Consip, tre testimoni incastrano il Giglio magico di Renzi

L’inchiesta Consip pende come una spada di Damocle sul Giglio magico del segretario del Partito democratico Matteo Renzi, spaventato dalla possibilità di scendere sotto la soglia del 25% dei consensi alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Oltre alla decisione della procura di Roma di Giuseppe Pignatone di proseguire le indagini per altri sei mesi sull’ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, sull’ex comandante della legione Toscana Emanuele Saltalamacchia, sul ministro allo Sport Luca Lotti e sul padre dell’ex premier, Tiziano, iniziano a farsi sentire tre testimonianze che potrebbero pesare nel possibile rinvio a giudizio degli indagati che rispondono a vario titolo dalla rivelazione di segreto fino al traffico d’influenze.

DOPO NAPOLI, ORA SI MUOVE ROMA. Se prima le testimonianze erano state date alla procura di Napoli – all’epoca nel mirino dei renziani c’era soprattutto il pm Henry John Woodcock poi archiviato per la presunta fuga di notizie – ora è Roma a muoversi. I tre testimoni che potrebbero pregiudicare le posizioni degli indagati sono Marco Gasparri, l’ex dirigente Consip che ha confermato di essere stato corrotto dall’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e ha patteggiato un anno e otto mesi, poi Luigi Marroni, ex amministratore delegato della stazione appaltante della pubblica amministrazione che ha rivelato di essere stato informato delle indagini, e infine Alfredo Mazzei, ex tesoriere del Pd campano che ha raccontato di un presunto incontro tra il padre di Renzi e lo stesso Romeo, smentito da entrambi.

Consip: Comparetto, sono io 'Mister X'

Tiziano Renzi, padre dell’ex premier.

ANSA

Insomma forse il lavoro dei magistrati napoletani non era così campato in aria, con presunti complotti ai danni dell’ex premier, dopo le accuse rivolte all’ex capitano del Noe Giampaolo Scafarto e persino al colonnello Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo. Non a caso negli ultimi giorni è emersa la tattica dei procuratori capitolini, che con grande discrezione stanno portando avanti le indagini ascoltando i testimoni chiave. A darne notizie nelle ultime settimane è stato il Fatto Quotidiano che assieme a La Verità ha seguito il caso sin dall’inizio.

TIRATI IN BALLO LOTTI E CARABINIERI. Il 23 gennaio 2018 è stato il giorno di Marroni, ex amministratore delegato Consip, che riascoltato in gran segreto ha confermato quanto già spiegato in precedenza ai procuratori partenopei, tirando in ballo Lotti e i vertici dei carabinieri. «A luglio 2016 durante un incontro Luca Lotti mi informò che si trattava di un’indagine che era nata sul mio predecessore Domenico Casalino e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo. Delle intercettazioni ambientali nel mio ufficio l’ho saputo non ricordo se da Lotti o da un suo stretto collaboratore», ha detto Marroni.

Renzi Saltalamacchia

Una vecchia foto di Renzi con Saltalamacchia.

Marroni spiegò ai pm di Napoli anche di alcune pressioni di Renzi per favorire il presunto faccendiere Carlo Russo. Non solo. Marroni ha parlato pure di un altro renziano, ossia Filippo Vannoni: «Il presidente di Publiacqua mi ha detto due volte, prima delle ferie estive e alla fine di novembre, di fare attenzione alle conversazioni telefoniche in quanto il mio cellulare era sotto intercettazione assieme ad altri in una vicenda di cui non mi fece menzione né io gliene chiesi».

MARRONI INTERCETTATO E INFORMATO. Di più. Proprio Marroni ha parlato esplicitamente di Saltalamacchia: «Mi disse che il mio telefono era sotto controllo, anche in questo caso l’informazione la ricevetti prima dell’estate 2016. Ho incontrato Saltalamacchia di recente e gli ho chiesto se il mio cellulare fosse ancora sotto controllo ma lui mi disse che non aveva avuto aggiornamenti».

I miei rapporti con Romeo iniziarono a essere stabili dal 2013 con una prima dazione di 5 mila euro, dal 2014 in poi i versamenti diventarono sempre più frequenti

GASPARRI, EX DIRIGENTE CONSIP

Ma sulla famiglia del segretario del Pd pesa soprattutto la testimonianza di Mazzei, da cui sarebbe emerso, come riportato da il Fatto, che Renzi senior e Russo si sarebbero fatti promettere «indebitamente da Romeo somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni, in relazione allo svolgimento delle gare».

VERSATI 100 MILA EURO IN QUATTRO ANNI. In più c’è l’episodio del famoso incontro in una bettola tra Romeo e Tiziano Renzi. Infine a pesare sono le parole di Gasparri. A verbale l’ex dirigente confermò di aver preso 100 mila euro nell’arco di quattro anni «per informare Alfredo Romeo sulle gare bandite da Consip». E aggiunse: «I miei rapporti con Romeo iniziarono a essere stabili dal 2013 con una prima dazione di 5 mila euro, dal 2014 in poi i versamenti diventarono sempre più frequenti» fino ai 100 mila euro presi in quattro anni.

LA FAMOSA GARA DA 2,7 MILIARDI. L’imprenditore napoletano avrebbe tratto grande vantaggio da questa spesa perché Gasparri «lo ricompensava con notizie riservate su gare di appalto bandite in Consip, in particolare si mise a disposizione per la gara FmM4, quella da 2,7 miliardi di euro».

 
 Insomma il quadro va delineandosi ed è probabile che la procura di Roma alla fine possa chiedere il rinvio a giudizio per tutti gli indagati chiarendo le posizioni una volta a processo. Una possibilità concreta dal momento che lo stesso Vannoni ha reso ai magistrati di Napoli e Roma versioni discordanti sul filone della rilevazione del segreto d’ufficio e sul ruolo ricoperto dall’attuale ministro dello Sport Lotti.

SI VA VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO. Mentre ai magistrati partenopei disse di essere stato informato delle indagini su Consip anche dallo stesso Lotti, ai pm di Roma spiegò invece di aver fatto il nome del ministro per «levarmi dalla situazione». Più avanti lo stesso ha affermato di non conoscere «il generale Emanuele Saltalamacchia e neanche Luigi Ferrara», cioè gli altri due indagati per la fuga di notizie assieme al ministro dello Sport. Dunque rimane da capire da chi avesse appreso dell’esistenza dell’inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica amministrazione. Circostanze che probabilmente devono essere chiarite in dibattimento. (Alessandro Da Rold – Luca Rinaldi Lettera43)