Npl, verso una stretta anche sulle piccole banche

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Banche e crediti deteriorati: la classifica degli istituti con più sofferenze in Italia

In estate arriveranno le linee guida dell’Eba e saranno estese a tutti gli istituti di credito, al di là delle dimensioni. Ma l’allargamento della platea secondo la Commissione e i think tank franco-tedeschi comporta molti rischi.

Non solo la Bce non arretra sulle linee guida sugli Npl, quelle che stanno già stanno pesantemente zavorrando una Ubi banca e un Banco Bpm carichi di crediti deteriorati, ma secondo un documento di lavoro della Commissione europea si sta lavorando all’ipotesi di estenderle anche ai piccoli istituti di credito formalmente non sorvegliati da Francoforte. Bce e Autorità bancaria europea stanno lavorando alle linee guida generali che dovrebbero essere pronte entro l’estate del 2018, secondo il documento della Commissione.

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TASK FORCE NELL’EBA. All’interno dell’Eba è stata creata una vera e propria task force sugli Npl formata da membri della Bce e delle autorità di controllo nazionali per monitorare origine dei prestiti, governance interna e gestione degli Npl. E le maggiori discussioni interne al gruppo sono proprio su come applicare orientamenti comuni anche alle banche più piccole. Le linee guida sull’esposizione ai crediti deteriorati destinate a essere pubblicate dall’Eba infatti coinvolgeranno anche gli istituti meno significativi, ma contemporaneamente dovranno essere coerenti con gli orientamenti della vigilanza bancaria della Bce. Gli orientamenti finali dovrebbero appunto arrivare entro l’estate del 2018, dopo un’altra consultazione pubblica. E però tutto fa pensare che una stretta ci sarà.

Riduzione Npl

La riduzione del rischio legato ai crediti deteriorati. Fonte: Commissione europea.

La stessa Commissione infatti ha rilevato che gli istituti di credito più piccoli sono anche quelli che sono stati meno avvantaggiati dai provvedimenti messi in campo dal governo finora, come la Garanzia per la cartolarizzazione. Il problema sta proprio nella dimensione delle banche che rende più difficile, secondo i funzionari Ue, mettere insieme una massa critica di sofferenze bancarie. Anche se ovviamente anche il livello del management – e il fatto che i bancari non siano specializzati in questo tipo di mercati illiquidi – può influire ampiamente. Sta di fatto che anche nel documento dei 14 economisti franco-tedeschi sulla riforma dell’Eurozona, le piccole e medie banche italiane sono considerate la prima fonte di fragilità del sistema dell’Area euro.

L’ITALIA HA RIDOTTO RISCHIO DI UN QUARTO. Eppure secondo i dati della Banca centrale europea, l’Italia è uno dei Paesi che nel complesso ha fatto di più per ridurre la propria esposizione al rischio sui crediti deteriorati. In un anno, da giugno 2016 a giugno 2017, la quota di non performing loans è scesa dal 16,2% al 12,2%, una riduzione di circa un quarto. Davanti a noi si piazzano Paesi come Cipro, Grecia e Portogallo. Ma ancora una volta il problema è il valore assoluto legato alla taglia ben maggiore della nostra economia. E gli esempi di maggiori passi avanti vengono dalle grandi banche di sistema, in primis Unicredit . Con questi presupposti le linee guida dell’Eba potrebbero fare male quanto quelle della Bce. Giovanna Faggionato Lettera43)

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