«Zonin usava Fondazione Roi per vendere azioni BpVi»

«La Fondazione Roi potrebbe essere servita come “strumento” attraverso cui la banca, nella persona di Gianni Zonin, ha consentito a taluni soci primari di “liberarsi” delle azioni in precedenza acquistate mediante l’utilizzo di fidi allo scopo erogati e, al contempo, “svuotare” il proprio Fondo acquisto azioni proprie». Lo sostengono gli investigatori della Tributaria, nell’informativa finale della guardia di finanza depositata di recente in udienza ai sostituti del procuratore Antonino Cappelleri. Come scrive Diego Neri sul Giornale di Vicenza a pagina 13, nel profilo di Zonin, dove gli inquirenti hanno elencato tutte le accuse, compare un paragrafo sulla Fondazione Roi, la onlus vicentina con finalità culturali, presieduta dal giugno 2009 al luglio 2016 proprio dall’ex presidente di BpVi.

La fondazione ha acquisito in diversi momenti molte azioni della banca. Il 29 settembre 2009 BpVi ha ceduto sul mercato 254 mila azioni e la Roi ne ha subito comprate 200 mila, per 12,1 milioni di euro. Il 22 giugno 2010 la banca ha venduto 173 mila azioni, la fondazione ne ha prese 111 mila per un valore di 6,8 milioni.  Sulla base di questi fatti e «in considerazione della consapevolezza di Zonin in merito alla prassi delle baciate, nonché all’ingente danno patrimoniale patito dalla Fondazione in seguito alla svalutazione del titolo», i finanzieri ipotizzano che la Roi fosse un deposito sicuro per la banca, che così era certa di collocare azioni riacquistate. L’ex presidente, assistito dagli avvocati Ambrosetti e Diodà, ha negato questa versione. (VVOX)