B.Carige: Malacalza critica aumento, comunicazioni oscure

Carige, ecco avanzate e scivoloni di Vittorio Malacalza

 

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Un mese dopo la conclusione dell’aumento di capitale, Malacalza Investimenti chiede al cda di B.Carige un “franco chiarimento sull’intera vicenda”. Con una lettera inviata al presidente Giuseppe Tesauro, scrive La Stampa, l’azionista di maggioranza muove una lunga serie di critiche in relazione alla “complessiva conduzione gestionale, legale e comunicativa dell’operazione da parte delle banche garanti, di Carige, dei consulenti legali di questa e dei suoi incaricati della comunicazione”.

La lettera è datata 11 gennaio 2018 e porta la firma di Mattia Malacalza, figlio di Vittorio, vice presidente della banca.

La ricapitalizzazione da 544 mln si è conclusa a fine dicembre, nel rispetto di quanto chiesto dalla Bce, ma la banca ligure sembra non trovare pace. Ad alzare il livello di tensione è la famiglia Malacalza, che ha il 20,639% di Carige. La famiglia di industriali affida il suo pensiero a un documento scritto, una lettera che è già all’attenzione delle autorità di vigilanza: Consob, Bankitalia e Bce.

A sollevare il disappunto dell’azionista, l’operazione di rafforzamento patrimoniale e l’andamento del titolo registrato nelle settimane successive a piazza Affari. Nel documento di 5 pagine, Malacalza Investimenti ricorda di avere “sventato” l’eventualità approvata dal cda, sia pure in via subordinata, di un aumento di capitale “con totale esclusione del diritto di opzione degli azionisti”. Quindi lamenta come “la linea delle banche garanti e del vertice direzionale della banca” si sia “orientata prioritariamente nel senso di ricercare investitori estranei alla compagine sociale, trascurando qualsiasi iniziativa di contatto, spiegazione e promozione dell’operazione verso la generalità degli azionisti, e rivolgendosi a quelli principali tardivamente e burocraticamente per richiedere l’assunzione di impegni di sottoscrizione”.

Il riferimento è alle giornate in cui tra il consorzio di garanzia e Malacalza Investimenti si registrarono tensioni circa gli impegni di sottoscrizione che alla fine furono regolarmente firmati. L’azionista ricorda che, per poter contribuire all’aumento in misura maggiore al 17,6% posseduto prima dell’aumento, fu chiesto alle autorità di vigilanza -e ottenuto- l’ok a salire fino al 28%.