantico Cafè Pushkin. Aeroporto più vicino: Mosca Šeremét’evo (30 km circa)

4. KAMARES, Sifnos, Grecia

Non si è ancora (e per fortuna) piegata al peso del turismo di massa, mantenendo quell’autentica atmosfera mediterranea che solo poche isole sanno ancora regalare. Lei è Sifnos, un’isola greca delle Cicladi che resta nell’ombra delle sue sorelle Mykonos e Santorni ma che ha tanto da dare tra tramonti, spiagge e città. Tra queste c’è la portuale Kamares, che Skyscanner ha deciso di includere nella lista delle 18 Città europee da vedere nel 2018 perché è una delle più belle dell’Egeo, arroccata su una collina ventilata e caratterizzata da casette bianche, meravigliosi monasteri e romantici mulini a vento. Si inizia la giornata sotto il sole delle spiagge del sud come Platy Yalos, e poi ci si possono gustare le ultime ore del giorno dalla Chiesa di Ayia Maria e concludere con una cena in una taverna tipica di Agia Marina. Aeroporto più vicino: Atene-Eleftherios Venizelos, Milos Island National Airport, Santorini Thira (poi proseguire in traghetto)

5. ALHAMBRA, Spagna

Granada è una città meravigliosa, esempio eccellente dello stile arabo in Andalusia e città Patrimonio UNESCO, che ha ispirato artisti e letterati di tutto il mondo. In parte palazzo, in parte fortezza, in sostanza città murata, l’Alhambra incanta con le fontane gorgoglianti, le decorazioni sontuose e un’atmosfera unica, magnifica di giorno, stupefacente di notte, con i muraglioni illuminati dalla pallida luce dalla luna. Il nome di Al-Qal aal-Hmbra significa “fortezza rossa“, probabilmente per via del colore dei mattoni cotti al sole delle sue mura esterne… il fil rouge di tutte le viste della ciudad! Specie in estate, ci può essere coda e il numero di ingressi giornalieri è limitato, per cui è bene prenotare in anticipo. Aeroporto più vicino: Federico García Lorca Granada-Jaén (10 km), Malaga Pablo Ruiz Picasso (130 km)

6. LEEWARDEN, Paesi Bassi

Questa meravigliosa città olandese, capoluogo della provincia settentrionale della Frisia, sarà Capitale Europea della Cultura 2018. Migliaia di abitanti stanno così ultimando il programma di un calendario ricchissimo di eventi, che ruota intorno al concetto frisone di comunità aperta: “iepen mienskip”. Il fulcro cittadino è l’avanguardistico Fries Museum che ospita diverse esposizioni come quella dedicata a Mata Hari, la cortigiana frisona dalla vita intrigante e misteriosa, e l’altra che omaggia Escher, l’artista olandese più popolare e geniale del XX secolo. Da maggio è la volta della mostra dedicata a 11 Fontane in 11 città della Frisia e il 17-19 agosto tocca allo spettacolo di strada Royal de Luxe, con i suoi iconici personaggi giganti… per un racconto magico della città. Aeroporto più vicino: Amsterdam Schiphol (150 km circa)

7. CRACOVIA, Polonia

Il 2018 è l’anno giusto per conoscere Cracovia, perla della Polonia meridionale iscritta nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Situata ai piedi della collina Wawel e abbracciata dai Monti Carpazi, questa è una città che si porta ancora dietro gli strascichi di una storia triste ma formante, ben visibili anche nella conformazione del suo centro diviso in due parti: cristiano a ovest, ebreo a est. Quest’ultima parte apre le porte a un mondo autentico che prende il nome di Kazimierz, un quartiere assolutamente da non perdere. Poi c’è l’antica Università Jagiellonica, frequentata da Copernico e Wojtyla, per citarne due, e un evento tutto da ammirare: lo Juwenalia Krakowskie, il momento in cui le autorità cittadine, a maggio, consegnano le chiavi della città alla comunità studentesca e si organizzano una così una miriade di iniziative interessanti. Aeroporto più vicino: Cracovia-Balice Giovanni Paolo II (10 km circa)

8. LA VALLETTA, Malta

Non resta difficile capire il motivo della sua nomina a Capitale Europea della Cultura 2018, insieme all’olandese Leewarden: La Valletta è una piccola città fortificata delle meraviglie, il gioiello di Jean Parisot de la Vallette, un Grande Maestro dei Cavalieri di San Giovanni, perfettamente conservata e ancora ricca di esempi architettonici e artistici unici al mondo. Quattro temi (Generazioni, Percorsi, Città, Isole) raccontano durante tutto il 2018, un luogo del Mediterraneo intriso di storia, a metà strada tra Africa e Italia, ma che parla inglese. Posta nella parte nord dell’isola di Malta, La Valletta vi aspetta con le sue bianche vie, i palazzi decorati, le chiese gioiello e infiniti tesori, tra questi due dipinti del Caravaggio, all’interno della Concattedrale di San Giovanni. Aeroporto più vicino: Luqa Airport (8 km circa)

9. BRIGHTON, Regno Unito

Benvenuti nella “London by the Sea”. Situata lungo la costa meridionale, a circa un’ora da Londra, Brighton è una ridente cittadina del Regno Unito che piacerà tanto soprattutto agli studenti, visto che qui si trovano due brillanti università dai percorsi accademici eccellenti. Non mancano però divertimenti per ogni tipo di viaggiatore, nei suoi pub alla moda, nel cinema in spiaggia o tra le stradine hipster di North Laine. In questo distretto, inoltre, ci sono innumerevoli graffiti, che danno ancora più colore a questa vivace cittadina del sud dell’Inghilterra: per chi ama la street art è una tappa irrinunciabile! Più chic la zona di The Lanes, con le boutique raffinate, le gioiellerie sfavillanti e i caffè letterari, dove prima di un tè all’inglese si possono vedere gli eccessi orientali del Royal Pavilion! Aeroporto più vicino: London Gatwick(45 km circa)

10. BLED, Slovenia

Per stupirsi e stupire (magari la propria dolce metà), questa è la città ideale. Si chiama Bled, si trova in Slovenia e regala la vista da cartolina più romantica d’Europa, quella che ogni innamorato o sognatore vorrebbe avere impressa nel proprio cuore e nella propria mente, insomma per sempre. Stiamo parlando della visione – più che reale credeteci – di un’isoletta verde circondata dal blu di un lago alpino. L’isoletta slovena si raggiunge solo via mare a bordo di un’imbarcazione tipica, la pletna, traghettata da barcaioli esperti che restano in piedi per tutto il tempo del tragitto. Una manciata di minuti e si approda sui 99 gradini che conducono alla Chiesa dell’Assunzione di Maria. Una volta tornati sulla terraferma, si può camminare verso il Castello di Bled e ammirare la vista mozzafiato, oppure armarsi di scarpe da trekking e salite sul colle Grajski gric. Aeroporto più vicino: Lubiana Brnik (40 km circa)

11. ALACATI, Turchia

Per gli amanti del surf, ecco una città assolutamente da vedere nel 2018: Alacati! A soli 30 chilometri da Izmir si trova questo vero e proprio paradiso per gli amanti della tavola, un villaggio idilliaco che ospita ogni anno orde di surfisti da tutto il mondo, attirati dai venti forti del nord che soffiano in tutta la Penisola di Cesme e nella Baia di Ilica. Ma non bisogna lasciarsi spaventare dalla forza di Eolo perché questo è il posto giusto per il battesimo dell’onda: chi è alle prime armi può affidarsi a una delle numerose scuole. Onde a parte, la città di Alacati è la destinazione perfetta per gli appassionati di archeologia: qui si trovano gli scavi di Efeso, la città romana meglio conservata dopo i Fori Romani. Dopo una giornata tra siti storici e spot acquatici, non può mancare una passeggiata nel centro, tutto pietre e boutique, in questa che viene definita la Saint-Tropez della Turchia. Aeroporto più vicino: Smirne Adnan Menderes (70 km circa)

12. MARSIGLIA, Francia

“Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi.” Le parole dello scrittore Jean-Claude Izzo, nato a Marsiglia, esprimono bene il carattere intenso di questa meravigliosa città del sud della Francia, una meta di viaggio perfetta per chi ama i luoghi vibranti, che sanno raccontare. E non lo fanno solo con la bellezza dei monumenti – che qui comunque non mancano – ma anche con le storie della gente, che si incrociano notte e giorno in questo vero e proprio porto di mare. Città multietnica, Marseille vanta un’accesa vita culturale – dopotutto è stata Capitale Europea della Cultura – e il Vieux Port, fra il forte Saint-Jean e il forte Saint-Nicholas, che ha visto attraccare navi da tutto il mondo. Ma sono i pescherecci la vera attrazione: basta arrivare al mattino per capire perché… Aeroporto più vicino: Marsiglia Provenza (25 km circa)

13. KOTOR, Montenegro

C’è la tradizione legata al mare, l’influsso della Turchia e l’influenza dell’Italia. Stiamo parlando del Montenegro e di una sua piccola grande città, Kotor, che entra di diritto nella lista delle 18 Città europee da vedere nel 2018. Lei è la cosiddetta “sposa dell’Adriatico”, una città splendida che profuma di Mediterraneo ma che tanto ricorda i fiordi norvegesi per via delle sue scogliere disegnate ad arte come dalla mano di un artista. Ecco a voi Boka Kotoskar, o Bocche di Cattaro, il tratto di costa più meraviglioso del Paese, inserito dal 1979 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Ed ecco il centro storico medievale di Kotor, caratterizzato dall’atmosfera rilassata, le dolci piazzette, la Cattedrale di San Trifone, la Torre dell’Orologio e il Palazzo Ducale. Un brindisi con un calice di Vranac (rosso locale) per celebrare l’inizio del viaggio. Aeroporto più vicino: Tivat (10 km circa)

14. LUCCA, Italia

La visita a Lucca è un giro fra i sapori, tra le ricette locali, di storia, tra i tanti monumenti, ma anche un giro di divertimento, con il festival del fumetto tra i più famosi in Europa. Se non si riesce a visitarla per il Lucca Comics & Games, a novembre, non c’è da disperare perché la bella toscana farà comunque sognare a partire dalla sua fantastica piazza “chiusa”, Piazza dell’Anfiteatro, opera ottocentesca del geniale architetto Lorenzo Nottolini. Un capolavoro urbano che si trasforma nel simbolo di questa città circondata dalle Alpi Apuane e dalle campagne della Garfagnana. Un altro capolavoro sono poi le Mura con i bastioni, le porte e gli alberi secolari, e ancora le Torri, come quella delle Ore e quella Guinigi. La patria di Giacomo Puccini è tutta da scoprire e sa prendere i propri visitatori alla gola con il buccellato – il suo dolce tipico – perché come recita un adagio lucchese: “chi viene a Lucca e non mangia il buccellato è come non ci fosse mai stato”. Aeroporto più vicino: Pisa San Giusto (30 km circa)

15. TROMSØ, Norvegia

Qui natura e cultura si stringono la mano conducendo in un mondo magico fatto di soli di mezzanotte ed aurore boreali. Siamo a Tromsø, una città che porta a caccia di emozioni forti nel nord estremo della Norvegia. Dopotutto questa è stata una delle tappe più significative per le prime spedizioni artiche, e da dove ancora oggi salpa l’Hurtigruten, ovvero il Postale, l’imbarcazione dei sogni di naturalisti, fotografi o semplici viaggiatori in cerca dei tramonti rossi del Mare di Barent. Il 2018 si prospetta come una anno ricco di venti a partire dal Festival Internazionale del Cinema e il Festival Northern Light, due manifestazioni che attirano visitatori da tutto il mondo. Ma anche pieno di adrenalina, dato che vi si possono praticare gli sport più diversi, dal kayak allo sleddog. Aeroporto più vicino: Tromsø Langnes (5 km circa)

16. VALENCIA, Spagna

Cultura, movida, tradizione. Sarà pure un grande classico, ma Valencia non stanca mai e rappresenta la vacanza perfetta. Sì perché la terza città della Spagna, dopo Madrid e Barcellona, è una delle mete più belle di tutto il Paese, con il suo mix di cultura catalana e andalusa, i capolavori architettonici di Calatrava, la grande festa popolare delle Fallas, le spiagge a perdita d’occhio e i quartieri festaioli, uno su tutti il Barrio del Carmen. Prima di trascorrere una noche de fuego, val la pena esplorare i vicoli del centro storico tra torri, cattedrali e palazzi, e poi perdersi con la mente nella Città delle Arti e delle Scienze, fare un salto all’Oceanogràfic, uno dei più grandi parchi marini al mondo e lasciarsi conquistare dalle delizie iberiche della Plaza del Mercado… sempre se non si vuole optare per una pranzo a base di paella! Aeroporto più vicino: Valencia Manises (10 km circa)

17. HEIDELBERG, Germania

Il 2018 è l’anno giusto per andare a scoprire il lato romantico della Germania, in una città ancora poco conosciuta dagli italiani ma molto famosa tra i viaggiatori del Nord Europa: Heidelberg, nel BadenWürttemberg. Il ponte Alte Brücke attraversa il fiume Neckar mentre il maniero, arroccato sul monte Königstuhl, fa da cornice all’abitato, a due passi dalla foresta Odenwald. Da scoprire le segrete del castello, per poi scendere nelle cantine dove è conservata la botte più grande del mondo, costituita da 130 tronchi di quercia, lunga 8 metri, larga 7 e con una capacità di ben a 221.726 litri! Poi, da non perdere, Kornmarkt, la piazza più bella di Heidelberg, e un giro per l’università più antica della Germania, quella dove si sono iscritti studenti del calibro di Max Weber e Karl Jaspers. Aeroporto più vicino: Francoforte sul Meno (95 km circa)

18. MOSTAR, Bosnia Herzegovina

Qui c’è il più alto campanile della Bosnia Herzegovina, quello della Chiesa Franjevacka crkva, si trovano mille varietà diverse di giglio bosniaco, quelle del Parco Naturale Ruište, e c’è un ponte voluto da un sultano ottomano, poi distrutto e infine ricostruito come simbolo della città, lo Stari Most. Benvenuti a Mostar, una destinazione di viaggio speciale per via della sua storia legata alla guerra e della sua conformazione, che vede nel fiume Narenta, il quale passa sinuoso sotto gli archi a schiena d’asino del famoso ponte, la sua arteria principale. Questa è una città Patrimonio UNESCO che ha trovato nel turismo il suo salvatore: i viaggiatori la scelgono per la sua preziosa Città Vecchia, Stari Gard, per la natura incontaminata e per un ottimo rapporto qualità-prezzo. Assolutamente da segnare in agenda per il 2018! Aeroporto più vicino: Mostar International Airport (8 km circa)(Affariitaliani)

OCCHIO! -Mafia cinese, i segreti del capo dei capi Zhang: inchini, Hilton, Ferrari e…

Inchini, minacce, Hilton, Ferrari e deliri di onnipotenza. Sono alcuni degli ingredienti della vita di Zhang, il “capo dei capi” della mafia cinese in Italia

Mafia cinese, i segreti del capo dei capi Zhang: inchini, Hilton, Ferrari e...

Inchini, minacce, Hilton, Ferrari e deliri di onnipotenza. Sono alcuni degli ingredienti della vita di Zhang, il “capo dei capi” della mafia cinese in Italia. L’importante operazione della Polizia degli scorsi giorni, oltre ad aver portato 33 arresti, ha svelato pratiche e costumi della criminalità organizzata arrivata da oriente. 

Ecco chi è il boss Zhang

Zhang e’ originario della provincia di Zhejiang, il suo vice del Fuyang, regioni che storicamente si contendono il controllo delle comunita’ di emigrati. Una situazione di “guerra” analoga, hanno ricostruito ancora gli inquirenti, si e’ verificata anche nella comunita’ cinese di Parigi e fu ancora una missione del capo dei capi, accompagnato dal numero due, a pacificare anche quella situazione. La decisione per evitare che i fatti di sangue portassero l’attenzione degli inquirenti sugli affari illeciti dell’organizzazione. Tra gli arrestati nell’operazione anche una donna: si tratta dell’amante del boss. Nella sua abitazione sono stati trovati anche 30.000 euro in contante.

Al ‘capo dei capi’ anche gli inchini degli affiliati

Il gip lo ha definito il ‘capo dei capi’; lui stesso nelle intercettazioni ambientali si definisce il ‘boss’ e per lui, residente a Roma ma con numerosi interessi a Prato, gli ‘affiliati’ lo riverivano con inchini al suo arrivo. Zhang Nai Zhong e’ ritenuto l’elemento a capo dell’organizzazione. Alla scena degli inchini hanno assistito gli investigatori della squadra mobile di Prato: Zhang era appena arrivato in Toscana, stava pranzando in un ristorante quando gli investigatori hanno assistito a una vera e propria processione di cinesi, arrivati apposta nel locale per salutarlo con un inchino.

Le “regole” del ‘capo dei capi’ della mafia cinese

“Nella Mafia ci sono le regole della Mafia, se una persona non rispetta le regole come fa a continuare a camminare nella strada della Mafia….”: cosi’ il ‘capo dei capi’ della Mafia cinese in Europa intercettato al telefono nell’inchiesta ‘China Truck’ dove esalta anche la propria carriera di imprenditore dei trasporti e la sua gestione dei rapporti con i connazionali. “Prima non sapevo come fare gli affari perche’ sapevo fare solo il mafioso, ora invece non faccio piu’ il mafioso – dice anche ironizzando sul suo nuovo ruolo, non solo capo-Mafia -. Sono cambiato, ci saranno sei mesi di perdita, l’ho gia’ previsto anche quanto andra’ a perdere e ho previsto anche quando migliorera’ l’attivita’…”. Zhang Naizhong distingue, in ordine di importanza, le persone fidate in ‘fratelli’ e ‘amici’. Le persone fidate sono quelle piu’ strettamente legate a lui che e’ il capo. I fratelli sono gli associati. Gli amici sono quelli legati, ma non affiliati al gruppo. In altre intercettazioni spiega a un altro interlocutore parlando di un affiliato al clan: “Ora piano piano sta accettando questa realta’ di stare con noi perche’ nella Mafia ci vuole la strategia per andare avanti…hai capito? Alla Mafia di oggi non serve piu’ l’arroganza e la violenza, ci vuole la strategia. La persona che ha la strategia migliore vince, le persone che hanno la strategia peggiore perdono”. E in un’altra conversazione parlando di un altro cinese in Francia, che, gli viene riferito “ha rapporti con dei politici”, Zhang Naizhong replica: “E’ solo un tipo che ha sparato ad uno di Ruian in Francia e poi si e’ fatto grande, e’ solo un giocatore d’azzardo ignorante…e tu lo apprezzi?, “e’ un tipo arrogante con tutti e proprio perche’ e’ un tipo cosi’ non lo saluto neanche se lo vedo per strada”, “non e’ un tipo duro, ha solo un aspetto che mostra di essere chi sa chi, ma ha alla base non vale nulla ed e’ vuoto dentro…e’ bravo solo a parlare e dire le cazzate”, in definitiva “non e’ un mafioso ‘originale’ e’ solo un tipo mischiato con dei deliquentelli in Francia, non e’ un tipo della nostra stessa strada”, “il suo modo di parlare a tavola e’ differente dal nostro…il nostro discorso e’ basato sulla ragione e il suo discorso e’ basato sull’arroganza”.

Zhang Naizhong intercettato, ‘Io il piu’ potente in Europa’

“Io sono il piu’ potente in Europa, non mi sto vantando di me stesso, puoi chiederlo a chiunque”. Lo diceva a un interlocutore il ‘capo dei capi’ della Mafia cinese in Europa, Naizhong Zhang, intercettato dalla polizia nell’inchiesta China Truck. “Io non parlo tanto con le persone, io dico solo due frasi alle persone, se lui e’ mio fratello oppure mio amico e basta!” e “se non e’ amico e’ un nemico”, “se sei un nemico allora sei finito! Quando un fratello litiga con un nemico mi puo’ puntare la pistola addosso, secondo il carattere di Naizhong gli diro’: ‘Premi il grilletto!!’ Le persone hanno tanta paura di questo tipo di carattere”. “Una persona – continua la ‘lezione’ del boss cinese – deve essere cosi’, specialmente un uomo deve avere un carattere cosi’ forte, solo cosi’ le persone ti rispettano e ti ammirano. A questo punto i fratelli mi rispettano perche’ sono il capo e quindi il capo puo’ decidere qualsiasi cosa e invece nei confronti di altre persone e’ un timore”. “Perche’ tante persone quando uno dice ‘che ti fotte’ (nel senso di rovinare, ndr) sono solo chiacchiere, ma se ti dico io ‘Io ti fotto’ non avrai piu’ scampo e sarei ancora piu’ contento se quella persona facesse il duro e non scappi”, “Non servono le parole ci vogliono i fatti giusto?”. “Ho capito capo – gli risponde l’interlocutore – in futuro mi puoi chiedere di fare qualsiasi cosa…”.

Il matrimonio del figlio tra Hilton e Ferrari

E’ pero’ al matrimonio del figlio che gli investigatori, travestiti da camerieri, hanno avuto la certezza del potere incarnato da Naizhong. Una cerimonia da favola celebrata all’hotel Hilton di Roma, dalla cui terrazza si domina tutta la citta’, in cui il capo dei capi si e’ occupato personalmente di non far mancare nulla agli oltre 500 ospiti provenienti da varie citta’ d’Italia, d’Europa e dalla Cina: prenotando loro gli alberghi nella capitale, noleggiando Ferrari e Lamborghini con l’autista per accompagnare gli invitati piu’ importanti e due pullman di lusso per far arrivare gli 88 ospiti da Prato. Quando, un mese prima della cerimonia, il fratello gli dice di temere che possa scatenarsi una rissa tra invitati, magari dopo aver bevuto, poiche’ i suoi amici “sono mafiosi”, il capo dei capi non si scompone. Prima sceglie la disposizione a tavola, dividendo i commensali per ‘cerchi’, vale a dire per gruppi (quelli di Prato, quelli di Roma, quelli dalla Cina e dalla Francia) e poi annuncia sereno: “Se vengono qui da me sanno come comportarsi … noi non dobbiamo pensare troppo … non puo’ succedere una cosa del genere, anzi non esiste proprio. Chi e’ che ha il coraggio di litigare a tavola al matrimonio di mio figlio solo perche’ e’ ubriaco? Non esiste. Se qualcuno lo fara’ e’ evidente che ce l’ha con me … Quindi non puo’ accadere una cosa di questo genere”. L’unica cosa di cui Naizhong non si occupa, e’ il conto della cerimonia: 76.200 euro pagati in contatti da sei suoi amici, tutti residenti in Cina, ognuno dei quali ha saldato una parte.(AFFARIITALIANI)