Carige, in arrivo resa dei conti nel Cda

Sarebbe stato già fissato il board per rispondere alla lettera di Malacalza. La bagarre per una volta giova al titolo, che continua il suo recupero in Borsa

 
 

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) – L’ultima sfuriata di Vittorio Malacalza, azionista di maggioranza di banca Carige, non pesa sull’andamento del titolo in Borsa, che anzi anche oggi chiude positiva (+1,2% a 0,0090 euro con un massimo a 0,0094) tentando di riavvicinarsi al prezzo del recente aumento di capitale fissato a 1 centesimo. 

L’attenzione del mercato è rivolta a martedì prossimo, quando sarebbe stato convocato un Cda della banca ligure proprio per replicare alle contestazioni dell’imprenditore piacentino contenute in una lettera infuocata inviata allo stesso board guidato da Paolo Fiorentino e presieduto da Giuseppe Tesauro. 

Nel mirino della Malacalza Investimenti, la holding di famiglia dell’imprenditore Vittorio, c’è soprattutto il ruolo degli advisor nell’aumento di capitale da 560 milioni di euro portato a termine poche settimane fa, per cui si chiede “un franco chiarimento”. 

In particolare viene criticata una linea “orientata prioritariamente nel senso di ricercare investitori estranei alla compagine sociale, trascurando qualsiasi iniziativa di contatto, spiegazione e promozione dell’operazione verso la generalità degli azionisti, e rivolgendosi a quelli principali tardivamente e burocraticamente per richiedere l’assunzione di impegni di sottoscrizione”. A sua volta la banca viene accusata di aver pubblicato “comunicazioni oscure e incoerenti” sugli impegni dello stesso consorzio. 

A fronte di ciò, Malacalza non avrebbe digerito il fatto che i garanti dell’operazione – Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays, ai quali si è aggiunta Equita – si siano spartiti commissioni per complessivi 51,7 milioni senza assumersi rischi. 

L’aumento è andati in porto grazie sia agli azionisti storici sia al complesso schema di subgaranti, i quali hanno “prenotato” una fetta di inoptato in cambio di alcune operazioni di cessione, come nel caso di Chenevari che ha acquisito Creditis (per poi vendere parte della quota rilevata in Carige) o del Credito Fondiario e di Sga che si sono aggiudicate gli Npl della banca ligure. 

Da parte sua la Malacalza Investimenti è diventata titolare del 20,64% del capitale di Carige partecipando all’aumento di capitale dopo aver chiesto alla Bce perfino l’autorizzazione a salire al 28%. E ora, visto l’accorato j’accuse, si tratta di vedere quali saranno le prossime mosse dell’azionista di maggioranza: se intenderà effettivamente salire al 28% oppure se sia giunto il momento di farsi da parte. Tanto più che lo stesso Fiorentino ha citato una possibile aggregazione come una strada obbligata per la banca ligure. Nei giorni scorsi sono addirittura circolate voci su una possibile acquisizione da parte del Crédit Agricole

Nella lettera comunque Malacalza auspica che “il Cda e il management possano ora concentrarsi sulla più efficace e sollecita attuazione del piano industriale, dalla quale l’azionariato si attende risultati finalmente positivi che si augura possano presto emergere sia dai conti della banca che dalla percezione della clientela”. (Stefano Neri Finanzareport)