Banco Bpm nel mirino dei fondi esteri

Dopo Invesco anche Capital Research entra nel capitale della banca lombardo-veneta e la Borsa sembra apprezzare.


Rosario Murgida finanza report
 
 

Piazza Meda, storica sede della Popolare di Milano e oggi quartier generale del Banco Bpm

Piazza Meda, storica sede della Popolare di Milano e oggi quartier generale del Banco Bpm
 

Banco Bpm continua a essere una delle banche preferite dai grandi gestori di fondi internazionali. Secondo le comunicazioni alla Consob pubblicate negli ultimi giorni, Invesco è infatti emerso come titolare del 4,976% mentre Capital Research, peraltro azionista anche di Unicredit, ha informato di aver raggiunto il 5,155%. 

Si tratta di partecipazioni detenute a titolo di “gestione discrezionale del risparmio” a dimostrazione, probabilmente, di un possesso non esclusivamente speculativo o di breve termine. Del resto i grandi fondi internazionali sono diventati ormai padroni quasi assoluti di molte banche italiane. Il caso più emblematico è rappresentato da Unicredit, dove gli investitori esteri hanno ormai raggiunto il 75% del capitale, ma anche la stessa Banco Bpm non scherza.

All’ultima assemblea di bilancio l’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha parlato di una percentuale di circa il 70%. E non si tratta certo di realtà di poco conto se è vero che nell’azionariato figurano il fondo sovrano norvegese Norges, grandi gestori patrimoniali del calibro di Blackrock, la compagnia assicurativa Axa, per non parlare di VanguardStandard LifeState Street Pioneer

Sembra difficile motivare l’interesse dei grandi investitori verso le banche di un Paese che dovrebbe patire enormemente la fase di incertezza dettata dalle imminenti elezioni politiche. Eppure, almeno finora, i grandi investitori non sembrano temere l’esito delle elezioni e continuano a investire sull’Italia come dimostrato da uno spread sostanzialmente stabile se non in contrazione e dall’andamento della Borsa di Milano. 

Certo non sono da sottovalutare le recenti indicazioni macro-economiche con i maggiori organismi internazionali che hanno rivisto al rialzo le stime sul Pil. Così come non è da sottovalutare quanto i titoli bancari italiani siano stati penalizzati negli ultimi mesi e quindi trattino anche a forte sconto in un momento in cui peraltro si aprono nuove prospettive di consolidamento del settore e sono in vista nuove operazioni di pulizia di bilancio con contestuale miglioramento dei ratio patrimoniali. Insomma, in apparenza, i grandi fondi lanciano segnali di fiducia sull’Italia e sul settore bancario in particolare sempre che le elezioni non diventino il pretesto per un sell-off generalizzato. Intanto, però, il mercato apprezza. Banco Bpm guadagna a Piazza Affari lo 0,5%, a fronte di un Ftse Mib sotto la parità.