Processo Veneto Banca, seconda svolta giurisprudenziale: autorizzata la citazione in giudizio di Intesa Sanpaolo per i danni dopo ammissione parti civili

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Roma, nostro servizio – Dopo la svolta giurisprudenziale dell’ammissione alla costituzione di parte civile delle migliaia di risparmiatori danneggiati dalla malagestio delle banche fallite e liquidate con il totale azzeramento del capitale, un’altra pagina importante è stata scritta dal giudice dell’udienza preliminare in corso a Roma sul crac di Veneto Banca. Accogliendo la richiesta delle organizzazioni dei consumatori, il gup ha autorizzato la citazione in giudizio di Intesa Sanpaolo comeresponsabile civile per i reati di ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio di cui sono accusati gli ex vertici dell’istituto e le figure preposte al controllo (qui la nostra anticipazione, ndr).

Di grande rilievo anche la motivazione dell’autorizzazione concessa dal giudice che si spinge nel merito delle vicende che hanno chiuso la lunga e, per certi versi, gloriosa storia della banca di Montebelluna, il cui ultimo atto è stato il decreto governativo di giugno scorso che ha trasferito la banca al prezzo simbolico di cinquanta centesimi (un euro complessivo, condiviso con la stessa partita in atto per la Banca Popolare di Vicenza) a Intesa San Paolo, che da anni è il più grande istituto italiano. 
Il giudice ha ritenuto infatti che la cessione ricomprenda anche il diritto al risarcimento dei danni subiti dagli azionisti e dalle altre parti civili ammesse nel processo. Altrimenti il prezzo avrebbe dovuto essere ben diverso perchè pur nella situazione disastrata dei bilanci e dell’azzeramento del capitale, gli asset sopravvissuti e il valore di struttura non avrebbero certamente potuto essere valutati pari a zero. Dunque nella contropartita dell’acquirente deve esserci anche l’assunzione delle responsabilità risarcitorie rispetto alle tante vittime del crac.
I danni sono ovviamente ricondotti alle operazioni, che dovranno essere accertate nel processo, volte ad impedire un corretto esercizio della funzione di vigilanza da parte di Bankitalia e di Consob tali da impedire loro di rilevare il dissesto e quindi favorendo la diffusione ai mercati finanziari di false informazioni sullo stato patrimoniale della banca. Su tali false informazioni sarebbe fondata infatti la scelta decisiva dell’acquisto dei prodotti finanziari “spazzatura” o della sottoscrizione di quote di capitale già all’epoca irrimediabilmente compromesso. 
La novità giurisprudenziale deve però ancora essere consolidata negli sviluppi futuri dell’udienza. Anche Intesa San Paolo potrà costituirsi in giudizio chiedendo di essere esclusa, ma l’autorizzazione alla citazione nei suoi confronti in veste di “responsabile civile“, ovvero soggetto responsabile dei danni causati alle vittime dei reati in solido con gli autori degli illeciti. Alla prossima udienza, calendarizzata per il 16 febbraio, Intesa Sanpaolo potrà costituirsi in giudizio, chiedendo di essere esclusa.
Esulta Giuseppina Massaiu, avvocato di Primoconsumo che patrocina un folto gruppo di parti civili nel processo in corso a Roma. “La nostra battaglia comincia a dare i suoi frutti” esclama il legale, anche se il percorso sarà lungo e le resistenze, da parte degli interessi ruotanti intorno all’assetto tradizionale del mondo bancario, probabili.
Undici in tutto gli imputati. I più importanti sono l’ex amministratore delegato ed ex direttore generale Vincenzo Consoli e l’ex presidente Flavio Trinca i quali hanno da tempo annunciato che in caso di rinvio a giudizio affronteranno il dibattimento con rito ordinario. Gli altri nove imputati sono Diego Xausa e Michele Stiz ex componenti del collegio sindacale; Stefano Bertolo ex responsabile della direzione centrale amministrazione dal 2008 al 2014; Flavio Marcolin ex responsabile degli Affari societari e legali; Pietro D’Aguì, al vertice di Banca Intermobiliare; Gianclaudio Giovannone, titolare della Mava; Mosè Fagiani ex responsabile commerciale dal 2010 al dicembre 2014; Massimo Lembo, ex capo della Direzione Compliance; Renato Merlo direttore delle banche estere.(Pietro Cotron Vicenzapiu)

Intesa rischia di pagare i danni delle due Venete

Il Gup apre ai soci vittima delle passate gestioni Ca de’ Sass: “Il coinvolgimento è contro la legge”

I soci azzerati di Veneto Banca e Popolare Vicenza che hanno perso tutti i loro risparmi nelle azioni delle banche venete vendute a prezzi gonfiati a clienti spesso ignari dei rischi che correvano, potranno rivalersi.

Carlo Messina

Ma non sulle passate gestioni di Vincenzo Consoli e Gianni Zonin. Nè attingendo dagli attivi delle banche in liquidazione. Gli errori del passato, e l’eventuale risarcimento dei danni subiti da azionisti e obbligazionisti, potranno infatti ricadere sulle tasche di Intesa Sanpaolo, che ha rilevato per un euro le due ex popolari salvandole dal crac.

Lo ha deciso ieri il gup di Roma, Lorenzo Ferri, che nel processo su Veneto Banca ha disposto la citazione in giudizio di Intesa come responsabile civile per i reati di ostacolo alla Vigilanza e aggiotaggio, di cui sono accusati gli ex manager e sindaci di Montebelluna. Il giudice solleva, infatti, dubbi di legittimità costituzionale sul decreto legge 99/17 sulla liquidazione delle banche venete, in quanto preclude ai soci azzerati ogni speranza di ristoro, mettendo la «cessionaria» Intesa al riparo dalle richieste di risarcimento. L’ordinanza afferma «che il contratto di cessione stipulato tra Intesa e la liquidazione di Veneto Banca ha efficacia solo tra le parti e non vale ad escludere la responsabilità dell’istituto guidato da Carlo Messina nei confronti dei terzi danneggiati azionisti di Veneto Banca», ha spiegato l’avvocato Matteo Moschini che rappresenta circa 600 soci di Veneto Banca e 400 di Popolare Vicenza.

Le associazioni dei consumatori esultano perché la decisione del gup romano apre la strada a richieste analoghe nei confronti delle altre «good bank», come Etruria&C salvate da Ubi. Con una mossa che rischia di scardinare accordi e leggi. In serata dalla banca milanese, che ha acquistato le due ex popolari sulla base di un contratto blindato che la teneva al riparo dai rischi legali, è arrivata una reazione durissima. «Intesa Sanpaolo apprende con sconcerto la notizia del possibile coinvolgimento giudiziale come preteso responsabile civile per «reati di ostacolo alla Vigilanza e aggiotaggio di cui sono accusati gli ex manager e sindaci di Veneto Banca in liquidazione coatta», si legge in una nota. Dove l’istituto sottolinea di avere «acquisito soltanto determinati attivi, passivi e rapporti giuridici» delle due banche venete «dando risposta urgente e concreta alla necessità di evitare effetti dirompenti per l’economia del Paese e i gravi riflessi sociali che sarebbero altrimenti derivati soprattutto nelle aree del Nord Est, e salvaguardando così gli affidamenti, depositi e il posto di lavoro di migliaia di persone». Poi, l’affondo: «Il coinvolgimento di Intesa in vicende del passato che riguardano altri soggetti è contrario alla legge, ma ancor prima a ogni logica». E per questo il gruppo di Messina (che fra l’altro a ottobre aveva stanziato un fondo da 100 milioni per ristorare le famiglie meno abbienti che hanno visto sfumare i loro risparmi) non mancherà di difendersi «in ogni sede e di esercitare ogni suo diritto legale e contrattuale»(Camilla Conti Il Giornale)

Intesa Sanpaolo pagherà i danni delle ex banche venete?

Intesa Sanpaolo pagherà i danni delle ex banche venete? E’ la domanda che è lecito porsi dopo che il gup di Roma ha stabilito che nel processo sulle stesse, l’istituto possa essere chiamato in giudizio  come responsabile civile per i reati di ostacolo alla Vigilanza e aggiotaggio di cui sono accusati gli ex capi di Veneto Banca e Popolare Vicenza.

In poche parole i soci azzerati di quest’ultime, le quali hanno perso tutti i loro risparmi nelle azioni delle banche venete, avranno modo di rivalersi su Intesa. E’ importante ricordare che la SanPaolo ha rilevato per un euro entrambe le banche salvandole dalla bancarotta: perché l’istituto di Carlo Messina sarebbe costretto a pagare? E’ presto detto: il giudice ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale del decreto legge 99/17, per l’appunto quello relativo alla liquidazione delle banche venete perché preclude ai soci azzerati ogni speranza di recuperare l’investimento perso mentre dà modo ad Intesa Sanpaolo di “salvarsi” dalle richieste di risarcimento.

Si legge nella sentenza del gup Lorenzo Ferri:

[…] Il contratto di cessione stipulato tra Intesa e la liquidazione di Veneto Banca ha efficacia solo tra le parti e non vale ad escludere la responsabilità dell’istituto guidato da Carlo Messina nei confronti dei terzi danneggiati azionisti di Veneto Banca.

Le reazioni non sono mancate: se da una parte le associazioni di consumatori esultano perché questo potrebbe aprire alle richieste di risarcimento dei risparmiatori nei confronti delle altre banche, dall’altra Intesa SanPaolo ha fatto sapere, a margine di una nota durissima, il suo riservarsi di intraprendere, nelle debite sedi azioni legali di protezione.(Valentina Cervelli Mondo FinanzaBlog)