Bpvi, sequestri a Zonin e agli ex manager

Sigilli ai beni di chi ha fatto cessioni di proprietà: Sorato, Zigliotto, Pezzetta e Pellegrini. Chiesti 346 mila eurodi Sabrina Tomè Il Mattino di Padova

VICENZA. Un sequestro conservativo per far pagare agli imputati Bpvi le spese di giudizio sostenute dallo Stato, e quindi dai cittadini, per il procedimento a loro carico: consulenze e intercettazioni, in particolare. Il provvedimento chiesto dai pm della Procura berica Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, titolari delle indagini sul tracollo della Popolare di Vicenza e firmato dal giudice Roberto Venditti, è stato eseguito ieri mattina dalla Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia economico finanziaria.

Sequestro per cinque. L’importo contestato è di 346.248,88 euro a carico di cinque ex vertici dell’istituto: l’ex presidente Giovanni Zonin, l’ex direttore generale Samuele Sorato, l’ex direttore della Divisione Finanza Andrea Piazzetta, l’ex consigliere del Cda ed ex presidente di Confindustria Giuseppe Zigliotto e l’ex dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili Massimiliano Pellegrini. A ciascuno di essi la magistratura vicentina ha chiesto l’intera somma relativa alle spese di giudizio, così che il conto finale potrebbe salire a 1,75 milioni. La Procura aveva sollecitato i sigilli per tutti gli otto imputati, il giudice li ha autorizzati solo nei confronti di quanti hanno ceduto i loro beni nell’ultimo biennio per la «fondata ragione» che potessero disperdere le garanzie per il pagamento delle spese di procedimento. La Finanza ha operato tutta ieri sequestrando terreni, fabbricati, auto, quote societarie e soprattutto conti correnti, alcuni anche pingui.

Le cessioni di Zonin. «Tra la fine del 2015 e il 2016 il patrimonio immobiliare e mobiliare di Giovanni Zonin è stato sottoposto a un’intensa attività di trasferimento in favore dei membri della famiglia», rileva il giudice Roberto Venditti che registra conseguentemente il pericolo che, in caso di futura condanna, l’imputato non disporrebbe delle garanzie sufficienti a coprire il credito vantato dall’Erario per le spese del procedimento. Nel decreto di sequestro viene ricostruito il passaggio di beni emerso dalle indagini della Procura. La quasi totalità del patrimonio immobiliare, costituito da case e relative pertinenze, è stata donata a un figlio e alla moglie rispettivamente il 15 gennaio 2016 e il 13 maggio dello stesso anno. Zonin ha conservato la proprietà di un appezzamento di terreno a Gambellara, il suo “regno” a Vicenza, e di un piccolo immobile (la rendita catastale è di 43 mila euro) in provincia di Siena. Poi ci sono le quote societarie: 51.920 azioni Bpvi prive di valore di mercato, la partecipazione nell’Immobiliare Colli Berici srl (0,02%), in Goldenfly spa (0,3%). E poi ancora una partecipazione dell’84,92% nella società Badia srl. Come per gli immobili, anche per le quote societarie c’è stato un giro in famiglia. Tra le dismissioni, i pm hanno segnalato la cessione del 2% della società Tenuta Rocca di Montemassi srl alla moglie che era già titolare del restante 98%; il trasferimento ai tre figli della partecipazione del 5,38% nella Casa Vinicola Zonin e delle intere partecipazioni possedute nella società “Gianni Zonin Vineyards sas” e “Zonin Giovanni sas” per un valore di 10 milioni. Disponibili quote per 1 milione in un’altra società. 

Le case di Samuele Sorato. Il sequestro nei confronti dell’ex direttore generale di Bpvi riguarda le quote di due immobili a Noale: quello di proprietà e quello dei familiari. 

Zigliotto regala tutto. L’ex consigliere del Cda risulta particolarmente prodigo nel corso del 2016: cede infatti l’intero asset immobiliare formato da una villa e da terreni a Longare. Addirittura, in quell’anno, regala alcuni beni anche all’ex moglie: un’abitazione e un magazzino. Il tutto senza chiedere un euro. Sul fronte quote, Zigliotto nel 2017 ha acquistato il 33,33% della Salin Immobiliare srl al prezzo dichiarato di 600 mila euro; risulta titolare di quote in due società già sottoposte a pignoramento. L’ex consigliere sposta anche i soldi dal conto corrente: 1,3 milioni sarebbero stati portati secondo gli investigatori nel Canton Ticino.

Piazzetta in Nuova Zelanda. L’ex manager ha trasferito un immobile di Pederobba a un trust con sede in Nuova Zelanda. Risultava inoltre titolare del 100% delle quote di una società di consulenza, la Kernel Consulting srl, cedute interamente alla moglie nel giugno 2016. Attualmente contava tra le proprietà un monolocale di 23 metri quadri a Milano e una quota del 5,92% in una società in liquidazione ritenuta dal giudice non idonea a costituire garanzia per il pagamento delle spese di procedimento. Gli è stato sequestrato un immobile a Pederobba.

Pellegrini e i lingotti. L’ex responsabile dei documenti contabili era proprietario di un appartamento a Jesolo e del 14% delle quote Stia srl. Fino allo scorso dicembre Pellegrini si è tenuto stretto i suoi beni, salvo poi vendere le partecipazioni e provare a comprare lingotti d’oro che voleva portare in uno zainetto. Gli hanno sequestrato 345 mila euro in un conto a Tarzo. 

I graziati. La Procura aveva chiesto i sequestri anche a carico di Emanuele Giustini e di Paolo Marin, i due vicedirettori responsabili rispettivamente della Divisione Mercati e della Divisione Crediti e di Bpvi.

Il primo risulta proprietario di un immobile a Roma, il secondo di una casa in comunione con la moglie. Nessuno dei due, nel biennio 2015-2017 ha pensato di disfarsi delle proprietà e questo ha indotto il giudice ad escludere il rischio di un pregiudizio.