Mondadori, scoppia il risiko in Francia. Titolo boom in Borsa

Stravolti i piani dei Berlusconi. Reworld Media valuta un’offerta di acquisto da presentare a Mondadori France

Mondadori, scoppia il risiko in Francia. Titolo boom in Borsa

  
 di Andrea Deugeni affariitaliani

Reworld Media scompagina i piani della famiglia Berlusconi in Francia e mette le ali al titolo Mondadori. Dopo le indiscrezioni arrivate nel fine settimana da Parigi e confermate ad Affaritaliani.it da fonti interne al colosso di Segrate, secondo cui l’editore d’Oltralpe titolare di riviste come Marie France e Te’le’ Magazine e Grazia Francia potrebbe essere interessata aMondadori France, i titoli del gruppo editoriale italiano hanno messo le ali a Piazza Affari. Una performance (+2,46% a 2,295 euro per azione a fine seduta) nettamente superiore a quella dell’intero listino milanese che porta a casa guadagni intorno al mezzo punto percentuale.

Il quotidiano francese Les Echos nei giorni scorsi ha scritto che Reworld Media, gruppo francese con un fatturato di circa 200 milioni di euro, assistito dall’advisor Rothschild, ha contattato Mondadori per sondare una possibile disponibilità a trattare una cessione delle riviste francesidella famiglia Berlusconi. Per il momento non è arrivato nessun commento ufficiale dai diretti interessati.

marina berlusconi ok

 

 

Il quotidiano afferma che un’operazione del genere “avrebbe senso”, visto che Mondadori è il terzo gruppo nel settore della stampa in Francia e in questi ultimi anni ha subito una battuta d’arresto a causa di una diminuzione delle vendite e della pubblicità.

Reworld media, invece, sta vivendo un momento positivo, con un giro d’affari di 200 milioni di euro. Potrebbe essere un’alternativa all’operazione allo studio che vede un’unione a tre tra la divisione francese del gruppo italiano e i due colossi d’Oltralpe Lagardere e Marie Claire. Assistito dall’advisor Lazard, il colosso di Segrate controllato dalla Fininvest (53,3%) lavora infatti alla creazione di un polo editoriale che possa mettere assieme le attività d’Oltralpe della Mondadori con quelle del leader di mercato, Lagardere, e con Marie Claire. Un agglomerato da quasi un miliardo di fatturato da realizzare entro quest’anno, visto che gli analisti stimano per la controllata del gruppo di Segrate un fatturato per il 2017 vicino ai 330 milioni, mentre il giro d’affari stimato su base annua di Lagardere dovrebbe attestarsi sui 380-400 milioni. A questi valori andrebbero poi sommati i ricavi del terzo candidato sposo.

I ricavi sarebbero realizzati da un’unica holding (veicolo creato ad hoc per raggruppare le tre società) da quotare in Borsa a Parigi in un secondo momento, in modo da drenare risorse preziose dal mercato. Che farà ora la famiglia Berlusconi?

CARLO MESSINA – RINNOVO DELLA DOMANDA CHE NON HA AVUTO RISPOSTO DA PARTE SUA.

 

 

Mi vedo costretto nuovamente a sottoporre la domanda al Dott. Carlo Messina Amministratore di Intesa San Paolo – Istituto di Credito che ha sottoscritto il contratto di cessione delle aziende (BANCHE VENETE – BANCA POPOLARE DI VICENZA – VENETO BANCA) presso lo Studio Notarile Marchetti in Milano in data 26 Giugno 2017 e di cui nuovamente per l’ennesima volta allego FILE:

CONTRATTO DEL 26 GIUGNO 2017

https://drive.google.com/file/d/0B79_g8yAOzcBdEhHdkdZZXJOemc/view

Ad oggi la domanda sottoposta nei giorni scorsi non ha avuto nessun tipo di riscontro e di seguito la ripropongo allegando gli articoli recenti pubblicati nel mio Blog:

  1. L’Ex Presidente di Banca Popolare di Vicenza dott. Gianni Zonin e’ stato inserito dall’istituto che Lei rappresenta nella Good Bank o nella Bad Bank ? Ricordo al Dott. Carlo Messina che per questa operazione lo Stato cioè’ i Contribuenti hanno messo soldi e vorrei sottolineare un paragrafo di un articolo CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE A TUTTI: 

    “Si pensi ai risparmiatori traditi depredati e turlupinati dai governi mai eletti, quale capacità di reazione ha mosso loro a disposizione il nostro ordinamento? Nessuna se non quella giudiziale che viene tuttora strumentalizzata dai politici e dalla politica coinvolta. Quali strumenti hanno gli italiani per segare le mani ai politici e alla politica che regala i loro i nostri soldi a soggetti sinistri che non li restituiranno, dissipando così i nostri soldi pubblici? Quali strumenti hanno gli italiani per contrastare, stigmatizzare e fare pagare e risarcire, restituire con gli interessi, fare valere le gravi responsabilità di governi, enti pubblici, istituzioni pubbliche , banche pubbliche, organismi pubblici, politici pubblici che dissipano i soldi pubblici, degli italiani?”

    Attendo a stretto giro e per l’ultima volta una Sua risposta – Sua.

Allego per completezza gli articoli piu’ importanti che l’aiuteranno a rispondermi.

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DOMANDA A CARLO MESSINA INTESA SAN PAOLO – I 49 MILIONI DI ZONIN SONO NELLA GOOD BANK CHE LEI RAPPRESENTA O NELLA BAD BANK? TUTTI GLI ITALIANI SONO CURIOSI DI CONOSCERE LA SUA RISPOSTA. SE NON LO FARA LEI LO FARO’ IO IN TRIBUNALE.

ZONIN : I 49 MILIONI CHE SI È PRESTATO LI HA POI RESTITUITI ALLA POPOLARE DI VICENZA?

(Cesare Pavesi – La Verità)

il cda di popolare Vicenza , con lui Presidente , deliberò affidamenti per il Patron e le Sue aziende. C’è il rischio che siano incagliati.

Lui tra molti “non ricordo”e la difesa tutta incentrata sulla sua irresponsabilità nella gestione diretta , ha anche ricordato di essere vittima del crack della sua ex banca , in cui ha governato da Presidente per quasi 20anni. Lui è  ovviamente Gianni Zonin , dominos assoluto della Popolare di Vicenza che l’altro giorno in Commissione di inchiesta ha rimarcato di essere uno dei grandi soci sconfitti dal collasso della sua ex creatura bancaria. Gianni Zonin era un investitore in titoli della banca. Un segno di fiducia nelle magnifiche sorti progressive dell’istituto vicentino , crollato sotto il peso delle sofferenze e con un capitale bruciato per oltre 6 miliardi di 120.000 soci -clienti. Il presidentissimo aveva azioni della banca. Come ricorda il suo avvocato nell’atto di citazione contro la sua stessa banca ( surreale vero?) Gianni Zonin possedeva quasi 52.000 azioni della sua popolare . Un controvalore di 3,25 milioni di euro. Oggi come per tutti gli altri centinaia di migliaia di soci- clienti quei soldi sono evaporati. La sua famiglia ne possedeva altre 320.000. Titoli che a 62,5 euro costituivano un pacchetto di 20milioni di euro. La famiglia Zonin ha perso quindi 24 milioni di euro nella sciagurata avventura ventennale della banca del Patriarca. Peccato che Zonin in audizione  ricordi solo questo e non quanto la sua banca abbia fatto per lui. Montagne di prestiti erogati a lui direttamente e alla sua galassia societaria agricolo-vinicola. Lui ha detto che non partecipava ai comitati esecutivi che deliberavano sui crediti , quasi a levarsi di dosso ogni responsabilità. Ma questa non è la verità , almeno per quanto lo riguarda direttamente.

Basta sfogliare il prospetto informativo dell’aumento di capitale fallito che ha portato Atlante a doversi accollare la bancarotta vicentina. Ebbene emerge tutt,altra verità. Direttamente il cda , quindi con lui presente come Presidente della banca , ha deliberato fin dal 2013 finanziamenti diretti allo stesso Zonin e alle sue aziende . L’elenco è lungo e dettagliato. Nel giugno 2013 e’il consiglio di amministrazione con Zonin alla sua guida a deliberare un prestito per 19,7 milioni a favore della casa vinicola Zonin ; nella stessa seduta del 18 giugno ecco altre delibere prestiti sempre passati al vaglio del cda. Ad ACTA società della sua stessa galassia vanno 7,9 milioni ; poi eccoCA BOLANI con un prestito da 7,1 milioni . Non è finita . Sempre in quel giorno di giugno il cda della banca approva finanziamenti per 2,3 milioni allo stesso Gianni Zonin , 6,43 milioni alla società CASTELLO D ALBOLA e infine 3,66 milioni a CASTELLO DEL POGGIO. Sommateteli e in un altro sola seduta a Zonin e ai suoi diretti e indiretti interessi imprenditoriali finiscono 47 milioni di euro di crediti della Popolare vicentina. Passano pochi mesi e a novembre 2013 altra delibera , sempre del cda che veicola 2,12 milioni a ITALIA DEL VINO , società legata indirettamente a Zonin . A dicembre arrivano  arrivano altri 20milioni alla sua casa vinicola. L’estate del 2014 è prodiga di finanziamenti alla famiglia e alle sue Società. La casa Vinicola Zonin si vede deliberare un credito per 19,6 milioni. Poi a seguire , stessa seduta via libera ai crediti ad ACTA ,FEUDO DEI PRINCIPI DI BUTERA, MASSERIA ALTAMURA, CA BOLANI , CASTELLO D ALBOLA , CASTELLO DEL POGGIO e infine un finanziamento diretto a Gianni Zonin per 2,4 milioni. Anche qui in una sola seduta il cda delibera nel luglio 2014 49 milioni di crediti alla dinastia del Patriarca. L’ultimo atto è dell’agosto 2015 , pochi mesi prima delle dimissioni del Presidentiasimo e con la Banca già a pezzi . Le società sono sempre le stesse e l’importo deliberato è di 47 milioni . Il prospetto informativo non ci dice se sono nuovi finanziamenti o rinnovi delle linee di credito in essere. La sostanza però cambia poco . Che siamo a 49 milioni o tre volte tanto poco conta. Conta il fatto che Gianni Zonin ha detto in audizione che lui di finanziamenti non sapeva nulla , che faceva tutto la Direzione Generale . Dov’era quindi Zonin Presidente della Banca quando il suo Consiglio di Amministrazione deliberava a pioggia l’auto finanziamenti alle sue imprese e ai suoi parenti? Sappiamo già la risposta : si sarà assentato al momento della deliberazione. In questa tragica farsa dello scaricabarile di uno dei Crack più gravosi della storia bancaria italiana , c è almeno da augurarti che quella montagna di milioni di prestiti alla famiglia Zonin non siano diventati nel frattempo degli incagli o delle sofferenze. Sarebbe la beffa assoluta dopo il danno. Saranno gli uomini di INTESA a scoprirlo nei prossimi mesi.

P.S. MI PERMETTO DI AGGIUNGERE AL BELLISSIMO ARTICOLO DEL DOTT PAVESI PUBBLICATO SULLA VERITÀ DI OGGI , CHE FORSE BANCA INTESA, I COMMISSARI NOMINATI DA BANCA D ITALIA DOVRANNO DARE UNA RISPOSTA A TUTTI I SOCI CLIENTI SE QUANTO SOPRA RIPORTATO E FINITO NELLA BAD BANK O NELLA GOOD BANK – QUESTO SARÀ UN PASSAGGIO IMPORTANTE PER TUTTI GLI IMPRENDITORI PER CAPIRE COME BANCA INTESA CON LE DILIGENCE ABBIA GESTITO A SUA LIBERA INDICREZIONE IL PASSAGGIO DEGLI AFFIDAMENTI TRA GOOD E BAD BANK DELLO ZONIN E DELLE SUE AZIENDE E DI TUTTI I COLLEGAMENTI CONNESSI COME RIPORTATO NEL IMPECCABILE ARTICOLO DOCUMENTATO IN OGNI SINGOLO PASSAGGIO. E QUI SI APRIRÀ NEI PROSSIMI GIORNI UN ALTRO FRONTE DI CHI È COME HA GIUDICATO UN CLIENTE BUONO O CATTIVO  CON CHE CRITERIO E ANCHE QUI USCIRANNO FUORI VERAMENTE FATTI NUOVI E IMPORTANTI PER TUTTI COLORO CHE NEI GIORNI SCORSI SI SONO RITROVATI INGIUSTIFICATAMENTE  , SENZA UN CONFRONTO TECNICO CON INTESA E LE ALTRE PARTI INTERESSATE PER REDIGERE LE DECISIONI -AFFIDAMENTI AZZERATI E PASSATI ALLA BAD BANK CON DEI DANNI CHE SARANNO DEVASTANTI PER L ECONOMIA E PER GLI IMPRENDITORI INTERESSATI E CHE QUALCUNO DOVRÀ RISPONDERNE. AGGIUNGO LEGGETE BENE IL CONTRATTO SEGRETO PRUBBLICATO TRA INTESA E LE BANCHE VENETE PRESSO IL NOTAIO IN DATA 25 GIUGNO 2017 – IL DECRETO PUBBLICATO DAL GOVERNO – PUBBLICAZIONE IN DIRITTO SULLA LCA E ALTRO…………

Bpvi, sequestri a Zonin e agli ex manager

Sigilli ai beni di chi ha fatto cessioni di proprietà: Sorato, Zigliotto, Pezzetta e Pellegrini. Chiesti 346 mila eurodi Sabrina Tomè Il Mattino di Padova

VICENZA. Un sequestro conservativo per far pagare agli imputati Bpvi le spese di giudizio sostenute dallo Stato, e quindi dai cittadini, per il procedimento a loro carico: consulenze e intercettazioni, in particolare. Il provvedimento chiesto dai pm della Procura berica Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, titolari delle indagini sul tracollo della Popolare di Vicenza e firmato dal giudice Roberto Venditti, è stato eseguito ieri mattina dalla Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia economico finanziaria.

Sequestro per cinque. L’importo contestato è di 346.248,88 euro a carico di cinque ex vertici dell’istituto: l’ex presidente Giovanni Zonin, l’ex direttore generale Samuele Sorato, l’ex direttore della Divisione Finanza Andrea Piazzetta, l’ex consigliere del Cda ed ex presidente di Confindustria Giuseppe Zigliotto e l’ex dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili Massimiliano Pellegrini. A ciascuno di essi la magistratura vicentina ha chiesto l’intera somma relativa alle spese di giudizio, così che il conto finale potrebbe salire a 1,75 milioni. La Procura aveva sollecitato i sigilli per tutti gli otto imputati, il giudice li ha autorizzati solo nei confronti di quanti hanno ceduto i loro beni nell’ultimo biennio per la «fondata ragione» che potessero disperdere le garanzie per il pagamento delle spese di procedimento. La Finanza ha operato tutta ieri sequestrando terreni, fabbricati, auto, quote societarie e soprattutto conti correnti, alcuni anche pingui.

Le cessioni di Zonin. «Tra la fine del 2015 e il 2016 il patrimonio immobiliare e mobiliare di Giovanni Zonin è stato sottoposto a un’intensa attività di trasferimento in favore dei membri della famiglia», rileva il giudice Roberto Venditti che registra conseguentemente il pericolo che, in caso di futura condanna, l’imputato non disporrebbe delle garanzie sufficienti a coprire il credito vantato dall’Erario per le spese del procedimento. Nel decreto di sequestro viene ricostruito il passaggio di beni emerso dalle indagini della Procura. La quasi totalità del patrimonio immobiliare, costituito da case e relative pertinenze, è stata donata a un figlio e alla moglie rispettivamente il 15 gennaio 2016 e il 13 maggio dello stesso anno. Zonin ha conservato la proprietà di un appezzamento di terreno a Gambellara, il suo “regno” a Vicenza, e di un piccolo immobile (la rendita catastale è di 43 mila euro) in provincia di Siena. Poi ci sono le quote societarie: 51.920 azioni Bpvi prive di valore di mercato, la partecipazione nell’Immobiliare Colli Berici srl (0,02%), in Goldenfly spa (0,3%). E poi ancora una partecipazione dell’84,92% nella società Badia srl. Come per gli immobili, anche per le quote societarie c’è stato un giro in famiglia. Tra le dismissioni, i pm hanno segnalato la cessione del 2% della società Tenuta Rocca di Montemassi srl alla moglie che era già titolare del restante 98%; il trasferimento ai tre figli della partecipazione del 5,38% nella Casa Vinicola Zonin e delle intere partecipazioni possedute nella società “Gianni Zonin Vineyards sas” e “Zonin Giovanni sas” per un valore di 10 milioni. Disponibili quote per 1 milione in un’altra società. 

Le case di Samuele Sorato. Il sequestro nei confronti dell’ex direttore generale di Bpvi riguarda le quote di due immobili a Noale: quello di proprietà e quello dei familiari. 

Zigliotto regala tutto. L’ex consigliere del Cda risulta particolarmente prodigo nel corso del 2016: cede infatti l’intero asset immobiliare formato da una villa e da terreni a Longare. Addirittura, in quell’anno, regala alcuni beni anche all’ex moglie: un’abitazione e un magazzino. Il tutto senza chiedere un euro. Sul fronte quote, Zigliotto nel 2017 ha acquistato il 33,33% della Salin Immobiliare srl al prezzo dichiarato di 600 mila euro; risulta titolare di quote in due società già sottoposte a pignoramento. L’ex consigliere sposta anche i soldi dal conto corrente: 1,3 milioni sarebbero stati portati secondo gli investigatori nel Canton Ticino.

Piazzetta in Nuova Zelanda. L’ex manager ha trasferito un immobile di Pederobba a un trust con sede in Nuova Zelanda. Risultava inoltre titolare del 100% delle quote di una società di consulenza, la Kernel Consulting srl, cedute interamente alla moglie nel giugno 2016. Attualmente contava tra le proprietà un monolocale di 23 metri quadri a Milano e una quota del 5,92% in una società in liquidazione ritenuta dal giudice non idonea a costituire garanzia per il pagamento delle spese di procedimento. Gli è stato sequestrato un immobile a Pederobba.

Pellegrini e i lingotti. L’ex responsabile dei documenti contabili era proprietario di un appartamento a Jesolo e del 14% delle quote Stia srl. Fino allo scorso dicembre Pellegrini si è tenuto stretto i suoi beni, salvo poi vendere le partecipazioni e provare a comprare lingotti d’oro che voleva portare in uno zainetto. Gli hanno sequestrato 345 mila euro in un conto a Tarzo. 

I graziati. La Procura aveva chiesto i sequestri anche a carico di Emanuele Giustini e di Paolo Marin, i due vicedirettori responsabili rispettivamente della Divisione Mercati e della Divisione Crediti e di Bpvi.

 

Il primo risulta proprietario di un immobile a Roma, il secondo di una casa in comunione con la moglie. Nessuno dei due, nel biennio 2015-2017 ha pensato di disfarsi delle proprietà e questo ha indotto il giudice ad escludere il rischio di un pregiudizio.

Banca Popolare di Vicenza avvia quattro revocatorie, c’è anche Zonin

I commissari liquidatori hanno chiesto la revoca di due patti di famiglia con cui l’ex presidente ha ceduto ai tre figli proprietà e usufrutto delle società vinicole e della holding

 

VICENZA La Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa ha fatto partire le prime azioni revocatorie verso gli ex vertici dopo che negli anni a ridosso del crac dell’istituto berico molti consiglieri, sindaci e manager si erano spogliati dei propri beni nel tentativo di sottrarli alle richieste risarcitorie della banca e dei soci. La scorsa settimana, a quanto si apprende in ambienti giudiziari, quattro azioni revocatorie sono state depositate presso il Tribunale di Vicenza e sono in corso di notifica all’ex presidente, Gianni Zonin, e agli ex consiglieri Maria Carla Macola e Giuseppe Zigliotto. I commissari liquidatori hanno anzitutto chiesto la revoca di due patti di famiglia con cui Zonin ha ceduto ai figli Domenico, Francesco e Michele la piena proprietà del 26,9% e i diritti di usufrutto sul 23% del capitale della «Gianni Zonin Vineyards sas di Giovanni Zonin&C» e il 38,5% della «Zonin Giovanni S.a.s», holding dell’impero vitivinicolo del banchiere.

L’EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA VICENZA

Un’altra revocatoria è stata notificata all’ex presidente di Confindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto, per il conferimento di un immobile in un fondo patrimoniale. Mentre due revocatorie sono state indirizzate all’ex consigliera Macola per i conferimenti delle quote nella società Turistica Partecipazioni, nella società Agricola Partecipazioni e nella Società agricola Bonsembiante di Maria Carla Macola C. Attraverso le revocatorie i commissari liquidatori (Fabrizio Viola, Giustino Di Cecco e Claudio Ferrario) puntano a ricostituire l’integrità del patrimonio degli ex vertici, così da permettere alla «liquidazione«, in caso di vittoria nelle azioni di responsabilità e risarcitorie, di veder soddisfatte almeno in parte le proprie pretese.(Corriere del Veneto)

GOVERNI NON ELETTI E ILLEGITTIMITA’ POLITICHE: INSERIRE CON LEGGE LA RESPONSABILITA’ POLITICA

In Italia noi tutti siamo e rimaniamo indifesi, non protetti e non tutelati nei confronti della parte più importante del dispiegamento della nostra democrazia e del suo esercizio. Se cioè, come è accaduto nel 2011, un soggetto e un partito politici si appropria del potere politico non facendo votare gli italiani, e dal governo e dai governi non eletti e mai scelti dagli italiani dispone come se fosse legittimo, il nostro Paese e noi tutti rimaniamo, così come siamo rimasti, a guardare, sostanzialmente privi di strumenti previsti, dall’ordinamento medesimo, atti a reagire e a contrastare l’illegittimità.

Non solo. Di fronte alle disposizioni ed ai provvedimenti presi dai governi illegittimi, così come dal Parlamento dichiarato, lo si ricordi, per tre quarti incostituzionale con sentenza della Corte costituzionale, gli italiani se la prendono “in saccoccia”, vale a dire che non hanno a loro/nostra disposizione alcuno strumento di “reazione” alla illegittimità e contro la violazione delle nostre regole democratiche. Vi sono intere sacche di potere che, alla loro origine come durante tutto il loro dispiegarsi, sfuggono completamente da qualsivoglia controllo dei cittadini italiani.

Si pensi ad esempio alla gestione e dazione, alla erogazione dei nostri soldi, i soldi pubblici cioè nostri, dati dalle nostre esose tasse, sulla loro disposizione gli italiani non hanno alcun controllo, di conseguenza possono accadere le folli ingiuste scorrette disposizioni in favore di De Benedetti tramite la banca Monte dei Paschi di Siena targata Pd, o le disposizioni fuori ogni genere di previsione e di quanto stabilito operate dalla Cassa depositi e prestiti, o in favore delle imprese pubbliche come la Rai o private come L’Unità, contro il volere e fuori ogni controllo da parte di tutti noi italiani. In pratica, stante la mancata previsione nel nostro ordinamento della possibilità di decidere quelle scelte, così come di muoversi contro chi – soggetto ed ente pubblico – le ha prese, il popolo italiano è e rimane tagliato fuori da ciò che gli appartiene: la cosa pubblica. “Pubblico” è in Italia un termine oramai analogo a “ruberia” e “ladro”, ladri quelli che se ne appropriano, ladri chi ne dispone, ladri i politici tutti. E ciò risulta ed è tanto più vero in quanto, enti pubblici e politici, nascondono e si muovono proprio al fine e per meglio rubare nascondendosi a noi tutti. Mancano cioè in Italia alcune regole fondamentali che regolamentino la cosa pubblica affinché torni, così come deve essere, al servizio dei cittadini e delle imprese.Siccome non possiamo diventare il Paese dell’Inquisizione giudiziaria come siamo peraltro già stati durante Tangentopoli e sino ad oggi, dato che, come è sotto gli occhi di tutti, il partito Pd, cioè quello che adopera i soldi pubblici, dopo anni di giudici disseminati in politica a fare il bello e cattivo tempo, ora guarda caso candida e si intomba nella figura del magistrato pubblico simbolo dei peggiori tempi d’Italia cioè Pietro Grasso, giudice comunista, bisogna disciplinare in altro modo, diverso dalla responsabilità giudizial-giudiziaria, quella parte immensa della nostra cosa pubblica che rimane “scoperta” alle violazioni ed illegittimità, che lascia noi tutti “scoperti”, indifesi, mai tutelati.

 

Bisogna prevedere cioè, identificare e regolamenta la responsabilità politica, vale a dire che è necessario disciplinare i partiti politici e la vita al loro interno, così come quella professionale dei singoli politici. La responsabilità politica deve avere caratteristiche e connotati propri e diversi rispetto alla responsabilità giudiziale. Le sanzioni devono essere personali economiche e seguire procedimenti diversi ed “altri” rispetto a quelle che conosciamo previste dal nostro ordinamento giuridico per la responsabilità giudizial-giudiziaria. Insomma dobbiamo disciplinare e regolamentare con legge tutta quella parte e quel settore politico che oggi si muovono senza responsabilità e controllo alcuni, difatti rubano e fanno danno al Paese.

Accanto alla introduzione di tale nuova disciplina, va stabilito e fissato con legge sia il voto diretto che il vincolo di mandato per gli eletti, e inserita per legge la possibilità – meglio preventiva e certa ed efficace successiva – di reazione in capo ed a favore degli italiani a fronte di violazioni ed illegittimità democratiche. Da qualche anno è entrato in vigore lo strumento della class action ma richiede molte firme di tanti italiani e, sebbene si rivelerà molto utile nel riportare a ragione tante illegittimità e frodi perpetrate contro gli italiani, esso rimane uno strumento azionabile successivamente al verificarsi dei danni, mentre il nostro Paese ha bisogno di discipline regolamentate ed inserite nell’ordinamento civile in grado di “paralizzare” le illegittimità e le violazioni precedentemente al loro verificarsi.

Si pensi ai risparmiatori traditi depredati e turlupinati dai governi mai eletti, quale capacità di reazione ha mosso loro a disposizione il nostro ordinamento? Nessuna se non quella giudiziale che viene tuttora strumentalizzata dai politici e dalla politica coinvolta. Quali strumenti hanno gli italiani per segare le mani ai politici e alla politica che regala i loro i nostri soldi a soggetti sinistri che non li restituiranno, dissipando così i nostri soldi pubblici? Quali strumenti hanno gli italiani per contrastare, stigmatizzare e fare pagare e risarcire, restituire con gli interessi, fare valere le gravi responsabilità di governi, enti pubblici, istituzioni pubbliche , banche pubbliche, organismi pubblici, politici pubblici che dissipano i soldi pubblici, degli italiani?

Francesca Romana Fantetti Scenarieconomici

 

Liquidatori BpVi: revocare la cessione delle aziende di Zonin ai figli

Zonin 1821

I liquidatori della Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa hanno fatto partire quattro azioni revocatorie verso l’ex presidente Gianni Zonin e gli ex consiglieri Maria Carla Macola e Giuseppe Zigliotto. Secondo quanto riporta l’Ansa, le istanze sono state depositate la scorsa settimana al tribunale di Vicenza e sono in corso di notifica.

L’obiettivo delle azioni revocatorie è in primo luogo la revoca degli atti con cui nel 2016 Zonin ha ceduto ai figli Domenico, Francesco e Michele la proprietà delle sue aziende vinicole. In particolare sarebbe stata ceduta la piena proprietà del 26,9% e i diritti di usufrutto sul 23% del capitale della Gianni Zonin Vineyards sas di Giovanni Zonin&C e il 38,5% della Zonin Giovanni S.a.s.(VENETO ECONOMIA)

Pop. Vicenza, revocatorie contro Zonin

Faro su passaggio quote a figli, azioni contro due consiglieri

(ANSA) – VICENZA, 22 GEN – La Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa ha fatto partire le prime azioni revocatorie verso gli ex vertici dopo che negli anni a ridosso del crac dell’istituto berico molti consiglieri, sindaci e manager si erano spogliati dei propri beni nel tentativo di sottrarli alle richieste risarcitorie della banca e dei soci.
    La scorsa settimana, a quanto si apprende in ambienti giudiziari, quattro azioni revocatorie sono state depositate presso il Tribunale di Vicenza e sono in corso di notifica all’ex presidente, Gianni Zonin, e agli ex consiglieri Maria Carla Macola e Giuseppe Zigliotto.
    I commissari liquidatori hanno anzitutto chiesto la revoca di due patti di famiglia con cui Zonin ha ceduto ai figli Domenico, Francesco e Michele la piena proprietà del 26,9% e i diritti di usufrutto sul 23% del capitale della ‘Gianni Zonin Vineyards sas di Giovanni Zonin&C’ e il 38,5% della ‘Zonin Giovanni S.a.s’, holding dell’impero vitivinicolo del banchiere.

 

MALACALZA – Omba, l’on. Daniela Sbrollini (PD) interroga il governo ed esprime solidarietà ai lavoratori

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L’On. Daniela Sbrollini ha deciso di depositare un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Sviluppo economico, Marco Calenda, mettendosi contemporaneamente in contatto con il MISE per sollecitare un rapido intervento del Governo per una risoluzione positiva della crisi aziendale in atto all’OMBA di Torri di Quartesolo, dove sono in mobilità 120 lavoratori. Contestualmente all’interrogazione l’On. Sbrollini ha dichiarato: “Come è avvenuto per la Lovato Gas, questa è una partita che politica, sindacato, lavoratori, azienda e amministrazioni locali devono giocare insieme. OMBA è una realtà produttiva forte del nostro territorio, un patrimonio che non merita di essere disperso. Voglio esprimere la mia piena solidarietà innanzitutto ai lavoratori e alle loro famiglie.

TESTO COMPLETO DELL’INTERROGAZIONE

Al Ministro dello Sviluppo Economico

Per sapere,
premesso che

L’azienda OMBA, con sede nel territorio vicentino, nel comune di Torri di Quartesolo, è una realtà attiva nel settore delle opere infrastrutturali in acciaio: ponti stradali e ferroviari, fabbricati civili ed industriali, componenti di impianti industriali e attrezzature. Omba è stata fondata nel 1950 da due imprenditori vicentini e nel 2001, l’azienda è stata acquistata dalla famiglia Malacalza. La maggior parte della produzione negli ultimi anni, è destinata al mercato estero. A causa di mancati pagamenti, e le relative esposizioni coi fornitori, l’azienda si trova ora in condizioni di difficoltà e ha già avviato in Camera di commercio la procedura di liquidazione.

A mettere in difficoltà quella che è un’azienda capace di generare un fatturato di quasi 80 milioni di euro, cresciuto costantemente negli ultimi anni, sarebbero non cattive gestioni o mancanza di commesse, ma trenta milioni di crediti non recuperati e dichiarati inesigibili dagli istituti bancari. Parte di questi crediti, divenuti inesigibili, sarebbero dovuti anche dalla pubblica amministrazione.
L’azienda rappresenta una realtà produttiva storica del territorio vicentino che anche negli ultimi anni ha saputo crescere di fatturato e diversificare il proprio impegno produttivo. Rappresenta quindi un valore importante per il tessuto economico e produttivo del territorio vicentino e veneto.

Nel mese di dicembre 2017 è partita la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 119 lavoratori. Con il licenziamento collettivo sono previsti per legge 75 giorni di mediazione per trovare altre soluzioni di continuità produttiva. L’azienda fa sapere che la liquidità per il pagamento degli stipendi è garantita solo fino al mese di gennaio 2018. I lavoratori negli scorsi mesi hanno già usufruito a rotazione della cassa integrazione, ma gli stipendi, comprese le tredicesime sono state tutte pagate.

Lunedì 15 gennaio i sindacati presenti Fiom CgilFim Cisl e Uilm hanno incontrato i vertici aziendali in Confindustria di Vicenza, senza però riuscire a far emergere novità decisive per il futuro positivo dell’azienda.

Se il Governo è a conoscenza dei fatti esposti,
Se e come il Governo intende intervenire per trovare una soluzione a garanzia dei posti di lavoro e della continuità produttiva dell’azienda.

On. Daniela Sbrollini, deputata Partito Democratico (vicenzapiu)

QUEI FURBETTI DI VICENZA – IL VERTICE DELLA BANCA POPOLARE SI DICHIARANO NULLATENENTI PER PAURA DEI SEQUESTRI GIUDIZIARI. ED INTESTANO TUTTO A MOGLI E FIGLI- MA C’E’ PURE CHI PORTA I SOLDI IN SVIZZERA E CHI LI TRASFORMA IN LINGOTTI D’ORO, PORTATI VIA CON UNO ZAINETTO

Giuseppe Pietrobelli per Il Fatto Quotidiano

 

IL NUOVO HOTEL DI GIANNI ZONINIL NUOVO HOTEL DI GIANNI ZONIN

Associazioni di risparmiatori e avvocati chiedevano i sequestri da qualche anno, non fosse altro per il rischio che i beni personali degli ex vertici della Banca Popolare di Vicenza si volatilizzassero. Adesso che la Procura della Repubblica ha ottenuto dal Tribunale i primi congelamenti di beni, titoli e conti correnti di cinque imputati del procedimento che sono nella fase dell’udienza preliminare, si scopre che certe preoccupazioni erano fondate.

 

Gli indagati avrebbero infatti cercato di trasferire le risorse alla moglie o ai figli, in qualche caso a persone di cui si fidano o attraverso conti esteri. Uno di loro stava per acquistare lingotti d’oro, facilmente reperibili a Vicenza che è una della capitali italiane del commercio del metallo prezioso. Se li sarebbe portati via con uno zainetto.

 

famiglia ZoninFAMIGLIA ZONIN

L’ex presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, imprenditore vitivinicolo, è uno dei più bersagliati dai risparmiatori visto che nella banca faceva il bello e il cattivo tempo, anche se ora si dice essere stato all’oscuro delle decisioni operative. Il giudice scrive: “La grande parte del patrimonio dell’imputato è stato ceduto ai familiari nell’arco di un biennio, e tale attività dismissiva (…) concretizza il pericolo che, in caso di futura condanna, l’imputato non disponga delle garanzie sufficienti a coprire il credito vantato dall’erario per le spese di procedimento”.

 

BARBOURSVILLE VINEYARDS ZONINBARBOURSVILLE VINEYARDS ZONIN

Zonin ha scelto la strada della donazione del patrimonio immobiliare (in due occasioni nel 2016) a favore di un figlio e della moglie. I finanzieri hanno scoperto la cessione alla consorte del 2 per cento di Tenuta Rocca di Montemassi Srl (il restante 98% è già della signora), e ai figli del 5,38 per cento di Casa Vinicola Zonin spa, nonché e delle partecipazioni in due società del gruppo, la Zonin Giovanni sas e la Gianni Zonin Vineyards.

 

Non si tratta di bruscolini, ma di partecipazioni dal valore che si aggira sui 10 milioni di euro. Cosa rimane nella disponibilità dell’ex presidente dell’istituto vicentino? Un terreno a Gambellara, azioni della Popolare con cui al massimo può comperarsi una pizza e qualche quota di società minori.

 

Giuseppe ZigliottoGIUSEPPE ZIGLIOTTO

Anche l’ex direttore generale dell’istituto Samuele Sorato ha ceduto alla moglie la metà di due immobili (ma ha tenuto per sé il diritto d’uso). E’ ugualmente possessore di tre case. Il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Vicenza ha però scoperto che nel 2016 ha trasferito titoli per 2 milioni di euro a un mandato fiduciario intestato ai figli minorenni, che ha poi avuto come destinatario finale un intermediario in Svizzera. Un altro milione di euro è stato infine versato, attraverso tracciabilissimi bonifici, alla moglie.

ANDREA PIAZZETTAANDREA PIAZZETTA

 

Anche l’ex presidente degli Industriali vicentini ed ex componente del consiglio di amministrazione di PopVicenza, Giuseppe Zigliotto, ha giocato d’anticipo nel 2016 quando la proprietà di una villa e alcuni terreni sono stati donati a una persona di sua conoscenza. Anche nel suo caso un punto di riferimento è la moglie, che ha ricevuto in regalo due unità immobiliari a Ravenna. Contemporaneamente 1,3 milioni di euro hanno preso la via della Svizzera, in una banca del Canton Ticino. Nel 2017 ha invece acquistato le quote di una società immobiliare per 600mila euro.

 

Massimiliano PellegriniMASSIMILIANO PELLEGRINI

Il più previdente però è stato il quarto indagato, l’ex vicedirettore generale della banca, Andrea Piazzetta. Le sue operazioni sono avvenute addirittura nel 2015 attraverso la donazioni di immobili che si trovano in provincia di Treviso a un trust con sede ad Auckland in Nuova Zelanda, il cui rappresentante legale è Mario Gesuè. Si tratta di un finanziere piuttosto noto che opera a Londra e che tra l’altro gestisce gli affari di calciatori di serie A.

 

OROORO

Anche qui spunta la moglie, che ha ricevuto tutte le quote di una società di consulenza del marito. Chiude la lista Massimiliano Pellegrini, il dirigente della banca che si occupava dei documenti contabili. Appena un mese fa ha ceduto una partecipazione societaria per circa 700mila euro. I finanzieri sono intervenuti quando hanno scoperto che si era rivolto a un compro oro per acquistare lingotti per un valore di circa 400mila euro. Il ritiro sarebbe avvenuto “con uno zainetto”. Il che faceva pensare all’intenzione di un trasporto immediato all’estero.(dagospia.com)

1. LA STORIA DI UN UOMO CHE DALLA VITA HA AVUTO TUTTO, BELLEZZA, FASCINO, LE DONNE PIÙ BELLE DEL MONDO, DENARO SENZA LIMITI, IL RUOLO DI ITALIANO PIÙ NOTO E PIÙ AMMIRATO NEL MONDO INTERO, SARÀ DISTRUTTO DALL’INCAPACITÀ DI AMARE IL SUO UNICO FIGLIO MASCHIO 2. “ERA PIENO DI DROGA”, RACCONTA L’AMICO TOCCANDOSI PLATEALMENTE IL NASO, COME A DIRE CHE AGNELLI TIRAVA DI COCAINA QUANDO ANCORA A TORINO SI FACEVANO DI BAGNA CAUDA 3. IL CUOCO GIULIETTO: “DOVEVA VENIRE A PRANZO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E MI DICE: ‘GLI DIAMO I COGLIONI DI TORO. PENSA COM’È BELLO DARE DUE COGLIONI A UN COGLIONE'” 4. LAPO: “E’ STATO UN NONNO MERAVIGLIOSO, MA NON AVREI VOLUTO ESSERE SUO FIGLIO”- VIDEO 5. ACCANTO AL CADAVERE DI EDOARDO C’ERA QUELLO DI SUO PADRE. E ACCANTO AL CADAVERE DELL’AVVOCATO, C’ERA IL CADAVERE DELLA FIAT – DOC SU SKY ATLANTIC A 15 ANNI DALLA MORTE

Giorgio Meletti per il Fatto Quotidiano

 

Edoardo e Gianni AgnelliEDOARDO E GIANNI AGNELLI

Verso la fine del documentario prodotto dalla Hbo le parole di Lapo Elkann, figlio di Margherita Agnelli e nipote di Gianni l’ Avvocato, nella loro asciuttezza suonano agghiaccianti: “Penso che sia stato un nonno meraviglioso, ma non avrei voluto essere suo figlio”. Anche la testimonianza sullo zio e sul cugino Edoardo di Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli, è asciutta e agghiacciante: “Eravamo a pranzo, a un certo punto Edoardo ha detto qualcosa, e Gianni gli rispose male, sprezzante. E io pensai che non riuscivo a credere che dopo tanti anni quel rapporto fosse così logorato dalla mancanza di rispetto del padre verso il figlio”.

AgnelliAGNELLIAgnelli doc HBOAGNELLI DOC HBO

 

Tre giorni dopo, il 15 novembre 2000, Edoardo Agnelli si suicidò lanciandosi nel vuoto da un viadotto alto 80 metri sull’ autostrada Torino-Savona. Giulio Marconi, per una vita cuoco dell’ avvocato, sembra il più umano: “Allora io gli ho fatto, Avvoca’, dico, un po’ di colpa ce l’ ha pure lei. Edoardo per me era un ragazzo bravissimo, il padre ha avuto poca fiducia in lui, e lui vedendosi così ha fatto quello che ha fatto”.

 

Tiberto Rodrigo Brandolini d’ Adda, detto Ruy, figlio di Cristiana Agnelli e cugino di Edoardo, sembra emozionato: “Gianni era totalmente devastato. Mi disse: ‘Dio, devi avere un sacco di coraggio per buttarti giù da quel ponte’. Sì, Edoardo lo fece per mostrare al padre che aveva coraggio”.

Agnelli si sposaAGNELLI SI SPOSA

 

Nicola Caracciolo di Castagneto, fratello di Carlo e Marella, cognato dell’ Avvocato, si commuove: “Dopo il funerale di Edoardo, nella casa di Villar Perosa, Gianni mi disse: ‘Non dovremmo mai dimenticare che questa è stata una casa felice, ma questa adesso non è una casa felice'”. La sorella Cristiana: “Vidi Gianni un mese dopo la morte di Edoardo. Era molto, molto triste. Non lo riconobbi”. Dopo il suicidio del figlio che non aveva saputo amare, l’ Avvocato sprofonda in una invincibile depressione e nella malattia che lo ucciderà due anni dopo, il 24 gennaio 2003.

 

Gianni Agnelli con EdoardoGIANNI AGNELLI CON EDOARDO

Il documentario di Nick Hooker con cui questa sera alle 21,15 (domenica scorsa, ndr) il canale Sky Atlantic HD ricorda il signor Fiat a quindici anni dalla morte, è sobrio come il suo titolo (Agnelli) e con qualche lacuna e ingenuità storiografica riempie un vuoto singolare. Attorno a quest’ uomo, centrale nella storia italiana del Dopoguerra, si è creata una cortina di silenzio.

edoardo agnelliEDOARDO AGNELLI

 

Trent’ anni fa Agnelli incaricò di scrivere la sua biografia il giornalista del Wall Street Journal Roger Cohen, gli fece ore di confidenze e poi cambiò idea, lo pagò e si tenne il libro. Nel 2008 John Elkann incaricò di scrivere una biografia autorizzata del nonno la giornalista dell’ Economist Vendeline von Bredow. Due anni di lavoro ma neanche quel volume è mai uscito. Si parla di un libro di memorie di Gianluigi Gabetti, uno dei manager più vicini all’ Avvocato, stampato e mai pubblicato.

Gianni Agnelli con EdoardoGIANNI AGNELLI CON EDOARDO

 

Poi c’ è lo storico Giordano Bruno Guerri che ha in gestazione una nuova biografia autorizzata, sempre sotto la regia di Elkann, che però sembra faccia fatica a uscire. Agnelli l’ irresistibile di Marie-France Pochna risale al 1990, quindi è datato e comunque ormai introvabile come Tutto in famiglia di Alan Friedman (1988). Inspiegabilmente, poi, la Mondadori ha messo fuori catalogo un recente (2007) piccolo classico come Casa Agnelli di Marco Ferrante.

 

Gianni Agnelli con MarellaGIANNI AGNELLI CON MARELLA

A questo deserto di documentazione sulla storia di Agnelli fa eccezione il film di Giovanni Piperno Il pezzo mancante, disponibile sul sito Raiplay, che sviluppa da Casa Agnelli uno dei temi più imbarazzanti per la famiglia, ignorato da Hooker: la storia di Giorgio Agnelli, il fratello di Gianni, suicida nel manicomio svizzero dove fu rinchiuso dopo avergli sparato.

 

Certe reticenze sembrano dovute, come molti credono, alla comprensibile volontà degli eredi di non vedere strombazzati gli aspetti più imbarazzanti della biografia dell’ Avvocato, almeno finché sarà in vita la moglie Marella Caracciolo, oggi novantenne. Per questo si fatica a capire la partecipazione corale dei parenti più stretti di Agnelli (in testa le due sorelle Maria Sole e Cristiana ei tre nipoti John, Lapo e Ginevra Elkann) al lavoro di Hooker, apologetico nei toni ma spietato nella sostanza.

Lapo Elkann - Gianni AgnelliLAPO ELKANN – GIANNI AGNELLI

 

C’ è un prima e c’ è un dopo. Il prima è la storia di un ragazzo nato nel 1921 a Torino in una famiglia ricchissima che perde il padre a 14 anni e si trova con sei sorelle e fratelli più piccoli. Vengono di fatto adottati ed educati dal nonno, il senatore Giovanni Agnelli, che dopo la Liberazione viene estromesso dalla sua Fiat come collaborazionista e, secondo la leggenda, ne muore di crepacuore. La fabbrica viene gestita dal manager Vittorio Valletta che dice a Gianni, il padrone, secondo la ricostruzione di Maria Sole Agnelli: “Lei si diverta e quando sarà il momento le riconsegnerò la Fiat”. La sorella, ilare, commenta che Gianni davvero “si è divertito!”.

Gianni Agnelli 0GIANNI AGNELLI 0

 

Diventa presidente della Fiat e smette di divertirsi (non del tutto, naturalmente) nel 1966, a 45 anni. Il prima e il dopo però si parlano. L’ Avvocato padre della patria degli anni ’70 e ’80 è lo stesso uomo che, come raccontò la sorella Susanna a Massimo Fini, aveva letto un solo libro in vita sua (Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway), pubblicato peraltro quando Gianni aveva già passato i 30 anni: “Preferisce vivere piuttosto che leggere”. È lì che si prepara la tragedia. Un uomo che dalla vita ha avuto tutto, bellezza, fascino, le donne più belle del mondo in fila per stare con lui, denaro senza limiti, e poi il potere, il prestigio, il ruolo di italiano più noto e più ammirato nel mondo intero, sarà distrutto dall’ incapacità di amare il suo unico figlio maschio, colpevole forse di preferire leggere che vivere. O semplicemente di essere meno cinico di suo padre.

edoardo agnelliEDOARDO AGNELLI

 

La vita di Gianni da giovane? “Ragazze, ragazze, ragazze”, sorride compiaciuta Maria Sole. “Un seduttore irresistibile”, chiosa Diane von Fürstenberg, ex moglie di Egon figlio di Clara Agnelli. Un matto, insinua Carlo De Benedetti: “Guidava come se stesse gareggiando in Formula 1 e invece era nel centro di Torino”. Una vita erotica turbolenta ma alla luce del sole, almeno davanti agli occhi di amici e amiche che nel documentario di Hooker non lesinano particolari indiscreti e piccanti fino al cattivo gusto.

edoardo agnelli con il padre gianniEDOARDO AGNELLI CON IL PADRE GIANNI

 

La stilista Jackie Rogers racconta della sera che in un albergo lo trovò a letto con Anita Ekberg, non si capisce bene se prima o dopo il matrimonio con Marella Caracciolo, ma forse si capisce. Sicuramente quel matrimonio fu preceduto da una relazione di cinque anni con la scoppiettante Pamela, un anno più grande di Gianni ed ex moglie del figlio di Winston Churchill.

 

Pamela lo voleva sposare ma non piaceva alle sorelle dell’ Avvocato, e forse nemmeno a lui. La relazione costa cara all’ Avvocato, in tutti sensi. Copre d’ oro la ragazza, regalandole un attico nella zona più prestigiosa di Parigi e mettendole a disposizione servitù e autista. Ma una sera del 1952, in Costa Azzurra, Pamela lo sorprende con la giovane Anne-Marie d’ Estainville e dà in escandescenze, notificando alla ragazza, e senza abbassare la voce, di ritenerla “una puttana”.

 

Edoardo, Marella e Gianni AgnelliEDOARDO, MARELLA E GIANNI AGNELLI

Gianni e Anne-Marie, raccontano divertiti gli amici, decidono di sottrarsi all’ ira funesta dell’ ex nuova di Churchill e futura ambasciatrice americana a Parigi. Saltano sull’ auto sportiva del giovane miliardario e vanno a tutta velocità incontro al grave incidente stradale (sette fratture alla gamba) di cui Agnelli porterà i segni per il resto della vita. “Era pieno di droga”, racconta l’ amico fedele toccandosi platealmente il naso, come a dire che Agnelli tirava di cocaina quando ancora a Torino si facevano di bagna cauda.

Agnelli docAGNELLI DOC

 

A questo punto le sorelle decidono che la donna giusta per Gianni è Marella, sei anni più giovane di lui e da anni, dicono, innamoratissima dello scapestrato dongiovanni, come lo definisce la sorella Maria Sole, la quale giura che, a dispetto della celebre massima dell’ Avvocato secondo cui innamorarsi è roba da cameriere, anche lui “era molto innamorato” della donna che sposò nel 1953. Se a casa Agnelli non impazzivano per Pamela, a casa Caracciolo non apprezzano Gianni: “A mia madre non piaceva, non pensava che fosse un buon marito. Disse che era un tipo terribile”, ricorda Nicola Caracciolo.

umberto gianni agnelliUMBERTO GIANNI AGNELLI

 

Montezemolo - AgnelliMONTEZEMOLO – AGNELLI

Nel film di Hooker non si coglie facilmente il confine tra il royal gossip compiaciuto e apologetico e l’ inchiesta corrosiva. Se l’ obiettivo era il primo, sicuramente il risultato è la seconda. Si ipotizza che Agnelli avesse annoverato tra le sue prede sessuali anche la first lady americana Jackie Kennedy durante una vacanza da cartolina a Capri nell’ estate 1962, con l’ Avvocato (già sposato e padre di due figli) a fare i fastosi onori di casa e John Kennedy a Washington a occuparsi dei destini del mondo (ed eventualmente anche di quelli della sua amante Marilyn Monroe, morta suicida proprio in quelle settimane).

Gianni Agnelli con De BenedettiGIANNI AGNELLI CON DE BENEDETTI

 

Qui l’ allegra fiducia di Maria Sole sulle inclinazioni non fraterne del fratello verso casa Kennedy (“Non ne sarei sorpresa”) consegna allo spettatore un senso di sospensione tra l’ ammirazione e il disprezzo. E comincia a proiettare il racconto verso il finale tragico. Questa gioventù dorata che pensa solo a divertirsi viene dipinta in modo impietoso dagli stessi reduci. Parla l’ amica Marina Branca: “Gianni e Marella erano due genitori assenti. Anche io non ero così presente. Il nostro centro era uscire e divertirsi. I figli restavano a casa con signorine e governanti”. “Non erano una famiglia normale”, dice una voce fuori campo.

 

gianni agnelliGIANNI AGNELLI

Racconta De Benedetti, socio e amministratore delegato della Fiat nei famosi cento giorni del 1976: “Ero dall’ Avvocato, a un certo punto si apre una porta ed entra Margherita, completamente rasata. Agnelli la guarda e dice: ‘Ma che hai fatto?’. E lei: ‘Almeno ti sei accorto di me'”.

 

È con questo retroterra privato che Agnelli proietta la sua ombra sulla vita pubblica italiana. È la parte più debole della ricostruzione di Hooker, che indulge in una tipica semplificazione. Il ’68; l’ autunno caldo; le lotte operaie che culminano nel 1980 nello sciopero dei 35 giorni e nella marcia dei 40 mila che segna la sconfitta del sindacato; la lotta armata che ha la Fiat tra i principali obiettivi; l’ avvicinamento del Pci all’ area del governo.

Jas Gavrosky e Lupo Rattazzi - Copyright PizziJAS GAVROSKY E LUPO RATTAZZI – COPYRIGHT PIZZI

 

gianni agnelliGIANNI AGNELLI

È tutto raccontato come una storia unica, un movimento compatto diretto dagli interessi di Mosca, con i leader sindacali e il segretario comunista Enrico Berlinguer oggettivamente alleati delle Brigate Rosse. Era la visione del mondo di Agnelli, che si rappresentava come estremo baluardo atlantista di un’ Italia minacciata dal comunismo. La ricostruzione di Hooker la fa propria e così manca la comprensione del nodo davvero drammatico: chi ha in mano il gioco non è Agnelli ma Cesare Romiti, il manager imposto ad Agnelli da Enrico Cuccia.

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Con la crisi iniziata nel 1973 (primo choc petrolifero in seguito alla guerra del Kippur) la Fiat perde la sua autosufficienza finanziaria e si assoggetta al protettorato di Mediobanca. È Romiti, il figlio del barbiere che studiava sodo mentre Agnelli se la godeva in Costa Azzurra, a orchestrare la marcia dei 40 mila e a tenere i rapporti quelli veri con la politica, a Roma, la sua città.

 

gianni agnelli jackie kennedyGIANNI AGNELLI JACKIE KENNEDY

All’ Avvocato resta la parte del cinico fascinoso. Racconta il cuoco Giulietto: “Doveva venire a pranzo nella residenza romana degli Agnelli in via XXIV maggio il presidente della Repubblica. Mi chiama l’ Avvocato per parlare del menu e mi dice: ‘Gli diamo i coglioni di toro’. Io gli dico: ‘Scusi Avvocato, ma dare al presidente della Repubblica due coglioni, così, non mi sembra una cosa esatta, facciamo un’ altra cosa’. E lui: ‘Caro Giulietto questi personaggi vanno trattati come meritano, pensa com’ è bello dare due coglioni a un coglione'”.

 

gianni agnelli kissingerGIANNI AGNELLI KISSINGER

In tanto cinismo tocca a Carlo Callieri – fama di super duro quando era capo del personale della Fiat Auto, e simbolo suo malgrado del declino dell’ Avvocato quando nel 2000 fu sconfitto a sorpresa dal napoletano e berlusconiano Antonio D’ Amato nella corsa alla presidenza della Confindustria – mettersi a piangere davanti alla telecamera quando ricorda l’ assassinio di Carlo Ghiglieno, 51 anni, sconosciuto dirigente della logistica Fiat freddato da un gruppo di fuoco di Prima Linea nel 1979: “Una persona dolcissima e mite, ammazzato per strada come un cane”.

Pamela ChurchillPAMELA CHURCHILL

 

Di quei momenti drammatici viene restituita in trasparenza un’ immagine dell’ Avvocato, ancora una volta, fredda, distante e vagamente spensierata.

Va in barca a vela in Libia per vendere a Gheddafi il 10 per cento della Fiat (1976), poi telefona all’ amico banchiere Michel David Weill, che racconta: “Mi ha detto di dimettermi perché ai nuovi soci non sarebbe piaciuto vedere un cognome ebreo nel cda della Fiat. E poi, ciao”. Ride: “Un uomo totalmente privo di sentimenti”.

gianni agnelliGIANNI AGNELLI

 

gianni agnelliGIANNI AGNELLI

E in definitiva anche un perdente molto sfortunato. Da Agnelli emerge che la Fiat non è più stata veramente sua dopo l’ ingresso di Romiti, tanta era la dipendenza da Mediobanca. Dopo aver annunciato che sarebbe toccato al fratello Umberto succedergli alla presidenza, si trova costretto da Cuccia a smentirsi per dare strada proprio a Romiti. Un dolore e un’ umiliazione. Racconta il giardiniere: “Tornarono a casa e Marella disse: ‘Oggi bisogna stargli vicino'”.

 

gianni agnelliGIANNI AGNELLI

L’ Avvocato è ossessionato dal tema della successione dinastica. Considera Edoardo inadatto, inutile. Ricorda il giornalista Jas Gawronski: “Era una persona sentimentale, un intellettuale, totalmente diverso dal padre che non lo apprezzava”. Gianni designa Giovanni Alberto, detto Giovannino, figlio di Umberto, una vera star, sembra fatto su misura per piacere allo zio, ma viene ucciso dal cancro a soli 33 anni, nel 1997. “A quel punto della dinastia era rimasto solo John Elkann”, nota cinico da par suo De Benedetti.

 

C’ è nel film un’ intervista profetica di Agnelli, data in Francia a un giovanissimo Alain Minc all’ indomani dell’ uccisione di Aldo Moro. Dice: “Accanto al cadavere di Moro c’ è quello della Prima Repubblica”. Agnelli suggerisce che, analogamente, accanto al cadavere di Edoardo c’ era quello di suo padre. E accanto al cadavere dell’ Avvocato, nel funerale al Lingotto con 500 mila torinesi accorsi a salutare il loro re senza corona, c’ era il cadavere della Fiat. Il brillante playboy non c’ è stato per costruirla, non c’ è stato per ricostruirla e non ha saputo farla sopravvivere a se stesso.(dagospia.com)

gianni agnelliGIANNI AGNELLI

Sequestri Bpvi, un tesoretto milionario

Beni per quasi un milione, congelati 50 conti. L’avvocato Pinelli attacca: lo Stato mostra i muscoli ora, doveva vigilare primadi Sabrina Tomè Il Mattino di Padova

VICENZA. Ottocentocinquantamila euro tra case, auto e terreni; e poi una cinquantina di conti correnti destinati a incrementare ulteriormente il valore del “tesoretto”. È il risultato dei sequestri conservativi per spese di giustizia fatti venerdì dalla Guardia di Finanza nei confronti di cinque ex vertici Bpvi. Il decreto firmato dal giudice Roberto Venditti su richiesta dei pm Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, titolari delle indagini sul tracollo della Popolare, prevedeva un conto di 346.248 euro presentato al presidente Gianni Zonin, al direttore generale Samuele Sorato, al direttore della Divisione Finanza Andrea Piazzetta, al consigliere del Cda ed ex presidente di Confindustria Vicenza Giuseppe Zigliotto e al responsabile della redazione documenti contabili Massimiliano Pellegrini. Si tratta degli ex amministratori che, stando alle accuse, avrebbero trasferito parte dei loro beni nell’ultimo biennio. Malgrado l’intensa attività di cessione delle proprietà che ha visto protagonisti cinque (degli otto) imputati, i finanzieri sono riusciti a recuperare un piccolo tesoro. Tanto che la somma finale si avvicinerà – se non addirittura raggiungerà – gli 1, 7 milioni di euro. Così non solo viene “saldato” il conto per le spese di giustizia, ma ci sarebbe addirittura un avanzo di 1,4 milioni. E ieri un presidio di risparmiatori all’esterno del tribunale di Vicenza, ha chiesto che i sequestri vengano ora fatti per consentire i risarcimenti. Ma ecco che cosa hanno trovato i finanzieri. Zonin, protagonista di vorticose cessioni di quote e immobili a moglie e figli, aveva nella sua disponibilità tre terreni (un vigneto, un bosco e un fondo agricolo) e le partecipazioni in due società. A Sorato sono state sequestrate due case a Noale e una villa, più una partecipazione societaria. Sigilli a un conto di Pellegrini per 345 mila euro, mentre a Piazzetta hanno congelato un’auto, un garage a Pederobba e quote in una società. A Zigliotto sequestrata un’auto d’epoca, la casa e una partecipazione societaria. Una cinquantina i conti correnti sono finiti nel mirino degli inquirenti e sono in corso i conteggi. Gli avvocati degli imputati hanno ora dieci giorni per le impugnazioni davanti al Riesame. «I passaggi di proprietà sono stati tutti regolari e fatti in tempi non sospetti», ha dichiarato l’avvocato Giulio Manfredini, legale di Zigliotto. L’avvocato Fabio Pinelli che rappresenta Sorato chiama in causa pesantemente Stato e Vigilanza: «Lo Stato anziché mostrare i muscoli ora con i sequestri conservativi per le spese di giustizia, che appaiono eccessive, avrebbe dovuto svolgere con gli organi preposti le attività di controllo notoriamente mai svolte in modo adeguato dagli organi della Vigilanza. Uno dei temi di questo processo saranno gli elementi di conoscenza e di condivisione da parte degli organismi della Vigilanza».

Banca Popolare di Vicenza avvia quattro revocatorie, c’è anche Zonin

I commissari liquidatori hanno chiesto la revoca di due patti di famiglia con cui l’ex presidente ha ceduto ai tre figli proprietà e usufrutto delle società vinicole e della holding

Gianni Zonin nell’ultima uscita pubblica alla commissione bicamerale (archivio)
Gianni Zonin nell’ultima uscita pubblica alla commissione bicamerale (archivio)

VICENZA La Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa ha fatto partire le prime azioni revocatorie verso gli ex vertici dopo che negli anni a ridosso del crac dell’istituto berico molti consiglieri, sindaci e manager si erano spogliati dei propri beni nel tentativo di sottrarli alle richieste risarcitorie della banca e dei soci. La scorsa settimana, a quanto si apprende in ambienti giudiziari, quattro azioni revocatorie sono state depositate presso il Tribunale di Vicenza e sono in corso di notifica all’ex presidente, Gianni Zonin, e agli ex consiglieri Maria Carla Macola e Giuseppe Zigliotto. I commissari liquidatori hanno anzitutto chiesto la revoca di due patti di famiglia con cui Zonin ha ceduto ai figli Domenico, Francesco e Michele la piena proprietà del 26,9% e i diritti di usufrutto sul 23% del capitale della «Gianni Zonin Vineyards sas di Giovanni Zonin&C» e il 38,5% della «Zonin Giovanni S.a.s», holding dell’impero vitivinicolo del banchiere.

L’ex presidente di Confindustria Vicenza

Un’altra revocatoria è stata notificata all’ex presidente di Confindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto, per il conferimento di un immobile in un fondo patrimoniale. Mentre due revocatorie sono state indirizzate all’ex consigliera Macola per i conferimenti delle quote nella società Turistica Partecipazioni, nella società Agricola Partecipazioni e nella Società agricola Bonsembiante di Maria Carla Macola C. Attraverso le revocatorie i commissari liquidatori (Fabrizio Viola, Giustino Di Cecco e Claudio Ferrario) puntano a ricostituire l’integrità del patrimonio degli ex vertici, così da permettere alla «liquidazione«, in caso di vittoria nelle azioni di responsabilità e risarcitorie, di veder soddisfatte almeno in parte le proprie pretese.(Corriere del Veneto)

 
 

Il numero magico di Bank of America ML per capire quando esploderà la bolla e i tori saranno KO

GDP Is a Tool of Politics, Not Economics

 

Tra i fattori a cui gli investitori devono guardare, ci sono anche le Ali di Icaro, che comprendono tutti i vari rischi che incombono sul mercato.

Tre è il numero magico per capire quando la bolla speculativa esploderà sull’azionario.  Parola del responsabile degli investimenti del Global Investment Strategy di Bank of America Merrill Lynch, Michael Hartnett.

 
 

Analizzando le risposte dei clienti della banca, Hartnett sottolinea che, a suo avviso, la correzione dei mercati azionari inizierà in particolare, quando: 1) le stime del Pil su base reale supereranno il 3%; 2) l’inflazione misurata dalla crescita dei salari sarà superiore al 3%; i tassi sui Treasuries a 10 anni supereranno la soglia del 3%;  lo S&P 500 balzerà oltre quota 3.000.

Sempre tre sono gli indicatori che, secondo Hartnett, dovranno essere attentamente monitorati dagli investitori consapevoli del rischio bolla, e che possono esssere considerati alla stregua di fattori che daranno segnali sull’arrivo del mercato orso.

Il credito. Hartnett spiega che al momento il credito sta agendo da “collante”, mantenendo in qualche modo integro il mercato toro presente in diversi asset. Il punto, tuttavia, è che il fenomeno del roll over è già in atto, mentre i prezzi degli asset relativi “appaiono affaticati”.

Il secondo fattore è rappresentato dalle “Ali di Icaro“, categoria che racchiude tutti i rischi possibili che incombono sui mercati, incluso quello di un surriscaldamento dell’economia.

L’euforia, spiega Hartnett, è ovvia, se si considerano alcuni dati, come quelli che hanno messo in evidenza la convinzione degli investitori in un ulteriore margine di rialzo per l’azionario.

Convinzione che è stata spiegata con 1) il contesto di bassi tassi di interesse (che rimarranno tali partendo dal presupposto che la Federal Reserve, la Bce e la Bank of Japan alzeranno i tassi, nei prossimi tre anni, rispettivamente di 80 punti base, 73 punti base e 10 punti base; 2) con l’ottimismo sulla crescita degli utili delle aziende e con altri fattori che lascerebbero presagire, come dimostra il grafico, una crescita del Pil Usa su base reale a un tasso del 5-6%.

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Il terzo fattore è rappresentato, per l’appunto, dal numero tre, che è il numero magico di cui si è parlato sopra.

Occhio tra l’altro al grafico di Bank of America Merrill Lynch, che mette in evidenza come l’indicatore Bull & Bear (Toro e Orso) sia al momento a quota 7,4 punti, vicino al segnale “sell”.

Il consiglio, come si legge nel grafico, è di rimanere long sugli asset rischiosi fino a quando il sentiment non entrerà nel territorio euforico di 8 punti.

Sempre Bank of America ha reso noto come la dimostrazione di un sentiment che sta diventando sempre più caratterizzato da un’euforia irrazionale, e/o da buy da panico, sia il boom di flussi che si stanno riversando nell’azionario.

Nel corso delle ultime quattro settimane, l’ammontare confluito nelle azioni ha testato infatti il record di 58 miliardi di dollari.(Laura Naka Antonelli Finanzaonline)

Truffa schema Ponzi in Cina, colpiti 200 milioni di investitori

 

In Cina la società di investimenti online Qbao.com è riuscita a raggiungere 200 milioni di utenti registrati, promettendo di “arricchirsi rapidamente” e assicurando un rendimento dell’80%. Lo riferisce Asia Times, che riporta i particolari di quella che sembra essere la più grande truffa sugli investimenti online mai successa in Cina.

L’azienda, il cui nome completo è Qianbao, “tesoro di denaro”, è arrivata ad avere fino a due milioni di nuovi utenti ogni giorno alla fine del 2017. Fra questi ci sono caduti investitori conosciuti come Baofen. Il fondatore del sito, Zhang Xiaolei, è stato messo in custodia cautelare dalla polizia dopo essersi consegnato alle autorità alla fine di dicembre. È accusato di aver raccolto illegalmente 70 miliardi di yuan, cioè circa 11 miliardi di dollari. I clienti rischiano ora di perdere tutto.

“Questa truffa dimostra che la realtà è che molti cinesi sono ancora a corto di denaro e sono pazzi per i canali di investimento ad alto rendimento”, ha detto Li Chao, analista della società di consulenza di mercato iResearch a Pechino.

La polizia cinese sta invitando gli investitori di Qbao in tutte le regioni a riferire alle autorità locali di pubblica sicurezza e a collaborare alle indagini. Molti investitori ancora non riescono a credere alla truffa e hanno affermato di avere grande fiducia in Zhang Xiaolei.

Non si tratta della prima truffa basata sullo schema Ponzi che avviene in Cina, anche se dalle cifre di cui si parla quella di Qbao sembrerebbe quella che ha coinvolto più denaro e investitori. A febbraio 2016, un importante servizio di prestito online peer-to-peer, Ezubao, è stato accusato di aver truffato più di 900 mila investitori per oltre 50 miliardi di yuan in meno di due anni. L’autore della truffa Ding Ning è stato condannato all’ergastolo.(Livia Liberatore Wall Street Italia)

Schema ponzi della truffa di Murdoff