Elezioni 2018 candidature: psicodramma. Chi entra, chi esce, chi trema…

Elezioni 2018 candidature: in tutti i partiti si vive una sorta di tragedia (per le poltrone)

Elezioni 2018 candidature: psicodramma. Chi entra, chi esce, chi trema...

 

Elezioni 2018. “Ma come, ieri sera avevo il collegio sicuro in Lombardia… oggi sono finito, forse, in Abruzzo?”. “Urca, mi è saltato l’uninominale”. Mai come in questa tornata elettorale per tutti i partiti, grandi e piccoli (tranne i 5 Stelle che hanno fatto le parlamentarie, ma solo per il proporzionale), la preparazione delle liste è una specie di tragico psicodramma. Astri nascenti che si sciolgono come neve al sole, parlamentari uscenti che tremano e che ballano da una Regione all’altra. Dal Partito Democratico alla Lega, da Forza Italia a Liberi e Uguali, passando per i partitini con pochissime chance di arrivare al 3%, la scelta delle candidature per il maggioritario e per il proporzionale crea ansie, paure ed emozioni infinite.

Nel giro di pochi minuti si passa dall’euforia del collegio sicuro alla delusione per l’esclusione, salvo poi rientrare dalla finestra (forse). “Non si capisce una minchia, che disastro” afferma un senatore leghista. “Una tragedia, caos totale” sbotta un deputato azzurro. “Tutto in alto mare, so solo quello che leggo sui giornali. Nessuno ci dice niente” chiosa un parlamentare uscente della minoranza dem. “Ma chi ha fatto una legge elettorale così assurda? E’ come giocare al Lotto!” attacca un esponente di spicco di Liberi e Uguali.

Altro che disastri ferroviari, riunione dei big a Davos, Giornata della Memoria e anniversario del rapimento di Giulio Regeni; la preoccupazione in queste ore di deputati e senatori uscenti (e non solo) è solo una: ci sono in lista o non ci sono? Non solo, anche perché dipende, nel caso, dal tipo di candidatura. Se sei di Centrodestra e di mettono in Lombardia stai sereno, ma se ti spostano in Toscana o in Emilia Romagna inizi a tremare e sei quasi fuori. Stesso discorso, al contrario, per gli aspiranti parlamentari del Pd.

E poi c’è il proporzionale. Un conto è essere il primo del listino bloccato, un conto è essere il terzo… Anche perché con l’alternanza uomo-donna-uomo molti rischiano di restare esclusi. Senza parlare delle new entry, che ci sono in tutti i partiti. Ogni volta che Renzi, Berlusconi, Salvini, Grasso, Lorenzin etc… annunciano un nuovo “acquisto” a qualcuno tremano i polsi. Più entra gente nuova, meno spazio c’è per chi è nel partito da anni. E ci sono anche quelli, e quelle, che sono passati da una forza politica ad un’altra togliendo magari spazio a chi in quel partito militava da anni, con rabbia che cela dietro le quinte.

 

“Sembra il mercato delle vacche. Ti tolgono dal Veneto ma ti mettono in Puglia. Ti spostano dal Piemonte ma rientri nel Lazio” spiegano a denti stretti dal Partito Democratico. Ancora pochi giorni e le liste saranno finalmente chiuse e lo psicodramma sarà finito. Ma in queste ore, rigorosamente off the record e al di là delle dichiarazioni ufficiali e spesso retoriche che si leggono sui giornali e si vedono in tv, si sta vivendo una vera tragedia umana per molti politici, nuovi e vecchi. I capi, i leader si chiudono nel più stretto riserbo. Non comunicano. Non stroncano e non rassicurano. E così la tensione sale. Sale, sale, sale. Saro dentro o sarò fuori? E dove mi sbattono? Poveri politici…(Alberto Maggi Affariitaliani)