CARLO MESSINA – RINNOVO DELLA DOMANDA CHE NON HA AVUTO RISPOSTO DA PARTE SUA.

 

 

Mi vedo costretto nuovamente a sottoporre la domanda al Dott. Carlo Messina Amministratore di Intesa San Paolo – Istituto di Credito che ha sottoscritto il contratto di cessione delle aziende (BANCHE VENETE – BANCA POPOLARE DI VICENZA – VENETO BANCA) presso lo Studio Notarile Marchetti in Milano in data 26 Giugno 2017 e di cui nuovamente per l’ennesima volta allego FILE:

CONTRATTO DEL 26 GIUGNO 2017

https://drive.google.com/file/d/0B79_g8yAOzcBdEhHdkdZZXJOemc/view

Ad oggi la domanda sottoposta nei giorni scorsi non ha avuto nessun tipo di riscontro e di seguito la ripropongo allegando gli articoli recenti pubblicati nel mio Blog:

  1. L’Ex Presidente di Banca Popolare di Vicenza dott. Gianni Zonin e’ stato inserito dall’istituto che Lei rappresenta nella Good Bank o nella Bad Bank ? Ricordo al Dott. Carlo Messina che per questa operazione lo Stato cioè’ i Contribuenti hanno messo soldi e vorrei sottolineare un paragrafo di un articolo CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE A TUTTI: 

    “Si pensi ai risparmiatori traditi depredati e turlupinati dai governi mai eletti, quale capacità di reazione ha mosso loro a disposizione il nostro ordinamento? Nessuna se non quella giudiziale che viene tuttora strumentalizzata dai politici e dalla politica coinvolta. Quali strumenti hanno gli italiani per segare le mani ai politici e alla politica che regala i loro i nostri soldi a soggetti sinistri che non li restituiranno, dissipando così i nostri soldi pubblici? Quali strumenti hanno gli italiani per contrastare, stigmatizzare e fare pagare e risarcire, restituire con gli interessi, fare valere le gravi responsabilità di governi, enti pubblici, istituzioni pubbliche , banche pubbliche, organismi pubblici, politici pubblici che dissipano i soldi pubblici, degli italiani?”

    Attendo a stretto giro e per l’ultima volta una Sua risposta – Sua.

Allego per completezza gli articoli piu’ importanti che l’aiuteranno a rispondermi.

***********

 

DOMANDA A CARLO MESSINA INTESA SAN PAOLO – I 49 MILIONI DI ZONIN SONO NELLA GOOD BANK CHE LEI RAPPRESENTA O NELLA BAD BANK? TUTTI GLI ITALIANI SONO CURIOSI DI CONOSCERE LA SUA RISPOSTA. SE NON LO FARA LEI LO FARO’ IO IN TRIBUNALE.

ZONIN : I 49 MILIONI CHE SI È PRESTATO LI HA POI RESTITUITI ALLA POPOLARE DI VICENZA?

(Cesare Pavesi – La Verità)

il cda di popolare Vicenza , con lui Presidente , deliberò affidamenti per il Patron e le Sue aziende. C’è il rischio che siano incagliati.

Lui tra molti “non ricordo”e la difesa tutta incentrata sulla sua irresponsabilità nella gestione diretta , ha anche ricordato di essere vittima del crack della sua ex banca , in cui ha governato da Presidente per quasi 20anni. Lui è  ovviamente Gianni Zonin , dominos assoluto della Popolare di Vicenza che l’altro giorno in Commissione di inchiesta ha rimarcato di essere uno dei grandi soci sconfitti dal collasso della sua ex creatura bancaria. Gianni Zonin era un investitore in titoli della banca. Un segno di fiducia nelle magnifiche sorti progressive dell’istituto vicentino , crollato sotto il peso delle sofferenze e con un capitale bruciato per oltre 6 miliardi di 120.000 soci -clienti. Il presidentissimo aveva azioni della banca. Come ricorda il suo avvocato nell’atto di citazione contro la sua stessa banca ( surreale vero?) Gianni Zonin possedeva quasi 52.000 azioni della sua popolare . Un controvalore di 3,25 milioni di euro. Oggi come per tutti gli altri centinaia di migliaia di soci- clienti quei soldi sono evaporati. La sua famiglia ne possedeva altre 320.000. Titoli che a 62,5 euro costituivano un pacchetto di 20milioni di euro. La famiglia Zonin ha perso quindi 24 milioni di euro nella sciagurata avventura ventennale della banca del Patriarca. Peccato che Zonin in audizione  ricordi solo questo e non quanto la sua banca abbia fatto per lui. Montagne di prestiti erogati a lui direttamente e alla sua galassia societaria agricolo-vinicola. Lui ha detto che non partecipava ai comitati esecutivi che deliberavano sui crediti , quasi a levarsi di dosso ogni responsabilità. Ma questa non è la verità , almeno per quanto lo riguarda direttamente.

Basta sfogliare il prospetto informativo dell’aumento di capitale fallito che ha portato Atlante a doversi accollare la bancarotta vicentina. Ebbene emerge tutt,altra verità. Direttamente il cda , quindi con lui presente come Presidente della banca , ha deliberato fin dal 2013 finanziamenti diretti allo stesso Zonin e alle sue aziende . L’elenco è lungo e dettagliato. Nel giugno 2013 e’il consiglio di amministrazione con Zonin alla sua guida a deliberare un prestito per 19,7 milioni a favore della casa vinicola Zonin ; nella stessa seduta del 18 giugno ecco altre delibere prestiti sempre passati al vaglio del cda. Ad ACTA società della sua stessa galassia vanno 7,9 milioni ; poi eccoCA BOLANI con un prestito da 7,1 milioni . Non è finita . Sempre in quel giorno di giugno il cda della banca approva finanziamenti per 2,3 milioni allo stesso Gianni Zonin , 6,43 milioni alla società CASTELLO D ALBOLA e infine 3,66 milioni a CASTELLO DEL POGGIO. Sommateteli e in un altro sola seduta a Zonin e ai suoi diretti e indiretti interessi imprenditoriali finiscono 47 milioni di euro di crediti della Popolare vicentina. Passano pochi mesi e a novembre 2013 altra delibera , sempre del cda che veicola 2,12 milioni a ITALIA DEL VINO , società legata indirettamente a Zonin . A dicembre arrivano  arrivano altri 20milioni alla sua casa vinicola. L’estate del 2014 è prodiga di finanziamenti alla famiglia e alle sue Società. La casa Vinicola Zonin si vede deliberare un credito per 19,6 milioni. Poi a seguire , stessa seduta via libera ai crediti ad ACTA ,FEUDO DEI PRINCIPI DI BUTERA, MASSERIA ALTAMURA, CA BOLANI , CASTELLO D ALBOLA , CASTELLO DEL POGGIO e infine un finanziamento diretto a Gianni Zonin per 2,4 milioni. Anche qui in una sola seduta il cda delibera nel luglio 2014 49 milioni di crediti alla dinastia del Patriarca. L’ultimo atto è dell’agosto 2015 , pochi mesi prima delle dimissioni del Presidentiasimo e con la Banca già a pezzi . Le società sono sempre le stesse e l’importo deliberato è di 47 milioni . Il prospetto informativo non ci dice se sono nuovi finanziamenti o rinnovi delle linee di credito in essere. La sostanza però cambia poco . Che siamo a 49 milioni o tre volte tanto poco conta. Conta il fatto che Gianni Zonin ha detto in audizione che lui di finanziamenti non sapeva nulla , che faceva tutto la Direzione Generale . Dov’era quindi Zonin Presidente della Banca quando il suo Consiglio di Amministrazione deliberava a pioggia l’auto finanziamenti alle sue imprese e ai suoi parenti? Sappiamo già la risposta : si sarà assentato al momento della deliberazione. In questa tragica farsa dello scaricabarile di uno dei Crack più gravosi della storia bancaria italiana , c è almeno da augurarti che quella montagna di milioni di prestiti alla famiglia Zonin non siano diventati nel frattempo degli incagli o delle sofferenze. Sarebbe la beffa assoluta dopo il danno. Saranno gli uomini di INTESA a scoprirlo nei prossimi mesi.

P.S. MI PERMETTO DI AGGIUNGERE AL BELLISSIMO ARTICOLO DEL DOTT PAVESI PUBBLICATO SULLA VERITÀ DI OGGI , CHE FORSE BANCA INTESA, I COMMISSARI NOMINATI DA BANCA D ITALIA DOVRANNO DARE UNA RISPOSTA A TUTTI I SOCI CLIENTI SE QUANTO SOPRA RIPORTATO E FINITO NELLA BAD BANK O NELLA GOOD BANK – QUESTO SARÀ UN PASSAGGIO IMPORTANTE PER TUTTI GLI IMPRENDITORI PER CAPIRE COME BANCA INTESA CON LE DILIGENCE ABBIA GESTITO A SUA LIBERA INDICREZIONE IL PASSAGGIO DEGLI AFFIDAMENTI TRA GOOD E BAD BANK DELLO ZONIN E DELLE SUE AZIENDE E DI TUTTI I COLLEGAMENTI CONNESSI COME RIPORTATO NEL IMPECCABILE ARTICOLO DOCUMENTATO IN OGNI SINGOLO PASSAGGIO. E QUI SI APRIRÀ NEI PROSSIMI GIORNI UN ALTRO FRONTE DI CHI È COME HA GIUDICATO UN CLIENTE BUONO O CATTIVO  CON CHE CRITERIO E ANCHE QUI USCIRANNO FUORI VERAMENTE FATTI NUOVI E IMPORTANTI PER TUTTI COLORO CHE NEI GIORNI SCORSI SI SONO RITROVATI INGIUSTIFICATAMENTE  , SENZA UN CONFRONTO TECNICO CON INTESA E LE ALTRE PARTI INTERESSATE PER REDIGERE LE DECISIONI -AFFIDAMENTI AZZERATI E PASSATI ALLA BAD BANK CON DEI DANNI CHE SARANNO DEVASTANTI PER L ECONOMIA E PER GLI IMPRENDITORI INTERESSATI E CHE QUALCUNO DOVRÀ RISPONDERNE. AGGIUNGO LEGGETE BENE IL CONTRATTO SEGRETO PRUBBLICATO TRA INTESA E LE BANCHE VENETE PRESSO IL NOTAIO IN DATA 25 GIUGNO 2017 – IL DECRETO PUBBLICATO DAL GOVERNO – PUBBLICAZIONE IN DIRITTO SULLA LCA E ALTRO…………

Bpvi, sequestri a Zonin e agli ex manager

Sigilli ai beni di chi ha fatto cessioni di proprietà: Sorato, Zigliotto, Pezzetta e Pellegrini. Chiesti 346 mila eurodi Sabrina Tomè Il Mattino di Padova

VICENZA. Un sequestro conservativo per far pagare agli imputati Bpvi le spese di giudizio sostenute dallo Stato, e quindi dai cittadini, per il procedimento a loro carico: consulenze e intercettazioni, in particolare. Il provvedimento chiesto dai pm della Procura berica Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, titolari delle indagini sul tracollo della Popolare di Vicenza e firmato dal giudice Roberto Venditti, è stato eseguito ieri mattina dalla Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia economico finanziaria.

Sequestro per cinque. L’importo contestato è di 346.248,88 euro a carico di cinque ex vertici dell’istituto: l’ex presidente Giovanni Zonin, l’ex direttore generale Samuele Sorato, l’ex direttore della Divisione Finanza Andrea Piazzetta, l’ex consigliere del Cda ed ex presidente di Confindustria Giuseppe Zigliotto e l’ex dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili Massimiliano Pellegrini. A ciascuno di essi la magistratura vicentina ha chiesto l’intera somma relativa alle spese di giudizio, così che il conto finale potrebbe salire a 1,75 milioni. La Procura aveva sollecitato i sigilli per tutti gli otto imputati, il giudice li ha autorizzati solo nei confronti di quanti hanno ceduto i loro beni nell’ultimo biennio per la «fondata ragione» che potessero disperdere le garanzie per il pagamento delle spese di procedimento. La Finanza ha operato tutta ieri sequestrando terreni, fabbricati, auto, quote societarie e soprattutto conti correnti, alcuni anche pingui.

Le cessioni di Zonin. «Tra la fine del 2015 e il 2016 il patrimonio immobiliare e mobiliare di Giovanni Zonin è stato sottoposto a un’intensa attività di trasferimento in favore dei membri della famiglia», rileva il giudice Roberto Venditti che registra conseguentemente il pericolo che, in caso di futura condanna, l’imputato non disporrebbe delle garanzie sufficienti a coprire il credito vantato dall’Erario per le spese del procedimento. Nel decreto di sequestro viene ricostruito il passaggio di beni emerso dalle indagini della Procura. La quasi totalità del patrimonio immobiliare, costituito da case e relative pertinenze, è stata donata a un figlio e alla moglie rispettivamente il 15 gennaio 2016 e il 13 maggio dello stesso anno. Zonin ha conservato la proprietà di un appezzamento di terreno a Gambellara, il suo “regno” a Vicenza, e di un piccolo immobile (la rendita catastale è di 43 mila euro) in provincia di Siena. Poi ci sono le quote societarie: 51.920 azioni Bpvi prive di valore di mercato, la partecipazione nell’Immobiliare Colli Berici srl (0,02%), in Goldenfly spa (0,3%). E poi ancora una partecipazione dell’84,92% nella società Badia srl. Come per gli immobili, anche per le quote societarie c’è stato un giro in famiglia. Tra le dismissioni, i pm hanno segnalato la cessione del 2% della società Tenuta Rocca di Montemassi srl alla moglie che era già titolare del restante 98%; il trasferimento ai tre figli della partecipazione del 5,38% nella Casa Vinicola Zonin e delle intere partecipazioni possedute nella società “Gianni Zonin Vineyards sas” e “Zonin Giovanni sas” per un valore di 10 milioni. Disponibili quote per 1 milione in un’altra società. 

Le case di Samuele Sorato. Il sequestro nei confronti dell’ex direttore generale di Bpvi riguarda le quote di due immobili a Noale: quello di proprietà e quello dei familiari. 

Zigliotto regala tutto. L’ex consigliere del Cda risulta particolarmente prodigo nel corso del 2016: cede infatti l’intero asset immobiliare formato da una villa e da terreni a Longare. Addirittura, in quell’anno, regala alcuni beni anche all’ex moglie: un’abitazione e un magazzino. Il tutto senza chiedere un euro. Sul fronte quote, Zigliotto nel 2017 ha acquistato il 33,33% della Salin Immobiliare srl al prezzo dichiarato di 600 mila euro; risulta titolare di quote in due società già sottoposte a pignoramento. L’ex consigliere sposta anche i soldi dal conto corrente: 1,3 milioni sarebbero stati portati secondo gli investigatori nel Canton Ticino.

Piazzetta in Nuova Zelanda. L’ex manager ha trasferito un immobile di Pederobba a un trust con sede in Nuova Zelanda. Risultava inoltre titolare del 100% delle quote di una società di consulenza, la Kernel Consulting srl, cedute interamente alla moglie nel giugno 2016. Attualmente contava tra le proprietà un monolocale di 23 metri quadri a Milano e una quota del 5,92% in una società in liquidazione ritenuta dal giudice non idonea a costituire garanzia per il pagamento delle spese di procedimento. Gli è stato sequestrato un immobile a Pederobba.

Pellegrini e i lingotti. L’ex responsabile dei documenti contabili era proprietario di un appartamento a Jesolo e del 14% delle quote Stia srl. Fino allo scorso dicembre Pellegrini si è tenuto stretto i suoi beni, salvo poi vendere le partecipazioni e provare a comprare lingotti d’oro che voleva portare in uno zainetto. Gli hanno sequestrato 345 mila euro in un conto a Tarzo. 

I graziati. La Procura aveva chiesto i sequestri anche a carico di Emanuele Giustini e di Paolo Marin, i due vicedirettori responsabili rispettivamente della Divisione Mercati e della Divisione Crediti e di Bpvi.

 

Il primo risulta proprietario di un immobile a Roma, il secondo di una casa in comunione con la moglie. Nessuno dei due, nel biennio 2015-2017 ha pensato di disfarsi delle proprietà e questo ha indotto il giudice ad escludere il rischio di un pregiudizio.

Banca Popolare di Vicenza avvia quattro revocatorie, c’è anche Zonin

I commissari liquidatori hanno chiesto la revoca di due patti di famiglia con cui l’ex presidente ha ceduto ai tre figli proprietà e usufrutto delle società vinicole e della holding

 

VICENZA La Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa ha fatto partire le prime azioni revocatorie verso gli ex vertici dopo che negli anni a ridosso del crac dell’istituto berico molti consiglieri, sindaci e manager si erano spogliati dei propri beni nel tentativo di sottrarli alle richieste risarcitorie della banca e dei soci. La scorsa settimana, a quanto si apprende in ambienti giudiziari, quattro azioni revocatorie sono state depositate presso il Tribunale di Vicenza e sono in corso di notifica all’ex presidente, Gianni Zonin, e agli ex consiglieri Maria Carla Macola e Giuseppe Zigliotto. I commissari liquidatori hanno anzitutto chiesto la revoca di due patti di famiglia con cui Zonin ha ceduto ai figli Domenico, Francesco e Michele la piena proprietà del 26,9% e i diritti di usufrutto sul 23% del capitale della «Gianni Zonin Vineyards sas di Giovanni Zonin&C» e il 38,5% della «Zonin Giovanni S.a.s», holding dell’impero vitivinicolo del banchiere.

L’EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA VICENZA

Un’altra revocatoria è stata notificata all’ex presidente di Confindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto, per il conferimento di un immobile in un fondo patrimoniale. Mentre due revocatorie sono state indirizzate all’ex consigliera Macola per i conferimenti delle quote nella società Turistica Partecipazioni, nella società Agricola Partecipazioni e nella Società agricola Bonsembiante di Maria Carla Macola C. Attraverso le revocatorie i commissari liquidatori (Fabrizio Viola, Giustino Di Cecco e Claudio Ferrario) puntano a ricostituire l’integrità del patrimonio degli ex vertici, così da permettere alla «liquidazione«, in caso di vittoria nelle azioni di responsabilità e risarcitorie, di veder soddisfatte almeno in parte le proprie pretese.(Corriere del Veneto)

GOVERNI NON ELETTI E ILLEGITTIMITA’ POLITICHE: INSERIRE CON LEGGE LA RESPONSABILITA’ POLITICA

In Italia noi tutti siamo e rimaniamo indifesi, non protetti e non tutelati nei confronti della parte più importante del dispiegamento della nostra democrazia e del suo esercizio. Se cioè, come è accaduto nel 2011, un soggetto e un partito politici si appropria del potere politico non facendo votare gli italiani, e dal governo e dai governi non eletti e mai scelti dagli italiani dispone come se fosse legittimo, il nostro Paese e noi tutti rimaniamo, così come siamo rimasti, a guardare, sostanzialmente privi di strumenti previsti, dall’ordinamento medesimo, atti a reagire e a contrastare l’illegittimità.

Non solo. Di fronte alle disposizioni ed ai provvedimenti presi dai governi illegittimi, così come dal Parlamento dichiarato, lo si ricordi, per tre quarti incostituzionale con sentenza della Corte costituzionale, gli italiani se la prendono “in saccoccia”, vale a dire che non hanno a loro/nostra disposizione alcuno strumento di “reazione” alla illegittimità e contro la violazione delle nostre regole democratiche. Vi sono intere sacche di potere che, alla loro origine come durante tutto il loro dispiegarsi, sfuggono completamente da qualsivoglia controllo dei cittadini italiani.

Si pensi ad esempio alla gestione e dazione, alla erogazione dei nostri soldi, i soldi pubblici cioè nostri, dati dalle nostre esose tasse, sulla loro disposizione gli italiani non hanno alcun controllo, di conseguenza possono accadere le folli ingiuste scorrette disposizioni in favore di De Benedetti tramite la banca Monte dei Paschi di Siena targata Pd, o le disposizioni fuori ogni genere di previsione e di quanto stabilito operate dalla Cassa depositi e prestiti, o in favore delle imprese pubbliche come la Rai o private come L’Unità, contro il volere e fuori ogni controllo da parte di tutti noi italiani. In pratica, stante la mancata previsione nel nostro ordinamento della possibilità di decidere quelle scelte, così come di muoversi contro chi – soggetto ed ente pubblico – le ha prese, il popolo italiano è e rimane tagliato fuori da ciò che gli appartiene: la cosa pubblica. “Pubblico” è in Italia un termine oramai analogo a “ruberia” e “ladro”, ladri quelli che se ne appropriano, ladri chi ne dispone, ladri i politici tutti. E ciò risulta ed è tanto più vero in quanto, enti pubblici e politici, nascondono e si muovono proprio al fine e per meglio rubare nascondendosi a noi tutti. Mancano cioè in Italia alcune regole fondamentali che regolamentino la cosa pubblica affinché torni, così come deve essere, al servizio dei cittadini e delle imprese.Siccome non possiamo diventare il Paese dell’Inquisizione giudiziaria come siamo peraltro già stati durante Tangentopoli e sino ad oggi, dato che, come è sotto gli occhi di tutti, il partito Pd, cioè quello che adopera i soldi pubblici, dopo anni di giudici disseminati in politica a fare il bello e cattivo tempo, ora guarda caso candida e si intomba nella figura del magistrato pubblico simbolo dei peggiori tempi d’Italia cioè Pietro Grasso, giudice comunista, bisogna disciplinare in altro modo, diverso dalla responsabilità giudizial-giudiziaria, quella parte immensa della nostra cosa pubblica che rimane “scoperta” alle violazioni ed illegittimità, che lascia noi tutti “scoperti”, indifesi, mai tutelati.

 

Bisogna prevedere cioè, identificare e regolamenta la responsabilità politica, vale a dire che è necessario disciplinare i partiti politici e la vita al loro interno, così come quella professionale dei singoli politici. La responsabilità politica deve avere caratteristiche e connotati propri e diversi rispetto alla responsabilità giudiziale. Le sanzioni devono essere personali economiche e seguire procedimenti diversi ed “altri” rispetto a quelle che conosciamo previste dal nostro ordinamento giuridico per la responsabilità giudizial-giudiziaria. Insomma dobbiamo disciplinare e regolamentare con legge tutta quella parte e quel settore politico che oggi si muovono senza responsabilità e controllo alcuni, difatti rubano e fanno danno al Paese.

Accanto alla introduzione di tale nuova disciplina, va stabilito e fissato con legge sia il voto diretto che il vincolo di mandato per gli eletti, e inserita per legge la possibilità – meglio preventiva e certa ed efficace successiva – di reazione in capo ed a favore degli italiani a fronte di violazioni ed illegittimità democratiche. Da qualche anno è entrato in vigore lo strumento della class action ma richiede molte firme di tanti italiani e, sebbene si rivelerà molto utile nel riportare a ragione tante illegittimità e frodi perpetrate contro gli italiani, esso rimane uno strumento azionabile successivamente al verificarsi dei danni, mentre il nostro Paese ha bisogno di discipline regolamentate ed inserite nell’ordinamento civile in grado di “paralizzare” le illegittimità e le violazioni precedentemente al loro verificarsi.

Si pensi ai risparmiatori traditi depredati e turlupinati dai governi mai eletti, quale capacità di reazione ha mosso loro a disposizione il nostro ordinamento? Nessuna se non quella giudiziale che viene tuttora strumentalizzata dai politici e dalla politica coinvolta. Quali strumenti hanno gli italiani per segare le mani ai politici e alla politica che regala i loro i nostri soldi a soggetti sinistri che non li restituiranno, dissipando così i nostri soldi pubblici? Quali strumenti hanno gli italiani per contrastare, stigmatizzare e fare pagare e risarcire, restituire con gli interessi, fare valere le gravi responsabilità di governi, enti pubblici, istituzioni pubbliche , banche pubbliche, organismi pubblici, politici pubblici che dissipano i soldi pubblici, degli italiani?

Francesca Romana Fantetti Scenarieconomici