Risparmio, le dieci priorità per il nuovo governo

Dieci proposte per rendere più equo ed efficiente il mondo del risparmio italiano. Plus24 indica dieci interventi che a impatto (quasi) neutrale sulle casse dello Stato, possono finalmente rendere più facile la vita dei risparmiatori italiani di oggi e di domani. L’elenco, qui a fianco, è per i partiti politici schierati: chiunque vincerà dovrà tenerne conto. Si parla di fisco, previdenza, educazione finanziaria e tutela degli investitori.

I risparmiatori di oggi
Il risparmiatore di oggi è quello che destina, per esempio, una quota della propria busta paga al fondo previdenziale o al Pip (piano pensionistico individuale) per avere una pensione futura un po’ più sostanziosa. Oggi soltanto un 1 lavoratore italiano su 3 (vedi pagina 7) ha preso consapevolezza di ciò, aderendo a una forma pensionistica complementare. Gli altri hanno alzato le spallucce nonostante la busta arancione dell’Inps gli abbia ricordato il buco di contributi da colmare. Ma un’ulteriore «spinta gentile» per milioni di lavoratori potrebbe arrivare dal Fisco: abolizione o rimodulazione delle imposte sul capital gain come già fatto per i Pir (piani individuali di risparmio). Stesso discorso per l’innalzamento del tetto alla deduzione fiscale per chi aderisce a un fondo pensione o a un Pip inchiodata da anni a 5.164 euro, i vecchi 10 milioni di lire. Se poi, terza proposta, venisse realizzata da parte dello Stato una comunicazione capillare e continua via tv, radio, giornali e web, ecco sarebbe la chiusura del cerchio.

Fisco, dividendi e Pir
Negli ultimi anni i continui aumenti dell’imposta di bollo e le rivisitazioni delle aliquote sulle rendite finanziarie, sono state delle tappe di un percorso ben preciso di colpire oltre al reddito, anche il patrimonio del contribunte. Ma senza entrare nel merito del valore delle aliquote proporzionali ritoccate per esigenze di gettito più volte al rialzo, per rendere più equo il sistema di tassazione delle rendite finanziarie il futuro Parlamento dovrebbe mettere in agenda l’abolizione della distinzione tra redditi diversi e redditi di capitale per porre rimedio all’incomprensibile impossibilità di compensare guadagni e perdite di natura finanziaria con più facilità. In Italia pagare le tasse sui guadagni realizzati, senza poter compensare le perdite, continua a non essere un’eccezione, ma la regola. E intanto non si fa nulla per recuperare dal Fisco dei vari Paesi esteri i miliardi spettanti ai risparmiatori italiani per la doppia imposizione subita su dividenti e interessi distribuiti da società estere (vedi pagina 6)

Le tutele 
Il risparmiatore di oggi ha poi bisogno di tutele rafforzate o più efficienti. Il ricordo dei crack di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca è ancora vivido. Così come i bond subordinati delle quattro «banche risolte» (Banca Marche, CariFerrara, CariChieti e Banca Etruria) collocati a migliaia di risparmiatori che non capivano cosa stavano sottoscrivendo.

Rendere più forti ed efficienti le tutele significa risolvere una buona volta il conflitto di competenze fra Bankitalia e Consob come è emerso anche dalle accese discussioni nella commissione banche presieduta da Pierferdinando Casini. Che sia finalmente chiaro chi fa cosa: ci sono fior di funzionari in entrambe authority, competenti e ben pagati; si potrà finalmente chiedere conto un domani sul perché non hanno bloccato dei fenomeni come i «finanziamenti baciati» (mutui in cambio di sottoscrizioni di azioni).

Inoltre sempre in ambito tutela e repressione, emerge la necessità di una maggiore competenza anche sul fronte della magistratura. Ecco perché c’è la necessità di una superprocura per i reati finanziari. Infine, manca l’arbitro per il settore assicurativo, già presente da anni per il mondo bancario.

Le coperture 
Le 10 proposte portano addirittura a un recupero di risorse per i risparmiatori italiani, come nel caso dei rimborsi che andrebbero richiesti al Fisco straniero per le trattenute alla fonte applicate all’origine sui dividendi e interessi pagati da titoli esteri. Nell’ambito delle tutele siamo a livello di riorganizzazione. L’esborso (o mancato introito) si avrebbe sul versante imposte nella previdenza integrativa e dell’unificazione dei redditi di natura finanziaria. La spesa di oggi però, benché gli esperti sentiti minimizzino sull’esborso, è un risparmio per le casse statali di domani che dovranno far fronte a un esercito di nuovi poveri pensionati. Conviene spostare il problema in avanti? Ai posteri la sentenza.

Le dieci proposte di Plus 24:

1. Redditi di capitale e redditi diversi da unificare in una sola tipologia di redditi finanziari

2. Recuperare i miliardi di euro dimenticati nelle casse del Fisco degli altri Paesi

3. Abolizione della tassa sui rendimenti dei fondi pensione e tassazione unica finale al pagamento della pensione integrativa

4. Aumento della deduzione del tetto di 5.146 euro in relazione a quanto versato per la previdenza integrativa e le assicurazioni

5. Campagna di comunicazione per spingere le persone verso la previdenza integrativa

6. Risoluzione dei conflitti tra le authority

7. Creazione della superprocura per reati finanziari

8. Educazione finanziaria

9. Un arbitro per il mondo assicurativo

10. Fissare un tetto massimo ai costi dei Pir