RIDIAMO UN PO’-1. IL CICLONE PIERACCIONI: ‘SE MI VOTI TI ALLUNGO ANCHE IL PISELLINO…’, IL REGISTA LE CANTA AI POLITICI (VIDEO) – “IL 94% DI QUELLE CON CUI SONO STATO LO HANNO FATTO SOLO PERCHE’ MI CHIAMO PIERACCIONI. TUTTE LE MIE DONNE MI ACCUSANO SEMPRE DELLA STESSA COLPA… 2. ”CECCHERINI DICE CHE IO, PANARIELLO E CONTI ABBIAMO FRUSTATO RENZI CON L’ORTICA QUANDO ERA BAMBINO? PURTROPPO NON È VERO – QUANDO NON HO FATTO SESSO PER 3 ANNI…”

Alessandro Ferrucci per il Fatto Quotidiano

 

pieraccioniPIERACCIONI

Il Ciclone non è solo uno dei suoi film più celebri; il Ciclone è lo stesso Leonardo Pieraccioni quando parla: un profluvio ininterrotto, una battuta, un aneddoto, una battuta dentro a un aneddoto.

 

Ieri. Oggi. Di nuovo ieri. Con una Stella Polare a segnare il suo cammino: la leggerezza, “a quella non rinuncio, anche se tutte le mie donne alla fine del rapporto mi accusano sempre della stessa colpa: la superficialità”. A giugno inizierà a girare il suo nuovo film (“ma non so ancora quando andrà in sala”), mentre il prossimo 13 aprile porterà a New York lo show pensato e recitato con i suoi amici di sempre: Giorgio Panariello e Carlo Conti.

 

CARLO CONTI E LEONARDO PIERACCIONICARLO CONTI E LEONARDO PIERACCIONI

Nel trio manca Ceccherini che al “Fatto” ha raccontato: “Con Panariello, Conti e Pieraccioni abbiamo frustato Renzi con l’ ortica e quando era bambino” Purtroppo non è vero; ma nel caso, più delle frustate d’ ortica, gli avremmo dedicato una bella “Masa”.

lorena forteza leonardo pieraccioniLORENA FORTEZA LEONARDO PIERACCIONI

Traduzione di Masa.

Afferrare la testa del (mal)capitato, stringerla tra avambraccio e fianco, quindi con l’ altra mano sfregare le nocche sul cuoio capelluto.

Gesto d’ amicizia.

Un classico dei miei tempi, oggi sarebbe catalogato sotto la voce “bullismo”, mentre ogni tanto c’ era un pizzico d’ affetto.

 

Anche Conti è esperto di Masa?

lorena forteza leonardo pieraccioniLORENA FORTEZA LEONARDO PIERACCIONI

Carlo? Mai. Lui non è proprio in grado, già da piccolo ha sempre mostrato una conformazione morale vicina a quella di un prete di provincia, tutto buono e dolce. Comprensivo. Distensivo.

 

Mica come voi altri.

Il vero Lucignolo del gruppo sono io, mentre il Conti mi ha sempre smontato.

Ingrato.

Ora che ci penso Carlo e il Ceccherini sono della stessa pasta, ma con soluzioni differenti.

(…)

La chiamano mai “maestro”?

Al massimo sono un supplente di periferia (Ci pensa) però non mi dispiacerebbe offrire l’ idea di essere un ‘maestro di leggerezza’.

 

Anche nei rapporti affettivi?

Come le dicevo, con le donne il refrain è sempre lo stesso: ‘Sei un superficiale!’.

 

pieraccioni paradiso all improvvisoPIERACCIONI PARADISO ALL IMPROVVISO

La sua replica?

La troverà nel mio prossimo film, nel quale narrerò le peripezie di un cinquantenne.

Lei ha spesso offerto la “guancia” al gossip.

Mi ponga la domanda diretta.

 

Quale?

La stessa da bar, quella che mi pongono da anni gli amici: ‘Quante vengono con te solo perché ti chiami Pieraccioni?’.

 

Risposta?

Il novantaquattro per cento di quelle con cui sono stato, poi mi auguro che il passaggio dal cognome al nome sia breve.

Percentuale alta.

Alta e verificata: in Francia, Inghilterra o Stati Uniti la fatica con le donne è decisamente maggiore, lì la mia brochure non è ancora arrivata. Una volta ho sentito Vasco rispondere così a una domanda simile: ‘Io sono Vasco’.

E lei è Pieraccioni.

Ecco, da un po’ ho maturato la medesima soluzione, e questo presunto vantaggio non arriva da una vincita al Totocalcio

pieraccioni cucinottaPIERACCIONI CUCINOTTA

(…)

 

Un altro mito infranto è quello di Roberto Benigni.

Perché infranto? Una sera mi è sembrato più che altro un’ entità astratta: entro in un ristorante di Roma, il ristoratore mi riconosce, e mi accompagna in una saletta riservata ‘perché c’ è Benigni’.

Entro e lo trovo solo al tavolo, piegato sul piatto, così gli dico: ‘Sembri Greta Garbo’.

 

Benigni le piace sempre?

Le sue idee non sono mai banali, a parte quelle politiche.

Tempo fa ha rivelato: “Non faccio sesso da tre anni”

Realtà con difetto: non erano tre anni ma tre anni e sei mesi.

leonardo pieraccioni lorena fortezaLEONARDO PIERACCIONI LORENA FORTEZA

Asceta.

Quando l’ ho raccontato neanche ci avevo riflettuto, il clamore successivo ha dato il peso all’ affermazione. Per me era normale.

Quasi fisiologico.

Sì, finita la storia con Laura Torrisi, ho cercato il tempo giusto per metabolizzare il distacco, per comprendere i motivi del fallimento.

 

Gli amici lo sapevano?

Mi derubricavano a ‘depresso’, mentre stavo benissimo.Pensavo al sesso come un momento ridicolo, o quantomeno sopravvalutato.

Insomma, a giugno girerà un film su un cinquantenne (Si ferma dal profluvio di parole)

Sa che questi 53 anni sono passati come il tempo di uno starnuto?

Tic, tac.

Secondo Mark Twain i giorni importanti della vita sono due, io sposo la linea di Ennio Flaiano e li aumento a cinque o sei

Panariello Conti PieraccioniPANARIELLO CONTI PIERACCIONI

E tutto il resto? Il resto fa volume.

(Francesco Guccini canta in “Eskimo”: “Io come sempre faccio quel che posso, domani ci penserò semmai”).(dagospia.com)

laura torrisi leonardo pieraccioniLAURA TORRISI LEONARDO PIERACCIONIleonardo pieraccioniLEONARDO PIERACCIONIDavid Bowie Pieraccioni KeitelDAVID BOWIE PIERACCIONI KEITELgiorgio panariello carlo conti leonardo pieraccioniGIORGIO PANARIELLO CARLO CONTI LEONARDO PIERACCIONIRENZI E PIERACCIONIRENZI E PIERACCIONIpieraccioni torrisiPIERACCIONI TORRISIleonardo pieraccioniLEONARDO PIERACCIONIleonardo pieraccioni con la figliaLEONARDO PIERACCIONI CON LA FIGLIApieraccioniPIERACCIONIpieraccioniPIERACCIONIinsinna chiatti pieraccioniINSINNA CHIATTI PIERACCIONINuti pieraccioniNUTI PIERACCIONI

 

 

Deraglia treno a Milano, tre morti e 5 feriti gravi “Un boato, poi si sentivano solo pianti e urla”

L’incidente tra Pioltello e Segrate. Il convoglio Trenord partito da Cremona era diretto a Porta Garibaldi. Si indaga per disastro colposo. L’ipotesi del cedimento del binario
 

I soccorsi sul luogo della tragedia e il punto in cui il binario ha ceduto

 
 
 

È stata sequestrata la scatola nera del treno proveniente da Cremona e diretto alla Stazione Garibaldi, pieno di pendolari e studenti, che è deragliato stamani a Limito, una frazione vicino a Segrate, periferia est di Milano, provocando tre morti e 46 feriti, di cui quattro in codice rosso.  

 

Dai primi accertamenti effettuati da vigili del fuoco e protezione civile, coordinati dal procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano e dai pm Leonardo Lesti e Tiziana Ripamonti, a provocare l’incidente nei pressi della stazione di Pioltello è stata la rottura di una giuntura di circa 23 centimetri delle rotaie. Il guasto ai binari è avvenuto circa un chilometro prima dello scalo ferroviario. Dopo il passaggio del primo e del secondo vagone del treno che è deragliato, il pezzo è stato sbalzato a una ventina di metri di distanza e le ruote dei vagoni successivi sono uscite dalle rotaie. Nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sono stati sequestrati anche i vagoni, l’intera area in cui è avvenuto il deragliamento, oltre a tutti i documenti che riguardano la manutenzione e i lavori su quel tratto di binari.  

 

Le testimonianze  

«Prima abbiamo sentito un grande rumore di ferraglia sotto il vagone, di sassi, di qualcosa che si muoveva, poi il treno ha cominciato a sbandare fortissimo, sembrava di stare su un ottovolante – Così racconta Tatiana, 32 anni, impiegata a Milano mentre esce dal cortile di una ditta di trasporti e spedizioni a Pioltello in via Dante, che confina con la ferrovia -. Le luci si sono spente, fuori era ancora buio e non si capiva più niente. Nel vagone la gente ha cominciato a urlare, a piangere, io mi sono abbracciata a Luca, un compagno di viaggio che incontro tutte le mattine. A noi, che eravamo sull’ultimo vagone è andata bene, solo qualche piccola ferita, ma quelli davanti a noi, nel penultimo, sono rimasti schiacciati come sardine». 

 

 

Le vittime  

Tre i morti, al momento, 46 feriti di cui una cinque in gravi condizioni. Le autorità hanno diffuso i nomi delle vittime: Pierangela Tadini, 51 anni, originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano), Giuseppina Pirri, 39 anni, di Cernusco sul Naviglio e Ida Maddalena Milanesi, 61 anni e originaria di Caravaggio (Bergamo), medico dell’istituto neurologico Besta. 

 

CHI SONO LE VITTIME – La storia di Pierangela, Ida e Giuseppina  

 

 

Intrappolati tra le lamiere  

Nel treno c’era anche Daniela Sassi, figlia 38 enne del sindaco di Ricengo (Cremona) Ernestino Sassi. La donna è stata sottoposta a intervento chirurgico al Policlinico di Milano: dopo l’incidente versava infatti in gravi condizioni, Era salita alla stazione di Crema. «Poco dopo l’incidente mio genero ha ricevuto la chiamata da un altro passeggero – ha raccontato il sindaco – Mia figlia non riusciva a parlare, aveva le gambe incastrate fra le lamiere ed è rimasta bloccata per oltre un’ora prima che i soccorritori riuscissero a raggiungerla e a liberarla». Si è anche saputo attraverso il sindaco di Ricengo che sua figlia si trovava sul treno accanto a Giuseppina Pirri, la donna di 39 anni originaria di Cernusco sul Naviglio che figura tra le tre vittime.  

 

«Il treno era come al solito pieno zeppo», spiega Luca, impiegato, 40 anni. «Ma, almeno sul nostro vagone, questa volta non c’era gente in piedi e questo ha impedito che le conseguenze fossero più gravi. Però nella carrozza davanti alla nostra, la penultima e la terzultima, ho visto gente schiacciata che urlava. Sono anni che prendo questo treno e non era mai successa una cosa del genere e nemmeno avevo mai sentito questi rumori così forti sotto i vagoni».  

 

LA POLEMICA “Un inconveniente tecnico”, il tweet di Trenord fa infuriare i social 

 

Il macchinista: “Ho frenato ma era troppo tardi”  

«Quando ho sentito che il treno vibrava tanto, ho azionato subito il freno ma era già troppo tardi, era già fuori dai binari». E’ questo, in sostanza, il primo racconto reso agli investigatori dal macchinista che guidava il treno deragliato. 

 

 

La Procura ha aperto un fascicolo per disastro colposo  

La Procura da questa mattina ha aperto un fascicolo per disastro ferroviario colposo, che al momento è ancora a carico di ignoti. E ha nominato due periti che sono già al lavoro per fare piena luce sulla vicenda e ha acquisto tutta la documentazione utile per capire come e quando fosse stata fatta la manutenzione sulla tratta ferroviaria, che è molto frequentata.  

 

 

L’ipotesi del cedimento strutturale  

A sentire le testimonianze dei passeggeri, si direbbe che il deragliamento sia stato dovuto a qualche problema ai binari. Più di uno racconta infatti di aver sentito «uno sferragliamento» sotto i vagoni, poi «un’accelerazione», e infine un ribaltamento delle carrozze. I tecnici di Rete Ferroviaria Italia hanno accertato un cedimento strutturale di 23 centimetri di binario (sequestrato dagli inquirenti), circa due chilometri più indietro rispetto al luogo del deragliamento. Attraverso indagini successive si dovrà stabilire se il cedimento del binario sia stato causa o effetto del deragliamento del treno. Secondo una prima ricostruzione di Rti, inoltre, il treno ha percorso con alcune ruote fuori dalle rotaie circa due chilometri prima che una delle tre vetture impattasse un palo della trazione elettrica e si accartocciasse. A quel punto il treno si è scomposto.  

 

 

«Abbiamo individuato un cedimento strutturale tra vagoni ma sono ancora in corso tutti gli accertamenti per chiarire il quadro», ha spiegato il questore di Milano, Marcello Cardona. Tutte le persone intrappolate tra le lamiere sono state tratte in salvo.  

 

 

Gentiloni: “Accertare le responsabilità”  

Poco più di 6 mesi fa, il 23 luglio, un altro treno di Trenord era parzialmente uscito dai binari proprio a Pioltello, senza però provocare feriti. «Accertare le responsabilità, dobbiamo essere severi nel garantire la sicurezza», ha detto il premier Gentiloni. «Il diritto alla mobilità deve partire dalla sicurezza delle persone come garanzia imprescindibile», ha detto Delrio, mentre il sindaco di Milano Sala ha invitato a «moltiplicare gli sforzi sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e nei trasporti». 

 

 

Le polemiche  

Su investimenti e sicurezza si accende la polemica. «In questi anni è stata data maggiore attenzione all’alta velocità che non ai treni dei pendolari», dice il presidente del Consiglio regionale lombardo Cattaneo. «La linea Cremona-Milano è stata segnalata come una delle peggiori in Lombardia, con oltre 10mila pendolari giornalieri, su treni lenti e sovraffollati dall’età media di 17 anni», dice Legambiente Lombardia. Ancora più dura la critica di monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei: «Quando si risparmia sulla sicurezza, si risparmia sulle persone e sulla loro vita. E il risultato è sotto gli occhi di tutti». 

 

MAPPA – IL LUOGO DELL’INCIDENTE  

 

 

Polemica su Trenord  

Sul suo account Twitter Trenord ha annunciato l’interruzione della circolazione tra Treviglio e Milano, parlando di «inconveniente tecnico a un treno», scatenando l’indignazione di decine di utenti, poi le scuse: «L’intenzione non era quella di minimizzare l’accaduto, ma di dare informazioni di servizio tempestive ai clienti in viaggio». Tra Milano e Brescia il traffico ferroviario è sospeso sia sulla linea direttissima, sia sulla linea «lenta». Sono fermi anche i treni di Trenitalia.  (AOLO COLONNELLO, EMILIO RANDACIO, MONICA SERRA E CHIARA BALDI la stampa)

 

 

Circolazione interrotta tra Treviglio e Milano a causa di un inconveniente tecnico ad un treno. Per ulteriori info: http://bit.ly/1Px3JMK 

 

 

 

IL BANANA PAGATORE HA CHIUSO I RUBINETTI: CHI VUOLE CANDIDARSI IN “FORZA ITALIA” DEVE SGANCIARE 30MILA EURO! – OLTRE A QUESTA SOMMA, È PREVISTO ANCHE IL VERSAMENTO MENSILE DI 900 EURO (AUMENTATO DI 100 EURO RISPETTO AL PASSATO), PER L’INTERA LEGISLATURA, SEMPRE A TITOLO DI “CONTRIBUTO”

Ads by 

BERLUSCONI E I SOLDIBERLUSCONI E I SOLDI

(AdnKronos) – Trentamila euro. Tanto ‘costa’ candidarsi per Forza Italia alle prossime politiche. Causa abolizione del finanziamento pubblico e una situazione economica non proprio florida, il partito di Silvio Berlusconi chiede questo sforzo agli aspiranti parlamentari per contribuire a rimpinguare le casse azzurre e pagare la campagna elettorale. Dopo che il Cav ha dovuto chiudere il rubinetto degli aiuti a pioggia, infatti, il bilancio richiede una maggior cautela del ‘dare e avere’, soprattutto in vista di impegni consistenti come quelli previsti per affrontare un voto nazionale.

 

BERLUSCONI NUOVA SEDE FORZA ITALIA A SAN LORENZO IN LUCINABERLUSCONI NUOVA SEDE FORZA ITALIA A SAN LORENZO IN LUCINA

La cifra di 30mila euro, si legge nella lettera in possesso dell’Adnkronos inviata ai coordinatori regionali forzisti e ai capigruppo incaricati di comporre la griglia dei nomi da consegnare per l’ok definitivo ad Arcore, rappresenta un ”contributo una tantum, che ciascun candidato eletto dovrà versare per le spese sostenute dal movimento politico durante la campagna elettorale”.

 

Oltre a questa somma, è previsto anche il versamento mensile di 900 euro (aumentato di 100 euro rispetto al passato), per l’intera legislatura, sempre a titolo di “contributo e riconoscimento per l’attività politica svolta e i servizi offerti da Fi”. Al momento della firma della dichiarazione di accettazione della candidatura nelle liste, infatti, viene chiesta pure la sottoscrizione di ”due dichiarazioni d’impegno”.

 

BERLUSCONI E I SOLDIBERLUSCONI E I SOLDI

La prima riguarda, appunto, l’obolo di 30mila euro, l’altra la quota di 900 euro. Il saldo della voce più corposa, precisa il tesoriere Alfredo Messina, in caso di elezione, dovrà avvenire ”in modo irrevocabile” “entro e non oltre la data dell’insediamento”, come prescritto dalla legge (dl 28 dicembre 2013, n. 149). E’ la prima volta che Fi arriva a mettere per iscritto le regole di ingaggio per la candidatura.

 

Quanto al contributo mensile di 900 euro, ogni candidato si impegna, una volta eletto alla Camera o al Senato, a pagare al partito ”la suddetta somma entro e non oltre il giorno 10 di ogni mese”. Già da qualche settimana, raccontano, è partita la corsa dei morosi nella sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina a pagare gli arretrati al partito. Soprattutto da parte di chi potrebbe spuntare un seggio di fascia alta.

 

LA NUOVA SEDE DI FORZA ITALIA A SAN LORENZO IN LUCINALA NUOVA SEDE DI FORZA ITALIA A SAN LORENZO IN LUCINA

In mancanza dell’assegno dovuto, infatti, il rischio di vedersi negato un collegio diventa alto anche per i big. In queste ore si sarebbe registrato il forte malumore di chi, pur avendo sempre onorato i propri debiti, ora vede i ‘cattivi pagatori’ messi in lista lo stesso. La ‘doppia dichiarazione d’impegno’ è stata chiesta ufficialmente ieri pomeriggio quando gli azzurri ‘uscenti’ hanno iniziato a presentarsi davanti al notaio per formalizzare la ricandidatura.

 

”L’inserimento di un candidato nelle liste elettorali -avverte Messina- presuppone che lo stesso abbia sottoscritto le due dichiarazioni”. L’una tantum di 30 mila euro, spiega il tesoriere, ”potrà essere erogato anche con il concorso, in tutto o in parte, di soggetti terzi”. Il terzo (persona fisica o giuridica) in particolare, può pagare solo in due modi.

 

BERLUSCONI E I SOLDIBERLUSCONI E I SOLDI

Prima di tutto direttamente a Fi, tramite bonifico bancario o assegno, “con specifica indicazione del nominativo del candidato che si intende sostenere” così da poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste in materia di ‘erogazioni liberali al partito’ . In secondo luogo, versando la somma al mandatario elettorale del candidato, che, a sua volta, provvederà a erogare il contributo al movimento azzurro.

 

BERLUSCONI NUOVA SEDE FORZA ITALIA A SAN LORENZO IN LUCINABERLUSCONI NUOVA SEDE FORZA ITALIA A SAN LORENZO IN LUCINA

In tal caso, però, spiega Messina, il ”versamento eseguito dal mandatario costituirà parte dei costi sostenuti dal candidato per la propria campagna elettorale e inciderà sul tetto di spesa previsto dalla legge vigente”. Questa modalità di pagamento non consente al ”terzo erogante” di beneficiare delle agevolazioni fiscali. Il versamento del doppio obolo, riferiscono, non sempre assicura un seggio blindato, specialmente ai tempi del Rosatellum, dove le ‘variabili’ da considerare per un’elezione certa sono tante. Ma il ‘piatto piange’ e i costi della campagna elettorale impongono il sacrificio.(dagospia.com)

 
 
 
 

 

Professore Harvard: “Cina al centro della prossima grande crisi”

cinese e giapponese

 

DAVOS (WSI) – La Cina sarà al centro della prossima crisi finanziaria globale. Non ha dubbi Kenneth Rogoff, professore di Politica Pubblica all’Università di Harvard, intervenuto a Davos nel corso del 48esimo World Economic Forum.

Kenneth Rogoff è uno stimato conoscitore delle crisi finanziarie e  insieme al suo collega Carmen Reinhart, il professore dell’ Università di Harvard, è autore di “This Time Is Different: Eight C Centries of Financial Folly”, uno degli studi più importanti sulla crisi finanziaria del 2008 e il suo impatto sull’economia e la società. Qual è la più grande lezione che arriva quasi dieci anni dopo il traumatico crollo della banca d’ investimento Lehman Brothers? In che modo questa crisi è stata diversa da altri grandi shock nella storia della finanza? Soprattutto: Cosa c’è da fare per l’economia globale? Queste alcune delle domande poste a Rogoff nel corso di un intervento a Davos.

“Nella mia ricerca con Carmen Reinhart abbiamo scoperto che dopo una profonda crisi finanziaria sistemica, l’economia ha spesso bisogno di otto o dieci anni per riprendersi. Ora, è passato un decennio e penso che ci troviamo in un periodo di ripresa in cui ci sarà una certa inversione di tendenza in termini di crescita della produttività. Ciò significa che per diversi anni, con la normalizzazione dell’economia, la crescita della produttività sarà superiore alla media e l’aumento degli investimenti.(….) La cosa più importante ora è che gli investimenti continuino a crescere. (…) Questa è stata la crisi finanziaria più grave dalla Grande Depressione, quando alcuni paesi hanno vissuto una crisi molto grave. In questo contesto, la lentezza della ripresa in Europa è significativa. Ad esempio, la crisi finanziaria greca si colloca di gran lunga tra le prime 15 peggiori crisi finanziarie degli ultimi cento anni. (…)  Inoltre, la crisi che l’Italia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda hanno vissuto si è adattata alle centinaia di crisi finanziarie più gravi mai registrate”.Si è tenuta il 17 gennaio a Pechino la cerimonia per il 25° anniversario della fondazione della rappresentanza a Pechino di Banca Intesa, alla quale hanno partecipato il Head of Emerging Markets and Trade & Export Finance di Banca Intesa 

Ma la grande preoccupazione per l’economia globale, dice il professore, è la Cina.

“Nutro grande rispetto per le autorità cinesi, che stanno lavorando sodo per non avere una crisi finanziaria. Inoltre, in Cina la crisi sarà diversa perché non esiste una vera e propria società privata. Le garanzie statali si sono quindi attivate molto più rapidamente di quanto non lo siano nell’economia occidentale. Tuttavia, al momento penso ancora che questa sia la regione più fragile del mondo. Il grande problema è che l’economia cinese è ancora molto squilibrata, facendo troppo affidamento sugli investimenti e sulle esportazioni. Inoltre, la Cina dipende molto dal credito. Quindi, se la Cina dovesse imbattersi in difficoltà finanziarie o semplicemente sperimentare un rallentamento del tasso di crescita del credito, potrebbe avere molti problemi. E se la Cina dovesse imbattersi in una propria crisi finanziaria, probabilmente produrrebbe una crisi di crescita che potrebbe generare una crisi politica”.(Alessandro Capparello Wallstreetitalia

Intesa Sanpaolo, Cina può diventare secondo mercato dopo Italia

Intesa Sanpaolo guarda alla Cina

La Cina si fa più vicina per Intesa Sanpaolo: secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato dell’istituto, Carlo Messina, parlando a margine del World Economic Forum in corso a Davos, in Svizzera, “Intesa Sanpaolo guarda a possibili opzioni per crescere in Cina” e per questo verranno fatti investimenti e verranno valutate eventuali partnership strategiche con operatori locali.

L’istituto ha già delle partecipazioni

L’istituto italiano ha del resto già ricevuto il via libera per salire al 100% di una financial advisory company, oltre a possedere una partecipazione del 15% in un istituto bancario ed una del 49% in una società di gestione. Messina ha aggiunto che nel nuovo piano d’impresa saranno messe assieme “tutte queste aree e la Cina potrà davvero essere la nostra seconda area di crescita, dopo l’Italia”.

Avanti con le cessione di ulteriori Npl

Messina ha anche segnalato come Intesa Sanpaolo intenda accelerare il processo di riduzione dei crediti deteriorati ancora presenti in bilancio “anche attraverso partnership strategiche”, come quella, in corso di trattativa, con Intrum Justitia per cedere la piattaforma di servicing dei crediti deteriorati, operazione che potrebbe includere anche la vendita di 10 miliardi di Npl.

Si prepara riassetto nell’asset management

Sempre nel nuovo piano strategico troveranno spazio un riassetto strategico del settore dell’asset management e il consolidamento delle attività rilevate dalle due ex banche popolari venete, che dovrebbe generare sinergie e crescita. Il tutto confermando la politica di remunerazione degli azionisti tramite dividendi, remunerazione che nell’arco del precedente piano industriale è risultata pari a 10 miliardi di euro (di cui 3,4 miliardi legati ai risultati 2017).(Luca Spoldi Gooruf)

 

Corruzione, l’ex dg di Banca Marche Massimo Bianconi condannato a tre anni

L'ex quartier generale di Banca delle Marche a Jesi, ora Ubi Banca
L’ex quartier generale di Banca delle Marche a Jesi, ora Ubi Banca

 

È quanto ha deciso ieri il collegio dei giudici nel processo per corruzione tra privati, uno stralcio di quello parallelo sul crac dell’istitito di credito. La sentenza è arrivata poco dopo le 23, dopo oltre dieci ore di camera di consiglio. Due anni all’imprenditore barese Davide Degennaro, assolto Vittorio Casale

Massimo Bianconi con gli avvocati
Massimo Bianconi con gli avvocati

ANCONA – Tre anni a Massimo Bianconi, l’ex direttore generale di Banca Marche, 2 anni all’imprenditore barese Davide Degennaro e assolto l’imprenditore Vittorio Casale. È quanto ha deciso ieri il collegio dei giudici del tribunale presieduto da Giovanni Spinosa nel processo per corruzione tra privati, uno stralcio di quello parallelo sul crac di Banca Marche. La sentenza è arrivata poco dopo le 23, dopo oltre dieci ore di camera di consiglio.

La Procura, nell’udienza del 12 gennaio, aveva chiesto quattro anni a Massimo Bianconi,  3 anni a Davide Degennaro e due anni e otto mesi a Vittorio Casale. Per Tutti e tre l’accusaera di presunti scambi di favori in cambio di vantaggi relativi ad un immobile di pregio a Roma, in via Archimede. Vantaggi tramite una società facente capo alla moglie e alla figlia dell’ex dg di Banca Marche. Il processo si era aperto meno di un anno fa. Bianconi, difeso dall’avvocato Renato Borzone, è sempre stato presente alle udienze ad eccezione di ieri, quando sono state sentite le ultime repliche delle difese che hanno sempre respinto le accuse.

Massimo Bianconi e Davide Degennaro, l'imprenditore (a destra )
Massimo Bianconi e Davide Degennaro, l’imprenditore (a destra )(CENTROPAGINA.IT)

Ancona, prima condanna per Bianconi. Corruzione nell’affare ai Parioli

Tre anni per l’ex direttore generale: la sentenza arrivata nella notte

L’ex dg (a destra) in tribunale

 

Paura inflazione e dollaro in discesa. I gestori raddoppiano scommesse rialziste sull’oro

Lingotti Oro

 

Le puntate sull’oro negli ETF sono balzate al record dal 2013, e i gestori dei fondi hanno più che raddoppiato le scommesse rialziste su base netta, verso il Comex,

Occhio all’oro. L’asset rifugio per eccellenza è salito del 10% circa dalla metà di dicembre, beneficiando del tonfo del dollaro e anche della maggiore cautela degli investitori. A dispetto delle dichiarazioni ancora ottimistiche che arrivano da alcuni gestori e dei record a Wall Street che non sono mancati dall’inizio dell’anno, gli investitori stanno cercando di puntare sull’oro, sia per tutelarsi dal rischio di un crollo dell’azionario che in vista di una ripresa dell’inflazione.

 
 

Il risultato è che, così come conferma Bloomberg, le puntate sull’oro negli ETF sono balzate al record dal 2013, e i gestori dei fondi hanno più che raddoppiato le scommesse rialziste su base netta, verso il Comex, dalla metà di dicembre.

Di conseguenza secondo Stephen Innes, responsabile della divisione di trading per l’Asia-Pacifico presso la società di brokeraggio Oanda, l’oro avrebbe le carte in regola per salire fino a $1.400 l’oncia.

Il lingotto è salito nella giornata di ieri fino a $1.366,15, attestandosi al record dall’agosto del 2016, prima di limare i guadagni.  E Innes ritiene che con il dollaro “senza difese”, commenti come quelli che sono stati rilasciati a Davos dal segretario al Commercio Usa Wilbur Ross e dal segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin hanno messo benzina sul fuoco.quotazione oro e fixingL

L’esperto ritiene tra l’altro che i segnali che arrivano dall’amministrazione Usa – favorevoli alla debolezza del dollaro – e da alcune banche centrali – come la Bce e la Bank of Japan, a suo avviso sempre più vicine a ridurre gli stimoli di politica monetaria,  inducano a pensare che “stiamo entrando in una fase di debolezza strutturale del dollaro“.

Di conseguenza, “a livello macro, potremmo entrare in un mercato orso oltre il 2018“. E, in queste condizioni, “tutto quello che posso vedere al momento, vista la narrativa continua sulla debolezza del dollaro, è che l’oro punterà verso l’alto nel breve termine”.

E nuove dichiarazioni sul dollaro arrivano ancora da Mnuchin che da Davos, dove è in corso il World Economic Forum, afferma di trascorrere poco tempo a pensare alla debolezza del dollaro in quanto il trend, almeno nel breve periodo, “non fa parte delle mie preoccupazioni”.

investire-in-oro

Mnuchin poi aggiunge: “In un periodo di tempo più lungo, crediamo fondamentalmente nella forza del dollaro“, frase che aveva proferito anche alla vigilia.

L’ammissione, comunque, arriva. Mnuchin riconosce che le sue dichiarazioni sono “forse lievemente differenti rispetto a quelle dei precedenti segretari al Tesoro Usa, che facevano riferimento alla forza del dollaro”.(Laura Naka Antonelli Finanzaonline)

Mps, dalla Ue rischio tagliola per il personale

Per la commissaria Ue Vestager la sorveglianza europea sulla ricapitalizzazione “è normale”. Ma se i ricavi saranno sotto le aspettative di Bruxelles, potrebbero essere nuovi tagli dei costi

 
 

Incomberebbero, nella peggiore delle ipotesi, tagli automatici del personale sulla banca Monte dei Paschi di Siena se rischiassero di non essere rispettati i parametri che l’Unione Europea ha indicato in cambio dell’approvazione del piano di salvataggio dell’istituto toscano grazie ai 5,4 miliardi di euro assicurati dallo Stato.

E’ quanto emerso a Bruxelles dopo che la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha cercato di tranquillizzare gli italiani ribadendo che seppure Mps sia sotto stretta sorveglianza, ciò debba essere accettato come una cosa normale per assicurarsi che il piano sia economicamente sostenibile, in particolare quanto a equilibri fra ricavi e costi.

“È normale, è quello che facciamo sempre”, ha detto la Vestager. Che ha proseguito: “Quando abbiamo queste decisioni devi ristrutturare per assicurarti che la banca sia sostenibile a lungo termine”. All’antitrust europea preme anzitutto che la banca si riprenda, ma senza approfittare della ricapitalizzazione per “disturbare” la concorrenza. E la sorveglianza, assicura la funzionaria comunitaria, è una prassi uguale per tutti, che non deve essere vista come una specie di punizione della banca toscana: “Stiamo seguendo l’attuazione del piano industriale di Mps, come facciamo quando deve essere ristrutturata qualsiasi entità che sia una banca o un altro business: non c’è nulla di specifico di cui essere preoccupati”.

L’Unione europea ha inviato a Siena un cosiddetto “monitoring trustee” che deve verificare passo passo il rispetto dei requisiti Ue da parte degli attuatori del piano. Soprattutto il fatto che dal 2018 Mps garantisca ricavi netti compresi almeno fra 1,2 e 1,6 miliardi di euro annui. Ciò si otterrebbe grazie a un taglio di costi valutato in circa 200 milioni all’anno. Ma se ciò non bastasse, l’Europa potrebbe chiedere all’istituto toscano di aumentare i tagli anche fino a 100 milioni aggiuntivi. Il che potrebbe significare anche licenziare personale.

Già in questo periodo Banca Mps sta chiudendo numerose filiali, anche con polemiche locali, perfino nella sua Toscana. Inoltre il piano attuale di esuberi prevede entro il 2021 l’uscita, già in atto a scaglioni, di circa 4800 dipendenti, su un totale di 25.000, gestiti fino al pensionamento dal Fondo di Solidarietà. Come rilevato dal Corriere della Sera, che cita “fonti a conoscenza del dossier”, se la banca senese non riuscisse ad aumentare la redditività in misura tale da tenere il passo con la forbice indicata dall’Ue, ossia come minimo 1,2 miliardi di margine, l’unica altra soluzione sarebbe ricorrere a ulteriori tagli, ma stavolta si tratterebbe di veri licenziamenti, anziché di una forma tutelata di “accompagnamento” fuori dall’ufficio.

Del resto, a far quadrare i conti potrebbe anche contribuire una ulteriore cessione di crediti deteriorati. Secondo una recente stima degli analisti di Mediobanca, l’istituto di Rocca Salimbeni oltre ai 26 miliardi di euro in Npl (Non performing loans) già ceduti, potrebbe doverne piazzare altri 11 miliardi.

In Borsa intanto il titolo di Mps (in questo momento +0,5% a 3,92 euro) fatica a decollare e rimane ostinatamente sotto la soglia dei 4,1 euro del ritorno a Piazza Affari avvenuto nello scorso autunno. Trimestrale in programma il 9 febbraio. (Mirko Molteni Finanzareport)

Incagli BpVi e Veneto Banca, da Veneto Sviluppo un fondo per le Pmi

Banca Popolare di Vicenza

Veneto Sviluppo, la finanziaria della Regione Veneto, scende in campo con un fondo dedicato ad aiutare le Pmi che hanno crediti incagliati con le ex Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca ora in liquidazione coatta amministrativa. I crediti “incagliati” sono i debiti che circa mille aziende venete, secondo un report di Kpmg citato dal presidente di Veneto Sviluppo Fabrizio Spagna, e che difficilmente potranno restituire.

L’impegno di Gianni Mion e Leonardo

Con Spagna a lanciare questa iniziativa è Gianni Mion, ex presidente di Banca Popolare di Vicenza nella burrascosa era post-Zonin e pre-fallimento. Mion dal settembre 2017 è membro dell’advisory board di Leonardo&Co. Proprio Leonardo&Co dovrebbe essere partner di Veneto Sviluppo in questa iniziativa.

Milioni per le imprese da 10 a 100 mln di fatturato

L’obiettivo del nuovo fondo, ipotizzato in 20-30 milioni da lanciare entro l’estate, è affiancare le imprese con un fatturato tra i 10 e i 100 milioni di euro. E che presto si troveranno a trattare con Sga, la “bad bank” controllata dallo Stato che dovrà gestire i debiti delle due ex popolari. Se Sga andrà a richiedere la liquidazione dei crediti incagliati che vanta presso queste imprese, il rischio è che i bilanci di queste ultime vadano gambe all’aria. Per questo Veneto Sviluppo intende sedersi al tavolo delle trattative e mettere soldi freschi da anticipare a Sga per conto delle imprese indebitate.

Miatello: tagliate fuori 20mila micro aziende

Ma non tutti guardano con favore al fondo per i crediti incagliati. Per Patrizio Miatello, coordinatore e portavoce delle Associazioni Unite per il Fondo risparmiatori, si tagliano fuori almeno 20mila piccole e micro aziende che hanno esposizioni verso le due ex popolari venete. Imprese che di certo non raggiungono i 10 milioni di euro di fatturato pensata come soglia di ingresso per accedere al fondo. «Chiederemo un incontro a Veneto Sviluppo» promette Miatello.

Bonomo: iniziativa importante ma zoppa

Per il presidente di Confartigianato Veneto è una «iniziativa importantissima ma zoppa». Bonomo plaude al nuovo fondo ma lo definisce «una operazione parziale. Sono almeno 4 mesi infatti – dice Bonomo –, che chiediamo al Ministero dell’Economia ed ai liquidatori delle due ex popolari, che consentano, anche con l’apporto della Sga (la Società di gestione degli attivi), di fotografare la situazione degli Utp (unlikely to pay) tra i quali, oltre alle mille aziende fotografate da Kpmg messe nel mirino delle iniziative di Veneto Sviluppo, ci sono decine di migliaia di imprese (che hanno la sola “colpa” di avere importi di fatturato minori) che sono nella stessa situazione di ritardi/incagli risolvibili, ma che hanno, nel frattempo, anche loro bloccato ogni accesso al credito bancario».(Venetoeconomia)

Entro l’estate un fondo per gli incagli di mille piccole e medie imprese vittime delle banche venete

Una platea di circa 1000 piccole e medie imprese venete, con un fatturato compreso fra i 10 e i 100 milioni di euro, colpite dal crollo delle banche popolari venete (la maggior parte aveva rapporti di clientela sia con Popolare di Vicenza che Veneto Banca). Imprese che non hanno sofferenze (non sono, cioè, scaduti i termini di pagamento o di rientro), ma incagli, ovvero situazioni di momentanea difficoltà economica: a volte basta avere saltato una rata di mutuo.

montaggio-banche-venete-u20437913222saf-835x437ilsole24ore-web

Imprese fondamentalmente sane, con un solido piano industriale, un prodotto valido e un mercato altrettanto presente, ma alle prese con un – molto diffuso – problema di sovraindebitamento. Guarda a queste realtà il fondo d’investimento pensato dalla finanziaria regionale Veneto Sviluppo, operativo probabilmente dall’estate 2018. Se alle sofferenze penserà SGA, la Società di gestione degli attivi nata per gestire i 18 miliardi di Npl lordi delle ex popolari venete rifiutati da Intesa, gestita a livello centrale (prevista una mole di 50mila pratiche), “occorre pensare sul territorio  a imprese che rischiano di passare, da una difficoltà risolvibile, a una situazione senza ritorno. E che magari possono diventare facili prede di una acquisizione estera per risolvere il problema: se a una azienda viene chiesta della liquidità che non ha, rischia di deragliare”, spiega Fabrizio Spagna, presidente di Veneto Sviluppo.

La soluzione sta in un fondo – dotazione minima 200 milioni, potrebbe arrivare a 400 – che possa entrare nel capitale di queste imprese, accompagnandole dove necessario anche a una evoluzione, come un cambio di cda o di management, o anche una aggregazione. “Crediamo che non serva comprare il credito della banca, perché questo risolve i problemi appunto della banca, non dell’impresa – chiarisce Spagna – Il mezzo individuato è ibrido, una formula ampiamente utilizzata in ambito anglosassone, meno in Italia. Per la banca entra capitale, per l’impresa è un debito, ma un debito che, rimessa nelle giuste condizioni, può ripianare.Pensiamo a un orizzone medio di 5/6 anni”.

logo

Il fondo viene studiato e sarà creato con la Banca d’affari Leonardo mediante il coinvolgimento del suo senior Consultant Gianni Mion, e punta a coinvolgere investitori  solo istituzionali ma anche dall’estero: del resto si configura come un buon affare, dal rendimento atteso attorno al 12%. “Uno strumento di debito subordinato che sarà strettamente regionalizzato, legato alle imprese Venete. Non solo le aziende potranno contattarci, ma saremo  noi – tramite una specifica attività di analisi – a intercettare le situazioni più adatte a questo fine. Le aziende venete già ci conoscono per il nostro ruolo e sanno che non devono aspettarsi un atteggiamento aggressivo come quello dei fondi in generale. Parliamo comunque di operazioni di mercato, consapevoli dei limiti e delle regole che il mercato stesso impone. Con questa chiave l’investimento che farà Veneto Sviluppo può diventare un reale moltiplicatore per risolvere molte situazioni”.

In questo modo le aziende con una difficoltà solo momentanea possono allontanarsi da rischi maggiori, ed essere trattate in modo diverso da quelle con sofferenze conclamate.

fabriziospagnaIl nuovo strumento per la gestione degli incagli nasce nel quadro del nuovo ruolo di Veneto Sviluppo, ed è stato presentato insieme al nuovo statuto che vede la finanziaria regionale affiancare in modo diverso il mondo produttivo: “Sino a oggi la Finanziaria Regionale ha svolto prevalentemente l’attività di amministrazione di fondi pubblici, di garanzia pubblica a beneficio delle Pmi, di gestione di investimenti partecipativi e solo in via residuale l’attività creditizia, funzione che il mercato ora non le richiede più. A fronte di uno scenario economico in rapida evoluzione e di una contestuale ridefinizione della cornice operativa di Veneto Sviluppo, la finanziaria ha scelto di non proseguire ulteriormente nell’esercizio delle attività creditizie riservate e vigilate da Banca d’Italia, con la consapevolezza che le imprese venete, ancora supportate in misura assai prevalente dal sistema bancario, necessitano ora più che in passato di strumenti di supporto finanziario addizionali e complementari al credito tradizionale“.

Nel 2017 sono state assistite circa 6.800 imprese, “concedendo finanziamenti e garanzie agevolate per un controvalore complessivo di circa 440 milioni di euro, elevando così a quasi 14.500 il numero delle aziende che attualmente beneficiano di queste linee di intervento, per un controvalore totale di 1,6 miliardi di euro”.

Attualmente le misure e le risorse a disposizione di Veneto Sviluppo sono: i fondi per garanzie agevolate (51 mln euro), i fondi di rotazione per finanziamenti agevolati e contributi (502 mln euro), il private equity gestito da FVS Sgr (50 mln euro), le partecipazioni complessive che fra merchant e gestione diretta sono 30 e ammontano a 38 mln euro e infine gli interventi legati al private debt, attuati attraverso i Veneto Minibond (24 mln euro) (Barbara Ganz Il Sole 24 Ore)

Mercati, allarme di Barclays: “situazione simile al 2008″

Cambiamenti repentini della volatilità e nella politica monetaria potrebbero innescare un periodo “interessante” per i mercati azionari nei prossimi due anni.  È l’allarme lanciato dall’amministratore delegato di Barclays, Jes Staley,che, intervenendo al World Economic Forum di Davos,  ha osservato che le condizioni finanziarie attuali ricordano in qualche modo la corsa precedente al crollo finanziario del 2008.

“I valori raggiunti dal mercato azionario sono ai massimi storici, tutte i principali settori industriali del mondo lo scorso anno sono cresciute di oltre il 20%, la volatilità è ai minimi storici ” ha detto Staley, sottintendendo che i trader stanno scommettendo che la volatilità potrebbe scendere ancora più in basso.

 

La misura più comune utilizzata per valutare la volatilità negli Stati Uniti è l’indice VIX, che nell’ultimo anno si mosso su livelli storicamente bassi, a dimostrazione della tranquillità degli investitori in relazione al contesto economico. Tuttavia, sono in molti a chiedersi se siamo in presenza della “calma prima della tempesta” e se una correzione del mercato sia dietro l’angolo.

In un’intervista alla Cnbc, Staley ha infine dichiarato che, a causa dell’alto livello di indebitamento in tutto il mondo, in particolare nei mercati emergenti , molte economie potrebbero essere a rischio in caso di improvvisi cambiamenti nelle condizioni finanziarie.

Con le banche centrali che aumentano i tassi di interesse, i livelli del debito crescono e, con una ripresa della volatilità, anche i costi di finanziamento crescono e potrebbero, in ultima analisi danneggiare, molte economie.(Mariangela Tessa Wallstreetitalia)