SPY FINANZA/ Ue, i nuovi steccati per emarginare l’Italia

Nuove mosse in Europa non fanno ben sperare per l’Italia, che rischia di trovarsi con un ruolo secondario nell’Ue che sta prendendo forma. MAURO BOTTARELLI

Paolo Gentiloni (Lapresse)Paolo Gentiloni (Lapresse)

Altro giro, altro regalo. La cosa che fa paura è il dipanarsi plateale degli eventi e la totale negazione degli stessi da parte della politica e dei media italiani, di fatto rinchiusi in una loro realtà parallela orientata soltanto verso il voto del prossimo 4 marzo. E, attenzione, non su grandi temi che potrebbero, di fatto, dare un senso a questa unilateralità di critica, ma su beghe di quartiere, lotte per un collegio e insulti degni di una rissa da bar. A far sensazione, almeno per quanto mi riguarda, è stato quanto riportato giovedì scorso dal Financial Times.

Interpellato sul perché, a fronte dell’enorme surplus che il Paese può vantare, i salari in Germania siano così bassi e del fatto che aumentarli sarebbe quindi dinamica naturale, come chiede proprio in questi giorni il potente sindacato dei metalmeccanici, IG Metall, ecco la risposta del capo del Bundesbank – e probabile successore di Mario Draghi alla guida della Bce -, Jens Weidmann: «L’immigrazione da altri Stati membri dell’Ue è in parte responsabile della pressione sottotono dei salari in Germania». Dunque, un dato di analisi sconvolgente nella sua bivalenza. Primo, si ammette un dumping salariale in atto nell’economia dell’eurozona che sta meglio in assoluto, con dati record in ogni settore dalla riunificazione a oggi e, secondo, lo si fa chiamando in causa l’alto flusso di immigrati da altri Paesi Ue, non da Stati extracomunitari. Quindi, al netto dell’imposizione che la Merkel fece nei confronti della Confindustria tedesca di integrare nel tessuto produttivo l’enorme massa di profughi in arrivo con la prima ondata di crisi siriana, la colpa è degli altri europei che volano in Germania in cerca di fortuna, incidendo negativamente sulla vita lavorativa dei tedeschi: e tra quelle migliaia e migliaia di uomini che cercano fortuna nella terra della Merkel, ci sono anche moltissimi italiani. Soprattutto giovani.

Quindi, oltre all’Est cronicamente alla ricerca dell’Eldorado in Germania, ecco che si apre un nuovo fronte: quello del Club Med che sfrutta la produttività e la capacità tedesca di mantenere un’economia florida. Il surplus in perenne violazione dei parametri europei? Nemmeno nominato. E sapete cosa significa questo? Che la Banca centrale più potente d’Europa sta alzando potenzialmente un nuovo steccato, legittimando quella che potrebbe diventare una campagna di criminalizazzione di cittadini di altri Stati membri per rovesciare il paradigma in atto: alla faccia del tanto sbandierato europeismo, la Bundesbank sta dicendo che occorre alzare steccati a Nord, di fatto lastricando la strada al progetto di Europa ed euro a due velocità che rappresenta la fase terminale dell’agenda Macron, cui la Merkel si sta piegando senza resistenza, vista la sua debolezza politica senza precedenti. Contestualmente, si nascondono in questo modo le furbizie della classe imprenditoriale, la quale di quel dumping si avvantaggia e del governo, palesemente seduto su attivi record di bilancio ma intenzionato a mantenerli tali e a non trasformarli in investimenti pubblici interni.

Fino a poco tempo fa – e quando scrivo “poco” intendo mesi, non anni – un’agenda simile sarebbe stata gestita sottotraccia, senza clamori e con enormi dissimulazioni, onde evitare rivolte: ora è palese, talmente palese da essere il banchiere centrale più potente d’Europa a dirtelo chiaramente in faccia, senza tanti giri di parole. Reazione della politica italiana a questa vergognosa sciarada? Zero. Matteo Renzi, quello che pur di vincere il referendum del 4 dicembre 2016 si improvvisò per qualche settimana euroscettico, non ha aperto bocca, visto che ora la battaglia è tutta sul fronte opposto: ovvero, viva l’Europa che contrasta i populismi del centrodestra, tanto da imbarcare nella coalizione Emma Bonino con la sua lista ad hoc per eurocrati. I Cinque Stelle? Troppo impegnati a difendere le “parlamentarie” e il sistema Rousseau per occuparsi di tali inezie. Il centrodestra? Troppo preso nelle beghe stile Sandra e Raimondo per decidere chi sarà il candidato premier – al netto di una legge elettorale che rende questa disputa inutile, almeno in questa fase – e chi abbasserà di più l’aliquota della flat tax. Insomma, mentre Weidmann offre la giustificazione economica alla nascita dell’Europa a due velocità che ci vedrà relegati a ruolo di leader della serie B, noi fingiamo che tutto vada bene.

Certo, Macron ha coperto di complimenti Paolo Gentiloni e tutta l’Ue, intesa come istituzioni, preme per una prosecuzione della sua esperienza di governo, ma a quale prezzo? I numeri della nostra economia, infatti, parlano chiaro. E, ancora di più, quelli dell’occupazione, al netto del Jobs Act. Se mettiamo in prospettiva questo quadro con quello che vedrà entro quest’anno la Bce ritirare lo stimolo del Qe, lo stesso che ha garantito linfa vitale alle aziende attraverso gli acquisti di bond corporate, capite da soli quale scenario rischia di aprirsi, al netto di una manovrina correttiva da 3,5 miliardi che capiterà subito sul collo di chiunque vinca le elezioni a marzo: e sapete cosa accadrà? Che nessuno vincerà le elezioni, il Rosatellum è una garanzia in tal senso, quindi c’è il forte rischio di una pressione politica e dei mercati (leggi spread) relativa allo stallo italiano, tale da forzare una scelta emergenziale come una manovra lacrime e sangue gestita in fase di affari correnti da Pier Carlo Padoan con il placet di Paolo Gentiloni premier.

Non a caso, l’inquilino di palazzo Chigi nelle ultime ore non solo ha apertamente rotto gli indugi riguardo il suo ruolo politico attivo nella campagna elettorale e nel post-voto del 4 marzo, ma ha anche detto chiaro e tondo che non è tempo di essere cicale, blindando conti pubblici e – soprattutto – legge Fornero dalle promesse elettorali del centrodestra (e non solo). Anche in questo caso, tutto estremamente palese. Sembravano soltanto incubi di una distopia europeista un po’ orwelliana, ora invece stanno diventando realtà. Velocemente, giorno dopo giorno. E con parecchie quinte colonne, alcune insospettabili come spesso accade con le acque chete, pronte a lavorare alla nuova Ue. Quella che vi vedrà leader. Dei perdenti. Parola della Bundesbank. (Mauro Bottarelli Sussidiario.net)