COME POTREBBE CASAPOUND SDOGANARSI PER IL PARLAMENTO

Nell’odierno panorama dei sondaggi pochi, a dire il vero quasi nessun istituto di ricerca statistica tiene conto dell’orientamento di voto degli elettori e dei simpatizzanti di Casapound Italia. Da considerare anche che nessuna forza politica come CPI è “penalizzata” da un consolidato fattore inquinante di demonizzazione; tale fattore pregiudica ogni tipo di sondaggio quantitativo. Infatti persiste una specie di pudore da parte degli intervistati nel “confessare” che saranno orientati a votare coloro i quali sono stati dipinti dal mainstream come “l’onda nera”. Ma se si effettua una ricerca qualitativa (con questionari e tecnica binario, vale a dire che gli stessi concetti e domande vengono poste in più forme e con metodo indiretto per poi incrociarne i dati) si riscontrano risultati diversi, molto diversi.
Laddove la considerazione verso il movimento si riscontra, i vari sondaggisti danno CPI in percentuali sempre sotto alla soglia di sbarramento (che è 3%), con percentuali vanno dallo 0,8 all’1,2%.
Personalmente ho effettuato due ricerche, una quantitativa e una qualitativa su due panel distinti e i risultati lasciano presumere invece che CPI possa essere ad oggi (18/01/2018) in una forbice che va dal 2,2 al 2,7% con delle punte di picco importanti in alcune zone, come ad esempio Lucca (tra il 6 e l’8%) e con eccezioni a “macchia di leopardo” che vedono un incoraggiante consenso nelle periferie delle grandi città, o come anche nel bergamasco dove CPI vanta un crescente consenso tra i giovani. Altro trend da non sottovalutare ed in controtendenza è quello relativo ai neo maggiorenni, cioè quei giovani che voteranno per la prima volta, tra questi risulta che tra il 4 e il 5% voterà CPI (studio effettuato dal gruppo L’Espresso su 1500 studenti e pubblicato il 15 Gennaio 2018). Casapound ha senz’altro un forte appeal anche tra i movimenti del mondo della scuola (Blocco Studentesco).
IN CHE MODO CASAPOUND POTREBBE ENTRARE IN PARLAMENTO?
A questo punto rispondo ad alcuni quesiti che mi vengono posti tramite i social sul come, secondo un approccio di marketing, CPI potrebbe consolidare il “lasciapassare” già da questa tornata elettorale.
Premetto che il mio è semplicemente un parere basato sul piano professionale e non emotivo.

Lo scenario
 dobbiamo innanzitutto sottolineare che in queste elezioni si vedono a confronto motivazioni totalmente diverse rispetto a quelle che erano le battaglie elettorali della prima Repubblica. Non si basano su ideali a confronto, tantomeno si evince la competizione tra “classi sociali”. Oggi il confronto è tra chi è plagiato e convinto dal mainstream e chi invece è più informato e consapevole. I dati ci dicono che più si è informati e più rimane naturale prendere le distanze dai simboli di sinistra, M5S ed Europa. In poche parole potremmo dire che per paradosso: “populismo” è sinonimo di consapevolezza ed obiettività. Chi ha letto, anche solo in parte, i carteggi dei trattati UE, chi è consapevole che il debito pubblico non è affatto il macigno che peserà sulle generazioni future, ma anzi, è soprattutto risparmio e credito privato, chi ha chiaro di come l’incondizionato controllo monetario si possa trasformare in un sistema di dominio… è ovvio che vota per le forze politiche che si oppongono al disastroso progetto U€. I cittadini maggiormente informati sono in prevalenza elettori che ripudiano le devastanti ricette dell’austerità. Tutto questo ha contribuito alla cosiddetta fluidità del voto, vale a dire che gli orientamenti e i cambi di voto si mostrano molto più dinamici rispetto al passato, la cosiddetta “fidelizzazione del simbolo” è pressoché morta e defunta.
Nello scenario attuale ritengo che un caso meritevole di attenzione sia sicuramente quello relativo alla Lega che in pochi anni è passata da percentuali irrilevanti ad uno share a due cifre ben consolidato. La Lega di Salvini (trasformatasi da quella padana di Bossi), oltre ai consensi maturati sui temi riguardanti “immigrazione e clandestini” (su 600 mila sbarcati, il 95% è privo dello status di rifugiato), ha iniziato la sua ascesa grazie anche ad una seria e costante azione di “informazione diretta” curata dal bravissimo Prof. Claudio Borghi Aquilini, il quale oltre a decodificare concetti complessi all’elettorato anti UE, ha conferito una sorta di “Certificazione Scientifica” alla comunicazione leghista. Credetemi non è cosa da poco.

 

CASAPOUND
Come in ogni progetto di marketing vanno analizzati in primis:
1- scenario in cui si compete
2- punti forti e deboli delle “concorrenza”
3- tattica diversificante su cui puntare
4- creazione della identity
5- baggettizzazione
6- pianificazione e attuazione plan in termini di spazi/tempi
Senza addentrarmi in modo dettagliato in ognuno dei sei punti elencati, posso comunque sintetizzare ciò che consiglierei a Simone Di Stefano. CPI potrebbe innanzitutto evitare di farsi maciullare nel frullatore mediatico come avvenuto recentemente a “Quinta Colonna”, tenendo presente che la bellissima Nina Moric è la persona meno adatta da schierare per un contraddittorio vincente e convincente. Nulla contro la showgirl, per carità, ma si deve tenere ben presente la differenza tra un convegno (con comunicazione unilaterale) e un confronto con contraddittorio, ancor di più se questo si manifesta in TV e per giunta in diretta. Credo di poter affermare che l’esperienza di quella “zuffa” in diretta tra urla e perdita di controllo sfociando spesso in un clamoroso isterismo sia da considerarsi un vero e proprio autogol. Detto ciò proseguiamo.
Casapound dovrebbe coinvolgere alcuni personaggi autorevoli che possano anche per il proprio movimento “certificare” e migliorare la parte tecnica delle tesi sovraniste che propone. Fare una operazione simile alla Lega coinvolgendo (convincendo) un altrettanto bravo e credibile studioso acclarato che ci metta la faccia. Lo stesso potrebbe fare da ariete in tutte quelle trasmissioni TV in cui vi siano le eventualità di confronti di carattere tecnico-politico.

Sulle technicality CPI avrebbe così la possibilità di controbattere sia verso i sostenitori dell’austerità, che consolidarsi una fetta di share anche sulla sponda dei sovranisti, magari intercettando i delusi “populisti” di CDX che non vedono di buon occhio la “riesumazione” di Berlusconi come leader/regista e ancor meno le discutibili ricette economiche di Brunetta, sempre pronte ad imputare la spesa pubblica brutta e cattiva (sarà veramente sovranista?).
Per citare il punto “3” potrei consigliare la tattica in cui si rimarca che il sovranismo CPI a differenza del “trio di CDX” è una difesa dell’indipendenza dell’Italia dai vincoli U€ che non prevede compromessi. Ribadire dunque che i valori che difende Di Stefano e il suo movimento non prevedono alcuna sorta di “accomodamento o rinuncia”. CPI sostanzierebbe l’unica forza intransigente per la liberazione dello Stato italiano dalla gabbia di Bruxelles. Certo che molti attaccheranno il movimento da DX ribadendo che: pur superando lo sbarramento e pur riuscendo a far entrare una dozzina di parlamentari Casapound nel palazzo cosa cambierebbe mai? E’ proprio qui che il movimento potrebbe rimarcare la differenza rispetto agli altri piccoli partiti, è la intransigente coerenza nel farsi portatore di certi valori di tutela dello Stato nazionale che comporta la differenza. Di certo laddove il CDX dovesse proporre un provvedimento che vada verso il recupero del controllo dei confini o delle banche potrà contare sul supporto di CPI, ma è altrettanto sicuro che se nei palazzi si dovesse prospettare la eventualità di una cosiddetta “porcata”, saranno sicure non solo le battaglie in Parlamento, ma il denunciare al popolo di quanto si stia cercando di fare. Insomma i “ragazzi” di CPI si dovrebbero collocare nella considerazione dell’elettorato come gli “indomabili”; questa rigidità Di Stefano dovrebbe trasformarla in un fattore sia di identity che di tattica comunicazionale durante la campagna.
Di sicuro anche CPI deve fare i conti con il fenomeno che io definisco anti-stormo; pur non volendo richiamare le metafore del famoso libro “Il gabbiano Jonathan” diciamo che il pericolo che maggiormente annacqua la tattica comunicazionale è costituito dagli individualismi, mi riferisco quelle intraprendenze autonome in cui si tracciano dei voli fuori dallo “stormo”. Traiettorie che finiscono per far scontrare e collassare l’intero gruppo. Pertanto è ovvio che una volta decisa una linea, tutto il movimento, dai vertici alla base, deve attenersi a quella linea con la stessa intransigenza con cui difende le proprie tesi. Pertanto mi permetterei di consigliare di smussare, specie durante la campagna, quella esuberanza che spesso emerge per la “troppa passione”.
Inviterei tutti i militanti di stirarsi la camicia bella, quella bianca e immacolata da usare in ogni manifestazione della campagna, di sfoderare un bel sorriso e far valere tutto ciò di cui dispongono senza dare spunti al mainstream demonizzatore. Continuare, anzi, incrementare la loro vicinanza alle famiglie italiane in difficoltà delle periferie e non, con una maggiore e più proficua divulgazione sui social network di tali attività.
A Napoli in questi casi si dice “tirate fuori la cazzimma!!»
Per sdoganare Casapound è ovvio che il vertice del partito e in particolare il buon Simone Di Stefano deve decidere se oltre  ad essere il “capo” vuole anche fare il capo! Per un movimento che vanta una disciplina quasi militare potrebbe addirittura essere ancor più semplice impartire una linea concreta, coerente e soprattutto disciplinata. Se qualche militante dovesse considerare questi suggerimenti come una sorta di “rottamazione di identità” o come un tentativo per snaturare il movimento, personalmente considererei tale reazione come una prova che quella maturità ora necessaria sia ancora acerba.
La campagna di CPI dovrebbe essere asciutta e immediata, poca filosofia e tanta concretezza. Sfruttare al meglio i social (visto il target di molti giovani). I testi sintetizzarli (e coordinati) in un titolo di due parole e una semplice headline. Il tutto chiaro e comprensibile alle masse, anche grazie a quel supporto che deve scaturire da quelle autorevoli personalità coinvolte che condividano il progetto e i valori di CPI. Poche cose ma chiare. Concludo con la convinzione che quel punto di percentuale che conferirebbe il sicuro e matematico di Casapound sia alla loro portata. Gli elettori sembrano pronti, ma lo sono anche loro?

Carlo Botta Scenarieconomici