Bce, in arrivo prima riunione 2018. Euro forte, la soglia pericolo che sfida Draghi

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L’euro oscilla al di sopra di $1,23, a fronte di un’inflazione che a dicembre è stata dell’1,4%, ben al di sotto dell’obiettivo della Bce, appena inferiore al 2%..

In quella che sarà la sua prima conferenza stampa del 2018, successiva alla decisione sui tassi della Bce, Mario Draghi dovrà dare indicazioni più precise su quanto intende fare, davvero, con il piano di Quantitative easing.

 
 

Lo chiedono gli investitori, che vogliono capire meglio le prossime mosse di Draghi & Co, e lo chiedono anche alcuni strategist di mercato, che ritengono che sia arrivato il momento di normalizzare la politica monetaria dell’Eurozona.

Draghi dovrà spazzar via dunque questi interrogativi, ma allo stesso tempo si troverà costretto, molto probabilmente, a rispondere alla seguente domanda: il rialzo dell’euro rischia di essere una minaccia per l’economia dell’Eurozona?

ANSA

La questione viene affrontata da un articolo di Bloomberg che ricorda come, nelle sei settimane successive all’ultimo meeting della Bce, la moneta unica sia salita al record in più di tre anni sul dollaro, segnando a un certo punto anche il guadagno migliore riportato in una sessione dalla fine del 2014.

Il trend ha allarmato alcuni funzionari della Bce, incluso il vice presidente Vitor Constancio, preoccupato che il tasso di cambio troppo forte possa  mandare all’aria i piani della Bce, mettendo sotto pressione un’inflazione che si conferma già di per sé debole.

E’ dunque probabile che il Consiglio direttivo della Bce tornerà a introdurre nel suo comunicato l’avvertimento sulla volatilità, già presentata come fonte di incertezza, che richiede per questo di essere monitorata.

Tale affermazione venne enunciata nel meeting della Bce di settembre, dopo il +14% dell’euro dall’inizio dell’anno. E fu proprio tale frase a scatenare la debolezza della moneta unica nei due mesi successivi.

“Constancio ha chiaramente messo in evidenza il legame (dell’euro forte) con il rischio di un allentamento dell’inflazione – afferma, intervistato da Bloomberg Gilles Moex, responsabile economista dell’area euro presso Bank of America Merrill Lynch,a Londra – La Bce dovrà dare l’impressione, ovviamente, di non voler colpire la valuta, ma dovrà far notare piuttosto il rischio che il cambio finisca con l’avere un impatto sull’outlook dell’inflazione.

Da una recente analisi della stessa Bce sulla reattività dell’indice dei prezzi al consumo al tasso di cambio, pubblicata lo scorso mese, è emerso che un apprezzamento dell’euro graduale a $1,36 nel corso dei prossimi tre anni potrebbe ridurre il tasso di inflazione dello 0,6%.

L’euro oscilla al di sopra di $1,23, a fronte di un’inflazione che a dicembre è stata dell’1,4%, ben al di sotto dell’obiettivo della Bce, appena inferiore al 2%.

Per Viraj Patel, strategist del forex presso ING Bank a Londra, la “soglia pericolo” della Bce, ovvero la soglia a partire dalla quale l’apprezzamento dell’euro potrebbe iniziare a pesare sull’economia reale, mandando all’aria i piani di Draghi, corrisponderebbe a quota $1,25.

Il pericolo si manifesterebbe nel caso in cui il rally si verificasse prima dell’estate.

Gli economisti di Abn Amro stimano inoltre che la recente forza dell’euro costringerà la Bce a tagliare l’outlook sull’inflazione core di circa 0,1-0,2%.

Nell’ultimo meeting del Consiglio direttivo, Draghi ha confermato che il piano di QE continuerà fino a settembre del 2018 e anche oltre, se necessario, e che sarà dimezzato da $60 miliardi a $30 miliardi a partire da quest’anno.

L’ammontare di acquisti di bond sovrani e corporate bond che la Bce effettua nell’ambito del programma di Quantitative easing è stato di fatto dimezzato a partire da questo mese.

Nella sua ultima riunione del 2017, la Bce ha lasciato invariati i tassi di interesse. In particolare i tassi di riferimento principali sono stati lasciati allo zero per cento, mentre quelli sui depositi sono rimasti negativi a -0,40%.

Sul futuro del QE, la scadenza ufficiale è a settembre di quest’anno. E’ stato lo stesso Draghi, tuttavia, a ripetere più volte che il piano deve essere considerato aperto, e dunque soggetto a qualunque estensione e modifica appena le condizioni dovessero richiederlo.

Sul fronte dei tassi di interesse, il consensus appare unanime nel prevedere un primo rialzo nel 2019 sebbene alcuni economisti, nel notare la solidità dell’economia dell’Eurozona – che quest’anno, secondo un sondaggio di Reuters, dovrebbe espandersi al ritmo di +2,2% – hanno azzardato l’ipotesi di una stretta monetaria entro la fine di quest’anno.(Laura Naka Antonelli Finanzaonline)