Henry Blodget lancia a Davos il suo manifesto economico: ‘Vogliamo un capitalismo migliore per un mondo migliore’

Questo post è parte della serie di Business Insider dedicata al Better Capitalism

 

Salari e stipendi in rapporto al Pil. Fonte: Federal reserve Bank di St. Louis
 

 

Negli ultimi decenni l’economia americana ha attraversato un profondo cambiamento.

Questo cambiamento ha aiutato i ricchi americani a diventare ancora più ricchi. Ma ha anche contribuito alla crescita della diseguaglianza dei redditi e al declino della classe media. Durante questa evoluzione l’economia ha anche alimentato una rabbia populista che ha attraversato lo spettro politico e rallentato la crescita economica nel suo complesso.

Che cosa significa questo cambiamento?

Abbracciare l’idea che l’unica missione delle aziende sia quella di massimizzare i profitti a breve termine per gli azionisti. 

Parlate con diverse persone nel mondo del business ed esse vi diranno che questa è essenzialmente la legge del capitalismo. Aggiungendo altre determinate leggi del capitalismo, incluso l’idea che i dipendenti sono dei “costi” e che i manager competenti dovrebbero minimizzare questi costi pagando i lavoratori il meno possibile.

Tuttavia queste non sono effettivamente leggi del capitalismo. Sono scelte. Sono scelte che nascono grazie all’attivismo degli azionisti che iniziò agli inizi degli anni ’80, un movimento che era ragionevolmente necessario allora ma che è durato troppo a lungo.

E sono scelte che noi dobbiamo rivedere se vogliamo ripristinare un senso di correttezza e opportunità che rinvigoriscano la nostra economia.

Non molto tempo fa, i proprietari e i manager delle corporation americane fecero scelte differenti – scelte che erano adatte la media degli americani e l’economia. Questi manager e proprietari avevano anche una visione profondamente discordante delle loro responsabilità.

“Il lavoro del management”, proclamò Frank Abrams, presidente della Standard Oil del New Jersey, nel 1951, “è di mantenere un equilibrio sostenibile tra le rivendicazioni dei vari gruppi di interesse…. azionisti, dipendenti, clienti, e il pubblico nel suo complesso”.

Pagando buoni salari, investendo nei prodotti futuri, e generando ragionevoli (non “massimizzando”) profitti, le compagnie americane negli anni ’50 e ’60 crearono valore per tutte le loro componenti, non soltanto per una sola. Come risultato, il paese e l’economia conobbero una fase di boom.

Nei decenni più recenti, invece, questo equilibrio è radicalmente saltato.

La stagnazione e la fase ribassista dei mercati degli anni ’70 contribuirono all’emergere dell’attivismo degli azionisti, un trend che è stato immortalato negli anni ’80 con la figura del raider chiamato Gordon Gekko nella fiction “wall Stree”. A quell’epoca, le società americane erano diventate tronfie e compiacenti, e meritavano un bel calcio nel sedere. “L’avidità è una cosa buona”, Gekko dichiarava, mentre licenziava compiaciuti e sovrapagati manager e ristrutturava aziende fragili. E gli azionisti assediati giustamente brindavano.

Ma 30 anni dopo, la rivoluzione degli azionisti alla Gekko è ancora molto forte e il pendolo è oscillato troppo in là. Spinti da una vasta e ipercompetitiva industria di gestori del risparmio, le aziende americane oggi servono una sola componente – gli azionisti – mentre irrigidiscono la forza lavoro e minimizzano gli investimenti in prodotti futuri.

Questa religione della “creazione di valore per gli azionisti” è visibile nella divergenza tra profitti e salari.

I profitti delle aziende sono andati crescendo negli ultimi 15 anni e sono ora vicini al loro livello massimo di sempre. I salari aziendali, nel frattempo, sono andati declinando per quattro decenni e sono ora vicini al loro punto di minimo.

I PROFITTI IN RAPPORTO ALLA CRESCITA DEL PIL

I trend dei profitti delle aziende in rapporto al Pil. Fonte: Bureau of Economic Analysis via FRED

I SALARI IN PERCENTUALE DELL’ECONOMIA

I salari in rapporto all’andamento del Pil. Fonte: Bureau of Economic Analysis via FRED

Non sono questi gli unici modi in cui l’ossessione della “creazione di valore per gli azionisti” ha deformato la nostra economia.

L’1% più ricco degli americani oggi possiede circa il 45% di tutta la ricchezza della nazione, vicino al livello più alto raggiunto nell’”Età dorata” degli anni ’20. Questi americani avevano un patrimonio medio di 14 milioni di dollari nel 2013. Nel frattempo la ricchezza media dell’altro 90% degli americani è crollato negli anni recenti ad appena 80.000 dollari, lo stesso livello della metà degli anni ’80. Milioni di americani che lavorano a tempo pieno per società altamente profittevoli guadagnano così poco che sono sotto la linea della povertà. L’ultimo 50% degli americani non possiede niente.

Al di là dell’equità e della decenza – la decisione etica di distribuire di più del valore economico che una società crea con le persone che hanno dedicato la loro vita a creare questo valore – l’ossessione della massimizzazione del profitto va contro l’economia.

Perché?

Perché i salari e gli investimenti di una impresa diventano ricavi per altre imprese.

I consumatori pesano per circa il 70% della spesa totale dell’economia, quindi la nostra spesa è ciò che guida la crescita economica. La maggior parte dei consumatori lavora, quindi possono essere anche chiamati “lavoratori”. E ad eccezione degli americani più ricchi, la maggior parte di noi spende tutto quello che produce.

Quando noi siamo pagati poco, abbiamo meno da spendere, e la crescita economica rallenta. Quando siamo pagati di più, spendiamo di più e la crescita accelera.

La spesa in consumi guida anche gli investimenti delle aziende. Quando i consumatori sono vigorosi, le aziende investono in maniera aggressiva per soddisfare la loro domanda. Quando i consumatori sono parsimoniosi le aziende stanno sedute sulla loro liquidità – o al massimo la restituiscono ai loro azionisti. Nel panorama odierno di una già debole domanda, le aziende stanno esacerbando il problema tagliando gli investimenti e aumentando la distribuzione di dividendi e i riacquisti di azioni.

Per essere chiaro: non c’è niente di necessariamente sbagliato se alcuni gestori di hedge fund guadagnano 500 milioni di dollari all’anno – o se un presidente si è auto valutato 10 miliardi di dollari. Il capitalismo è il miglior sistema economico finora conosciuto agli uomini, e la motivazione del profitto aiuta a guidarlo.

Il problema è che quando il capitalismo è praticato nel modo in cui lo è oggi, la ricchezza diventa così concentrata che la maggior parte di essa non viene spesa. I miliardari e cento miliardari possono affittare un numero limitato di servizi e acquistare un numero limitato di auto, case e isole. La loro spesa conta solo per una minima frazione della spesa dell’economia nel complesso.

Gli economisti citano molti fattori che hanno contribuito all’ascesa dei profitti e al declino dei salari negli scorsi decenni  – la globalizzazione, il divario di capacità, il declino dei sindacati, la perdita di lavori ad alto contenuto manifatturiero.

Queste tendenze sono reali, ma oscurano la vera causa: i proprietari delle società hanno scelto di massimizzare i profitti di breve periodo pagando i propri dipendenti il meno possibile.

E’ venuto il tempo per un approccio più bilanciato.

Fortunatamente, negli anni più recenti, abbiamo visto dei segnali incoraggianti. Molte società, da Walmart a Apple a Starbucks a JP Morgan, hanno volontariamente offerto ai loro dipendenti meno pagati un aumento di stipendio. L’aumento non era stravagante – a Walnart un dipendente può ancora lavorare a tempo pieno ed essere sotto la soglia di povertà. Ma è è un passo nella giusta direzione.

Nel frattempo, alcune aziende hanno cominciato a enfatizzare la necessità di avere una tripla o anche una quadrupla linea finale di bilancio, la creazione di valore per la clientela, per i dipendenti, e l’azienda in aggiunta a quella per gli azionisti.

Ancora più incoraggiante , uno dei maggiori gestori del risparmio mondiale, BlackRock, ora si aspetta che le società creino valore sotto diversi profili e dimensioni multiple.

“La società sta chiedendo che le aziende, sia pubbliche che private, perseguano un obbiettivo sociale”, scrive il Ceo di BlackRock Larry Fink in una lettera aperta agli amministratori delegati delle principali società. “Per prosperare nel tempo, ogni società deve non solo fornire una performance finanziaria, ma anche mostrare come può dare un contributo positivo alla società. Le aziende devono beneficiare tutti i loro stakeholders, includendo tra di essi azionisti, dipendenti, clienti e la comunità in cui esse operano”.

Questo significa avere un capitalismo migliore. Praticandolo si fa in modo che il mondo sia un posto migliore.

  • Henry Blodget è il fondatore e direttore del sito Business Insider