Trump: “Mnuchin frainteso, voglio un dollaro forte”. Trader spiazzati, ma da analisi tecnica indicazioni chiare

 

Un allarme sul dollaro arriva ora dall’analisi tecnica. Ecco la view degli strategist, spiegata con diversi grafici.

Le sorprese sul mercato del forex non finiscono. E’ caos tra i trader e gli investitori, dopo le dichiarazioni che Donald Trump ha rilasciato da Davos, dove è arrivato ieri in occasione del World Economic Forum. Trump ha affermato, a dispetto delle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin, che “il dollaro diventerà sempre più forte e che, alla fine, quello che voglio vedere è un dollaro forte“.

 
 

A suo avviso, “le parole di Mnuchin” sarebbero state considerate al di fuori del contesto. Il segretario al Tesoro, insomma, sarebbe stato frainteso.

“Il nostro paese sta diventando sempre più forte, sia economicamente che in altri campi… – ha detto il presidente Usa – e il dollaro diventerà sempre più forte”. Cosa che Trump desidera evidentemente che accada, visto che ciò a cui vuole assistere alla fine, lo dice lui stesso, è un “dollaro forte”.

La reazione dei mercati è immediata, con il dollaro che recupera terreno dai minimi intraday, immediatamente dopo le parole di Trump.

Ma il trend torna poi ribassista, anche se non con la stessa intensità dei giorni precedenti, quando a condizionare il forex erano state le dichiarazioni di Mnuchin, e anche del segretario al Commercio Wilbur Ross.

Mnuchin aveva detto che la debolezza del biglietto verde non era alla fine qualcosa che lo preoccupava, e che anzi fosse positiva per l’economia americana, in termini di commercio e di altre opportunità. E’ vero comunque che, nel lungo termine, il ministro aveva sottolineato di credere nella solidità della moneta.

Il mercato aveva in ogni caso scontato la prospettiva degli Stati Uniti di imbarcarsi in una guerra valutaria, e aveva scaricato grandi quantità di dollaro.

Le affermazioni dovish di Mario Draghi, arrivate ieri in occasione della prima conferenza stampa del numero uno della Bce del 2018, non erano riuscite a frenare l’ondata ribassista sul dollaro (e rialzista, dunque, dell’euro). Tanto che la moneta unica ieri è volata al di sopra della soglia di $1,25, per la prima volta dalla fine del 2014.

 

L’allarme sul dollaro arriva ora, tuttavia, anche dall’analisi tecnica, motivo per cui alcuni analisti intervistati da Bloomberg ritengono che il peggior inizio anno della valuta americana dal 1987 possa anche peggiorare.

Il crollo di questa settimana si è tradotto infatti nella rottura di livelli tecnici importanti, con il Bloomberg Dollar Spot Index che ha bucato il livello chiave di ritracciamento del 50%.

L’euro oscilla inoltre vicino a quota $1,25, livello cruciale per la moneta unica.

Nel 2014, la valuta europea oscillò nell’area compresa tra $1,25 e $1,28, che dovrebbe offrire ora un livello di resistenza impedendo il crollo del dollaro. Tuttavia, se l’euro dovesse salire in modo solido al di là di questa soglia, avrebbe praticamente la strada spianata per arrivare fino a $1,30.

Attenzione inoltre alle posizioni lunghe sullo yen, che di norma si vengono a formare in corrispondenza del livello a JPY 111,06. Con l’assenza di una resistenza forte almeno fino a JPY 108, c’è spazio per un ulteriore apprezzamento della valuta giapponese.

Guardando poi al Dollar Index, l’indice si appresta a scivolare al di sotto della sua media mobile a 200 mesi per la prima volta in 15 anni circa.

Le ultime volte in cui bucò questo livello – che è praticamente un parametro per misurare la forza relativa di lungo termine, ovvero nel 1986 e nel 2003 – il Dollar Index crollò di oltre il 25% al minimo ciclico, nel corso nei successivi cinque anni.(Laura Naka Antonelli finanzaonline)